I Cavalieri dello Zodiaco di Netflix, la recensione della seconda parte 25

Arriva la seconda parte del reboot di Saint Seiya targato Netflix: abbiamo visto i sei episodi per raccontarvi se c'è speranza per il controverso rilancio in computer grafica

RECENSIONE di Christian Colli   —   27/01/2020

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Prosegue l'inutile reboot targato Netflix e Toei Animation di Saint Seiya, la celeberrima opera di Masami Kurumada diventata famosa negli anni '80 col leggendario anime ribattezzato poi I Cavalieri dello Zodiaco un po' in tutto il mondo. Un'operazione controversa che ha sollevato enormi polemiche ancor prima di cominciare e che in questa recensione della seconda parte cercheremo di comprendere meglio: se avete letto la nostra recensione della prima parte, qualche mese fa, ricorderete probabilmente il nostro giudizio negativo. Stiamo parlando di un reboot tutt'altro che necessario, visto che il franchise va ancora forte a quasi quarant'anni dal suo esordio, e di una serie di cambiamenti che hanno indispettito i fan storici e storpiato una storia e dei personaggi che sono diventati semplicemente iconici. Incredibile a dirsi, la nuova tranche di puntate cerca di mettere una pezza ai problemi che avevamo riscontrato: vediamo insieme come.

Seiya Knights Zodiaco Netflix Part 2

La saga dei cavalieri d'argento

Avevamo lasciato Seiya e gli altri in un vulcano in eruzione dopo la sconfitta di Nero, cavaliere della Fenice nonché fratello di Shaun, cavaliere di Andromeda: il destino dei cinque sembrava incerto, ma la nuova serie comincia subito con la rivelazione che Mur dell'Ariete ha salvato tutti - compresi i cavalieri neri di Vander Guraad - tranne Nero, sacrificatosi per dargli il tempo di aiutare gli altri. Seiya si ritrova così separato dal gruppo, e subito sotto attacco: il Santuario ha inviato infatti i cavalieri d'argento ad assassinare Lady Isabel, e tra questi c'è anche Castalia, mentore di Pegasus. I primi quattro episodi di questa seconda "stagione" ripercorrono abbastanza fedelmente il canovaccio originale del manga, escludendo perciò alcuni filler dell'anime originale come le battaglie contro Docrates o i cavalieri di Morgana, e riducendo il numero di cavalieri d'argento che si avventano sui protagonisti. Lo sceneggiatore Eugene Son ha operato un lavoro di taglia e cuci abbastanza sensato, visto il poco tempo a disposizione, anticipando per esempio la cruciale battaglia tra Sirio e Argor di Perseo in cui il Dragone perde la vista per la prima volta.

Il problema delle tempistiche ristrette, tuttavia, continua ad allungare la sua ombra sulla produzione Toei Animation. Le puntate sono poche e brevi: la sceneggiatura non dà ai personaggi il tempo di respirare e maturare, trasformando i dialoghi in scambi di battutine privi di pathos, sebbene i doppiatori - che per la maggiore sono gli stessi degli anni '80 - facciano del loro meglio per tornare a calarsi nelle parti che hanno reso grandioso l'adattamento italiano di Saint Seiya. Come abbiamo detto nella recensione della prima parte, però, le voci continuano a stonare con la nuova caratterizzazione giovanile di alcuni personaggi, specialmente di Pegasus che è diventato una mitragliatore di battutine ironiche. E così, in sole quattro puntate, passiamo dallo scontro sulla spiaggia con Eris - scordatevi la famosa scena di nudo - all'arrivo di Ioria del Leone, il cavaliere d'oro che rapì Patricia, la sorella di Seiya, nella primissima puntata del reboot. Ed è a questo punto che la storia smette di reggersi in piedi e va completamente a catafascio.

I cavalieri confusi

Come dicevamo, il Santuario ha inviato i cavalieri d'argento, e poi Ioria, ad assassinare Lady Isabel, ma il motivo non è quello che credete, se avete visto I Cavalieri dello Zodiaco tanti anni fa o semplicemente letto il manga di Kurumada. Nella serie storica, infatti, il Gran Sacerdote aveva convinto i cavalieri del Santuario che Isabel fosse un'impostora, ragion per cui la volevano morta. Nel reboot, invece, la reincarnazione di Atena è legata a una profezia: la sua rinascita sulla Terra significherebbe l'inizio della fine per il genere umano, e questo sarebbe il motivo che spinge il Santuario e i cavalieri di Atena a volerla morta. Il che non ha minimamente senso: se i cavalieri esistono per proteggere la dea Atena, per quale motivo dovrebbero volere la sua morte? E non ha senso nemmeno l'improvvisa, ferrea lealtà di Seiya e gli altri cavalieri di bronzo nei confronti di Isabel. E questo non è l'unico dettaglio che non quadra con la storia imbastita negli episodi precedenti.

Abbiamo già discusso l'insensata modifica alla storyline di Tisifone, che nel reboot non indossa la maschera, e che ha giurato vendetta perché Seiya l'ha soltanto sconfitta in battaglia. Evidentemente spinto dalle critiche a restaurare il legame sentimentale tra la guerriera e il cavaliere di Pegaso, Eugene Son ha improvvisamente deciso di fare innamorare Tisifone di Seiya semplicemente per via del suo coraggio e della sua devozione alla dea Atena. Così, all'improvviso, nel giro di pochi minuti e qualche battaglia, i nemici prendono le parti di Isabel, Tisifone si prende una sbandata per Pegasus e rischia la pelle, Nero torna in scena e se ne va senza motivo, la sorella di Seiya forse è morta ma forse no e forse potrebbe essere Castalia ma forse no. La trama si evolve in modo frettoloso e confuso prima in una replica più o meno fedele della serie originale, poi prendendo una deriva completamente inedita col ritorno di Vander Guraad e i suoi cavalieri neri: mentre gli spettatori scoprono, allibiti, che in questo reboot si può imbottigliare il Cosmo e conservarlo in apposite taniche super tecnologiche, i nostri si ritrovano a combattere un boss finale da videogioco e ci lasciano con un altro cliffhanger che rimanda alla futura saga dei cavalieri d'oro.

Qualche alto e molti bassi

Ci siamo già espressi nella scorsa recensione riguardo alla qualità tecnica di questa produzione Toei Animation: è una computer grafica senza enormi pretese che alterna momenti di spicco ad abissi di mediocrità. Anche in questa stagione permangono i problemi riscontrati nella prima. Nei momenti pacati, quando i personaggi dialogano normalmente, si nota un'alternanza tra le animazioni rigide del corpo, la gesticolazione spesso esagerata e l'espressività poco convincente dei volti. I combattimenti a questo giro ci hanno fatto un'impressione migliore, più che altro perché il numero di cavalieri che si sono susseguiti sullo schermo ha lasciato poco spazio a coreografie più elaborate che rischiavano di riuscire male. Gli animatori si sono concentrati così sui colpi speciali che, tutto sommato, ci hanno ricordato efficacemente quelli delle controparti disegnate da Shingo Araki negli anni '80, specialmente nel caso dei cavalieri d'argento. È un peccato, però, che i cavalieri nel reboot continuino a scambiarsi i pugni come fossero gli Hadoken di Street Fighter EX. Peccato che non siamo più nel 1996.

Il design continua a essere convincente, fedele a quello originale nonostante il ringiovanimento generale di tutti i personaggi che, come abbiamo detto sopra, stona non poco con le voci storiche di De Palma, Balzarotti, Rosa e Cericola, ai quali si aggiunge qualche vecchia guardia come Giorgio Melazzi, che torna a interpretare Damian del Corvo. Le armature restano la parte migliore del reboot, a dirla tutta. Toei Animation ha ritoccato pochissimo quelle dei cavalieri d'argento e dei cavalieri d'oro, concentrandosi più che altro sull'effettistica e sulle texture che rendono efficacemente l'idea di una lega metallica con tanto di ammaccature, graffi e sporcizia durante i combattimenti. Le armature d'oro, neanche a dirlo, scintillano e luccicano come non mai, trasmettendo quell'aura di potenza e regalità che le ha sempre contraddistinte nei manga grazie allo scrupoloso lavoro coi retini di Kurumada, forse il suo unico talento in qualità di disegnatore. Bisogna ammettere che non è molto, ma quantomeno il reboot può vantare almeno questo rispetto nei confronti dell'opera originale.

Multiplayer.it

5.0

Le prime tre o quattro puntate di questa seconda stagione di Saint Seiya: I Cavalieri dello Zodiaco ci hanno illuso che Eugene Son fosse finalmente deciso a mettere da parte le strampalate idee del suo reboot per seguire fedelmente la storia originale. In un certo senso l'ha fatto, ma frettolosamente, ricorrendo a spiegazioni e motivazioni confuse per aggiustare il tiro e riallineare le due opere. Il risultato è una tranche di episodi sensibilmente migliore rispetto alla prima, ma ancora parecchio distante dall'anime degli anni '80 sotto molti aspetti. Noi continuiamo a pensare che questo reboot sia fondamentalmente inutile, ma ammettiamo di essere un pelo più ottimisti per il suo futuro.

PRO

  • La storia ricalca un po' più fedelmente quella originale
  • Il design delle armature e l'effettistica dei colpi segreti

CONTRO

  • Alcune motivazioni non hanno minimamente senso
  • La sceneggiatura corre troppo e sacrifica la caratterizzazione dei personaggi e dei loro avversari