Persona 5 Scramble: The Phantom Strikers, il provato della demo giapponese 29

Persona 5 è stato un successo, e Atlus ha pensato bene di portare avanti il marchio con uno spin off, Persona 5 Scramble: The Phantom Strikers di cui abbiamo provato la demo. Il genere scelto stavolta, tuttavia, non potrà accontentare tutti

PROVATO di Aligi Comandini —   07/02/2020

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Sarà forse proprio legato al fatto di esser nata come spin off degli Shin Megami Tensei, o forse esclusivamente correlato al suo enorme successo in terra nipponica, ma la saga dei Persona ha visto negli anni entrare a far parte della sua famiglia una massa di giochi piuttosto lontani dalla formula dei JRPG. Con Persona 5 oltre le 3 milioni di copie (quasi mezzo milione delle quali vendute nel solo Giappone), una "versione allargata" del gioco in arrivo, e una fame per il marchio sul mercato globale che non accenna a spegnersi, dunque, Atlus ha pensato bene di produrre un altro spin off derivante dall'ultimo capitolo, solo che stavolta non abbiamo a che fare né con un picchiaduro, né con un rhythm game eccezionalmente stiloso. La curiosa creatura di cui parliamo oggi e che abbiamo provato attraverso una demo si chiama infatti Persona 5 Scramble: The Phantom Strikers, ed è un musou: un tipo di action game facilmente riconoscibile da chiunque abbia giocato uno dei Dinasty Warriors e alquanto apprezzato dal pubblico asiatico. Scelta indubbiamente sensata per fare delle vendite facili - tanto che il progetto è stato affidato agli Omega Force, specializzati nel genere - ma praticamente impossibile da appoggiare al cento per cento dai videogiocatori di vecchio stampo. I Musou sono infatti videogame che di rado riescono a superare la barriera della mediocrità, pensati per offrire un'accessibilità mostruosa e risultare apprezzabili anche quando si spengono completamente i neuroni.

Desiderosi di vedere se Persona 5 Scramble: The Phantom Strikers fosse o meno un prodotto in grado di superare i limiti del suo genere di appartenenza, abbiamo quindi creato un profilo giapponese sulla nostra Nintendo Switch e scaricato la demo resa pubblica di recente da quelle parti. Ecco le nostre impressioni, con tutti gli alti e bassi che è il caso di aspettarsi da un prodotto di questa tipologia.

Un seguito che non è un seguito

Prima di partire in quarta, è il caso di porre qualche base. Il progetto Persona 5 Scramble era inizialmente nato come una sorta di Persona Warriors, potenzialmente in grado di espandersi a più capitoli della saga, ma Atlus ha poi deciso di dar vita a un lavoro diverso, creato per essere un seguito canonico di Persona 5 nonostante l'appartenenza ad un altro genere. La software house ha dunque collaborato strettamente con Omega Force per creare una storia di tutto rispetto per questo spin off, in grado di reggere il peso del suo illustre predecessore. Noi la demo la abbiamo giocata in giapponese, e ci risulta quindi difficile al momento valutare la validità dei dialoghi (si spera in un'opera di localizzazione rispettabile), eppure la premessa del gioco risulta cristallina da subito, con eventi che prendono forma in modo non dissimile proprio da quelli del JRPG da cui tutto deriva.

Scramble inizia dopotutto un po' di tempo dopo il finale di Persona 5, e vede il protagonista ritrovare tutti i suoi compagni all'interno del Leblanc, al solo scopo di decidere in quale attività buttarsi durante le vacanze estive. Ciò che parte come una semplice ricerca di strumenti per mettere in piedi un bel barbecue di gruppo, però, si trasforma immediatamente nel solito casino apocalittico quando, dopo aver incontrato una idol di nome Alice, il vostro alter ego, Ryuji e Morgana si ritrovano di nuovo catapultati nel Metaverse, circondati da nemici e a pochi metri dal palazzo interiore della misteriosa ragazza. Non c'è in parole povere pace per i Phantom Thieves of Hearts, che finiscono ancora una volta al centro dell'attenzione delle forze dell'ordine per via di alcuni inspiegabili cambiamenti comportamentali di importanti politici, e si ritrovano ben presto accompagnati da una stramba ragazza di nome Sophie, dal comportamento non propriamente naturale e all'apparenza dotata a sua volta della capacità di usare i Persona.

La solita strage

Lo scheletro per una produzione un po' più elaborata del "solito musou" c'è pertanto tutto, ma una volta superati i lunghi dialoghi e le notevolissime cutscene (la qualità di quelle 2D anime style è ancora una volta altissima), il gameplay risulta inevitabilmente il tallone d'achille del gioco. Non fraintendeteci: Omega Force se non altro stavolta ha tentato di mettere in piedi un sistema più elaborato della norma e non ce la sentiamo di criticarli e basta, tuttavia l'intelligenza artificiale dei nemici risulta come al solito completamente nulla, a normal le battaglie sono di una facilità aberrante, e durante le fasi introduttive pensate a mo' di tutorial risulta davvero difficile trovare un che di divertente nell'esperienza. Tutto scorre troppo velocemente ed è completabile sbattendo la faccia contro il pad senza un particolare ritmo; dovremo giocare fasi ben più avanzate per capire se Scramble sia stato calcolato per offrire un'esperienza più rifinita superati i primi capitoli, ma non ci metteremmo la mano sul fuoco.

La cosa più fastidiosa, purtroppo, è il fatto che il combat system sembri tutt'altro che stupido e semplicistico una volta capite le sue meccaniche. The Phantom Strikers infatti contiene la possibilità di utilizzare Persona multipli per il protagonista, skill da JRPG, elementi interattivi nelle mappe che danno un po' di brio agli scontri, e persino un sistema di resistenze elementali direttamente correlato alle mosse finali che dimostra un notevole rispetto per il materiale originario da parte degli Omega Force. Pure ad Hard però tutte queste trovate ci sono parse secondarie rispetto al solito spam di combo e mosse a casaccio, e anche se le cose si facessero effettivamente più complicate andando avanti - costringendo a un uso oculato delle abilità per non soccombere - la terribile stupidità artificiale dei nemici rischia di rovinare comunque tutto, annullando ogni finezza presente nell'insieme.

Un vero peccato, perché lo stile del quinto capitolo resta comunque eccezionale, la narrativa ci ha catturato già dopo le prime battute, e il rapido consumo di risorse durante le battaglie ha del notevole potenziale se sfruttato a dovere (oltre ad essere a sua volta un'idea vicinissima al concept del JRPG). Detto questo, se tutto dovesse cascare nel peggiore dei modi, le caratteristiche sopra descritte ci sembrano ugualmente più che sufficienti per rendere Persona 5 Scramble: The Phantom Strikers uno dei migliori musou in circolazione... pertanto, se siete in grado di superare la nostra idiosincrasia per il genere derivante da troppe delusioni passate, è indubbiamente il caso di tenere d'occhio questa stramba creatura.

Persona 5 Scramble: The Phantom Strikers è un musou degli Omega Force, e come tale non può essere un gioco per i cultori dell'azione intelligente e raffinata. Gli Omega ormai sono una sicurezza sia nel bene che nel male, e non è seriamente il caso di aspettarsi un miracoloso capolavoro di genere dopo anni di videogiochi tra il degno e il terribile. Una volta messa al sicuro questa consapevolezza, tuttavia, è innegabile che la loro ultima creatura sia spanne sopra a buona parte degli altri action di questo tipo, per via di meccaniche fortemente ispirate da quelle del JRPG da cui tutto nasce e di una trama curata da Atlus (che rende Scramble praticamente un seguito ufficiale dal punto di vista narrativo). Speriamo che, avanzando nella campagna, il gameplay possa sorreggere un po' meglio tutto il resto del titolo, perché Persona 5 merita uno spin off di grande qualità. Anche se non dovesse accadere, comunque, per chi ancora ama i musou questo è un progetto da tenere attentamente d'occhio.

CERTEZZE

  • Lo stile di Persona 5 è sempre eccezionale
  • Trama che segue direttamente alle vicende del JRPG, molto interessante
  • Alcune buone meccaniche, mutuate dal titolo originario

DUBBI

  • Alla base resta un musou, con tutte le sue problematiche a livello di gameplay e varietà
  • Tecnicamente tutt'altro che superlativo