Darwin Project, la recensione 11

Il battle royale free-to-play di Scavengers Studio debutta finalmente in versione finale su PC e console: ecco quindi la nostra recensione di Darwin Project

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   14/01/2020

Indice

La recensione di Darwin Project sembra trasportarci in un universo parallelo in cui il fenomeno di Fortnite ha visto l'uscita di uno spin-off ambientato all'interno di uno scenario innevato. Sul serio: se lo andaste a raccontare a qualcuno, mostrandogli il gioco, non avrebbe motivo di dubitarne.

Le similitudini fra il titolo di Scavengers Studio e il blockbuster di Epic Games sono numerose, in particolare dal punto di vista stilistico: i personaggi, le ambientazioni e gli oggetti sembrano provenire dalla medesima mente creativa, con la loro impostazione colorata e cartoonesca, e finanche il tema musicale appare straordinariamente somigliante. Al di là dell'appartenenza allo stesso genere, tuttavia, i punti di contatto fra le due produzioni si fermano praticamente qui.

Mappa ed equipaggiamento

Darwin Project è ambientato in un futuro post-apocalittico in cui le masse si intrattengono di fronte a competizioni televisive basate sulla violenta eliminazione dei partecipanti, in perfetto stile Hunger Games, ma parliamo in questo caso di match di dimensioni ridotte, dieci-contro-dieci esclusivamente a colpi di scure o frecce, che si svolgono all'interno di uno scenario diviso in sette esagoni comunicanti. Ognuna di queste zone, come da tradizione, è caratterizzata da paesaggi differenti: ci sono i distretti forestali, fatti di montagne rocciose, alberi e neve; ma anche quelli che presentano strutture più o meno elaborate, che vanno dai fortini alle zone industriali. Percorrere queste location a piedi non risulta troppo impegnativo, viste le distanze contenute, ma c'è un focus sul crafting che prende spunto più dalla formula originale di Fortnite che non dalla sua declinazione battle royale.

I partecipanti al match devono infatti utilizzare la propria accetta per fare a pezzi gli alberi e raccogliere legna, estrarre pellame da vecchie poltrone abbandonate, aprire casse lasciate in giro e impiegare i materiali ottenuti per la costruzione di frecce, trappole e vestiti dotati di bonus di resistenza e velocità. Non solo: all'interno di ogni quadrante compare a un certo punto un apparecchio elettronico che, una volta conquistato, conferisce la componentistica necessaria alla costruzione di dispositivi che vanno dal teletrasporto alla mimetizzazione, dai boost verticali alle torrette di difesa. In maniera random le zone vengono "chiuse" e ci si deve spostare rapidamente in un altro esagono, cosa che finisce per rendere gli incontri più frequenti e pericolosi. Inoltre bisogna prestare attenzione all'indicatore del freddo: per evitare di morire assiderati, ogni tot è necessario accendere un fuoco da campo e riscaldarsi, rischiando tuttavia di essere individuati.

La progressione viene limitata anche in questo caso a ciò che succede nell'ambito della singola partita, ma con un meccanismo diverso rispetto a ciò che generalmente si vede nei battle royale. Prima di accedere all'arena, infatti, è possibile scegliere fra tre classi preimpostate oppure gestire in autonomia le opzioni disponibili nella ruota del crafting per plasmare un combattente che si adatti al meglio alle nostre esigenze. Così le frecce possono essere normali, traccianti o infuocate, con differenze in termini di gittata e potenza; l'accetta può essere potenziata per funzionare meglio come arma contro gli avversari o tagliare più rapidamente; il mantello può avere un diverso grado di protezione dal freddo e supportare la mimetizzazione con il paesaggio; gli scarponcini possono renderci più veloci o più silenziosi. È inoltre possibile scegliere fra varie trappole e vari dispositivi elettronici per completare il proprio equipaggiamento.

Viene infine dedicato ampio spazio alle personalizzazioni estetiche, sbloccabili tramite una valuta in-game che si ottiene giocando oppure attraverso un set di microtransazioni. Si possono così acquistare armi di aspetto differente, vestiti e quant'altro serva per caratterizzare in maniera forte il nostro avatar.

Gameplay, struttura e realizzazione tecnica

La natura "ridotta" di Darwin Project rispetto al già citato Fortnite viene compensata da un substrato strategico originale e interessante. Gli scontri possono risolversi nel giro di pochi colpi ben assestati, questo è vero, ma vincere un duello si rivela fin da subito meno banale di quanto ci si possa aspettare. Le collisioni con le accette e il timing dello swing vanno infatti compresi alla perfezione perché si possano infliggere danni agli avversari, e a maggior ragione il tiro con l'arco richiede una precisione non indifferente visti i bersagli in costante movimento, tanto che su PC è letteralmente impossibile avere qualche speranza di vittoria giocando con il controller: mouse e tastiera sono d'obbligo.

Prima di arrivare al confronto, tuttavia, può passare del tempo: gli esagoni che compongono la mappa vengono inizialmente invasi da uno o due partecipanti in maniera casuale, senza la tradizionale fase di lancio e di atterraggio, e individuare la posizione del nemico richiede talvolta vere e proprie indagini.

Interagendo con un albero abbattuto o una poltrona divelta ci verrà mostrato per alcuni secondi dove si trova l'avversario che ha toccato tali oggetti, mentre a distanza ravvicinata qualsiasi azione che non sia la normale camminata segnalerà la nostra presenza con un indicatore visivo.

Purtroppo le dinamiche che caratterizzano gli scontri non fanno il necessario salto di qualità, mantenendo intatte quelle soluzioni semplicistiche che tuttavia il grande pubblico sembra apprezzare: non ci sono appostamenti se non di fortuna, ma soprattutto le manovre evasive (capriole e scarti laterali) lasciano il personaggio vulnerabile ai colpi, rendendo ancora più complesso sottrarsi a un duello che ci vede in netto svantaggio. Viene da sé che la grande enfasi sul timing e la precisione di tiro, come detto da effettuare sempre e comunque verso bersagli in continuo movimento, ponga anche un sostanziale focus sulla qualità della connessione: una latenza medio-alta può rappresentare uno scoglio insormontabile.

Le modalità inizialmente disponibili in Darwin Project sono due, solo e tag, che ci vedono appunto affrontare battaglie tutti-contro-tutti oppure nell'ambito di cinque coppie. In ogni caso il matchmaking è piuttosto rapido, segno che il lungo periodo in accesso anticipato ha contribuito a creare una community ampia e appassionata, che non mancherà di farvi a pezzi durante le prime, tragiche partite. Superato il livello cinque è possibile cimentarsi anche con la modalità Director, che rappresenta senza dubbio un'affascinante variazione sul tema: anziché competere nell'arena, controlleremo un drone e potremo influenzare in vari modi l'andamento del match, scegliendo ad esempio le zone da chiudere, bombardandone altre, mettendo bersagli su alcuni giocatori e avvantaggiandone altri. Un grande potere che tuttavia a un certo punto finisce per esaurirsi, lasciandoci a fare da spettatori passivi alle fasi finali dello scontro.

Dal punto di vista tecnico, come detto, il titolo di Scavengers Studio si pone in maniera molto simile a Fortnite, rinunciando alla personalità in favore di una forma di emulazione forse eccessiva, che come detto si estende addirittura al tema musicale. Ci sono alcuni tocchi di classe, vedi ad esempio la neve che si sposta al passaggio nelle parti più fredde dello scenario, ma in generale ci troviamo di fronte a una grafica semplice e cartoonesca, che sul fronte delle animazioni trova il giusto compromesso ma paga dazio per quanto concerne la varietà visiva delle ambientazioni, la precisione delle collisioni e, soprattutto, la resa degli impatti: i confronti corpo a corpo risultano inevitabilmente scivolosi. Sulla configurazione di prova abbiamo potuto giocare a 2160p e con tutti i parametri al massimo, ottenendo tuttavia i 60 frame al secondo stabili solo agendo sullo scaler interno e portando la risoluzione reale all'80% dell'output.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore: Intel Core i5 6600K
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 1080 Ti
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 10
Requisiti minimi
  • Processore: dual core da 2,4 GHz
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 750, GTX 660
  • Memoria: 4 GB di RAM
  • Hard disk: 6 GB di spazio richiesto
  • Sistema operativo: Windows 7 a 64 bit
Requisiti consigliati
  • Processore: quad core da 2,4 GHz
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 970, GTX 1060
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Hard disk: 6 GB di spazio richiesto
  • Sistema operativo: Windows 7 a 64 bit
Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store
Prezzo
Gratis
Multiplayer.it

7.5

Lettori (8)

8.0

Il tuo voto

Darwin Project è un battle royale stilisticamente fin troppo simile a Fortnite, ma che tuttavia è in grado di offrire un'esperienza diversa, più contenuta e più strategica rispetto al fenomeno di Epic Games. Il sistema di selezione delle abilità prima di scendere in campo, l'enfasi sul crafting, la presenza di elementi survival come la tolleranza del freddo e degli indizi per l'individuazione degli avversari concorrono a creare un gameplay peculiare, che moltissimi utenti hanno dimostrato di apprezzare nel corso del lungo periodo in accesso anticipato. È un peccato che il gioco rinunci in partenza a un combat system più sofisticato, limitandosi a rimanere nel solco di una semplicità ormai ampiamente sdoganata ma non per questo meno tediosa.

PRO

  • Diverse novità interessanti
  • Elementi strategici apprezzabili
  • Molto carino da vedere...

CONTRO

  • ...ma fin troppo ispirato a Fortnite
  • Combat system controverso
  • La modalità Director non ci ha fatto impazzire