Sushi Striker: la recensione 31

Questo strano puzzle game a tema culinario per piattaforme Nintendo merita la vostra attenzione?

RECENSIONE di Christian Colli   —   07/06/2018

Oggi il sushi è uno dei piatti più apprezzati della cucina nipponica anche in Italia, grazie alla diffusione dei locali "all you can eat" che propongono la pietanza - a base di pesce crudo, per chi non lo sapesse - in quantità industriale e a prezzi molto contenuti. Un tempo, amici e parenti ci guardavano schifati quando noi nerd, che vedevamo mangiarlo nei cartoni animati giapponesi, parlavamo di sushi: oggi è normale sedersi davanti ai nastri trasportatori di qualche localino e chiacchierare tra un nigiri e l'altro. Il nigiri è un tipo di sushi, eh. Ogni variante di questo piatto ha un nome: nigiri, temaki, hosomaki e così via. Sushi Striker vi spiega ogni piatto in una sorta di piccola enciclopedia, offrendo anche illustrazioni annesse che fanno venire l'acquolina in bocca: ciò dovrebbe farvi capire quanta cura i ragazzi di indieszero - gli stessi dell'ottimo Theatrhytm Final Fantasy - hanno riposto nella presentazione di questa portata videoludica. Quel che conta davvero, però, è il sapore: se volete sapere quanto è "fresco" il pesce di Sushi Striker, continuate a leggere!

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La guerra dei sushi

Sushi Striker è infarcito di dialoghi e cinematiche, completamente a cartoni animati, che raccontano una delle storie più strampalate che ci sia capitato di vedere. Siamo decisamente ai livelli di Inazuma Eleven, per fare un esempio videoludico, perché se nella serie Level-5 tutto il mondo ruotava intorno al calcio, nel puzzle game firmato indieszero il sushi è al centro di ogni cosa. Nel mondo di Sushi Striker, infatti, il pesce si sta estinguendo e per questo motivo il sushi è diventato una prelibatezza per cui vale la pena combattere vere e proprie guerre. Ora che è l'Impero controllare la distribuzione del sushi, solo gli impavidi ribelli hanno il coraggio di lottare per far sì che esso torni di dominio pubblico: il giocatore interpreta dunque Musashi, un ragazzo - o una ragazza, potete scegliere il sesso all'inizio della partita - che, in seguito a una rocambolesca serie di eventi, si ritrova a combattere insieme ai ribelli e agli spiriti del sushi, creaturine che ricordano decisamente i pokémon e che conferiscono svariati poteri.

Il viaggio di Musashi è scandito attraverso decine di battaglie all'ultimo sushi contro gli sgherri più o meno importanti dell'Impero. I dialoghi, scritti completamente in italiano e recitati in un inglese sottotono che ci ha fatto desiderare un'opzione dual audio purtroppo assente, sono la festa del nonsense e dei cliché, ma era prevedibile dato che la storia è un ovvio pretesto: ogni combattimento aumenta i punti esperienza del nostro eroe e dei suoi spiriti sushi, sbloccando a certi level up nuovi piatti, bonus e abilità. Progredendo nell'avventura, Musashi acquisisce anche nuovi gadget che permettono di personalizzare le sue capacità in battaglia, come le rotelle che alterano la velocità dei nastri trasportatori e, quindi, del livello di difficoltà in generale con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso. Il tutorial è piuttosto lungo e si può considerare finito una volta raggiunto il villaggio in cui è possibile, tra le altre cose, affrontare altri giocatori online oppure in locale: in questo senso, Sushi Striker sarebbe anche un ottimo party game da salotto, visto che si può giocare con un Joy-Con a testa, se solo non fosse dannatamente irritante.

Vinca il gunkan migliore

Le dinamiche di Sushi Striker sono piuttosto semplici, in apparenza, ma una volta raggiunto un certo livello di progressione, dopo aver sbloccato alcune feature come, per esempio, gli spiriti dei sushi e le loro evoluzioni, appare chiaro che il titolo indieszero è molto più stratificato e complesso di quanto possa sembrare all'inizio. Essenzialmente si combatte così: ogni sfidante ha davanti tre nastri trasportatori, più uno centrale comune anche all'avversario. Sushi Striker è un match-color, quindi bisogna legare insieme i piatti adiacenti dello stesso colore, possibilmente nell'arco dei sette secondi che un piatto impiega a percorrere lo schermo da un capo all'altro. Una volta collegati piatti a sufficienza, magari "rubando" quelli nel nastro centrale, oppure quando scade il tempo a disposizione, il nostro beniamino accumula i piatti su un tavolino, pronto a scagliarli manualmente oppure automaticamente quando le pile diventano troppo alte: solo allora si infliggono effettivamente i danni all'avversario che, perduti tutti i punti vita, risulterà sconfitto.

Ovviamente, più lunghe sono le combo, maggiori saranno i danni inflitti sulla base dei moltiplicatori che dipendono da svariati fattori come gli spiriti dei sushi equipaggiati - un massimo di tre, più due di riserva - e le portate collegate. Ogni combo, oltretutto, carica gli indicatori degli spiriti: le loro abilità, una volta attivate a indicatore riempito, rappresentano un importante elemento strategico, dato che alcune infliggono semplicemente danni all'avversario, mentre altre possono cambiare i colori delle portate, trasformare il sushi in dolcetti curativi o addirittura generare barriere che possono essere sfondate soltanto da combo di un certo numero di colpi. A tutto questo si aggiungono poi regole e varianti che rendono gli scontri sempre più complicati, magari mettendo in mezzo portate speciali che possono essere legate soltanto in combo di una certa entità e così via. Come abbiamo detto, l'azione frenetica si sposa con una complessità tattica davvero notevole. Sfortunatamente questo è il momento in cui casca l'asino, perché se si riesce a sorvolare sulla grafica coloratissima ma decisamente più consona a un app per smartphone e ai costi di produzione decisamente bassi, diventa più difficile prendere confidenza con un sistema di controllo che, molto semplicemente, non è stato pensato per una console come Nintendo Switch.

Impugnando Joy-Con o Controller Pro, la selezione delle portate tramite stick analogico si rivela ben presto macchinosa e imprecisa, tant'è che si ottengono risultati migliori abbandonando ogni pretesa strategica a favore delle rotazioni a casaccio, senza contare che bisogna barcamenarsi con le funzioni degli altri tasti. Tutto diventa più gestibile impugnando soltanto lo schermo di Switch - dopo aver scollegato completamente i Joy-Con - per ricorrere ai controlli touch, più semplici ma altrettanto imprecisi: sembra quasi che lo schermo non riconosca correttamente gli input tattili, specie se scorriamo il dito troppo in fretta sui nastri trasportatori in movimento. L'idea che ci siamo fatti, insomma, è che il gioco sia stato pensato innanzitutto per lo schermo inferiore del Nintendo 3DS con l'impiego di un comodo pennino e che nella conversione per Switch si sia perso qualcosa. Sono problematiche cui ci si abitua dopo qualche ora e un po' di pratica, beninteso, ma rendono l'esperienza comunque frustrante nelle occasioni peggiori, rimarcando l'importanza di una mano fortunata rispetto alla pura e semplice bravura del giocatore.

Versione testata
Nintendo Switch
Multiplayer.it

6.8

Lettori (3)

5.0

Il tuo voto

Sushi Striker: Way of Sushido è un puzzle game davvero originale e divertente... finché il livello di difficoltà cresce, giustamente, e diventa fondamentale giocare di strategia, scegliendo con cautela le proprie mosse. Cosa che diventa sempre più difficile fare a causa di un sistema di controllo macchinoso e impreciso che fa pesare ulteriormente l'intrinseca ripetitività dell'esperienza. Peccato, perché indieszero ha messo tantissima carne al fuoco, riuscendo a inventarsi un mondo e una dinamica di gioco folli e coinvolgenti.

PRO

  • Le meccaniche sono complesse e interessanti
  • Il mondo è divertente e originale
  • È longevo e offre la modalità multigiocatore

CONTRO

  • Sistemi di controllo imprecisi e frustranti
  • Estremamente ripetitivo
  • La storia è soltanto un pretesto