Google Stadia e GeForce Now, il confronto 100

Abbiamo messo sotto torchio i due servizi di cloud gaming, così diversi ma così vicini. Ecco il nostro confronto tra Google Stadia e GeForce Now

PROVATO di Emanuele Gregori   —   26/02/2020

Il cloud gaming è sempre più una certezza invece del miraggio che poteva sembrare solo fino allo scorso anno. La conferenza di presentazione di Google Stadia, a marzo del 2019, ha smosso talmente tante acque da aprire alla prima guerra del marketing in ambito "nuvola" e, da quel momento, non si è più smesso di speculare e sperare. Nel frattempo, sottotraccia, anche Nvidia ha continuato a sperimentare con il sul GeForce Now, primo servizio a rendersi attivo qualche anno fa ma arrivato nella sua forma definitiva e fruibile a tutti solo in questi giorni. Vi abbiamo già dato le nostre impressioni sullo stato della piattaforma e ci sembrava giusto fare un confronto proprio fra il pargolo di Nvidia e l'avveniristica realtà di Google. Due servizi che pongono le basi sulle medesime fondamenta, ma che poi differiscono sotto quasi ogni punto di vista.

Google Stadia: la scommessa

Entrare oggi nel panorama videoludico da zero è un'impresa titanica, ancor di più se si tenta di farlo per mezzo di una tecnologia nuova che si scontra ancora con la diffidenza di molti. Non vi è dubbio che se c'è qualcuno in grado di poterselo permettere, sia dal punto di vista economico che infrastrutturale, questa è proprio Google; ma non serve essere esperti di tecnologia per conoscere l'altissima percentuale di progetti falliti dall'azienda di Mountain View. Quel che non si può negare è stata la capacità di smuovere il mercato e aver fatto comprendere che esista una strada che va nella direzione dell'eliminazione dell'hardware, a prescindere da quante problematiche di connessione possano esservi.

Dopo quella famosa presentazione però qualcosa si è incrinato e le future uscite della piattaforma non hanno fatto gridare al miracolo. Chiusura nei confronti di tanti device, riducendo ai soli Pixel il supporto iniziale, così come la mancanza di chiarezza su quel che riguardava abbonamento e store, hanno smorzato l'attesa e le aspettative. L'arrivo sul mercato lo scorso novembre non ha fatto che amplificare queste sensazioni. Tra un'interfaccia pulita ed accattivante e un sistema stabile dal punto di vista del netcode, lo stesso non si poteva dire per la resa dei titoli e per le implementazioni al day one. D'altronde ancora oggi, a mesi di distanza, siamo in attesa di alcune feature assenti: come la possibilità di fare catture da tv o telefono o anche una più facile gestione degli inviti e delle richieste d'amicizia. Vero è che ogni nuova piattaforma ci ha sempre abituati a tempi lunghi di rodaggio, e che certamente l'aspetto importante resta l'esperienza di gioco, come diciamo sempre.

Da questo punto di vista Google Stadia si comporta bene e nel corso dei mesi è anche molto migliorata. Attualmente si riesce a navigare con semplicità e a giocare con un'immediatezza che nessun altro servizio raggiunge. L'altra faccia della medaglia è data dalla necessità di comprare i singoli giochi, che tra l'altro attualmente fanno parte di un catalogo che definire povero rappresenta un abissale eufemismo.

Comprare a prezzo pieno un gioco già posseduto su un'altra piattaforma non è proprio ciò che l'utente medio chiede e apprezza, per questo motivo appare particolarmente difficile che Stadia possa prendere piede con forza in un mercato ancor ben lontano dall'accettazione del modello Cloud. Questo non esclude una qualità dell'infrastruttura eccezionale e che è stata anche migliorata nel tempo, eliminando in buona parte quelle piccole incertezza presenti all'uscita. L'esperienza d'uso con Stadia è quindi tra le migliori che è possibile trovare sul mercato. L'immediatezza del launcher, lo switch tra i diversi device e l'implementazione di chat vocale ed obiettivi sono elementi importanti ed è per questo che non riusciamo davvero a comprendere come un servizio di questo tipo, tutto basato sulla connettività e l'immediatezza, richieda ancora che, da computer e da telefono, il pad sia connesso tramite cavo. Elemento questo che sta per essere risolto in maniera definitiva, ma che da solo basta per comprendere lo stadio ancora molto acerbo del sistema.

A concludere la carrellata ci pensa poi una piccola riflessione riguardante l'abbonamento. Almeno fino all'uscita di Google Stadia in maniera gratuita, l'unico piano attualmente disponibile è quello a 9,99€ al mese. Questo piano è quello che consente lo streaming fino a 4k 60fps e che dà anche accesso ad una (modesta) scontistica e ad una libreria di titoli gestita in maniera simile a PlayStation Plus e Xbox Games with Gold. Questo significa che, mensilmente, due titoli disponibili sullo store vengono resi gratuiti a tutti gli abbonati che possono riscattarli e mantenerli all'interno della propria libreria fintanto che restano utenti premium. Dettaglio da non sottovalutare, ma che comunque si scontra con uno store ancora dannatamente scarno di titoli. Il 2020, da questo punto di vista, rappresenterà la prova del 9 per Google Stadia.

GeForce Now: il presente incerto

Di GeForce Now anche abbiamo parlato sufficientemente. Per questo vi rimandiamo anche all'ultimo provato per un'idea specifica della nostra esperienza. Qui ci soffermeremo sul confronto diretto con Google Stadia e su quel che differenzia così tanto i due sistemi.

Non vi è dubbio che la filosofia dietro alle due piattaforme sia profondamente diversa. Mentre il sistema di Google si prefigge di cambiare totalmente le abitudini dei giocatori, sia dal punto di vista strutturale sia per quanto concerne l'acquisto e l'accumulo di giochi, GeForce Now punta su un aspetto meno avveniristico, ma forse più appetibile per l'utente medio del 2020. La possibilità di sfruttare le proprie librerie rappresenta un aspetto importante nell'ottica dello sfruttamento dei titoli che già si posseggono e apre potenzialmente all'infinito degli store già esistenti. La realtà però, a differenza di quel che si possa credere, è ben diversa dalla fantasia.

Lì dove il paio di anni di beta ci avevano abituati a sempre più titoli disponibili tramite GeForce Now, dal momento dell'uscita finale sul mercato il servizio è andato perdendo giochi. Addirittura alcuni di quelli da sempre usati per sponsorizzare la piattaforma non sono più disponibili e non si ha attualmente alcun idea di come verrà gestita questa situazione. Ci rendiamo conto che trovare accordi con ogni publisher possa risultare difficoltoso e siamo altrettanto convinti che la libreria a disposizione si amplierà nuovamente, ma un po' più di chiarezza da questo punto di vista sarebbe ben accetta, soprattutto per coloro che hanno intenzione di pagare un abbonamento.

Proprio sotto questo aspetto c'è da fare un'ulteriore grossa distinzione. Se Google Stadia tramite il futuro servizio gratuito permetterà un accesso costante ai titoli - che d'altronde vengono comprati singolarmente dagli utenti - la versione gratuita del servizio di Nvidia porta spesso ad una coda di accesso che, negli orari di picco, rende praticamente impossibile trovare una macchina remota a disposizione, se non dopo decine e decine di minuti di coda. Purtroppo anche una volta che la si è trovata, ci si vede costretti a riavviare la sessione ogni ora, scontrandosi nuovamente con la problematica. Questi dettagli piuttosto importanti possono essere risolti tramite abbonamento (che attualmente costa quasi la metà di Stadia), ma l'impossibilità di trovare tanti titoli di quelli che si hanno a disposizione sulle proprie librerie di Steam, Uplay e affini, rende il tutto frustrante in alcune situazioni.

D'altro canto non si può nascondere che quando tutto si allinea con i giusti astri, GeForce Now si rivela un servizio straordinario, non inficiato da problematiche tecniche e che, al massimo, richiede solo quel tempo di troppo nel login, agganciandosi di volta in volta a librerie differenti. In aggiunta è anche possibile sfruttare il servizio su molti più device, avendo a disposizione sia le Nvidia Shield TV che tutti i dispositivi Android compatibili, invece dei soli Pixel di Google.

Due sistemi molto diversi, basati sullo stesso concetto ampio di cloud gaming ma che vivono di due filosofie totalmente opposte. Difficile capire chi possa avere più successo in futuro, noi vorremmo che entrambi si sviluppassero, con le loro solidità e incertezze lasciando come al solito ai videogiocatori la scelta definitiva.