Vent'anni di Multiplayer.it: la storia del sito 99

Oggi Multiplayer.it compie vent'anni: Andrea Pucci ripercorre la storia in una video intervista e uno speciale Diario del capitano

SPECIALE di Andrea Pucci —   08/02/2019

C'era una volta, vent'anni fa. Almeno uno su tre che sta leggendo queste mie righe nemmeno era nato nel 1999 e non ha la più pallida idea di chi io sia. Multiplayer.it è stato concepito in un momento storico quando tutto era possibile. Un momento magico, afrodisiaco, eccitante, che tutti avrebbero diritto di vivere almeno una volta nella vita. Gli anni del big bang di Internet, paragonabili come magnitudo al passaggio dal motore a vapore a quello a scoppio. In quegli stessi anni, in molte parti del mondo, tante persone come me si chiedevano cosa potessero fare sulla rete e molti iniziarono dalle loro passioni personali. Erano anni di pionierismo puro, di maniche rimboccate e di mestieri inventati. Non c'erano i social, non c'era Facebook, né WhatsApp. Il motore di ricerca e le strategie SEO erano ancora concetti astratti. L'email era un oggetto rivoluzionario (scrivevi, e il destinatario riceveva tutto subito... pensa te!), i cellulari con schermo a un colore e l'SMS testuale da 160 caratteri erano il nostro background tecnologico. Io iniziai dai videogiochi. Volevo parlarne al mondo, raccontare quanto fosse divertente giocare con gli altri e non da soli.

Negli Stati Uniti avevano già iniziato siti come Bluesnews, un faro di fine anni novanta del secolo scorso. Personalmente non avevo la più pallida idea di dove andare, l'importante era andare, perché tanto sarebbe stato bellissimo. Il primo ostacolo fu il nome del sito. Come chiamarlo? Volevo chiamarlo inizialmente in modo tutt'altro che lungimirante Netcity, come l'insegna del mio primo e unico negozio di videogiochi (venduto poi successivamente nel 2001-2002), ma www.netcity.it era occupato. Se c'è un momento topico nella storia che vi sto raccontando è questo: in un periodo in cui tutti i domini del mondo erano liberi, le grandi aziende non avevano ancora capito che marea stava montando e non esistevano cybersquatter, il dominio da me prescelto (francamente un po' a cazzo, senza nulla togliere al mio negozio) non era disponibile. Multiplayer.it nacque così, per caso, come seconda scelta. Non fatico ad ammetterlo. Di giorno studiavo il libro di HTML, di notte creavo il sito e scrivevo i pezzi d'archivio. Ogni giorno scrivevo una rubrica. Si chiamava "Diario del capitano". Ne avrò scritti un migliaio o giù di lì, intrecciando vita personale, cronaca, videogiochi e cazzate. Dando forma alla prima incarnazione di Multiplayer.it. Contemporaneamente cercavo di fare massa critica proponendo hosting a community monotematiche che potessero portare traffico nell'universo Multiplayer.it. Conobbi così Pierpaolo "QuakeMan" Greco per il suo sito dedicato alle patch di Quake (che diventò poi QuakeItalia) e Carlo "Cartac" Carta per Half-LifeItalia.

Nell'autunno del 1999 scoprii la magia delle fiere di videogiochi. Un mio amico partì per il Tokyo Game Show (che sembrava così remoto), con la sua telecamera a nastro. Gli chiesi di riprendere dal vivo la tech demo della PlayStation 2. Quel nastro divenne il primo video pubblicato da Multiplayer.it con il suo "corrispondente dal Giappone". Quei video fecero il giro del mondo, sdraiando completamente il servizio di hosting. Furono anni di cambiamento continuo, di service provider che non stavano dietro al consumo di banda (allora così preziosa). Non dormivamo per assicurarci che il sito fosse sempre raggiungibile e se necessario partivamo in piena notte, in macchina, per andare a riavviare manualmente i server a 100 km di distanza svegliando vigilanti assonnati. Magie del pionierismo. Nel 2000 aprimmo il primo ufficio, che è poi diventato parte della mia abitazione di oggi. All'epoca eravamo in sei: io, Valerio Morettini, Daniele Minciaroni, Carlo Carta, Germano Guerrini e Luca Persichetti. Cominciarono i viaggi a Milano, per cercare quattrini. Nel frattempo pagavo tutte le spese di tasca mia. Sarebbe andata avanti così fino alla fine del 2004. Nel 2001 cambiammo ufficio, una prima volta. L'avremmo cambiato di nuovo nel 2006 e ancora nel 2013.

Il primo anno facemmo tipo 7 milioni di lire (3500 euro). Una miseria. Il secondo anno 50 milioni. Ma ne spendevamo sempre di più e non bastava mai. E poi arrivò l'euro, nel 2002. E la bolla Internet. Tutti compravano e vendevano siti Internet a valori assurdi. Fiat, il Gruppo L'Espresso, Mondadori, tutti a spendere milioni a palate per aprire e comprare i "portali" generalisti. Era il periodo dei party da sballo e del tutto gratis a ogni costo. Nel 2002 partecipai ad una festa di Sony Playstation a Londra oltraggiosamente sfarzosa in cui oltre ad un intero parco giochi ricostruito negli hangar, c'era Jamiroquai che cantava su un palco rotante. Milioni giù per il tubo. Erano gli anni di CiaoWeb, Kataweb, Tiscali, Virgilio. Tutto era possibile. Io facevo recensioni di videogiochi e loro si quotavano in borsa. Tutti compravano azioni delle DotCom. Fino allo sboom del 2003. All'improvviso Internet non valeva più un cazzo. I portali generalisti non valevano più un cazzo. Nessuno ti avrebbe dato un euro nemmeno a pagarlo. E noi avevamo Multiplayer.it alla canna del gas che perdeva quattrini ogni giorno. Ma fu a suo modo una salvezza. Non ci eravamo montati la testa, squattrinati com'eravamo. E restammo in piedi.

Ci inventammo, così per sopravvivere, le Guide Strategiche con il marchio "Multiplayer.it Edizioni", invertendo il senso di marcia, dal web alla carta stampata. E poi i romanzi di Halo, Gears of War, DooM e chi più ne ha più ne metta. E poi ancora su e giù da Milano per convincere gli inserzionisti che Multiplayer.it era un posto più figo di Kataweb per spendere il loro (poco) denaro. Mi ricordo di un appuntamento da Vivendi, diventata poi Activision Blizzard. Avevano gli uffici in un'elegante palazzina di Varese, in una villa a tre piani immersa in un grande giardino rigoglioso. Avevamo appuntamento con la marketing manager per convincerla che sarebbe stato saggio darci dei soldi allo scopo di pubblicizzare i videogiochi su Multiplayer.it. E poi ne avevamo un sacco bisogno. E invece la riunione trascorse cercando di convincerla che non dovevamo essere noi a pagare Vivendi per parlare dei suoi giochi. Illuminante per capire l'aria che tirava. Insomma, una buona parte degli anni Duemila fu passato a combattere su due fronti: affermare Internet come mezzo buono e giusto e affermare Multiplayer.it come l'unica vera risorsa per leggere e parlare di videogiochi. Sempre nel 2002 concludemmo un accordo con Mauro Fanelli per annettere Alternative Reality a Multiplayer.it. L'anima PC si fondeva con l'anima console per diventare il contenitore completo che conoscete ancora oggi. Furono quelli gli anni di fondazione della redazione che conosciamo oggi, nonostante tutte le rivoluzioni e i terremoti.

Se dovessi sintetizzare questi vent'anni direi "senza pace". Non c'è stato mai un momento in cui ho scritto la parola fine. La nostra è una vita da giostrai sulle montagne russe, fatta di alti e bassi. Siamo figli della frontiera, che avanza verso ovest ogni anno e noi dobbiamo esserci perché voltarsi indietro non si può. Già ripensandoci mi vengono le vertigini. Cosa saremo tra altri vent'anni è un mistero. Nel frattempo godiamoci l'attimo. Solo per oggi il tempo si cristallizza, tutto è fermo. Da domani si torna a correre.

Andrea Pucci, 8 febbraio 1999 - 8 febbraio 2019

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