Fortnite, le conseguenze del fenomeno 36

Come i grandi fenomeni, anche Fortnite ha determinato conseguenze importanti nei videogiochi e non solo.

SPECIALE di Giorgio Melani   —   24/12/2018

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È molto probabile che nemmeno Epic Games si aspettasse di sconvolgere il mondo con il lancio di Fortnite, lo dimostra il fatto che il gioco sia stato un progetto in divenire per una notevole quantità di tempo, partito come sparatutto survival cooperativo, rimasto in sviluppo per un bel po' e finito poi per essere una sorta di fenomeno culturale con una sorta di rivoluzione improvvisa determinata da una scelta dell'ultimo minuto. Il fatto che sia ormai sinonimo di battle royale, modalità multiplayer peculiare divenuta nel frattempo un vero e proprio genere a sé, è infatti frutto di un cambiamento effettuato in corsa, con il gioco già uscito sul mercato e caratterizzato dalla forma che gli è rimasta nella modalità standard. La virata improvvisa impartita alla nave ha un che di manovra piratesca: sebbene non sia provato l'influsso subito, la tempistica è piuttosto sospetta e si può dire che Epic Games abbia ben notato la nascente tendenza del battle royale e vi si sia lanciata con un fiuto notevole. La tipologia di gioco stava emergendo tra il 2016 e il 2017 all'interno di mod e titoli minori, acquisendo notorietà soprattutto grazie a PUBG ed è palese che Epic abbia tratto a piene mani da questo canone nascente per dare una sterzata all'andamento di Fortnite.


Il risultato, grazie anche all'ottima intuizione di rendere la modalità Battle Royale free-to-play, è stato incredibile come dimostrano gli oltre 200 milioni di utenti registrati e i circa 30 milioni di giocatori attivi giornalieri. Il termine "fenomeno" in questo caso è più che mai azzeccato, perché Fortnite ha assunto ormai i connotati di un evento che ha riflessi importanti in vari ambiti, dalla cultura popolare alla sociologia, amplificato dall'era dei social media in un continuo rimbalzare di rimandi e citazioni che ne rafforzano continuamente la fama, come succede alle mode più in voga. Al di là dei suoi meriti più prettamente videoludici, il gioco Epic ha segnato ormai questa generazione in maniera indelebile, con conseguenze che possiamo rilevare in diversi campi e che in questo articolo vedremo soprattutto per quanto riguarda ovviamente i videogiochi, la cultura popolare, la società e infine il publisher stesso.

Le conseguenze nel mondo dei videogiochi

La nascita del battle royale in ambito videoludico è precedente all'affermazione di Fortnite, sebbene non di molto, derivante da una notevole attività tra modder e sviluppatori più o meno indipendenti che aveva portato alla costruzione di progetti a carattere soprattutto artigianale. L'idea deriva ovviamente dal romanzo omonimo di Koushun Takami, che di fatto ha inventato il concetto di battle royale, poi trasposto direttamente in videogioco dai primi esperimenti in questo ambito con una replica più o meno precisa delle dinamiche ideate dall'autore giapponese per il tragico e distopico gioco di sopravvivenza. La modalità non è dunque stata inventata con Fortnite, tutt'altro, ma quest'ultimo ha il merito di averla standardizzata e modellata pienamente all'interno di una cornice di più ampio respiro, costruendoci a tutti gli effetti un vero e proprio videogioco completo e supportato da una produzione di alto profilo. Raffinato come un titolo tripla A eppure ancora fresco e originale, oltretutto gratuito, Fortnite si è affermato in breve sul pubblico globale e ha stabilito un trend in continua ascesa.


Un successo i cui riflessi si notano in tutto il panorama dei videogiochi, emergendo chiaramente nella decisione di Activision ed Electronic Arts, tra gli altri, di inserire una modalità battle royale nei propri sparatutto di punta. Insomma, non c'è segnale più forte del fatto che Fortnite abbia lasciato una traccia indelebile che vedere Call of Duty e Battlefield dotarsi di un'opzione multiplayer chiaramente derivata da tale gioco, al di là di altri emuli minori. Si tratta di essere riusciti a piegare alcuni pilastri del mercato videoludico secondo la propria visione di gioco, solo in questo modo si può inquadrare l'aggiunta di Blackout in Call of Duty: Black Ops 4 o di Firestorm in Battlefield V e gli esempi stanno aumentando a vista d'occhio. Addirittura un FPS monolitico come Counter-Strike, che finora è sembrato impermeabile alle mode del momento proseguendo sulla sua strada altamente specializzata, ha recentemente proposto una sua interpretazione del battle royale con Danger Zone, mentre digressioni a tema sono previste per Red Dead Redemption 2 e Dying Light, a dimostrare come l'idea in questione sia diventata una tendenza ormai inevitabile.

Le conseguenze in ambito sociale e culturale

Ci si rende conto di quanto un videogioco possa essere entrato nel tessuto culturale popolare quando si vedono personaggi famosi, tratti da vari ambiti dello spettacolo o dello sport, citare il gioco in qualche forma, al di là del semplice parlarne. Si va dai casi limite come quello della (presunta) ludopatia del calciatore Mesut Özil a varie celebrities che non hanno fatto mistero della passione per il gioco in questione, come Drake o Finn Wolfhard, solo per citare un paio delle star associate al gioco. Ci sono stati poi sportivi vari che hanno utilizzato le emote tipiche di Fortnite per festeggiare qualche prestazione, portando in mondovisione qualche meme legato al celebre gioco Epic, attivando dunque quella girandola di rimandi mediatici e sociali che non fa che sottolineare la presenza imperante di questo titolo nulla cultura popolare.


Come spesso accade, quando un videogioco comincia a entrare in maniera stabile nel circuito mediatico diventa simbolo stesso dell'intero panorama videoludico e conseguentemente sorvegliato speciale dal punto di vista dei rischi e pericoli connessi al suo utilizzo. Sono diventate allora comuni, in questo periodo, le notizie sulle dipendenze dal gioco, sui comportamenti devianti che emergerebbero da un suo utilizzo eccessivo, fino a spingere i genitori a mandare i propri figli in centri di disintossicazione e riabilitazione da Fortnite. Avendo raggiunto una notorietà simile, insomma, il gioco Epic diventa simbolo stesso dell'intera produzione videoludica odierna, sostituendosi anche ai classici titoli che solitamente "fanno notizia" sui media generalisti, come GTA o Call of Duty per quanto riguarda i più tendenti allo "scandalo". Non stiamo dicendo che non ci siano elementi di verità in questa apparente pandemia da Fortnite, ma è chiaro come venga destinata un'attenzione speciale al gioco che è balzato ai vertici dell'agenda mediatica quando si tratta di parlare di società moderna e videogiochi.

Comunicazione e mercato

Trattandosi di un gioco multiplayer, il mito di Fortnite si basa su aspetti diversi rispetto a quanto succede in giochi più tradizionali. Non ci sono personaggi iconici o elementi topici della narrazione che si trasferiscono nell'immaginario collettivo, non c'è un lore complesso su cui discernere più di tanto al di là delle variazioni che Epic sapientemente distribuisce nel gioco con il suo supporto costante. Il discorso si sposta allora sulla community stessa, sulle imprese dei giocatori che diventano i veri protagonisti dell'epopea, costruendo una sorta di star system legato agli utenti che riescono ad emergere dalla massa. In questo senso, Fortnite si sposa perfettamente con la grande diffusione delle trasmissioni in streaming, diventando un culto che si autoalimenta nella fruizione stessa del gioco, sia giocandolo effettivamente che semplicemente guardando le imprese degli altri attraverso Twitch, Mixer o YouTube. Viceversa, c'è da registrare anche il fatto che l'affermazione di un titolo del genere non faccia che rafforzare ulteriormente l'importanza di questi sistemi di fruizione e trasmissione.


Infine, un'ultima conseguenza del successo di Fortnite, anche se solo parzialmente dovuto a questo, è la recente apertura dell'Epic Game Store e l'evoluzione del publisher ad attore principale del mercato videoludico anche in termini di pubblicazione e distribuzione di titoli appartenenti ad altre compagnie. La potenza economica di Epic, recentemente stimata in 15 miliardi di dollari, è dovuta in gran parte al commercio dell'Unreal Engine, ma non si può negare che Fortnite abbia coperto un ruolo importante nel fornire ulteriori introiti costanti alla compagnia in questi ultimi anni. D'altra parte, questa copertura economica ha evidentemente consentito a Epic di concentrarsi su altri business, come dimostra anche la chiusura del progetto Unreal Tournament, dunque tra le conseguenze del fenomeno potremmo ascrivere, in parte, anche la trasformazione della compagnia in qualcosa di piuttosto diverso da quello a cui eravamo abituati finora.

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Data di uscita: 12 Ottobre 2018

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