La recensione di L.A. Noire su PlayStation 4  39

Il gioiellino noir di Team Bondi fa il proprio ritorno dopo oltre sei anni con una piacevole remaster

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   16/11/2017

È interessante parlare nuovamente di Team Bondi a così tanto tempo di distanza dalla sua chiusura, ma la realtà dei fatti è che il destino stesso del team autore di L.A. Noire avrebbe meritato un'indagine del detective Phelps, protagonista del gioco. Dal controverso rapporto con Rockstar, che secondo alcuni sarebbe riuscita a salvare il progetto e portarlo nei negozi anziché lasciarlo affondare ben prima dei sette anni impiegati per concretizzarlo, alle durissime condizioni di lavoro durante il cosiddetto "crunch", sono ancora oggi molti gli aspetti della vicenda che appaiono poco chiari, a fronte di un destino che può benissimo fare da monito per le attuali realtà impegnate nel settore videoludico: talvolta non basta creare un prodotto di successo per salvare capra e cavoli.

Un po' come un'icona del rock che scompare all'apice della carriera lasciando un album da pubblicare postumo, Team Bondi ci ha regalato un'esperienza, quella di L.A. Noire, che fa oggi il proprio ritorno con una piacevole remaster in cui le inevitabili mancanze tecniche della produzione originale vengono in qualche modo mascherate da un boost nella risoluzione, portata fino a 4K su PlayStation 4 Pro e Xbox One X. Il tutto mentre la tecnologia di animazione facciale riesce ancora a stupire e affascinare, mantenendo sempre altissimo il livello di recitazione e contribuendo a creare quelle atmosfere - noir, appunto - su cui il gioco ha costruito il proprio successo. Bentornati dunque nella Los Angeles del 1947.

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Lo strano caso di Cole Phelps

Ex marine con un passato oscuro che tornerà immancabilmente a tormentarlo, il protagonista di L.A. Noire è il detective Cole Phelps, astro nascente del Los Angeles Police Department, nervi tesi e grande intuito. Nel corso della campagna, arricchita in questa remaster dall'aggiunta di tutti i DLC per un totale di circa trenta ore di gameplay, il nostro compito sarà quello di farci assegnare man mano nuovi casi su cui indagare, recarci puntualmente sul posto a bordo della vettura d'ordinanza con il nostro compagno e lì esplorare la scena del delitto alla ricerca di indizi. La vibrazione del controller ci segnalerà la presenza di prove nelle immediate vicinanze, che una volta raccolte potremo esaminare utilizzando gli stick analogici per ruotarle e scoprire eventuali incisioni, marchi o dettagli utili alle indagini. Terminata questa fase iniziale, tradotta in note sul nostro prezioso taccuino, potremo parlare con gli eventuali testimoni conducendo veri e propri interrogatori.

È in tale frangente che la tecnologia di animazione facciale impiegata da Team Bondi fa la differenza, rivelandoci attraverso sguardi e smorfie se una persona dice la verità o ci sta nascondendo qualcosa. A fronte di ogni risposta fornita potremo decidere di assecondare l'indiziato, forzare la mano se crediamo stia mentendo o finanche muovere accuse precise, che però dovranno essere supportate da prove. Ci sono percorsi giusti o sbagliati durante gli interrogatori, e imboccare i primi ci consentirà di ottenere un punteggio superiore e guadagnare bonus come i punti intuito, essenziali per velocizzare determinate pratiche, in primis l'individuazione di prove o l'eliminazione di reazioni errate durante i colloqui. Una progressione insomma dolce e "comprensiva", quella proposta da L.A. Noire, nell'ottica di un'esperienza che magari tende un po' a ripetersi e a perdere mordente durante la fase centrale della campagna, ma che poi si riscatta alla grande in vista del finale.

Trofei PlayStation 4

Se consideriamo sia la campagna principale che i vari DLC integrati nell'esperienza di L.A. Noire, sono ben sessantatré i Trofei contenuti in questa remaster. Molti di essi si ottengono semplicemente completando i vari casi che ci vengono proposti nel nostro percorso di crescita all'interno del LAPD, altri invece ruotano attorno a una conduzione pressoché perfetta degli interrogatori. Non mancano ovviamente gli achievement legati all'esplorazione, fra distanza percorsa in auto e chiamate d'emergenza a cui abbiamo risposto.

Ancora affascinante

La linearità nella progressione del gioco, con i casi che si susseguono e mostrano ognuno un lato diverso della Los Angeles dell'immediato dopoguerra, viene spezzata dalla possibilità di rispondere a chiamate improvvise durante i vari tragitti e dedicarsi dunque all'inseguimento di rapinatori e truffatori, o finanche di cimentarsi con scontri a fuoco che rivelano un sistema di combattimento solido e consistente, che ai tempi della pubblicazione originale mostrava i segni evidenti di una forte vicinanza all'esperienza di Grand Theft Auto. Lo stesso sistema di guida, che ci conduce da un lato all'altro della città mentre il nostro compagno ci riempie immancabilmente di chiacchiere, in puro stile Rockstar, facendoci commettere ogni sorta di infrazione qualora si debbano seguire i dialoghi tramite i sottotitoli (il gioco è parlato in inglese, per ovvi motivi di corrispondenza alle animazioni facciali), si rivela semplice ma piacevole, privo di problematiche legate alla gestione della visuale, sebbene proprio in tale frangente vengano a galla i limiti tecnici della produzione.

L'aumento della risoluzione (ma non del frame rate, bloccato a 30 fotogrammi al secondo per via del fatto che le numerosissime cinematiche innestate nelle normali sequenze di gameplay sono state realizzate con in mente quella frequenza di aggiornamento) ha sicuramente il merito di svecchiare l'aspetto degli scenari e dei modelli poligonali, aggiungendo texture più nitide ad alcune superfici e migliorando in modo netto i riflessi sulle carrozzerie, ma le geometrie rimangono quelle di quasi sette anni fa e in particolare la distanza visiva evidenzia un mondo di gioco sostanzialmente meno ricco e dettagliato rispetto agli attuali open world, che spesso e volentieri ricorre a "nebbie" e pop-up per mascherare l'incapacità dell'engine di renderizzare oggetti in lontananza. L.A. Noire sente insomma tutto il peso dei suoi anni e in tal senso appare forse fuori luogo la presenza del Photo Mode, ma in termini di atmosfera e direzione si conferma ancora oggi un prodotto eccellente, peculiare e godibilissimo. Merito anche dei già citati dialoghi in inglese, recitati con grandissima competenza, e di una colonna sonora che riesce a catturare al meglio lo spirito di quegli anni e lo stile dell'opera.

Versione testata
PlayStation 4
Multiplayer.it

8.0

Lettori (19)

8.7

Il tuo voto

L.A. Noire è ancora oggi un titolo solido, coinvolgente, diretto in maniera impeccabile e capace di offrire un intrattenimento duraturo grazie all'innesto dei vari DLC nella struttura della campagna di base. Le vicende del detective Phelps, i vari casi su cui si trova a indagare e le ombre del suo passato contribuiscono a creare una storia che vale certamente la pena di ripercorrere, sebbene sia chiaro ed evidente come questa remaster si rivolga soprattutto a chi non ha avuto modo di cimentarsi con il titolo di Team Bondi quasi sette anni fa. Sul fronte tecnico l'opera di rimasterizzazione migliora senz'altro la grafica in vari modi, ma l'età della produzione si sente tutta ed è inevitabile riscontrare le mancanze tipiche della passata generazione di console.

PRO

  • Direzione impeccabile, piena di stile e personalità
  • Un'avventura ancora oggi solida e corposa
  • L'opera di rimasterizzazione migliora la grafica originale...

CONTRO

  • ...ma non fa miracoli, il gioco dimostra tutta la sua età
  • Fase centrale della campagna un po' sotto tono
  • Talvolta ripetitivo