PlayStation Classic: tutti i giochi dal peggiore al migliore 42

Una veloce rassegna sui giochi compresi all'interno di PlayStation Classic

SPECIALE di Giorgio Melani   —   31/10/2018

Visto il successo riscosso da Nintendo con le sue retro mini-console, era chiaro che anche Sony si sarebbe lanciata in qualche modo in un'avventura simile, pertanto l'annuncio di PlayStation Classic non ha stupito più di tanto la platea. La curiosità maggiore era però riservata alla selezione di titoli che sarebbe stata presente al suo interno, visto che comprimere la sconfinata ludoteca della prima PlayStation in 20 giochi pareva un'impresa ardua. La lista è stata infine svelata un paio di giorni fa e ne facciamo qui una sorta di rassegna veloce, cercando di illustrare l'importanza di ogni titolo, le sue caratteristiche e il possibile motivo per cui è stato inserito nella selezione. Ci sono molte assenze illustri, va detto, come era prevedibile considerando la scarsa quantità di spazio messa a disposizione, ma è difficile sapere entro quali confini si è dovuta destreggiare Sony per poter comporre questo elenco, dal quale mancano (tanto per citarne alcuni) giochi anche fondamentali come Gran Turismo, Wipeout, Silent Hill e Castlevania: Symphony of the Night. Altra cosa che farà discutere, ovviamente, è la classifica che abbiamo stilato: citiamo infatti i vari titoli presenti nell'elenco andando "dal peggiore al migliore", con valutazioni che si basano in parte sui responsi della critica dell'epoca, in parte sull'importanza coperta dal gioco stesso in termini storici e in parte, inevitabilmente, su un giudizio soggettivo, pertanto prendete il tutto come uno stimolo a discuterne, volendo.

Tom Clancy's Rainbow Six

Iniziamo l'elenco con il titolo "peggiore", ovviamente sempre considerando la relatività della definizione, ma la scelta di inserire Tom Clancy's Rainbow Six tra i 20 giochi da ricordare su PlayStation Classic è semplicemente incomprensibile. Il gioco di per sé resta un prodotto importante, che riscosse ottimi risultati su PC ma la cui versione PlayStation, in particolare, venne stroncata un po' da tutti già all'epoca, come conversione tecnicamente mediocre e priva ovviamente del multiplayer online. Resta memorabile come primo capitolo della serie che ha continuato poi ad essere popolare dal 1998 ad oggi, ma dovendo scegliere, forse, si ritrova ad occupare uno slot che poteva essere impiegato meglio.

Mr. Driller

Non abbiamo nulla contro Mr. Driller, anzi lo consideriamo un bravo ragazzo e protagonista di un onesto e divertente puzzle game, solo che riprendiamo la stessa questione espressa sopra: dovendo selezionare 20 titoli storici, probabilmente il piccolo gioco di Namco, distribuito all'epoca già come titolo budget, forse non sarebbe dovuto essere tra le prime scelte. Ha dalla sua l'essere un gioco in 2D, dunque invecchiato sicuramente meglio di molti altri, oltre ovviamente a quel gameplay così immediato e assuefacente come solo i puzzle game nipponici sanno proporre, tutte cose che effettivamente resistono bene al test del tempo.

Cool Boarders 2

Visto il periodo di lancio di PlayStation Classic, forse un gioco di snowboard può essere indicato per rientrare nel clima invernale, ma anche in questo caso non si tratta propriamente di una pietra miliare indiscutibile. Cool Boarders 2 proseguiva nel solco segnato dal primo capitolo, presentandosi come una marginale evoluzione di un buon gioco di partenza, chiaramente di derivazione arcade. In assenza di giochi più imponenti come SSX, Amped e soprattutto 1080, che sarebbe arrivato di lì a poco a dimostrare come rendere veramente divertente lo snowboard con un controller in mano, questo titolo Sony ha comunque il pregio di proporre un po' di azione arcade senza fronzoli, oltre a essere sicuramente ricordato con affetto da molti.

Grand Theft Auto

Forse non tutti sanno che la serie GTA partì con un capitolo che era più 2D che 3D. Anche per questa strana impostazione mista, Grand Theft Auto si presenta oggi forse più in forma del suo celeberrimo terzo capitolo, almeno dal punto di vista estetico. Il problema è che, prima di scoprire e far scoprire al mondo videoludico una nuova e sconvolgente interpretazione della terza dimensione, il primo tentativo di Rockstar non fu poi particolarmente riuscito. Il gameplay estremamente semplice e alquanto bislacco potrebbe essere più apprezzabile da riscoprire oggi ma non ha mai brillato particolarmente per piacevolezza, tuttavia resta ovviamente un gioco di importanza capitale per aver gettato le basi di un vero e proprio impero.

Jumping Flash!

Lo strano platform di Exact e Ultra fu uno dei primi titoli su PlayStation a consentire una sorta di esplorazione libera in uno spazio interamente tridimensionale, cosa che all'epoca non era propriamente all'ordine del giorno su console e per questo motivo resta probabilmente un gioco piuttosto noto. L'altro motivo è la stranezza generale che lo contraddistingue, peraltro tipicamente nipponica, con il protagonista rappresentato da un grosso coniglio robotico in grado di effettuare salti altissimi con cui spostarsi in livelli che all'epoca erano decisamente ampi. Il sistema di spostamento non è propriamente il massimo della fluidità ma Jumping Flash! mantiene abbastanza intatta quella particolare atmosfera che si respirava all'epoca delle prime esplorazioni nel 3D solido, con qualche accenno di platform.

Twisted Metal

Sempre in tema di sperimentazioni tridimensionali, Twisted Metal proponeva una strana idea che però in qualche modo funzionava: un gioco multiplayer basato su arene dove i concorrenti devono affrontarsi a suon di armi, stando però a bordo di veicoli. Un gioco piuttosto bizzarro a guardarlo ora ma assolutamente fuori dalle righe nel 1995, a dimostrazione del genio eclettico di David Jaffe che qualche anno dopo avrebbe lanciato sulle scene il primo God of War. Twisted Metal è un gioco che vive di multiplayer, condizione migliore, per non dire semplicemente necessaria, per godere della particolare distruzione veicolare offerta dal gioco.

Battle Arena Toshinden

Salutato da molti come l'araldo di una nuova generazione hardware in grado di raggiungere orizzonti inimmaginabili (qualcuno forse ricorderà anche alcuni voti assolutamente folli partiti da qualche parte sulla stampa nostrana), Battle Arena Toshinden era in effetti un notevole showcase tecnico all'epoca, essendo anche uno dei primissimi giochi in assoluto per PlayStation. Il problema è che al di là delle incredibili animazioni e trasparenze (per l'epoca), venne presto superato da vari altri esponenti del genere a partire da Tekken, senza considerare che il contemporaneo Virtua Fighter restava comunque di un altro livello, complessivamente. In ogni caso, questo è sicuramente un gioco che ha il diritto di stare nei 20 di PlayStation Classic come primo picchiaduro 3D in assoluto per la console.

Super Puzzle Fighter II Turbo

Difficile vederlo proprio come un gioco caratteristico della prima PlayStation, considerando la pletora di piattaforme su cui è uscito, tuttavia Super Puzzle Fighter II Turbo ha dalla sua, come gli altri rompicapo presenti nella selezione, il fatto di essere ancora perfettamente godibile oggi come all'epoca. Il gameplay si basa sul classico immortale dell'associazione di colori, solo che in questo caso non abbiamo a che fare con caramelle o altre insulse amenità moderne, bensì con i personaggi della serie Street Fighter in versione super deformed che se le danno di santa ragione mentre si effettuano associazioni e combo. L'idea parve strana anche all'epoca, ma il risultato è un puzzle che ancora oggi può essere goduto a prescindere dalla vecchiaia dell'impianto grafico.

Intelligent Qube

Noto anche come Kurushi dalle nostre parti, I.Q.: Intelligent Qube è uno di quei giochi che sinceramente non ci saremmo aspettati di vedere nella selezione di PlayStation Classic, ma la cui presenza è una piacevole sorpresa. È forse uno dei titoli meno noti dell'elenco ma abbastanza significativo di quel movimento di design creativo applicato ai puzzle che negli anni 90 proveniva soprattutto dal Giappone. Al di là dell'ottimo puzzle design, basato sull'eliminazione di cubi semovibili in uno spazio tridimensionale, è un po' tutta la visione astratta e artistica del gioco che lo rende particolare, non per nulla progettato da un professore della Tokyo University of the Arts e con colonna sonora orchestrale.

Syphon Filter

Qualche mese dopo lo sconvolgimento occorso al mondo videoludico con il lancio di Metal Gear Solid, il team Eidetic propose la propria visione di action in terza persona con elementi stealth attraverso Syphon Filter, diventando subito un titolo particolarmente apprezzato da utenti e critica. Più puramente action e sparatutto del titolo di Kojima ma in grado di mantenere comunque diversi elementi tattici e ragionati, il gioco riusciva ad unire alcune caratteristiche di GoldenEye 007 ad altre del titolo Konami, mettendo di fatto insieme un mix del meglio presente all'epoca sulla scena, in termini di action tattico. Il risultato non è propriamente proporzionato alla somma degli elementi e i limiti del gioco emergono con tragica evidenza al giorno d'oggi, ma con la forza della nostalgia può essere ancora piacevole rientrare nei panni di Gabriel Logan.

Wild Arms

Con il taglio netto nei confronti del passato operato dal Nintendo 64, in molti hanno visto in PlayStation la vera erede dello sconfinato panorama di JRPG che caratterizzava il Super Nintendo, dunque qualche esponente del genere era obbligatorio nell'operazione PlayStation Classic. La scelta di Wild Arms è particolarmente brillante, non solo perché si tratta di uno dei primi JRPG usciti sulla console (almeno in Giappone) e per la sua qualità, ma anche per la particolarità della sua ambientazione, che mischia elementi fantasy al tipico immaginario in stile western, secondo la particolare visione del franchise di Media Vision e Sony, distribuito tra videogiochi, manga e anime. Con la sua tradizionale struttura divisa tra esplorazione e combattimenti a turni e la curata grafica in grande parte 2D, Wild Arms è uno dei giochi che si può dire invecchiato meglio tra quelli presenti.

Revelations: Persona

Parlando di JRPG, mettiamo a stretto contatto con Wild Arms anche Revelations: Persona, ovvero il primo capitolo della serie Persona, che nacque su PlayStation da una costola della celebre saga Shin Megami Tensei. Negli anni la serie ha raggiunto grande notorietà, culminando con il popolare Persona 5 dei giorni nostri, ma all'epoca questo gioco rimase un titolo piuttosto underground. Non era comune, infatti, vedere un JRPG incentrato su un gruppo di liceali che si dividono tra la vita scolastica e le battaglie metafisiche con evocazioni, tanto è vero che la forza dirompente della strana storia e del cast di personaggi resta tutt'ora palpabile in Revelations: Persona, rendendolo uno dei giochi più interessanti tra quelli presenti nella selezione di PlayStation Classic. Peccato solo per la pesante alterazione effettuata nella versione occidentale, che tra tagli di contenuti, censure e modifiche rappresenta un notevole snaturamento del gioco originale.

Rayman

L'uomo-melanzana (o quel che è) di Ubisoft stupì tutti all'epoca della sua uscita nel 1995, per diversi motivi. Prima di tutto, ovviamente, la splendida grafica disegnata in 2D che sembrava uscire fuori dai fasti dell'epoca 16-bit ma con un livello di dettaglio e una risoluzione prima solo immaginabile, poi per la dimostrazione di capacità in termini di level design da parte di Michel Ancel, oltretutto uno sviluppatore europeo alle prese con un genere non sempre nelle corde del Vecchio Continente. Si potrebbe anche dire che Rayman ricordò semplicemente al mondo la bellezza dei platform in 2D mentre tutti ormai guardavano solo allo sviluppo tridimensionale dello spazio e della grafica, ma questa è un'analisi a posteriori. Di fatto, in un momento storico e su una piattaforma dove tale genere non ha trovato grandi sbocchi, questo titolo di Ubisoft si è ritrovato a ricoprire un ruolo importante.

Destruction Derby

Il recupero di Psygnosis e dei suoi team, come Reflections, è stato uno degli elementi caratterizzanti dell'esperienza di PlayStation in Europa (salvo poi smantellare un po' tutto qualche anno dopo) e Destruction Derby è stato un fantastico biglietto da visita per presentare la nuova avventura della compagnia britannica sulla console Sony. Al modello di guida già godibile di suo si unisce qui la quantità notevole di auto contemporaneamente in gara e soprattutto la struttura di quest'ultima: non si tratta infatti soltanto di correre veloce, ma anche di demolire gli avversari nel corso di un confronto all'ultima lamiera contorta. La caratteristica principale del gioco è infatti la distruttibilità delle auto, che all'epoca era alquanto impressionante e donava una nuova dimensione alla gara, prima che si affermassero gli arcade "distruttivi".

Oddworld: Abe's Oddysee

Aver dato spazio a numerosi sviluppatori occidentali, anche emergenti, è uno degli indubbi meriti di PlayStation e alcuni dei titoli migliori per la console sono arrivati proprio da questi team. Uno di questi casi è rappresentato da Oddworld: Abe's Oddysee: giunto un po' a fari spenti e proponendo una soluzione di gioco anche piuttosto inedita, il gioco ha stupito per lo spessore della direzione artistica, per la complessità e il carisma del mondo messo in scena e anche per la costruzione del gameplay La storia del buffo e indifeso Abe che con l'astuzia riesce a sovvertire un sistema totalitario, senza usare violenza ma anzi rivolgendo armi e aggressività contro i violenti stessi, ha stupito e commosso un po' tutti, dando il via a una serie di grande successo.

Ridge Racer Type 4

C'era un tempo in cui Ridge Racer era praticamente un simbolo di PlayStation, poi le cose sono cambiate e la serie si è persa un po', ma i primi capitoli restano scolpiti nella storia della console. Il primo Ridge Racer è stato epocale, il Revolution l'ha rifinito in maniera sostanziale e il migliore in assoluto è forse Rage Racer, ma Ridge Racer Type 4 è probabilmente il capitolo più completo e maturo, almeno per quanto riguarda la serie classica. Il modello di guida è sempre quello tipico della serie, profondamente arcade e basato soprattutto sul drifting esagerato, ma il fatto che questo titolo sia stato appositamente sviluppato in esclusiva per console lo rende più profondo in termini di modalità di gioco, opzioni e progressione nei grand prix rispetto alle conversioni da coin-op, oltre a presentarsi tecnicamente più avanzato.

Tekken 3

Probabilmente il miglior esponente del picchiaduro in 3D su PlayStation, Tekken 3 può rappresentare ancora un titolo valido in cui cimentarsi, nonostante appaia chiaramente datato a questo punto. Anche in questo caso è stata fatta una scelta intelligente: il primo Tekken è forse quello più caratterizzante l'esperienza PlayStation originale, con il secondo capitolo ad espandere in maniera consistente i contenuti, migliorandone l'aspetto. Tuttavia, Tekken 3 ha rappresentato una vera evoluzione tecnologica per Namco, basato sulla scheda System 12 e perfettamente convertito sulla console Sony. Rimane uno dei picchiaduro 3D più apprezzati e venduti in assoluto e in particolare per quanto riguarda PlayStation, risultato anche di una notevole maturazione del sistema di combattimento alla base del gameplay, pur mantenendo le caratteristiche peculiari della serie.

Final Fantasy 7

Siamo giunti al podio e le tre posizioni finali della classifica potrebbero essere facilmente considerate intercambiabili, visto il valore dei giochi in questione. Può sembrare quasi oltraggioso porre Final Fantasy 7 sul gradino più basso e non dubitiamo che per molti altri avrebbe meritato la prima posizione. Si tratta, semplicemente, di uno dei JRPG più belli e coinvolgenti visti nella lunga storia del genere, un gioco che ha segnato una generazione e colpito l'immaginazione di milioni di giocatori in tutto il mondo. Si è trattato di un misto di cose: la particolare ambientazione a metà tra cyberpunk, steampunk e fantasy classico, la storia originale e intensa, un cast di personaggi particolarmente carismatici, il perfezionamento dell'Active Time Battle di Square e ovviamente l'avanzamento tecnologico che consentiva per la prima volta la costruzione di ambientazioni varie ed estremamente particolareggiate, oltre a un'enorme mappa tridimensionale. Tutti motivi che hanno portato Final Fantasy 7 a diventare un gioco mitologico, ancora considerato come metro di paragone per gli esponenti moderni del genere.

Resident Evil: Director's Cut

Sinceramente, avremmo posizionato volentieri Resident Evil: Director's Cut al primo posto di questa classifica, come giudizio soggettivo, ma le caratteristiche uniche dell'altro concorrente hanno infine prevalso. Un deterrente importante, in questo senso, proviene dal fatto che il primo Resident Evil può essere facilmente giocato sulle piattaforme moderne in una forma molto più evoluta e perfezionata: questo ovviamente non toglie nulla al valore dell'originale ma rende meno preziosa la presenza di questo gioco in PlayStation Classic. Il survival horror per antonomasia, in questa forma, è certamente invecchiato ma la sua magia resta intatta e spinge facilmente a tornarci sopra anche a distanza di vent'anni. L'incubo di Chris e Jill mantiene una potenza iconica ancora impressionante e in questa edizione, peraltro, presenta le mitiche scene d'introduzione, d'intermezzo e finali girate in live action con attori in carne e ossa, delle vere e proprie gemme del trash horror che ci riportano diretti agli anni 90.

Metal Gear Solid

Se c'è un titolo paradigmatico dell'esperienza della prima PlayStation, in grado di sintetizzare al meglio lo spirito della console, quello è probabilmente Metal Gear Solid. Non per nulla, nella sua versione originale si può trovare solo su tale console, salvo il remake rappresentato da The Twin Snakes su Gamecube, cosa che rende il gioco particolarmente appetibile in questa riedizione su PlayStation Classic. È un po' la summa delle produzioni di Hideo Kojima, qui peraltro ancora ascrivibile a una forma di videogioco standard rispetto alle derive più narrative e hollywoodiane che sono emerse nei capitoli successivi. Si tratta di uno dei massimi esponenti del genere stealth action, nonché raro punto di incontro equilibrato fra lo spirit nipponico delle origini e le spinte tipiche dei titoli di quel periodo verso un tipo di intrattenimento ibridato con caratteristiche cinematografiche, il tutto distillato secondo lo stile unico di Kojima. È invecchiato anche lui, ma è probabilmente il titolo su cui si torna più volentieri nel catalogo di PlayStation Classic.