Shadow of the Tomb Raider - L'evoluzione di Lara Croft nella nuova trilogia 9

La nuova trilogia è ancora di più Lara-centrica, vediamo perché

SPECIALE di Giorgio Melani   —   13/06/2018

La presentazione di Shadow of the Tomb Raider all'E3 2018 ha messo in luce ancora una volta le novità della Lara Croft moderna. Non sono molti i personaggi videoludici che sono riusciti a mantenere un proprio status di icona attraverso oltre due decenni e i pochi che ce l'hanno fatta solitamente hanno mantenuto la propria forma originale quasi intatta e inalterata, diventati ormai troppo iconografici per poter essere modificati profondamente e anzi divenuti famosi anche grazie alla loro relativa immutabilità, un po' come Mario, Sonic o Pac-Man. Un personaggio come Lara Croft rappresenta però qualcosa di diverso: asceso alla popolarità internazionale in un periodo in cui già si sviluppavano linee narrative profonde, seppure intorno a personaggi costruiti più o meno a tavolino, l'eroina ideata da Toby Gard è uno dei pochi personaggi ad avere attraversato diverse epoche videoludiche sapendosi anche reinventare all'occorrenza, fino a una vera e propria scissione in due versioni quasi diametralmente opposte tra la Lara delle origini e quella della nuova trilogia.


Anche per questo si tratta di un personaggio complesso e affascinante, perché ha attraversato diverse fasi assumendo varie forme, anche in base a visioni e sensibilità diverse che si sono succedute nel tempo ma rimanendo comunque un personaggio di rilievo mondiale. Non c'è dubbio che le due Lara Croft principali siano figlie dei tempi in cui sono state create: quella di Toby Gard deriva da una visione pienamente anni 90 del videogioco, con protagonista carismatico, un po' monodimensionale e con tratti spinti al parossismo anche dal punto di vista estetico (il leggendario seno della prima Lara è sicuramente un segno distintivo del personaggio), mentre quella di Crystal Dynamics in collaborazione con Rihanna Pratchett si potrebbe far emergere dalla complessità post-moderna che ha disgregato i tratti netti dei vecchi eroi sostituendoli con una nuova generazione di personaggi più sfaccettati e tormentati, soggetti a loro volta a evoluzioni sostanziali.

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Le nuove origini

Il gusto per la narrazione delle origini si è sviluppato in maniera particolare negli ultimi anni, sia per la necessità di dover raccontare il background di personaggi popolari ad un pubblico nuovo che per una sensibilità diversa che è venuta emergendo con l'avvio del nuovo millennio, portando alla curiosità di vedere gli eroi in contesti più comuni e una maggiore empatia con quei personaggi che nascono e si rafforzano in mezzo alle difficoltà. La Lara Croft del reboot di Tomb Raider nel 2013 rientra perfettamente in questo paradigma: mentre il personaggio originale del primo capitolo si presentava già forte, esperto ed eroico fin dalle prime sequenze, la nuova protagonista è poco più di una ragazza normale all'inizio del gioco, costretta a maturare improvvisamente e scoprire il suo straordinario potenziale per venire a capo di una situazione apparentemente disperata. Lo stravolgimento del personaggio - che ha trovato un'ottima corrispondenza anche nella parallela saga cinematografica di Tomb Raider, con la scelta di Alicia Vikander come nuova interprete diametralmente opposta ad Angelina Jolie - è derivato da un'operazione coraggiosa, anche perché Lara Croft è uno dei pochi personaggi videoludici ad essere diventata una sorta di icona della cultura popolare in genere, e non è stato indolore.


Molti fan non hanno apprezzato quello che è stato a tutti gli effetti uno snaturamento delle caratteristiche basilari dell'eroina e la polemica continua a imperversare tutt'ora, ma l'idea di Crystal Dynamics e della sceneggiatrice Rihanna Pratchett ha il merito di essere stata lungimirante, inserita in un progetto di ampio respiro che prevedeva fin dall'inizio un'interessante evoluzione graduale di Lara Croft all'interno di vari capitoli della serie. Alla base di questo c'era anche un motivo contingente: la necessità di portare avanti una narrazione che cominciava a trascinarsi piuttosto stancamente dopo ben nove capitoli principali imponeva un cambiamento netto e l'idea del reboot è stata quasi inevitabile. Ripartire da zero, dunque, cominciando a porre le basi di una storia che si sarebbe definita con calma nel corso dei nuovi capitoli e per farlo gli sviluppatori sono partiti proprio dall'elemento di forza di Tomb Raider, ovvero il carisma della protagonista. Mentre la narrazione principale di Tomb Raider si concentra sulla prima avventura della neolaureata archeologa alle prese con il mistero di Yamatai, il gioco intanto comincia a costruire una storia intorno a Lara Croft e alla sua famiglia, che fornisce l'arco narrativo di più ampio respiro in grado di creare un filo conduttore con i capitoli successivi. Certo, la soluzione non è priva di contraddizioni: le necessità scaturite dalla virata action di molte sezioni di Tomb Raider mettono in scena la strana ed eccessiva alternanza tra un'insicura aspirante archeologa-esploratrice poco più che ventenne, con le sue verosimili incertezze e paure, e una guerriera efferata che combatte con la determinazione e violenza di un navigato John Rambo. Tuttavia, anche questa doppia personalità potrebbe aver semplicemente rimarcato la straordinarietà di Lara Croft fin dalla sua giovinezza.

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Rise of the Tomb Raider

Il piano ordito dagli sviluppatori sulla costruzione della nuova Lara Croft si è svelato ulteriormente fin dal titolo del secondo capitolo della nuova trilogia, che sta ad indicare l'ascesa della protagonista al ruolo che le compete. Non siamo ancora al livello mitologico della Lara originale ma quella che attraversa le ambientazioni di Rise aspira ormai con piena consapevolezza al ruolo che la storia videoludica ha riservato alla Tomb Raider per eccellenza. È un personaggio ancora profondamente umanizzato ma già in grado di combattere le proprie battaglie e seguire un progetto personale, a cui si sovrappone poi il ruolo salvifico che emerge nel corso degli eventi e che è proprio delle gesta dell'eroe. In Rise of the Tomb Raider non si combatte semplicemente per la sopravvivenza e per la volontà di tornare a casa, ma si delinea meglio la ricerca della verità sui lati oscuri della famiglia Croft, che diventerà una vera e propria ossessione per Lara, spinta sempre dalla sete di conoscenza ma anche costretta a inseguire i fantasmi del padre per dare un senso alla propria esistenza e ritrovare un equilibrio personale.


Questi drammi interiori, che costituiscono un po' il motore occulto delle gesta della protagonista, si intersecano con gli eventi contingenti che portano Lara ad essere una vera e propria eroina, difendendo i Discendenti, lottando contro la Trinità e in definitiva salvando il mondo intero da minacce sempre più grandi e terribili. L'ascesa della Tomb Raider al ruolo mitico dell'archeologa salvatrice di mondi è praticamente raggiunto, ma la profondità e la complessità tipiche del personaggio moderno emergono anche in questo processo, gettando su Lara anche un'ombra inquietante derivata dal suo ruolo come deus ex machina di eventi potenzialmente catastrofici e dal continuo bisogno di verità che si trasforma gradualmente in desiderio di cieca vendetta, nei confronti di chi considera responsabile della morte del padre e della distruzione della sua famiglia.

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Shadow of the Tomb Raider

In quello che dovrebbe essere l'apice della sua ascesa a eroina, Lara Croft si scopre ancora fragile e fallibile sotto diversi aspetti, incerta nel suo ruolo a metà tra salvatrice del mondo e portatrice di sventura. È forse questa l'ombra incombente che viene riportata nel titolo stesso del nuovo capitolo in arrivo, Shadow of the Tomb Raider, che riflette il senso di minaccia sul mondo scaturita dagli eventi iniziali del gioco. La storia non è ovviamente ancora del tutto nota, ma l'avvio vede Lara impegnata in una spedizione in sud America alla ricerca di un'antica reliquia Maya, sempre collegata alle ricerche del padre e possibile chiave per l'interpretazione di molti appunti lasciati dal ricercatore, la cui ossessione sulle proprie teorie sembra essersi definitivamente trasferita anche alla figlia. Sul luogo sono giunti anche gli agenti della Trinità, ovviamente, che vogliono lo stesso oggetto per sfruttarne l'enorme potere, in grado di trasformare il mondo.


La minaccia, in questo caso, sembra però derivare proprio da Lara Croft, che da elemento salvifico pare trasformarsi in agente dell'oscurità quando, rubando la reliquia, scatena un antico potere legato a una profezia catastrofica dei Maya, dando l'avvio a un'altra grande avventura. L'ombra del titolo potrebbe dunque avere diversi significati: quella soffocante del padre sul destino di Lara, quella interiore che deriva dall'ossessione della protagonista per la sua missione e infine quella esterna e più palese, simboleggiata dall'eclissi che entra a far parte dello stesso logo del gioco e legata al compimento della profezia distruttiva. Se sul piano etico e mentale la protagonista di Shadow of the Tomb Raider sembra mostrare ancora delle incertezze, lo stesso non si può dire delle sue abilità: nel nuovo capitolo ha completato la sua evoluzione e ha raggiunto la piena padronanza e consapevolezza delle proprie capacità. Lara Croft è una sorta di macchina da guerra, in grado di utilizzare armi e scenario a proprio vantaggio in ogni situazione, senza tirarsi indietro di fronte alle minacce, cosa che si riflette anche nella maggiore determinazione dello sguardo e in un fisico che sembra più massiccio e temprato di prima. Il nuovo capitolo è destinato a rappresentare il "finale delle origini di Lara Croft" ma il percorso intrapreso ci restituisce comunque una protagonista diversa da quella storica: sotto molti aspetti anche più decisa e violenta ma sotto altri più ambigua, fragile e decisamente più profonda.

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