La recensione di NBA 2K18  49

Tutto lo spettacolo della pallacanestro americana in un videogioco: NBA 2K18

RECENSIONE di Massimo Reina   —  2 mesi fa
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La serie NBA 2K ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e ha ottenuto un enorme successo anche lo scorso anno, tanto da ottenere l'unanime riconoscimento come miglior serie sia per quanto riguarda le simulazioni sportive in generale, che ovviamente di pallacanestro. Eppure, per fortuna dei fan, i prestigiosi risultati conseguiti fin qui non sembrano aver scalfito più di tanto le convinzioni degli sviluppatori, che anzi non lesinano sforzi per regalare ogni anno al pubblico un'edizione ancora più completa di quella che l'ha preceduta. Da questo punto di vista possiamo già anticiparvi che anche quest'anno le cose non sono cambiate. Ma se volete sapere come e perché, allora proseguite nella lettura.

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Il grande basket della NBA

Le modalità di gioco di NBA 2K18 sono come da tradizione tantissime. Difficile elencarle tutte senza sforare di molto l'articolo, per cui in questa recensione ci concentreremo su quelle che a nostro parere sono le più interessanti. Per questo motivo liquidiamo velocemente le modalità "esibizione", Stagione e La Mia Lega, giocabili anche sulla rete, poi quella denominata Playoff, per chi vuole partire direttamente dalla postseason, e La mia Squadra, una sorta di Ultimate Team di basket in cui sfruttare degli appositi crediti per costruire da zero una squadra composta da giocatori attuali e da leggende, con la novità dei Pacchetti & Playoff, modalità online dove bisogna scegliere un quintetto titolare e un allenatore, partendo da uno stile di gioco specifico, e l'introduzione di un salary cap per prevenire gli abusi delle carte più potenti. Più interessante è quindi la modalità Blacktop che permette di disputare senza eccessivi fronzoli delle divertentissime partite sui campetti da strada, da soli o con degli amici reali, in sfide 1vs1, 2vs2, e così via fino alla canonica partita 5vs5 scegliendo e personalizzando parametri come per esempio le condizioni di vittoria (arrivare a 21 punti piuttosto che a 13, e così via). Ma il cuore pulsante della produzione, come sempre restano le modalità Il Mio GM e La Mia Carriera. Nella prima il videogiocatore è chiamato a interpretare il ruolo di General Manager in una squadra a scelta fra quelle disponibili nell'ampio roster, gestendola sia dal punto di vista amministrativo che tecnico. Nei panni di questo dirigente si può quindi organizzare lo staff tecnico scegliendo l'allenatore, gli atleti e i talent scout da sguinzagliare per gli USA alla ricerca di giovani campioni in erba, o ancora stabilire il ritmo settimanale della squadra pianificando giorno dopo giorno le fasi di allenamento o riposo. Oltre al normale ruolo di supervisore delle attività di marketing, di vendita e di quelle operative, il videogiocatore può anche ideare schemi, strategie e guidare fisicamente poi in campo la squadra giocando normalmente. Quest'anno la modalità è arricchita da una sorta di racconto che coinvolge l'utente e il personaggio da lui creato ne Il Mio Giocatore, con tanto di scenette di intermezzo e altri momenti extra campo.

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Trofei PlayStation 4

NBA 2K18 propone ai giocatori 51 trofei, suddivisi in 38 di Bronzo, 10 d'Argento, 2 d'Oro e 1 di Platino. I premi sono distribuiti nelle varie modalità di gioco. Ce ne sono di semplici, come il bronzo che si sblocca nella modalità Gioca online ora battendo una squadra di Livello 1, e di più difficoltosi, come quelli che prevedono di completare tutti gli obiettivi ne La mia SQUADRA, fino al platino, che si ottiene sbloccando tutti gli altri.

Il Re del parquet

Ne Il Mio Giocatore/La Mia Carriera, il videogiocatore è invece chiamato nuovamente a impersonare un giovane talento desideroso di esplodere e diventare una stella della NBA. Ma quest'anno le cose si fanno decisamente più interessanti, visto che si può puntare ad arrivare a un livello totale di 99 e che la sessione non è più un susseguirsi di partite intervallate da filmati, ma consente di immergersi in una sorta di open world nel quale è possibile interagire direttamente con altri giocatori anche reali, dentro e fuori dal campo di basket. Il Mio Parco, Pro-Am e La Mia Carriera diventano infatti parte integrante di un mondo condiviso chiamato Vita di Quartiere, ampio e variegato perché prevede un vero e proprio quartiere con dei luoghi da visitare. Per iniziare bisogna creare il proprio alter ego virtuale con l'apposito editor, quest'anno a dire il vero piuttosto scarno in termini di opzioni. Il motivo è probabilmente dovuto al fatto che gli sviluppatori abbiano deciso di spingere il videogiocatore a giocare a fondo la nuova modalità, motivandolo quindi a recarsi nei vari negozi del quartiere, e quindi a "spendere" VC, la moneta virtuale del gioco, per acquistare gadget e perfino nuovi tagli di capelli per personalizzare il proprio alter ego virtuale. Qualcuno in tal senso ha accusato 2K Games di voler costringere gli utenti a ricorrere alle microtransazioni, anche per facilitarsi la vita, trasformando NBA 2K18 in una sorta di gioco "pay to win". In realtà le microtransazioni c'erano già lo scorso anno e quello precedente, e comunque il fatto che ci sia la possibilità di comprare con denaro vero pacchetti di VC per migliorare l'atleta non vuol dire essere costretti a ricorrere a questo sistema per farlo crescere.

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Ad ogni modo, assegnata identità, ruoli e caratteristiche base al personaggio, si può iniziare la modalità. Nel quartiere l' alter ego virtuale del giocatore può mangiare, farsi un nuovo taglio di capelli dal barbiere, un tatuaggio, ascoltare della musica o rifarsi il guardaroba. Basta pagare. Volendo può anche migliorare i propri attributi allenandosi in palestra, sfidando altri utenti sul campetto all'angolo della strada o comprando "potenziamenti" suddivisi per tipologia, livelli di efficacia e prezzo. Farlo crescere richiede molta pazienza e dedizione, visto che ottenere punti esperienza per i cartellini attributi in possesso o Virtual Currency per comprarne di nuovi, è più difficile del solito, ma la soddisfazione di vederlo diventare sempre più bravo giorno dopo giorno non ha prezzo. Ovviamente non è tutto rosa e fiori: oggettivamente la trama non brilla per originalità, ma soprattutto alcuni intermezzi e certi personaggi li abbiamo trovati senza senso e privi di interesse nel contesto narrativo della storia. Per quanto riguarda invece l'aspetto ludico, dobbiamo segnalare qualche leggero lag durante le partite, e un crash poco prima di un match dove eravamo ospiti. Ma visto che ci è capitato una volta su quattro, pensiamo sia stato casuale e lo segnaliamo per dovere di cronaca.

Questione di fisico

Chiusa l'ampia parentesi dedicata agli aspetti legati alle modalità, passiamo finalmente ad analizzare la giocabilità. In tal senso non aspettatevi nessuna vera rivoluzione o sorpresa eclatante, ma come sempre dei miglioramenti più o meno evidenti utili a rifinire un sistema che da anni ormai poggia su basi solide e che quindi, rispetto per esempio allo scorso anno, necessitava di pochi ritocchi. Come da tradizione per la saga, anche in NBA 2K18 ogni gesto compiuto dai cestisti sul parquet è affidato più che mai alla bravura dell'utente: ci vogliono un po' di pratica e applicazione per impararne le novità e le meccaniche, e quindi per rendere le cose davvero interessanti. Comunque sia, bastano davvero poche partite per notare tutti quei ritocchi a volte impercettibili che però ci sono e rendono più bello il gioco rispetto a quello che lo ha preceduto. A cominciare da una migliore intelligenza artificiale, che non fa gridare al miracolo, ma che consente alle squadre di muoversi sul campo in maniera logica e con naturalezza, sia in fase offensiva che difensiva, rispecchiando il tipo di gioco sviluppato di solito dalle rispettive controparti reali. A livello di difficoltà massima raramente si assiste a qualche svarione dovuto a qualche limitazione della CPU. Per determinare il risultato di una gara diventano quindi decisive le scelte dei vari atleti in relazione ai loro parametri tecnici e alle loro personalità, e la capacità degli allenatori nel "leggere" le gare.

Certo, niente è perfetto, in fondo è un videogioco, e abbiamo a volte notato qualche incertezza da parte della CPU nell'azzeccare per esempio dei cambi, oppure una certa facilità a perdere il possesso della palla in mischia. Ma nulla però di esagerato o esasperante. Complice poi il nuovo sistema per scivolare lateralmente, utile per cercare di limitare il passo dell'avversario marcato, e un buon sistema di gestione della fisica e delle collisioni, il gioco è in grado di offrire un ulteriore grado di realismo e di conseguenza di dare risalto a un certo tatticismo. La sensazione che si ha è da questo punto di vista è quella di una maggiore fisicità dei cestisti. Qualità che viene esaltata dal gioco soprattutto con i pick and roll e nei mismatch, o in fase difensiva, attraverso una migliore efficacia dei blocchi e delle stoppate. Sbilanciare l'avversario o superare gli avversari più fisici richiede ora più che mai una buona tempistica e una attenta valutazione dell'azione in corso, senza affidarsi troppo alle improvvisazioni. Studiare i movimenti dei compagni e degli oppositori, cercare il momento giusto per liberarsi al tiro o passare la sfera, sono elementi come sempre chiave per venire a capo di molte situazioni. Anche se ovviamente non bisogna sottovalutare la classica variabile impazzita che manda all'aria tutto e che è costituita dal Fenomeno di turno. In fondo avere un LeBron James, Kevin Durant o un Kyrie Irving in squadra facilita un poco le cose. Ciascuno degli atleti più famosi sono infatti caratterizzati da abilità univoche corrispondenti a quelle delle loro controparti reali, che gli permettono di distinguersi gli uni dagli altri in campo anche nel modo stesso di incidere sul match.

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Uguali a loro

Allo stesso modo gli atleti digitali rispecchiano quelli veri grazie a una riproduzione estetica che sfiora il fotorealismo. I modelli poligonali dei vari Isaiah Thomas e soci sono assolutamente convincenti, dal taglio dei capelli ai tatuaggi, dalle proporzioni fino alle animazioni, sempre più numerose e capaci di rendere fluido ogni loro movimento. La cura dei dettagli rasenta il maniacale: molti degli atleti, come accennato prima, hanno animazioni personalizzate, colpi e movimenti unici. Più deludenti le scenette della modalità GM, dove la qualità dei personaggi fuori dalla scena competitiva non è il massimo, e i modelli di alcuni inviati e allenatori durante le interviste, i quali sembrano troppo simili a "pupazzi". Per il resto, a dare maggiore forza all'impatto visivo del gioco ci sono le varie arene, con un pubblico animato che rende bene l'atmosfera e che cambia atteggiamento durante il match interagendo con quanto avviene sul parquet (non mancano nemmeno i tipi che si fanno i selfie!), informazioni a schermo e telecamere aderenti alle trasmissioni televisive della NBA.

E ancora, scene introduttive e di intermezzo, con tanto di interviste di David Aldridge ai coach a bordo campo, o da studio, dove impera il mitico Shaquille O'Neal. L'atmosfera che circonda l'evento partita è qualcosa di spettacolare, insomma, impreziosito da un comparto audio di ottima fattura e che può contare su effetti sonori, musiche, annunci e slogan vari campionati direttamente dalle varie arene americane, oltre che dalla motivante telecronaca in inglese, arricchita quest'anno da tantissime nuove frasi, e da una colonna sonora caratterizzata principalmente da motivetti Rap e Hip Hop. Insomma, come a voler rimarcare ulteriormente il realismo della produzione, Visual Concepts ha lavorato duramente anche sul comparto tecnico, migliorando un prodotto già di per sé quasi perfetto in questo senso.

Versione mostrata
PlayStation 4, Xbox One
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo
69,99 € / 69,99 €
Multiplayer.it

9.0

Lettori (22)

7.7

Il tuo voto

Se cercate un gioco immediato, facile, tutto azione e colpi spettacolari, allora rivolgete le vostre attenzioni altrove, ma se siete amanti del vero basket e volete giocarci per bene con calma, imparando ogni azione e movimento, allora dovete puntare su NBA 2K18. Non solo è il miglior simulatore di basket in commercio, ma in assoluto è anche uno dei giochi sportivi più completi degli ultimi anni. Visual Concepts continua infatti a perfezionare la sua creatura e con questo episodio, senza eccessivi stravolgimenti, migliora la giocabilità rispetto all'edizione 2017, ne amplia i contenuti e dà più valore a un'offerta ricca e in grado di far rivivere agli utenti il bello di questo sport. Peccato solo per qualche piccolo difetto che, seppur marginale, ne abbassa di poco il voto.

PRO

  • Tecnicamente molto bello
  • Longevità praticamente immensa
  • Sensibili ma significative migliorie alla giocabilità e all'intelligenza artificiale generale
  • La nuova modalità Il Mio Giocatore/La Mia Carriera è quasi un gioco a sé...

CONTRO

  • ...anche se va migliorata in termini di narrazione e intermezzi
  • Ottenere VC è ancora più difficile
  • Qualche lag nelle modalità online