Dread Nautical, la recensione 1

Un curioso mix di strategia, survival, toni lovecraftiani e grafica da cartoon: questo in sintesi è Dread Nautical, disponibile su Apple Arcade e oggetto della nostra recensione

RECENSIONE di Fabio Palmisano   —   17/01/2020

Dread Nautical, di cui state leggendo la recensione, è l'ultimo lavoro di Zen Studios, software house ungherese che vanta un curriculum composto quasi esclusivamente di videogame di flipper. Sorprende dunque vedere come il team abbia scelto una strada decisamente non convenzionale per uscire dalla propria comfort zone: anziché puntare su un genere videoludico classico o su uno di quelli più in voga nell'attuale panorama mobile, gli sviluppatori si sono impegnati in un progetto ambizioso ed originale, che sulla struttura base di uno strategico a turni mescola suggestioni tratte dagli RPG e dai survival, il tutto con un setting e uno stile grafico quasi contrastanti. Andiamo a scoprire se il risultato finale rappresenta un'aggiunta di rilievo al catalogo Apple Arcade o un azzardo eccessivo.

Crociera da incubo

Dread Nautical si apre con una sequenza che introduce l'utente alla trama di gioco: una nave da crociera piena di turisti viene invasa da una forza misteriosa che trasforma quasi tutti in mostruosità tentacolari, e il nostro protagonista (da scegliere fra quattro profili diversi per aspetto e abilità) si risveglia in questa situazione spiacevole con in testa l'obiettivo di trovare altri superstiti e tentare di sfuggire all'orrore. I richiami alle opere di Lovecraft sono evidenti, tuttavia Dread Nautical non assume mai un tono ben definito, alternando situazioni leggere ad altre drammatiche in maniera quasi schizofrenica, e il connubio con uno stile grafico cartoonesco non fa che aumentare la sensazione di trovarsi di fronte a un titolo che sotto questo profilo si dimostra fin troppo ambiguo per essere apprezzato al 100%.

In un certo senso, questa tendenza ad accorpare influenze molto distanti tra loro si rispecchia anche in un gameplay che mette insieme elementi che non sempre danno l'impressione di legarsi bene fra loro. Alla base di Dread Nautical ci sono i dettami tipici di uno strategico a turni: visuale isometrica, sistema di movimento a caselle, slot limitati per armi e oggetti e abilità attive e passive diverse per ogni personaggio. Con dei nemici nelle vicinanze, il gioco appare subito familiare a chi ha un minimo di esperienza col genere, con i punti d'azione necessari per compiere ogni mossa esauriti i quali si assiste impotenti alle decisioni avversarie: l'interfaccia è un po' troppo densa e le dinamiche non vengono spiegate molto bene dal tutorial, ma in linea di massima in questo frangente il titolo funziona egregiamente. Discorso diverso per le fasi esplorative, che mantenendo lo stessa impostazione risultano davvero macchinose e poco stimolanti: un problema non da poco conto, considerando che occupano buona parte del tempo trascorso con Dead Nautical.

L'avventura infatti prevede che il giocatore attraversi i 20 ponti della nave non soltanto affrontando i mostri (anzi, evitare gli scontri è tutto tranne che sconsigliabile) ma anche e soprattutto trovando e parlando con i superstiti e raccogliendo cibo e risorse indispensabili per sostenersi e riparare o migliorare il proprio equipaggiamento. Prima di poter arruolare i passeggeri ancora in vita tra le proprie fila è necessario convincerli riempiendo un apposito indicatore di fiducia, armi e corazze sono soggette ad usura e vanno messe a punto sul banco da lavoro e il cibo trovato su un ponte va razionato alla fine del livello fra tutti i membri del gruppo, cercando di non lasciare nessuno troppo a stecchetto pena perdite di performance sul campo da battaglia. Insomma, si finisce a passare più tempo a rovistare nei contenitori, a barcamenarsi tra i vari menu e a parlare (non sempre con dialoghi davvero appassionanti) con gli altri sopravvissuti che a gestire il proprio party in combattimento, ovvero quello che è l'aspetto sicuramente meglio riuscito del pacchetto. Questo e la narrazione ambigua di cui abbiamo parlato all'inizio sono due elementi che concorrono a far sì che risulti difficile appassionarsi davvero a Dread Nautical, per quanto siano evidenti gli sforzi degli sviluppatori di proporre qualcosa di originale e nonostante non ci sia nulla di realmente sbagliato nella produzione. Un peccato, considerando anche il pregevole comparto tecnico imbastito da Zen Studios: al di là di uno stile che può piacere o meno, è innegabile la cura nei dettagli e l'ottimo utilizzo dei colori, così come la qualità del profilo audio che può contare su musiche all'altezza e su un doppiaggio in inglese ben realizzato.

Versione testata
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Prezzo
Gratis
Multiplayer.it

7.2

Lettori (2)

7.7

Il tuo voto

Dread Nautical ha probabilmente il difetto di voler provare ad essere troppe cose contemporaneamente, finendo per sminuire la sua anima più interessante, ovvero quella strategica. Una trama molto presente che però non sa bene che direzione prendere, una fase esplorativa fin troppo enfatizzata e una componente survival di cui onestamente si poteva tranquillamente fare a meno finiscono dunque per rubare spazio ai combattimenti a turni che rappresentano la parte migliore dell'opera Zen Studios. Dread Nautical rimane comunque un prodotto ambizioso, che merita di essere provato anche solo per apprezzare il tentativo degli sviluppatori (riuscito solo in parte) di creare un mix inedito.

PRO

  • Intrigante mix di generi e suggestioni
  • Tecnicamente ben fatto
  • Fase strategica soddisfacente

CONTRO

  • Le altri componenti del gameplay non convincono
  • Setting e trama dai toni ambigui
  • Interfaccia e tutorial poco chiari