La recensione di RiME: la (sporca) poesia di Tequila Works  140

Ci sono voluti anni di sviluppo ma finalmente RiME è arrivato sul mercato in versione PC e console, Switch compreso

RECENSIONE di Emanuele Gregori   —  9 giorni fa

È ormai passato qualche mese da quando RiME è arrivato sul mercato. Nato come esclusiva Sony di peso, molto vicino alle derive artistiche che il colosso giapponese cerca di inserire nei suoi titoli, era poi sparito dai radar dopo un annuncio e poche altre voci di corridoio. Dato per perso, è infine tornato prepotentemente sulla bocca di tutti senza l'esclusività e con una nuova finestra di lancio sul mercato. Lo abbiamo giocato e ne abbiamo goduto già a maggio nella sua versione PC e ora ci siamo lanciati nella prova della conversione per la nuova console ibrida di Nintendo. Su questo si gioca la difficoltà di questa recensione: se da una parte le incarnazioni di RiME uscite negli scorsi mesi soffrono giusto di qualche problemino tecnico, la nuova edizione è un totale disastro, come non se ne vedevano da tempo.

Ti scrivo una canzone

È incredibilmente difficile parlare dell'arco narrativo di RiME senza rovinare le sue (poche) sorprese. Il puzzle game di Tequila Works riprende gli stilemi delle avventure dal forte potenziale emotivo e artistico, unendo elementi che vanno da ICO a una qualsiasi delle opere di ThatGameCompany, il team di Journey. In breve RiME racconta il viaggio di un bambino all'interno di un mondo particolare, fatto di paesaggi coloratissimi e animali guida. Un mondo che però si modifica e che dalla serenità dei primi attimi, si sposta sempre più verso la cupezza delle fasi finali, perché ciò che vuole trasmetterci è la consapevolezza di sé che l'uomo deve raggiungere in alcune specifiche situazioni, per quanto male questo possa fare e per quanta sofferenza si provi durante il percorso. È impossibile dire altro senza rovinare l'esperienza al giocatore, così come invece è estremamente comprensibile capire di cosa si tratta se si è giocato RiME.

Tutto il filo conduttore dell'avventura - nella sue sei, otto ore necessarie a completarlo raccogliendo anche i vari collezionabili - gira intorno ad un unico, grande scopo: l'avanzamento. Tutto funziona secondo una logica da puzzle game molto semplice, ciò che però non convince nella prima metà dell'avventura è la volontà di allungare il brodo in maniera interminabile. Solo alcune fasi lunghe e reiterate portano la durata complessiva ad innalzarsi per un titolo che poteva durare almeno un paio d'ore in meno. La situazione cambia nettamente quando si avanza verso gli ultimi capitoli, con il quarto nello specifico che può tranquillamente essere considerato uno dei momenti con maggior impatto visivo e narrativo degli ultimi anni. È esclusivamente su questo che si gioca la partita di RiME: la mancanza di lungimiranza o forse la voglia di dare troppo tempo al giocatore per metabolizzare il viaggio, non tenendo conto che solo gli ultimi minuti dell'epilogo raccontano davvero la realtà del mondo che avete conosciuto precedentemente.

Gioco di specchi

Il gameplay di RiME non brilla certo per originalità, ma amalgama in maniera piuttosto interessante alcuni stilemi dei puzzle game. All'interno di zone sempre piuttosto ampie ciò che vi è richiesto di fare è giocare con la prospettiva degli oggetti: per questo la maggior parte degli enigmi che vi consentiranno di proseguire sono giochi di ombre su pareti da posizionare nel giusto modo, o lo spostamento di oggetti in modo tale da poter utilizzare degli altari per allinearli prospetticamente e creare porte dove inizialmente non erano previste. Solo andando avanti nell'avventura si verrà a contatto con un terzo elemento: una sorta di sentinella del mondo dimenticato nel quale ci troviamo, che potrà essere utilizzata come spalla per la risoluzione di enigmi e che non mancherà di strappare più di una lacrima nel momento in cui si scoprirà il suo scopo e quello di tutta la sua razza. Nel suo gameplay RiME si comporta discretamente: è divertente da giocare e mai frustrante perché evita accuratamente di diventare troppo cervellotico, ma anzi regala indizi su indizi che non fanno che rendere l'avanzamento piacevole e rilassante.

Ciò che non funziona, come dicevamo in precedenza, è la quantità smodata di situazioni simili che si presentano soprattutto nella prima metà dell'avventura, quella più colorata e meno intensa dal punto di vista emotivo. Non perseguendo un vero e proprio scopo e non conoscendo nulla del background del protagonista, ci si ritrova semplicemente a seguire una volpe che rappresenta lo spirito guida, risolvendo enigmi spesso simili, ma senza l'agognato zuccherino del successo. Questo problema, seppure non cambia la qualità generale di un titolo che è a tutti gli effetti una piccola perla del nostro tempo, al contempo non riesce a farlo emergere al di sopra degli altri esponenti del genere. Siate quindi consapevoli che RiME non ha né l'impatto poeticamente coerente per tutta la sua durata di Abzu, né la forza prorompente delle situazioni che si presentano in Inside. Che questo sia dovuto a problematiche di sviluppo o ad una visione d'insieme meno oculata del team non potremo certo saperlo. Il titolo di Tequila Works resta in ogni caso un'esperienza consigliata a tutti gli amanti di questo genere, purché non decidiate di giocarla su Switch (ma per questo abbiamo dedicato un box più in basso).

Un bel mondo che va a scatti

Cominciamo dalla fine: RiME ha dei problemi tecnici evidenti. Qualunque sia la versione che sceglierete, non parliamo certo di un titolo impareggiabile dal punto di vista dell'ottimizzazione. Nonostante questa sembri una prerogativa e maledizione di quasi tutti i giochi appartenenti al genere, la problematica maggiore che riscontrerete durante l'avventura, consiste in una serie di cali di frame rate che risultano spesso fastidiosi. Nulla che vada a ledere l'esperienza del gameplay, ma è triste vedere momenti poeticamente altissimi smorzati da un frame rate ballerino, che non permette di godere al meglio di inquadrature e musica straordinarie.Sotto il profilo visivo, RiME è una poesia: le ambientazioni iniziali legate alla realtà dei ricordi di un posto che è incredibilmente simile alle varie isole greche, lascia spazio mano a mano a rovine e zone più oniriche e lontane dalla realtà. Tutto questo processo, indissolubilmente legato alla storia che RiME vuole raccontare, è uno spettacolo per gli occhi, che culmina in un capitolo sotto la pioggia che nessun giocatore dimenticherà facilmente, per poi tornare al principio, lì da dove tutto è cominciato, per chiudere i conti e dare la mazzata finale. La palette di colori e lo stile utilizzato non fanno che impreziosire un aspetto visivo delizioso, che avvicina RiME a un acquerello di magnifica realizzazione, impreziosito da animazioni non varie, ma ottimamente realizzate. Chiude il cerchio una colonna sonora evocativa e in grado si trasmettere più di un brivido, a patto che siate persone in grado ancora di emozionarsi e che hanno compreso come il videogioco sia, a tutti gli effetti, una straordinaria forma d'arte.

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Il disastro Switch

Per quanto il codice fornito per questa recensione rimandasse specificatamente all'edizione Nintendo Switch del titolo, avendo giocato già mesi fa alla versione PC, sarebbe stato ingiusto affossare con un'insufficienza un'opera che, semplicemente, non se lo merita. Per questo abbiamo deciso di dedicare alla versione Switch un breve approfondimento per spiegare la tragica situazione nella quale versa. Nonostante i mesi di ritardo, il porting del titolo è evidentemente fatto senza nessuna logica, con un codice preso di sana pianta e sbattuto su una piattaforma profondamente diversa da quelle che già lo ospitavano. È incredibile vedere come in termini visivi, di quello che conoscevamo di RiME restano delle sbiadite immagini caratterizzate da un aliasing fuori da ogni concezione umana, condite da compenetrazioni e cali di frame rate che arrivano ad essere, nelle situazioni peggiori, dei veri e propri freeze con conseguente crash dell'applicazione. I controlli rispondono con un discreto input lag e la possibilità di ritrovarsi in cadute infinite che costringono a ricaricare la partita più e più volte è solo la punta dell'iceberg di una delle peggiori conversioni che ci sia capitato di vedere negli ultimi anni. È un vero peccato, perché RiMe si merita molto di più e perché i sei mesi passati dall'uscita sono ancora meno giustificabili dopo un'esperienza del genere. Ci auguriamo che almeno alcune delle problematiche possano essere risolte, ma dubitiamo fortemente che qualche patch possa mettere a posto una situazione generale che ha del paradossale e che non ci spieghiamo come possa essere accettata sullo store Nintendo in questo stato.

Versione testata
PC Windows, Nintendo Switch
Multiplayer.it

8.0

Lettori (10)

7.1

Il tuo voto

RiME è una piccola perla. Nonostante lo sviluppo travagliato, ciò che ne è uscito è un discreto puzzle game con un'anima enorme. Se sarete in grado di passare oltre alla lungaggine delle prime fasi, vi ritroverete all'interno di una storia triste ma talmente umana da strapparvi facilmente qualche lacrima durante le ultime fasi. Peccato per una realizzazione tecnica non sempre all'altezza e per una conversione per la console Nintendo che merita la gogna mediatica. Per questo motivo, in un caso veramente molto raro qui su Multiplayer.it, abbiamo scelto di dare una votazione differente alle versioni PC, PlayStation 4, Xbox One rispetto a quella per Switch che, purtroppo, non può raggiungere la sufficienza.

PRO

  • Esteticamente è un brivido continuo
  • Ha una storia molto toccante e "reale" da raccontare
  • Musiche estremamente suggestive

CONTRO

  • Tecnicamente risente di alcune problematiche
  • La prima metà è troppo prolissa
  • La versione Switch è un insulto ai videogiocatori