Shadow of the Tomb Raider è un tuffo nel lato oscuro di Lara Croft 9

Abbiamo provato l'atteso Shadow of the Tomb Raider all'E3 2018, e sembra il più brutale, dark e ambizioso capitolo della saga

PROVATO di Aligi Comandini —   13/06/2018
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Il nuovo Shadow of the Tomb Raider ha fatto molto discutere ultimamente, per le solite polemiche sul piano di DLC voluto da Square e dagli sviluppatori per il titolo. Noi, in tutta sincerità, siamo completamente disinteressati all'argomento, pur capendo il vociare di sottofondo: a quest'E3 la nostra missione era solo scoprire fino a che punto i ragazzi di Eidos Montreal fossero stati in grado di evolvere la serie, e se effettivamente il talento contenuto nel team fosse abbastanza da poter alzare l'asticella rispetto ai capitoli ad opera di Crystal Dynamics (che ha comunque attivamente collaborato allo sviluppo di questo episodio). La risposta fortunatamente l'abbiamo formulata senza troppi problemi dopo una lunga dimostrazione dal vivo, e un'intervista approfondita sul gioco: quest'opera non si discosta infatti molto dai titoli che l'hanno preceduta, ma rappresenta ugualmente un bel passo avanti in certi aspetti. I fan di Lara hanno buone ragioni per attendere le sue nuove avventure con impazienza.

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Contenuti: un hub mai visto

La demo giocata dal vivo dagli sviluppatori si concentrava su Paititi: l'hub (per certi versi una sorta di quartier generale da cui partono buona parte delle missioni del gioco) più grande mai visto in un Tomb Raider. Non sappiamo esattamente come Lara sia finita lì, ma si tratta di un centro abitato splendido, influenzato dall'immaginario Maya, Inca e Azteco, e circondato da una catena montuosa. Già solo attraversare a piedi Paititi richiede alcuni minuti, vista l'estensione della location, ma la città nasconde numerose sorprese nei suoi meandri: nelle strade gli abitanti sono attivi, chiacchierano e permettono alla protagonista di carpire indizi su tesori nascosti, quando non le affidano direttamente quest secondarie utili per salire di livello o potenziare il proprio equipaggiamento (elementi GDR e di sviluppo degli strumenti utilizzati permangono ovviamente anche in questo capitolo). Tra un compito e l'altro, inoltre, è possibile anche unirsi a delle fazioni non meglio precisate, che dovrebbero mutare sensibilmente le quest ottenibili e offrire ricompense variabili.

La città rappresenta un porto franco importantissimo per mostrare il lato umano e sociale di una Lara che in questo capitolo si fa sempre più violenta e amorale, senza contare che la sua vicinanza all'enorme tempio di un pericoloso culto e la presenza di varie tombe esplorabili immerse nella natura che la circonda rappresentano importanti pezzi della campagna, non necessariamente legati al tema portante della trama. E il crollo mentale di Lara, che passa da eroina senza macchia a esploratrice senza scrupoli, è la caduta di una giovane accecata dalla sete di conoscenza e desensibilizzata dalle continue battaglie; nettamente più interessante delle linee narrative dei predecessori. La demo dell'E3, ovviamente, ha toccato anche queste corde, mettendoci subito dopo nel bel mezzo di una situazione a dir poco pericolosa.

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Gameplay: puzzle e morte

La tranquillità di Paititi ha lasciato il posto a una brutalità rara non appena siamo passati al secondo salvataggio del gioco: una fase molto avanzata dell'avventura nelle vicinanze di un estrattore di petrolio. Qui ci siamo trovati alle prese con un gruppo di guardie armate di tutto punto e dai sensi molto sviluppati, che ci ha costretto ad aguzzare l'ingegno per raggiungere intonsi la zona successiva. Sia chiaro, la fase era resa più complessa dal fatto che Lara fosse armata solo di arco e piccone; tuttavia la protagonista ha a disposizione una serie di trucchetti che la rendono pericolosissima anche quando priva di armi da fuoco, e noi li abbiamo usati tutti con grande gusto durante la missione.

Prendiamo ad esempio le esecuzioni, che non sono più semplici uccisioni secche ma si sono fatte a dir poco spettacolari: con frecce cordate Lara può infatti impiccare nemici ai rami degli alberi, e lasciarli a monito degli altri per scatenare il caos generale ed eliminarli uno ad uno. Anche la mimetizzazione è una novità: coprendosi di fango Lara diminuisce la percezione dei nemici, facilitandosi la vita mentre passa da una zona ricca di vegetazione all'altra, o si avvicina rapidamente per un colpo di grazia corpo a corpo. Ah, tenete a mente che ora venir scoperti non significa dover ammazzare per forza tutti quanti; sparire di nuovo tra le fronde è possibile se si scappa decentemente. Favolose, infine, le frecce allucinogene, che fanno attaccare ad alcuni nemici i propri alleati per un limitato periodo di tempo, e possono rendere innocue situazioni inizialmente quasi irrisolvibili. Per carità, c'è sempre la chance di avanzare silenziosamente, usando distrazioni e studiando alla perfezione il percorso; è però cristallino come il titolo spinga parecchio sulla deumanizzazione di miss Croft, sottolineata anche da scene di intermezzo di grande effetto tra un massacro e l'altro.

Non che le molte situazioni brutali abbiano cancellato dal gioco i puzzle e l'esplorazione, sia chiaro. Abbiamo parlato prima delle tombe adiacenti a Paititi, e siamo riusciti a osservarle per qualche minuto, notando non solo un livello di enigmi in generale paragonabile a quello dei predecessori, ma anche una navigabilità migliorata per via della nuova capacità di Lara di calarsi con una corda da qualunque parete. Il prodotto Eidos Montreal contiene peraltro più tombe rispetto ai capitoli precedenti, e cripte ricche di artefatti e trappole più estese e interessanti dei cunicoli segreti visti in passato. In generale, quindi, Shadow of the Tomb Raider sembra voler portare al limite tutti i componenti dei giochi che lo hanno preceduto, e dalla nostra prova le possibilità che riesca nell'impresa ci sembrano concrete. Unico dubbio? La pulizia generale. Qualche bug abbastanza ridicolo legato al ragdoll dei nemici ha fatto capolino durante gli scontri, e speriamo di vedere tutto risolto prima del lancio.

Shadow of the Tomb Raider non si limita a sottoporre la povera Lara ad ogni genere di amenità: la rende protagonista di un turbine di inaudita violenza, e per quanto ci riguarda riteniamo tale premessa ben più affascinante di quelle dei precedenti capitoli. A Eidos Montreal pare siano riusciti a mantenere elevatissima la qualità generale della serie, e persino ad evolverne in modo interessante alcuni aspetti, a partire dal combattimento. Resta da vedere se ci siano stati o meno passi falsi durante la campagna, e se la narrativa risulti abbastanza curata e intelligente da poter sfruttare il potenziale del suo punto di partenza. Noi siamo fiduciosi.

CERTEZZE

  • Paititi è un hub spettacolare e ricco di quest
  • Nuove meccaniche ben implementate nel sistema
  • Premessa molto interessante

DUBBI

  • Qualche bug e imperfezione da sistemare
  • Innovazioni comunque limitatissime rispetto ai predecessori