Hunt: Showdown, la recensione 74

L'affascinante sparatutto PvPvE di Crytek arriva in versione finale su PS4 e Xbox One, a sei mesi di distanza dall'uscita su PC: la recensione di Hunt: Showdown

RECENSIONE di Tommaso Pugliese   —   22/02/2020

Indice

La recensione di Hunt: Showdown ci vede affrontare il gioco per la prima volta su PS4, a sei mesi dal lancio della versione finale su PC.

Chi ha già avuto modo di provare o quantomeno di vedere l'affascinante sparatutto PvPvE di Crytek si sarà senz'altro fatto un'idea delle peculiari atmosfere e dell'ambientazione del titolo, che ci mette nei panni di un pistolero di fine 1800 impegnato a dare la caccia ai mostri.

Tutto nel gioco comunica tensione e inquietudine; a cominciare dallo straordinario sound design, fatto di musiche perfettamente a tema e suoni che sottolineano l'incertezza di muoversi all'interno di un luogo assediato da patetici zombie e creature infernali di vario genere, dagli evocatori di insetti agli enormi mostri costruiti con pezzi di cadaveri, dai diavoli infuocati ai mastini non-morti, che possono infliggerci danni ingenti e che vanno combattuti utilizzando armi da mischia o da fuoco, queste ultime spesso dotate di caricatori estremamente ridotti e tempi di ricarica biblici.

Gameplay e modalità

L'esperienza di Hunt: Showdown è prettamente multiplayer, con un massimo di dodici giocatori che si muovono all'interno di una delle due ampie mappe affrontando la missione in solitaria, ognuno per sé, oppure suddivisi in squadre da due o tre componenti.

La modalità principale, Cacciatore di Taglie, prevede l'esplorazione dello scenario alla ricerca di indizi per trovare ed eliminare un boss su cui pende una ricca taglia (ce ne sono tre: un enorme macellaio, un ragno gigante e un assassino sfuggente), ma è possibile anche cimentarsi con una partita veloce dai tratti più lineari, pur inevitabilmente meno interessante.

Utilizzando una speciale visione, richiamabile in qualsiasi momento, si possono individuare delle tracce azzurre nel buio: indizi che vanno localizzati e attivati per arrivare più vicini alla posizione del mostro.

Una volta ottenute tre tracce, è possibile scoprire dove si trova l'obiettivo, eliminarlo, eseguire un lungo rito di purificazione sulle sue spoglie, raccoglierle e recarsi presso uno dei punti di fuga che si trovano alle estremità dello scenario per riscuotere la taglia. C'è un solo problema: i nostri avversari non rimarranno fermi a guardare, anzi potrebbero attendere che facciamo il lavoro sporco al posto loro, freddarci e rubare le risorse che avevamo faticosamente ottenuto.

Potremmo tuttavia subire un ulteriore smacco: superata una fase iniziale "assistita", che ci conduce fino a un certo livello di esperienza, a ogni game over perderemo per sempre il personaggio che stiamo utilizzando e i suoi oggetti. Dovremo dunque ricominciare da capo con un altro pistolero, per fortuna senza annullare la progressione generale legata al profilo, quella cioè che consente di sbloccare nuove armi, equipaggiamento e abilità da assegnare.

Strategia e peculiarità

Il particolare approccio strategico all'azione, un time-to-kill spesso ridotto (basta un colpo di fucile ben assestato per eliminare un cacciatore) e la spietata interpretazione survival di Hunt: Showdown, con l'elemento della morte permanente, disegnano il quadro di un'esperienza senz'altro diversa dal solito, estremamente carica di tensione.

Il mondo tratteggiato da Crytek sulle prime risulta davvero angosciante e solo dopo qualche partita è possibile analizzarne la struttura con un minimo di obiettività, senza lasciarsi prendere dal panico a ogni colpo di pistola sparato nelle vicinanze (indice che c'è qualche potenziale avversario pronto a ucciderci), a ogni catena smossa o a ogni vetro calpestato.

All'interno degli edifici è possibile trovare munizioni o armi improvvisate, come una lampada a olio che si può lanciare sul nemico, o ancora tagliole da posizionare dietro una porta per sorprendere un cacciatore che ci ha individuato e vuole venire a stanarci.

Il gunplay è un altro degli aspetti peculiari di Hunt: Showdown. Come già accennato, la maggior parte delle armi richiede lunghi tempi di ricarica e diventa dunque fondamentale la precisione di tiro, anche e soprattutto perché le hitbox sono spietate e non concedono approssimazioni, rappresentando così in maniera plausibile le pistole e i fucili di fine '800. La penuria di munizioni può tuttavia spingere tante volte a soprassedere, cercando di restare a distanza da zombie e creature di altro genere, fuggendo in caso di pericolo.

La gestione dell'energia vitale, organizzata in tre indicatori a compartimenti stagni che si possono ripristinare utilizzando un kit medico ma che talvolta vengono bloccati da ferite particolari, che si tratti di bruciature o avvelenamento, chiude il cerchio di un gameplay molto ragionato, fatto anche di calcolo del rischio: laddove una situazione dovesse apparirci troppo complicata, potremo decidere di accontentarci di ciò che abbiamo raccolto e raggiungere il più velocemente possibile un punto di fuga per uscire indenni dalla partita e portare a casa qualcosa.

Trofei PlayStation 4

I Trofei di Hunt: Showdown sono praticamente tutti legati alla progressione, dunque si sbloccano nel momento in cui portiamo a termine le prime missioni con successo, saliamo di livello, otteniamo nuovi oggetti ed effettuiamo un determinato numero di azioni specifiche, che si tratti di completare match o eliminare nemici.

Realizzazione tecnica

Siamo abituati a immaginare le produzioni Crytek focalizzate tecnicamente sulla versione PC, e Hunt: Showdown non fa eccezione.

Pur vantando una risoluzione più alta su PS4 Pro, infatti, il gioco non si spinge oltre i 30 frame al secondo e ciò crea un divario notevole rispetto a quanto è possibile vedere appunto sulla piattaforma Windows, a patto ovviamente di possedere una componentistica di livello. La minore fluidità, in combinazione con le hitbox spietate di cui sopra, crea spesso e volentieri situazioni frustranti, in cui magari abbiamo un nemico che ci corre incontro ma non riusciamo a centrarlo e dobbiamo subire impotenti i suoi attacchi mentre ci accingiamo a ricaricare l'arma.

C'è una generale sensazione di fatica del motore grafico che si nota non solo dall'effetto pop-up su svariati asset mentre esploriamo la mappa, ma anche dalla semplice interazione con gli oggetti, che mostra una minima ma fastidiosa latenza. Colpa anche e soprattutto dell'effettistica avanzata che gli sviluppatori hanno voluto mantenere, vedi ad esempio la screen space reflection sull'acqua e un sistema di illuminazione sofisticato, senza dubbio in grado di contribuire in maniera sostanziale alle ottime atmosfere del gioco.

A tal proposito, il design delle ambientazioni appare convincente e funzionale all'azione, così come quello delle creature. L'interfaccia andava invece ripensata, essendo troppo focalizzata sull'uso del mouse, mentre i caricamenti risultano po' troppo lunghi.

Ci siamo inoltre trovati di fronte diversi glitch abbastanza gravi. Al di là di qualche brutto episodio di crash che il gioco si porta dietro dalla versione PC, inspiegabilmente, e che può tradursi nella frustrante perdita del personaggio, capita spesso che i nemici si blocchino di fronte a ostacoli invisibili. In diverse occasioni abbiamo potuto sparare con grande tranquillità a tank che non riuscivano a superare un cespuglio, e che quindi fermavano la propria carica volandosi, e allo stesso modo abbiamo visto uno dei boss incapace di uscire dall'edificio in cui si trovava, con la possibilità dunque di ammazzarlo restando tranquillamente sulla soglia e bersagliandolo di colpi.

Versione testata
PlayStation 4
Prezzo
39,99 €
Multiplayer.it

7.8

Lettori (25)

7.7

Il tuo voto

Hunt: Showdown conferma anche su PS4 le proprie indubbie qualità: ci troviamo di fronte a uno sparatutto atipico, caratterizzato da un lore estremamente affascinante, atmosfere eccezionali e un gameplay fortemente orientato alla strategia, che dà il meglio di sé nell'ambito della modalità a squadre ma risulta davvero coinvolgente anche in solitaria. Sul fronte del design è stato fatto un lavoro eccellente, tanto dal punto di vista visivo quanto da quello sonoro, ma le differenze rispetto alla versione PC sono nette e la mancanza dei 60 fps si fa sentire molto, specie per via della precisione delle hitbox e di un velo di latenza e di pop-up che comunicano la fatica del motore grafico. Peccato per i glitch, che vanno assolutamente risolti, e per un prezzo di vendita forse un tantino alto rispetto agli effettivi contenuti.

PRO

  • Atmosfera straordinaria
  • Gameplay hardcore, tattico e riflessivo
  • Design eccellente per grafica e sonoro...

CONTRO

  • ...ma su console il gioco fa fatica
  • Alcuni glitch abbastanza gravi
  • Prezzo forse un po' alto