La recensione di Dynasty Warriors 9  46

Arriva finalmente il capitolo della svolta per Dynasty Warriors, con un open world ricco di potenziale

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   13/02/2018

Quando è stato annunciato, nel dicembre 2016, Dynasty Warriors 9 ha suscitato grande curiosità. Koei Tecmo aveva infatti intenzione di introdurre un'inedita struttura open world con questo episodio, rivoluzionando alcuni aspetti dell'esperienza. Un cambiamento necessario e doveroso, se consideriamo che la serie si avviava verso il ventunesimo compleanno senza aver mai messo in pratica un vero e proprio rinnovamento, anzi dando vita a numerosi spin-off (alcuni dei quali piuttosto riusciti, peraltro) che mantenevano intatta la formula di sempre: data una determinata mappa, bisognava ripulirne le zone dai nemici muovendosi dove indicato di volta in volta.

La formidabile abilità dei condottieri della Cina imperiale, protagonisti del "Romanzo dei Tre Regni", si traduce sullo schermo nella capacità di affrontare centinaia, se non migliaia di avversari contemporaneamente, nell'ottica però di un sistema di combattimento che non è mai riuscito a uscire da certi schemi di forte ripetitività e relativa inconsistenza. Dopo qualche giorno in compagnia di Dynasty Warriors 9, provato sia su PlayStation 4 Pro che su PC, possiamo finalmente rivelarvi cosa è cambiato e se questo capitolo può davvero essere considerato quello della rinascita per il franchise sviluppato da Omega Force. Spoiler: no.

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Tutta mia la Cinà

La campagna di Dynasty Warriors 9 si divide in tredici capitoli e ci mette principalmente nei panni di Cao Cao, con la possibilità di sbloccare numerosi altri guerrieri nel corso della storia e di controllarli all'interno delle relative storyline, ma senza stravolgimenti. Abbiamo apprezzato la presenza di testi a schermo in italiano, che consente di seguire la pur intricata (e non particolarmente coinvolgente) trama del gioco fra assedi, alleanze, tradimenti e morti eroiche. Dal punto di vista della varietà, però, non molto è cambiato: portare a termine le quest è spesso una questione di muoversi dal punto A al punto B, sfruttando eventualmente lo spostamento rapido qualora sia disponibile, sconfiggere un nemico e magari tornare indietro a riferirlo.

Quella che appare decisamente diversa è la mappa di gioco, particolarmente ampia, che resta invariata a prescindere dalla progressione nella storia, mantenendo le proprie quest secondarie e consentendoci di esplorare liberamente gli scenari, scoprendo magari nuovi luoghi o imbattendoci in gruppi di nemici da sbaragliare per poter liberare una nuova postazione. Ci sono aspetti dell'esperienza che fanno pensare a una chiara influenza di Assassin's Creed Origins, sebbene la produzione targata Omega Force non vanti in alcun modo la qualità visiva, il dettaglio e la cura del titolo Ubisoft. Durante le prime fasi capiterà infatti di salire su di una torre per "sincronizzarsi" con i dintorni, individuando nuovi punti di interesse, o di perseguire una specifica missione che ci porterà a scalare una vetta utilizzando il rampino in dotazione, per poi effettuare un impacciato "salto della fede", planando verso il suolo senza subire alcun danno e sbloccando il relativo achievement.

Croce e deliz... no, solo croce

L'implementazione di una struttura open world rappresentava un potenziale vantaggio per Dynasty Warriors 9, ma ovviamente bisognava vedere di cosa fosse pieno questo mondo aperto; ed è proprio qui che casca il proverbiale asino: ci si muove all'interno di distese tanto ampie quanto vuote, i villaggi sono tutti uguali così come i castelli, e ciò non fa che rendere la fase esplorativa stucchevole e insipida; tanto che nei tragitti più lunghi a cavallo, seguendo peraltro un indicatore della direzione che spesso e volentieri fa i capricci, ci si annoia un bel po' e si vorrebbe che la stamina del nostro amico a quattro zampe non si svuotasse mai, così da rendere quantomeno più rapido il viaggio verso la meta di turno. Per una serie come questa, che ha sempre fatto della ripetitività un tratto distintivo, quasi un vanto, creando una nicchia di persone che apprezzano proprio questo aspetto dell'esperienza, viene da sé che trovarsi di fronte a un contesto del genere poteva essere molto rischioso.

Difatti, puntualmente, gli scontri con le pattuglie che abitano l'open world del gioco sono tutti rigorosamente identici, con gli stessi comandanti e le stesse formazioni: eliminarle diventa un esercizio monotono, e non bastano alcune accortezze introdotte per quanto concerne il sistema di combattimento a rendere le battaglie più coinvolgenti. Ai tradizionali attacchi veloci e lenti è stata infatti aggiunta la possibilità di effettuare variazioni tenendo premuto il tasto dorsale destro, così da aprire la guardia dei nemici più coriacei, lanciarli in aria per poi colpirli con una combo al volo, infliggergli dei danni mentre ancora sono a terra o sfruttare una "pioggia di ghiaccio" che rientra nel repertorio di Cao Cao. Il resto delle manovre viene affidato all'arma che decideremo di equipaggiare, più o meno potente e più o meno rapida, ma al di là di questi aspetti la filosofia che regola i combattimenti di Dynasty Warriors 9 è sempre la solita e non è stato fatto abbastanza per valorizzarla; anzi, la combinazione con l'open world ha reso ancora più ripetitivi determinati meccanismi.

Trofei PlayStation 4

Sono quarantaquattro i Trofei di Dynasty Warriors 9, e molti di essi possono essere ottenuti semplicemente portando a termine la campagna, grazie allo sblocco dei vari personaggi. Completare anche le loro storie consentirà di ottenere ulteriori Trofei, così come dedicarsi all'esplorazione dell'open world, scoprendo nuovi luoghi.

La questione tecnica

L'open world, insomma, non risolve i problemi storici di Dynasty Warriors, anzi per molti versi li enfatizza. Elementi come la possibilità di portare attacchi stealth durante la notte, inoltre, sono stati implementati davvero male e costituiscono un'opzione che difficilmente sarete disposti a considerare. Del resto gli spazi rimangono sempre molto ampi, non c'è una reale percezione delle presenze e dunque tutto si riduce a premere un tasto per il colpo a sorpresa nel momento in cui veniamo individuati da una guardia. A queste criticità si aggiunge la questione tecnica, che nel caso di questo capitolo risulta sorprendentemente incisiva, ma in negativo. Su PlayStation 4 Pro il gioco offre due differenti modalità di visualizzazione: la prima dovrebbe enfatizzare la risoluzione e limitarsi a trenta fotogrammi al secondo, ma nella realtà dei fatti risulta scattosissima e probabilmente non va oltre i 15-20 fotogrammi; la seconda, focalizzata sulle prestazioni, dovrebbe in teoria girare a sessanta frame al secondo, ma arriva a stento a trenta.

Questa seconda opzione consente di giocare senza grandi problemi, ma non mancano i cali quando i nemici sono tanti e, soprattutto, torna in modo prepotente l'effetto pop-up, mai così evidente: interi blocchi di avversari che compaiono a pochi metri o addirittura si spostano misteriosamente, lo stesso cavallo a volte è invisibile, ma la fatica nello streaming dei contenuti si nota anche dalla lentezza con cui le texture delle ambientazioni vengono renderizzate. Si tratta di un sostanziale passo indietro rispetto a quanto Omega Force era riuscita a fare con le varie edizioni di Dynasty Warriors 8, ed è inspiegabile come una situazione del genere sia stata presa sotto gamba fino al lancio. Su PC ovviamente la questione è differente, lo streaming dei contenuti funziona, le regolazioni sono numerose ed è dunque possibile ottenere anche i sessanta frame al secondo (sebbene mantenerli stabili sia un altro discorso), ma ci sono tanti altri aspetti che avrebbero bisogno di una sistemata e che evidenziano un lavoro di conversione non particolarmente brillante.

Versione testata
PlayStation 4, PC Windows
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Multiplayer.it

6.5

Lettori (18)

7.6

Il tuo voto

Pensavamo che l'introduzione di una struttura open world potesse rappresentare un'evoluzione per Dynasty Warriors 9, ma le cose non sono andate esattamente così. Il gioco mette sul piatto una lunga campagna con tante missioni e personaggi sbloccabili, ma soffre degli stessi difetti di sempre e anzi in alcuni casi li enfatizza proprio per via del nuovo approccio. A queste perplessità si aggiunge una realizzazione tecnica che evidentemente non regge il peso del mondo aperto, con frame rate problematici, il ritorno del famigerato pop-up ed evidentissimi problemi di streaming degli asset. In definitiva, i fan della serie potrebbero trovare comunque interessante il nuovo approccio, ma tutti gli altri farebbero bene a tenersi a distanza.

PRO

  • Campagna lunga, con tante missioni e personaggi
  • Bella colonna sonora
  • Ai fan irriducibili potrebbe piacere

CONTRO

  • Open world vuoto e poco ispirato
  • Estremamente ripetitivo
  • Diversi problemi tecnici

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