La recensione di Kingdom Come: Deliverance  349

Può un gioco essere al tempo stesso pieno di difetti e imperdibile?

RECENSIONE di Simone Tagliaferri   —   13/02/2018
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Probabilmente Daniel Vávra è uno dei più talentuosi game director europei. Il nome potrebbe risultare sconosciuto ai più, ma è a lui che dobbiamo gemme del calibro di Hidden & Dangerous e Mafia: The City of Lost Heaven, il primo la perfetta sintesi tra Commandos, Rainbow Six e Ghost Recon, il secondo uno degli open world narrativamente più curati di sempre, che mantiene intatta ancora oggi tutta la sua forza drammatica nonostante gli anni passati dal lancio. Suo è anche Mafia II, titolo con cui ha provato a divincolarsi dal modello dell'open world come luna park imposto al mercato da Grand Theft Auto, cercando di mantenere puro il focus narrativo, anche se con scarsi risultati.

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Nel 2009, verso la fine dello sviluppo di Mafia II, Vávra decise di allontanarsi dal suo vecchio studio, in cui ormai non aveva più la libertà che desiderava, e si mise a presentare il pitch di Kingdom Come: Deliverance a vari publisher, purtroppo senza troppo successo. Infine trovò un finanziatore che gli permise di realizzare un prototipo e di fondare il suo nuovo studio, Warhorse (2011). Da allora di acqua sotto ai ponti ne è passata parecchia, compreso un altro, infruttuoso tour dei grandi publisher, nonostante il prototipo e una campagna Kickstarter, fortunatamente di successo (2014), che ha consentito infine al gioco di diventare realtà; non solo grazie ai due milioni di dollari raccolti, ma anche per aver mostrato che il pubblico era interessato a un titolo simile.

Il Medioevo, quello vero

Kingdom Come: Deliverance racconta la storia di Henry, figlio di un fabbro nella Boemia della fine del quattordicesimo secolo. Siamo negli anni dello Scisma d'Occidente: Venceslao IV, detto il Pigro, figlio primogenito e successore dell'amato re Carlo IV al trono di Boemia, è stato rapito da una congiura di nobili, stanchi della sua condotta e della sua incapacità a governare. Sigismondo d'Ungheria, cui si sono rivolti i nobili per detronizzare Venceslao, suo fratellastro, ne approfitta per invadere la Boemia con un ampio esercito, con cui non esita ad attaccare città e villaggi, massacrandone gli abitanti.

Sulla sua strada finisce anche il villaggio di Henry, per vicende che saranno approfondite nel corso del gioco, che non tarda a mettere a ferro e fuoco. Pur con grande difficoltà, il ragazzo riesce a fuggire, ma la sua famiglia e i suoi amici vengono sterminati senza pietà. In verità il gioco inizia un po' prima di questi tragici eventi, con quello che possiamo considerare un lungo prologo in cui prendere confidenza con il personaggio, con i vari sistemi di gioco e con lo scenario. Appena sveglio, dopo una notte di bagordi, Henry viene chiamato dal padre che ha dei compiti da assegnargli: ritirare una parte della spada che sta forgiando per il lord locale e comprare del carbone con i soldi ottenuti dalla riscossione di un debito. A prima vista l'ambientazione ricorda quella di un qualsiasi gioco di ruolo fantasy, ma è solo un abbaglio. Osservando attentamente il villaggio di Henry ci accorgiamo che la vantata accuratezza storica dello scenario è un fatto concreto: le case sono spoglie, le suppellettili sono poche, le strade sono piene di fango e letame, animali e abitanti vivono praticamente insieme e, aprendo ad esempio il forziere di un ubriacone, o di un contadino, non ci si trova dentro chissà quale tesoro, ma solo i suoi strumenti da lavoro. Passando vicino alla locanda possiamo ascoltare i discorsi degli abitanti, legati alle circostanze storiche che stanno vivendo, e possiamo parlare con alcuni di loro di questioni locali.

Henry, nonostante desideri girare il mondo, è un ragazzo del suo tempo: gli piacciono le ragazze, la birra e fare scorribande con gli amici, ma allo stesso tempo ha un grande senso dell'onore e della religione, nonché un profondo rispetto per la gerarchia e l'autorità. Spetterà alle vicende che vivrà nel corso del gioco mettere in discussione alcuni di questi valori (o anche rafforzarli, a seconda delle scelte fatte dal giocatore), ma il tutto sarà gestito con gradualità e con grande rispetto per la storia. Senza svelare troppo, va sottolineato l'altissimo livello della scrittura di Kingdom Come: Deliverance, che si mantiene accurata e descrittiva anche quando affronta situazioni apparentemente triviali. Complessivamente l'intreccio non è eccezionale, ma poco importa, perché in questo caso è la sostanza a essere eccellente. Per fare un esempio, subito dopo la sua fuga, Henry affronta un dialogo con la moglie del signore del castello in cui è stato accolto, nonché sua benefattrice. Si tratta di un momento apparentemente insignificante, ma eccezionale per come è condotto. La nobildonna esprime a Henry tutta la frustrazione per la condizione in cui si trova (è una giovane sposata con un vecchio malfermo, da cui oltretutto è stata lontana per anni), cercando conforto nella disperazione del ragazzo.

Il dialogo è teso, fortemente erotico, pur non parlando mai esplicitamente di sesso. La donna sembra volersi avvicinare a Henry, ma allo stesso tempo il suo ruolo la trattiene. In mano a qualcun altro una sequenza simile si sarebbe trasformata in un momento pecoreccio dai facili risvolti scollacciati; invece gli sceneggiatori di Warhorse hanno optato per un approccio più plausibile, con un Henry impacciatissimo che dimostra di non capire bene la situazione (in fondo nel prologo faceva il gradasso, ma è un verginello sbarbato) e la donna che non riesce a fare quel passo in avanti che sembra sempre sul punto di fare. Di momenti così, in cui desideri inespressi e status sociale si scontrano, è pieno il gioco e non sempre la conclusione è quella che si potrebbe aspettare il pubblico moderno. Detto questo, non aspettatevi nobili sempre nobili, o preti ligi ai precetti divini, perché non è così. Ogni sequenza è però contestualizzata a dovere e non finisce mai per somigliare allo sfogo di un chierichetto frustrato che bestemmia e sente musica metal per combattere i sensi di colpa.

Le stesse missioni sono contestualizzate allo stesso modo, così da non risultate mai aliene alla vicenda o a Henry stesso. Nelle prime fasi di gioco non aspettatevi niente di troppo articolato, visto che tendenzialmente i personaggi non giocanti gli assegneranno degli incarichi molto diretti. Quando Henry avrà migliorato il suo status e saranno accaduti alcuni eventi particolari, anche le missioni secondarie diventeranno di conseguenza leggermente più complesse, chiedendo di conseguenza di più al giocatore. In generale, comunque, tutte le missioni consentono una certa libertà di approccio, anche se alcuni obiettivi fissi sono inevitabili.

Questioni di Codex

Se vi siete fatti intimorire dalla troppa accuratezza storica dello scenario o dal rischio di fraintendere troppo di ciò che accade in Kingdom Come: Deliverance, niente paura, perché Warhorse ha inserito direttamente nel gioco una ricca enciclopedia che spiega nel dettaglio i vari aspetti della vita nel Medioevo. È formata da decine di voci che forniscono informazioni preziose e molto interessanti, a prescindere dal gioco in sé.

Sistemi di gioco: qualcuno funziona, altri meno

Se dal punto di vista narrativo abbiamo poco da obiettare al lavoro fatto da Vávra e soci, purtroppo alcune meccaniche di gioco ci hanno fatto storcere davvero il naso. Specifichiamo: abbiamo provato Kingdom Come: Deliverance sia con mouse e tastiera, sia con un controller (il modello standard di Xbox One): in entrambi i casi ci sono stati degli aspetti che ci hanno indisposti.

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In particolare i sistemi di scassinamento e di borseggio sono quanto di peggio ci sia capitato di provare ultimamente. Prendiamo lo scassinamento: per aprire porte o forzieri chiusi a chiave, bisogna mantenere un grimaldello in una certa posizione facendolo ruotare insieme alla serratura. Facile a dirsi, peccato che la rotazione della serratura sia o troppo lenta (controller) o incredibilmente veloce (mouse e tastiera). Calcolando quanto costano i grimaldelli e quando facilmente si rompono, anche con serrature di livello "facile" e "molto facile", capirete che nelle prime fasi di gioco scassinare può rivelarsi un vero e proprio strazio. Con la crescita del personaggio, di cui parleremo più avanti, e la pratica la situazione si semplifica, anche perché è possibile sviluppare abilità che aiutano parecchio, ma nelle prime ore mettersi a fare i ladri è rischiosissimo (quando si rompe un grimaldello, si fa rumore). Stesso discorso, se non peggio, per il borseggio, operazione fin troppo macchinosa, che richiede di arrivare alle spalle della vittima senza essere visti (e fin qui), quindi di infilargli la mano in tasca selezionando uno slot attivo da una ruota dentro cui si trova un oggetto dal valore incerto.

Se va tutto bene si riesce a farcela ottenendo qualcosa, ma se si sbaglia (e capita spessissimo, almeno fino a quando non si è diventati dei ladri provetti) si finisce per essere bollati come criminali e inseguiti dalle guardie. Visto che raramente il bottino vale il rischio, diventare dei borseggiatori in Kingdom Come: Deliverance significa davvero volersi impuntare, anche se bisogna ammettere che la pratica aiuta e, soprattutto, che ogni abilità in più consente di affrontare missioni e situazioni in modo diverso. Di nostro abbiamo presto abbandonato la carriera dei ladri, per concentrarci sull'arte dell'oratoria, che offre comunque dei risvolti interessanti al gioco e funziona molto meglio. Di base Kingdom Come: Deliverance offre dei semplici dialoghi a scelta multipla, ma facendo crescere l'oratoria, il carisma e l'intimidazione, si possono sbloccare più scelte che, ovviamente, permettono di ottenere di più o di meno da un certo personaggio. Inoltre i dialoghi sono influenzati da moltissimi fattori esterni, che rendono ancora più interessante l'intero sistema: ad esempio il rango del personaggio con cui si parla conta parecchio, ma anche la qualità dei vestiti indossati, la loro pulizia e la fedina penale di Henry. Insomma, un notorio ladro che indossa abiti sudici è meno convincente di un soldato che indossa una corazza impeccabile, almeno in un certo ambiente. Per questo in Kingdom Come: Deliverance è importantissimo sfruttare servizi locali come i bagni, che consentono di darsi una ripulita, ed è necessario non andare in giro vestiti come degli straccioni... sempre che non si voglia giocare proprio in questo modo (è possibile), sbloccando tra l'altro tutta una serie di sotto missioni davvero interessanti.

Visto che ne abbiamo accennato, parliamo del sistema di crescita di Henry. Come avrete capito leggendo fino a qui, non è possibile crearsi un personaggio da zero. D'altro canto però, Henry può essere sviluppato come si vuole. Per farlo ci sono due sistemi che procedono in parallelo: compiere spesso una certa azione e assegnare i punti che si ottengono alle molte abilità disponibili. Di queste ultime ce ne sono talmente tante che qualcuno potrebbe esserne frastornato, anche perché ce ne sono di davvero originali. Per dirne una, pensate che si può scegliere di avere più carisma con le donne indossando abiti vissuti, oppure si può decidere di essere più a proprio agio parlando con i nobili che con il popolo minuto. Non temete, perché le abilità sono tutte spiegate in gioco e sono poche quelle difficili da comprende, almeno concettualmente.

Il sistema di combattimento: amore e odio

Al sistema di combattimento è giusto dedicare un paragrafo a parte, perché è stato uno degli aspetti più dibattuti di Kingdom Come: Deliverance da quando è stata pubblicata la prima versione alpha. In generale le meccaniche sono rimaste identiche: con un tasto si portano i fendenti, mentre con un altro si può dare una stoccata. È possibile inoltre combinare i due attacchi per fare più danni e parare i colpi degli avversari.

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L'efficacia di Henry in combattimento dipende da una moltitudine di fattori differenti: forza, peso dell'arma, utilizzo di uno scudo, abilità sbloccate, stato attuale, ferite aperte e altro ancora. Ad esempio sappiate che mangiare fa bene, perché sazia Henry e lo rende più forte, ma mangiare troppo gli può causare una forte indigestione, che lo rende più goffo e impacciato. Stesso discorso per l'alcol: un buon bicchiere migliora l'oratoria e rende più allegri, troppi bicchieri sfocano completamente la visuale, rendendo difficile individuare gli avversari. In generale ci è sembrato che il sistema di combattimento segua la grammatica del resto del gioco, ossia che provi a essere realistico e verosimile, fuggendo da ogni possibile esagerazione. In Kingdom Come: Deliverance combattere è complicato e vedersela con più avversari è sempre un rischio. Qualcuno, abituato a sistemi più semplici e diretti, troverà il combattimento fin troppo legnoso, ma di nostro lo consideriamo una precisa scelta stilistica, che ben si lega al resto del gioco. Sinceramente un Henry che porti fendenti a raffica, dopo aver rotolato per schivare i colpi degli avversari, proprio non lo vedremmo bene. Sicuramente il gioco ne guadagnerebbe in dinamicità, ma l'ambientazione ne perderebbe moltissimo nel suo complesso. In particolare pensiamo ad alcune fasi avanzate in cui bisogna assediare delle roccaforti e gli scontri sono su una scala più ampia. Ecco, in questi frangenti Kingdom Come: Deliverance riesce a rendere meglio di qualunque altro gioco le sensazioni che dovevano provarsi sui campi di battaglia, con avanzate lente e battaglie giocate non solo sulla forza bruta e l'abilità con la spada, ma anche sull'astuzia.

Detto questo, un po' di fisicità in più agli impatti non avrebbe fatto male, così come una maggiore pulizia generale. In particolare nelle scazzottate, le collisioni sono letteralmente evanescenti. Probabilmente questo aspetto avrebbe avuto bisogno di qualche settimana in più per essere rifinito a dovere. Speriamo che sia migliorato con qualche patch post lancio.

Patch o non patch

Nota per i curiosi: abbiamo provato il gioco con già applicata la maxi patch di lancio, rilasciata in realtà diversi giorni fa.

Postille

Come avrete capito, Kingdom Come: Deliverance è un titolo vastissimo, approcciabile in molti modi e con una quantità amplissima di sistemi da considerare. Oltre a quelli raccontati, ce ne sono altri molto importanti come la bella mappa di gioco, utile per sapere dove andare a piedi o per usare il sistema di viaggio rapido; come le cavalcature, utili per velocizzare gli spostamenti e simulate in modo davvero convincente; come la gestione delle necessità fisiologiche i Henry, ossia la fame e la sete; come il sistema di cura, basato sul recupero tramite riposo e sull'esperienza con unguenti, fasciature e intrugli medievali; come il crafting, che consente di farsi armi e armature, nonché vestiti e molto altro sfruttando le conoscenze acquisite esplorando. Insomma, ci troviamo di fronte a un gioco di ruolo dalle moltissime sfaccettature... forse troppe. In effetti finisce per pagare un po' la sua ambizione, soprattutto dal punto di vista tecnico. Ad esempio i villaggi sono sì molto popolati, ma risultano comunque un po' freddi, per via dei modelli dei personaggi non proprio bellissimi e di cicli di vita delle persone molto limitati.

La maggior parte degli abitanti si limita infatti a stare ferma al suo posto per ore. Ciò dipende sicuramente dal livello produttivo, che non è quello di un The Witcher 3 o di un Grand Theft Auto V, ma qualcuno ci farà sicuramente caso. Come farà caso ai frequenti caricamenti, che si palesano anche solo quando si prova a parlare con un qualsiasi personaggio. Niente di tragico o che possa rovinare l'esperienza di gioco, ma è giusto segnalarlo. Com'è giusto sottolineare la bellezza visiva delle ambientazioni: un misto di paesaggi naturali lussureggianti, castelli e piccoli villaggi che, come già detto, sembra rendere alla perfezione l'epoca che descrivono. Ad aiutare nell'immedesimazione ci pensa anche la colonna sonora, fatta di brani d'epoca e di suoni ricercati, che aiutano a calarsi appieno nell'atmosfera del gioco. Insomma, ci troviamo di fronte a una grande opera videoludica, che paga un po' il suo livello produttivo. Comunque è un'esperienza unica e originale che merita di essere vissuta, nonché il miglior simulatore di Medioevo da vivere in prima persona esistente sul mercato.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore Intel Core i7-4770
  • 16 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 960
  • Sistema operativo Windows 10
Requisiti minimi
  • Sistema operativo Windows: 7 / 8 / 10 (64-bit)
  • Processore Intel CPU Core i5-2500K 3.3GHz, AMD CPU Phenom II X4 940
  • 6 GB di RAM
  • Scheda video Nvidia GPU GeForce GTX 660, AMD GPU Radeon HD 7870
  • DirectX 11
  • 30 GB di spazio su Hard Disk
Requisiti consigliati
  • Processore Intel CPU Core i7 3770 3,4 GHz, AMD CPU AMD FX-8350 4 GHz
  • 16 GB di RAM
  • Scheda video Nvidia GPU GeForce GTX 1060, AMD GPU Radeon RX 580
Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam, GoG, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo
49,99 €
Multiplayer.it

8.9

Lettori (55)

8.4

Il tuo voto

Kingdom Come: Deliverance funziona nel suo complesso, meno nei singoli elementi che lo compongono. Non è facile comprendere come un gioco possa essere allo stesso tempo indimenticabile e pieno di difetti, ma prima o poi nel mondo dei videogiochi bisognerà iniziare a fare i conti con la banale verità filosofica che la perfezione è sterile. Warhorse Studios è riuscita a raccontare una storia dalle molte sfaccettature (amore, morte, politica, vendetta, crescita e quant'altro), incastonandola in un modo di gioco plausibile, non certo immenso, ma descritto con una cura per i dettagli storici che non troverete in nessun altro titolo simile. Insomma, se non temete di scontrarvi con dei sistemi di gioco problematici e con qualche compromesso produttivo, dovete assolutamente provare Kingdom Come: Deliverance: potrebbe diventare il vostro gioco di ruolo dell'anno.

PRO

  • Lato narrativo curatissimo
  • Ottima ricostruzione della vita medievale
  • Il sistema di crescita del personaggio garantisce una grande libertà di approccio

CONTRO

  • Alcuni sistemi di gioco sarebbero da rivedere
  • Qualche asperità grafica, in particolare nei modelli dei personaggi