Goat of Duty, il provato 28

Abbiamo provato una versione ancora in sviluppo di Goat of Duty, un interessante sparatutto italiano che ha per protagoniste delle agguerritissime capre.

PROVATO di Mattia Armani —   07/05/2019

Indice

Goat of Duty, lo si capisce senza dubbio alcuno già dal titolo, è uno sparatutto multigiocatore in prima persona; anzi in prima capra vista la postura quadrupede di combattenti che hanno come unico obiettivo quello di darsele di santa ragione in un'arena piena zeppa di armi futuristiche. E tutto questo ha un'ovvia vena trash, dedicata per l'appunto al diabolico animale dal saporito latte, ma la mano dietro a questo gioco è quella di 34BigThings, il team italiano dietro all'ottimo racing Redout. Non ci stiamo quindi stupiti scoprendo come dietro alla vena nonsense del figlio illegittimo di Call of Duty e Goat Simulator ci sia uno sparatutto arena con qualche carta da giocare, già evidente in questa versione benché il titolo sia ancora nel pieno dello sviluppo.

Sparatutto classico, protagonista atipico

In sviluppo da almeno un paio di anni, Goat of Duty non ha alcun background narrativo e non ha intenzione di giustificare l'esistenza di capre che possono combattere utilizzando potenti armi grazie a un braccio meccanico agganciato a una cintura. Nel titolo di 34BigThing, pubblicato dagli spagnoli di Raiser Games, non ci sono mutazioni aliene, non ci sono rivoluzioni e non ci sono capre super intelligenti che sono arrivate a schiacciare la razza umana non appena la robotica ha permesso loro di superare la mancanza dei pollici opponibili. In Goat of Duty ci sono semplicemente capre che se le danno di santa ragione in arene da sparatutto classico, alla Quake e Unreal per intenderci. E non stiamo parlando dell'ultimo Quake, stiamo parlando di quello classico, di mappe piuttosto contenute nelle dimensioni e di un gameplay asciutto, efficace, caratterizzato da armi precise, da feedback marcati e da un feeling piuttosto vicino a quello delle pietre miliari a cui si ispira, basato quasi esclusivamente sulla bravura del giocatore nell'usare le diverse armi che compaiono negli appositi spawn point piazzati nelle mappe. Niente abilità differenziate o ultimate devastanti dunque, con la testa della capra che spunta a sinistra dell'arma come unica particolarità apparente del gioco, escluso il sonoro che è tutto un susseguirsi di belati decisamente comici e ben realizzati ma senza alcun influenza sul gameplay.

Inoltre le nostre amate caprette da guerra hanno tutte a disposizione un'unica abilità che permette loro di caricare a gran velocità in una qualsiasi dimensione. Diventa quindi possibile fuggire rapidamente o avvicinare in men che non si dica gli avversari, danneggiandoli e talvolta proiettandoli per aria quando li centriamo. Il tutto incastrato in un gioco che viaggia a grandissima velocità. Movimenti, salti e armi sono tutti pensati restituire l'esperienza degli sparatutto classici più concitati, mettendo a dura prova abilità nel salto, riflessi e precisione, premiata con i colpi alla testa e con tutta una serie di classiche didascalie che esaltano triple uccisioni e prodezze di ogni genere. Prodezze che non mancano in un gioco che esalta la fisica esagerata, tanto da includere un'arma che permette di proiettare le capre a grande distanza, rendendole vulnerabili soprattutto ai colpi precisi della lightning gun, che qui funziona come la classica rail, e di un massiccio fucile pesante che si inserisce in un arsenale coerente con il genere tra mitragliatore base, lanciafiamme, sparachiodi, fucile a dischi, lanciamissili, spara artigli e lanciagranate. Il tutto reso più vario dal fuoco secondario che va dal mirino del mitragliatore fino alla possibilità di far esplodere nel momento desiderato una granata.

Grafica, bilanciamento e prospettive

Oltre a valorizzare il nostro tempo, le prodezze compiute in partita aumentano i punti esperienza ottenuti e ci permettono di salire di livello più velocemente, sbloccando nuovi costumi che rivestono un ruolo piuttosto importante vista l'assenza di altri tipi di personalizzazione. La versione attuale purtroppo ne conta un numero limitato, ma quella finale ne avrà a decine, tutte inevitabilmente ironiche e tutte ben differenziate come risulta evidente dagli screen di Goatzilla, della capra spaziale e della capra Goat of Duty, simbolo del gioco stesso. Il tutto valorizzato da una veste grafica modesta ma efficace. I poligoni sono pochi e diverse texture lasciano a desiderare, ma tra colori vibranti, luci dinamiche, particellari e pezzi di capra che schizzano in ogni dove, gli occhi hanno senza dubbio qualcosa da guardare in quello che è un delirante massacro pieno di strazianti belati, un caos fatto di capre decapitate che muovono ancora qualche passo prima di cadere al suolo, corpi che rimangono a terra per sbriciolarsi tra le esplosioni e fiotti di sangue in abbondanza. Ma per quanto la caoticità sia un elemento importante del gioco, gli sviluppatori hanno fatto in modo di arginarla quel tanto da non inficiare la giocabilità.

Non è un caso che dagli avversari sconfitti non cada nessun arma e non è un caso che delle tre mappe disponibili anche le due più piccole, entrambe da un massimo di otto giocatori contro i dieci di quella media, nascondano piattaforme e anfratti che consentono ai giocatori più prudenti di imbastire qualche strategia. E questo anche se le porzioni principali delle relative mappe sono comunque destinate a diventare un caotico maelstrom di ciuffi di pelo e frattaglie, ingredienti di una salsa che è fondamentale per dare un po' di sapore al free-for-all, unica modalità al momento disponibile in quella che al momento è poco più di una demo. Quanto abbiamo tra le mani, infatti, è solo un assaggio di un futuro che, purtroppo ancora senza data ufficiale, promette tonnellate di mappe tra villaggi medievali e pozzi dell'orrore, oltre all'ovvia modalità team deathmatch senza la quale uno sparatutto non può dirsi tale. Ma quello che più ci interessa è la promessa di due modalità distintive che speriamo con tutto il cuore siano sorprendenti, oltre che caratterizzate da un bilanciamento impeccabile, visto che per quanto sia particolare il titolo di 34BigThings, cornate a parte, non dice nulla di nuovo nel panorama degli FPS. Le urla sgangherate delle capre, i capitomboli, i balletti e i costumi assurdi strappano più di un sorriso, mentre la colonna sonora hard rock fa il suo dovere nel sottolineare il brutale nonsense di cui Goat of Duty si nutre, ma non basta questo per giustificare l'esistenza dell'ennesimo sparatutto, tra l'altro legato a un sottogenere difficile da gestire e da vendere. Ma confidiamo nel talento di un team che ci ha già sorpreso e che potrebbe avere in serbo qualche sorpresa per valorizzare un gameplay pregevole e un delirante contorno che aggiunge un pizzico di colore al tutto.

Goat of Duty è uno sparatutto in prima persona vecchia scuola, un brutale massacro multigiocatore basato sull'abilità del giocatore nel combinare un arsenale micidiale con la mobilità estrema di una capra. Da qui nasce un connubio divertente, adrenalinico e pittoresco, una base interessante che ha però bisogno di qualcosa in più per poter dire la sua nel panorama degli FPS. Per questo confidiamo nelle promesse degli sviluppatori che oltre a diverse mappe includono due modalità particolari di cui dovremmo presto conoscere qualche dettaglio in più.

CERTEZZE

  • Gameplay adrenalinico e divertente
  • Colorato e folle al punto giusto
  • 34BigThings è un team capace

DUBBI

  • Tre mappe e una modalità non bastano per valutare il bilanciamento
  • Per ora non aggiunge nulla di realmente nuovo al panorama degli sparatutto