Storia di una scommessa  61

Dall'era Gates a quella Ballmer. Le tappe del successo di una console yankee che è venuta al mondo già data per spacciata

Escludendo gli albori dell'era videoludica, con decine di macchine da gioco lanciate in pochi anni, la guerra delle console ha sempre visto prevalere due grandi forze, con una serie di concorrenti puntualmente schiacciati nel mezzo. Per lungo tempo queste due forze sono state Nintendo e SEGA ma l'arrivo alla bersagliera della Playstation ha scalzato porcospino e compagni e ha indebolito l'armata di Mario. A riportare equilibrio ci ha pensato inaspettatamente Microsoft, araldo del PC, sfornando la sua Xbox e costringendo Sony e Nintendo a rivedere i loro piani, tanto che per la prima volta è nato un mercato con tre contendenti ognuno dei quali capace di piazzare decine di milioni di macchine.

Così un cassone un po' sgraziato e decisamente pesante ha reclamato il suo posto nel mercato in quel fresco Novembre del 2001. Da noi il carro armato Microsoft è giunto il 14 Marzo del 2002 ma qualcuno si è dannato per avere la console al lancio americano. Inutile negare che ero rimasto stordito, come molti appassionati di tecnologia, dai trailer e dalle immagini che sfoggiavano un salto che prima d'allora avevo visto solo nel 1995, con l'uscita della 3DFX. Una vera bestia la prima Xbox, anche nel cuore. Uno scatolone nero/verde accompagnato da un pad tanto ingombrante quanto sorprendentemente comodo una volta ridotte le immani dimensioni con la versione S. Un titano senza freni insomma, che prometteva agli amanti del videogioco occidentale un futuro glorioso e scoppiettante. Ancora oggi è impossibile non stupirsi di fronte alla resa estetica di Splinter Cell oppure di fronte alla prima potente incarnazione del Master Chief. Xbox, è inutile negarlo, mi ha colpito in quanto amante del gaming occidentale e, con altrettanta forza, come appassionato di qualsiasi nuovo approccio al mondo dei videogiochi. Mai, prima dell'arrivo della console Microsoft, mi ero prodigato tanto nella scrittura dedicata al mondo dei videogiochi, nonostante l'assoluta passione che dall'Intellivision mi ha portato a spendere ogni singola lira su console, PC, portatili, edizioni da collezione e via dicendo. La spinta è venuta dal bisogno di spiegare perchè quel cassone americano, in pieno dominio nipponico, avesse un senso. Un senso legato sia alla visione del gioco online, ereditata assieme a svariati sviluppatori e titoli dallo sfortunato Dreamcast e ancora lontana dai pensieri di Sony e Nintendo, sia per la necessità, ovviamente finalizzata all'espansione del mercato console, di sdoganare determinati generi al pubblico di massa.

Approccio aggressivo

Sin dagli inizi Xbox ha mostrato un approccio aggressivo mettendosi in concorrenza diretta con Sony e sfidandola sul suo terreno con un pc ottimizzato, criticato per questo, ma di facile programmazione e con un processo costruttivo non raffinato ma qualitativamente ottimo.

Ovviamente le pubblicità sono state altrettanto aggressive, non troppo accomodanti o sottili ma ruvide e potenti, nel segno della macchina che rappresentavano. Un trend che si è conservato fino ai primi anni di vita di Xbox 360, con svariati spot tacciati di istigare alla violenza, quando la filosofia nativa si è successivamente diluita tra necessità di rinnovo, ban e critiche, diventando però un fenomeno di costume al pari degli spot osè dell'Ikea. Ma all'alba del millennio il messaggio di quelle pubblicità decisamente crude era uno solo ed era forte: Microsoft, titano dell'era informatica, era scesa in campo e aveva intenzione di restare. Ma anche se quella natura selvatica si è un po' persa con la seconda generazione, senza di essa la console Microsoft non avrebbe probabilmente avuto il sostegno del cosiddetto zoccolo duro, quella parte di utenza che non conta per il numero ma per la determinazione con cui sostiene un prodotto. Una forza fondamentale e costante che è stata sostenuta non solo dall'identità occidentale della macchina ma, nello specifico, dalla capacità di proprorre il gaming da PC con la comodità del divano e con la semplicità di utilizzo propria delle console. All'improvviso, quasi come un fulmine a ciel sereno, ecco che l'utente occidentale poteva compiacere tutti i propri desideri tra Knights of Old Republic, Jade Empire, Wings of War, Pariah e via dicendo, e il tutto senza capirci un'acca di computer e sistemi operativi.

I pilastri di un piano ben riuscito

Halo, vero portabandiera della console, è stato uno dei progetti più sofisticati grazie anche alla genesi per Mac. Il colpaccio di Microsoft, tra l'altro, non ha solo dato a Xbox un'icona di prima categoria ma ha cambiato il modo di concepire gli FPS. D'altronde prima dell'arrivo del Master Chief e di un pad studiato appositamente, il genere degli sparatutto in prima persona godeva di scarsa considerazione su console. Strattonato, striminzito, grandioso nelle poche manifestazioni ma rigido, non agonistico, poco dinamico. Oggi tutto è diverso. Il mouse non si raggiunge, ma il gameplay in prima persona ha spazio su console e Microsoft l'ha sostenuto per tutti questi 10 anni con un flusso costante di porting da PC. Fenomeni come quello di Call of Duty su console sarebbero impensabili senza il lavoro di bungie. Ovviamente di errori, tra cui quello macroscopico dell'instabilità dell'hardware delle prime Xbox 360, Microsoft ne ha fatti. Ma tra questi non rientra certo spingere l'online tra una Sony titubante e una Nintendo in vena di negazionismo. Oggi la lungimiranza di Microsoft è evidente, visto che l'online è un pilastro della sua offerta, con un mercato arcade prolifico e oltre 10 milioni di utenti paganti. Per promuovere la propria piattaforma online, Microsoft ha spinto partendo ovviamente dall'infrastruttura di Halo, dal matchmaking articolato e dalla chat vocale, ma il punto di partenza è Project Gotham Racing 2, altro legame della console con la storia del Dreamcast, con il primo multiplayer a 8 giocatori. Da non sottovalutare comunque l'eredità di SEGA che ha visto molti dei suoi fan adottare Xbox come nuova macchina del cuore con la riproposizione di Shenmue e titoli di assoluta importanza come Jet Set Radio Future e Panzer Dragoon Orta.

I benefici della concorrenza

Lo slancio della prima Xbox, incentrato anche su nuove IP d'impatto, ci ha regalato svariate perle. Citiamo per l'ennesima volta Halo e Splinter Cell ma l'approccio di Microsoft ha dato vita anche ad altre serie di spessore come Fable (forse impossibile senza il sostegno di Redmond), Ninja Gaiden, Steel Battalion, Otogi e Rallisport Challenge e, inoltre, ha contribuito al successo del sodalizio tra Bioware e Lucasarts.

Purtroppo, l'identità peculiare della console, a metà tra PC hardcore e prodotto mainstream, ha fatto anche vittime illustri come GunValkyrie o come l'ottimo Deathrow che, pur recuperando in modo più che valido gli sport futuristici, ha realizzato vendite a dir poco modeste. Pessima anche la sorte di Galleon, atteso titolo del creatore di Tomb Rider con il quale non ha condiviso il successo per il troppo ritardo e forse anche per l'assenza del vistoso davanzale di Lara. Clamorosi anche i fallimenti di Phantom Dust, creato dal designer di Panzer Dragoon, e Phantom Crash di Phantagram che, nonostante l'impegno profuso per sfruttare l'hardware della console, si è trovata con un pugno di mosche in mano. Entrambi sono comunque diventati cult per un'utenza entusiasta del supporto di Microsoft al multiplayer e ai titoli di nicchia. La ricerca disperata di esclusive della casa di Redmond non ci ha fatto mancare nemmeno tonfi clamorosi come Tork, un platform a dir poco superfluo, il cui sottotitolo, Prehistoric Punk, avrebbe dovuto instillarci qualche dubbio. In ogni caso la prima Xbox ha comunque un'identità forte, con decine di titoli per tutti i gusti, che conta tra le sue fila exploit celebri, come il sorprendente The Chronicles of Riddick: Escape from Butcher Bay, che ha lanciato Starbreeze nell'olimpo degli sviluppatori a tripla A.

Xbox 360

Anche se abbiamo toccato solo una minima parte dei titoli, è chiaro che la prima console di Microsoft, nonostante il successo commerciale relativo, ha avuto un ruolo importante nel mondo dei videogiochi: da una parte lanciando il gaming occidentale nel mondo delle console, oggi superiore a quello orientale, e dall'altra cavalcando una componente online che è poi diventata il pilastro del progetto Xbox trascinando anche le console concorrenti. Paradossalmente, il successo è arrivato con un parziale cambio di rotta che ha però consentito alla console di essere vista come una macchina multimediale e non solo come un PC reso più accessibile.

Xbox 360, anticipando PlayStation 3, ha comunque segnato il passaggio tecnologico pur essendo relativamente inferiore, in termini assoluti, alla console Sony, anche grazie a una tecnologia general purpose che ne ha fatto uno strumento molto più efficace per i titoli multipiattaforma. Il titolo che ha permesso alla console di essere ricordata negli annali della tecnologia è Gears of War con il suo esaltare il machismo, caricaturandolo in modo evidente, mettendo però le generose forme dei personaggi al servizio di un'estetica massiccia. Un comparto estetico che ha finalmente sbattuto in faccia ai giocatori il passaggio tecnologico tra la vecchia e la nuova generazione. Testosterone digitale, nella forma e nalla sostanza, esposto in modo decisamente onesto e capace di elevare allo status di star videoludica l'esuberante Cliff Bleszinsky. Diversa la filosofia di Mass Effect, uno dei titoli più importanti per conquistare chi non era convinto dai titoli in stile "Xbox". Un videogioco eroico ma maturo e caratterizzato da un design delicato e sinuoso, un ritorno alla fantascienza vecchio stampo, fatta di mille razze e pianeti, e che, nonostante il successivo passaggio al multipiattaforma, resta un testimone e un attore fondamentale del cambiamento di identità delle console Microsoft. Una trasformazione che parallelamente si è ripercossa sulla pubblicità con il lapidario Play More sostituito dallo slogan Jump In e da spot più allegri, votati a promuovere un multiplayer per tutti. A dire il vero, inizialmente, la campagna Jump In conteneva tracce della filosofia primogena di Xbox, ma un paio di spot banditi dai network televisivi hanno convinto Microsoft a compiere una transizione completa. Celebre il passaggio che ha portato all'eliminazione delle prime pubblicità concettuali in favore di campagne più pragmatiche e più accessibili. Memorabile uno dei primi spot, in cui decine di persone inscenavano una sparatoria con le dita, che è stato criticato perchè mostrava tensione eccessiva in un luogo pubblico. Meno criticata invece, e già più legata all'immagine di divertimento leggero, la pubblicità incentrata su un'enorme battaglia a suon di gavettoni. Molto diversi, ma a loro modo epocali, gli spot dedicati alle incarnazioni di Halo sulla seconda console Microsoft. In questo caso Microsoft e Bungie hanno fatto davvero pochi errori uscendo dal videogioco ma senza abbandonare l'immaginario della saga. Il picco qualitativo si raggiunge con lo splendido diorama di Halo 3 creato per il trailer Believe. Ma in quanto a successo è stata Epic a regalare alla 360 il trailer più amato dal pubblico. Stiamo parlando dello spot di Gears of War che, in un connubio esplosivo tra immagini e musica, ha dato a un'intera serie la sua dimensione emotiva.

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Sospesa tra due mondi

Come dicevamo, anche Xbox 360 ha continuato a incamerare porting di FPS da PC. Ma nel frattempo Sony ha recuperato il terreno perduto e così, per avere un qualcosa di distintivo e mantenere l'appeal nei confronti dei consolari dall'anima PCista, Microsoft ha deciso di includere nella lineup della propria console anche parecchi strategici come Command & Conquer, Tropico e R.U.S.E..

Non tutti si sono adattati al meglio, con qualche problema a inficiare anche il valido ma "non pienamente convincente" Halo Wars, eppure anche questi titoli hanno senza dubbio arricchito un'offerta a dir poco varia. Ma il vero serbatoio di esclusive temporali o assolute arriva dagli indie e dagli Xbox Live Arcade. I titoli Arcade hanno avuto un ruolo fondamentale nell'avvicinare i giocatori alla piattaforma multimediale Microsoft, in USA affiancata anche dallo streaming di film e serie TV che finalmente inizia a farsi strada anche in Europa. L'offerta con la prima Xbox è stata limitata, ma con Xbox 360 la lineup digitale si è ampliata a dismisura. Le riproposizioni di Geometry Wars e svariate esclusive temporali del mercato digital delivery, come Limbo e Hydrophobia, sono state accompagnate da veri trionfi come l'intuitivo Trials HD, il sorprendente platform/puzzle Braid e lo shooter platform a scorrimento Shadow Complex che ha portato molti giocatori a chiedere a Epic un seguito. Tra i successi troviamo poi l'action/RPG superdeformed a scorrimento Castle Crashers, l'innovativo Backbreaker: Vengeance, il classico dei classici Super Street Fighter 2 Turbo HD Remix e titoli come Super Meat Boy. Non mancano poi riedizioni di spessore, come Soulcalibur, e anche titoli ambiziosi come il recentissimo Alan Wake's American Nightmare. Un titolo Arcade di spessore che in soli due giorni ha ripagato i costi di conversione e il cui successo, unito alla seconda giovinezza del primo capitolo distribuito su Steam, garantirà, molto probabilmente, l'arrivo di Alan Wake 2.

Assalto al Giappone

L'assalto al Giappone è iniziato già con la prima Xbox e non si è ancora concluso. Come armi Microsoft ha usato svariati titoli sviluppati esclusivamente per i gusti nipponici come N.U.D.E. e oggi il supporto agli shooter a scorrimento verticale ha fatto della Xbox 360 una delle console preferite dagli amanti del genere.

Tra Otomedius ed Espgaluda non mancano nemmeno le offerte peculiari e c'è anche spazio nel campo dei picchiaduro bidimensionali che riserva all'utenza giapponese titoli interessanti come Phantom Breaker. Eppure la resistenza nipponica non sembra cedere di un millimetro, probabilmente anche a causa di un'offerta disomogenea e non sempre all'altezza del compito. La lineup orientale della console Microsoft si divide infatti in JRPG fin troppo complessi e poco adatti al mainstream, simulatori dedicati a un'utenza che non vuole una console occidentale, seguiti troncati, shooter di nicchia e titoli non supportati a sufficienza che hanno portato i giapponesi a vedere la console yankee sotto una luce ancora peggiore. Tra questi ultimi troviamo senza dubbio il picchiaduro 2D Samurai Showdown: Sen, l'hack & slash di rara bruttezza Onechanbara: Bikini Samurai Squad, e Operation Darkness, JRPG tattico decisamente superfluo. Ma la deriva giapponese ha portato alla nascita titoli di un certo valore, parliamo ovviamente di Blue Dragon, ingenua ma complessa opera di Mistwalker e Artoon che ha potuto contare sul peculiare stile di Akira Toriyama (Arale e Dragonball). Mistwalker ci ha regalato poi, nel 2007, Lost Odyssey, un JRPG dalle meccaniche classiche, da molti viste come datate, ma che ha conquistato uno zoccolo duro di fan, grazie a una trama di raro spessore sostenuta da personaggi ottimi e da scelte narrative tutt'altro che banali. Purtroppo Microsoft è giunta sul suolo nipponico in un periodo buio con la crisi del gaming nipponico che ha complicato ulteriormente le cose. Ma il lavoro fatto non è andato sprecato. Tra i risultati più mirabili rientrano la conquista di calibri come Final Fantasy e Metal Gear Solid, non tanto per le vendite, quanto per il consolidarsi dell'immagine di Xbox 360 come console dal supporto completo. Inoltre, proprio grazie agli sviluppatori nipponici, sono arrivati sul mercato alcuni tra i titoli più interessanti per il sensore Kinect di cui parleremo a breve.

Una realtà consolidata

La svolta mainstream di Xbox 360 non ha privato la macchina dei suoi capisaldi, titoli che hanno saputo catturare l'attenzione svettando nelle classifiche di vendita. In testa Gears of War, aiutato dalla prestanza grafica, e ovviamente Halo 3, araldo di un multiplayer dal successo strepitoso che ancora oggi macina consensi grazie a un bilanciamento raro anche nei gli FPS per PC più blasonati. Fable II invece ha risollevato una serie che definire vittima dell'hype è a dir poco riduttivo. Ma d'altronde l'immagine di Peter Molyneux e del suo genio sono stati elementi chiave nel successo della console e la serie Fable è stata più che funzionale, garantendo alla 360 la propria serie action rpg esclusiva. Serie che continuerà a vivere in seno a Lionhead ma senza Peter Molyneux che si è diretto verso nuove avventure. Probabilmente ben quattro titoli, e svariati exploit di contorno, sono più di quanto l'esuberante designer possa

sopportare considerando che, nonostante alcune perle contenute in Fable II, la serie, per quanto fortunata e fondata su intuizioni a tratti geniali, non è riuscita ad esaltare a dovere i propri punti di forza. RARE nel frattempo, dopo l'inizio deludente, si è prima ripresa con Viva Pinata, ha infine completato il nuovo Banjo-Kazooie ed è poi diventata spina dorsale del Kinect con titoli forse non fantasiosi ma fondamentali e rifiniti come Kinect Sports. Un sodalizio iniziato con Kameo, sviluppato inizialmente per GameCube e divenuto titolo di lancio della macchina con esiti non condivisi da tutti, tanto che, se non fosse per la riuscita creazione degli onnipresenti e riusciti Avatar, la sorte di Rare sarebbe stata messa in dubbio da molti.
Tra i boom targati 360 impossibile trascurare Dead Rising, successo di vendite ed esclusiva fondamentale in termini identitari, e ovviamente Forza Motorsport 3, un titolo che ha messo per la prima volta in secondo piano la serie simbolo del racing console: Gran Turismo. Purtroppo la 360 ha anche visto scomparire Project Gotham Racing, ovvero l'altra grande serie di racing che dai primordi su Dreamcast era diventata bandiera automobilistica di Xbox. Tornando invece ai successi non possiamo certo escludere Alan Wake di Remedy. Anche in questo caso il passaggio da un'altra piattaforma alla 360 ne ha cambiato i contenuti, ed ha avuto un costo in termini di vendite, ma il risultato si è rivelato comunque ottimo, profondo e zeppo d'atmosfera. Grande successo anche per Ninja Gaiden II che è poi divenuto multipiattaforma, ma resta anch'esso un simbolo della nascita e dell'ascesa del marchio Xbox.

Kinect

Una componente importante per il presente e il futuro di Xbox è senza dubbio il Kinect. Funzionale ai titoli casual, il sensore ha riscosso un discreto successo in tal senso con oltre 10.000.000 di pezzi venduti, svariati titoli apparsi nelle classifiche di vendita e serie di assoluto successo come Dance Central e come Kinect Sports di RARE. Purtroppo a mancare è il tanto a lungo promesso gaming harcore, con feature che avrebbero dovuto rivoluzionare il mondo dei videogiochi. Alcuni sviluppatori hanno preferito attenersi ai comandi vocali, più semplici da implementare, altri hanno preferito aspettare, affermando che l'attuale potenza hardware è insufficiente per garantire piena integrazione del sensore in titoli ad alto profilo tecnologico.

A questo proposito sono indicativi i rumor di un presunto rinvio di Ryse alla prossima generazione. Qualcosa dovrebbe comunque accadere in tempi più brevi e, paradossalmente, grazie al Giappone, a riprova che il lavoro compiuto da Microsoft in terra nipponica ha avuto i suoi frutti non solo in termini di identità. Il primo titolo a giungere dall'oriente è stato Child of Eden, un gioco intuitivo e capace di mostrare il potenziale del Kinect in termini di immersività. Ma dietro l'angolo ci sono calibri maggiori come Steel Battalion: Heavy Armour, il nuovo mech simulator che vede il ritorno di From Software e Capcom in esclusiva su 360. La promessa è quella di un titolo profondo e maturo che ci consentirà anche di uscire dal nostro robot arricchendo così le meccaniche del primo capitolo. Inoltre, tornando alla questione Kinect, il titolo promette ai giocatori un'interazione assoluta con la cabina del mech a partire dai comandi per arrivare al periscopio. L'altro grosso calibro atteso dal Giappone è Crimson Dragon, l'erede spirituale di Panzer Dragoon creato proprio dal game director di quest'ultimo. In coda infine troviamo Diabolical Pitch, assurdo titolo dedicato al baseball da Grasshopper che mescola modelli di giocatori realistici a situazioni a dir poco assurde. Di carne al fuoco non ne manca anche sul fronte occidentale, tra Star Wars Kinect e Fable: the Journey, e continuano le implementazioni accessorie come in Tom Clancy's Ghost Recon: Future Soldier che, grazie a visori e alla simulazione di un'interfaccia in realtà aumentata, potrebbero dare soddisfazioni insperate. Kinect comunque è un oggetto ancora giovane e ci vorrà qualche tempo perchè giunga a maturazione. La speranza è che titoli come Steel Battalion: Heavy Armour abbiano un successo tale da trascinare anche gli altri sviluppatori in progetti ambiziosi. Ma ormai, come pare accadrà per Ryse, gran parte del mondo videoludico aspetterà la prossima generazione in modo da non dover combattere con le risorse hardware della console.

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Verso il futuro

Per celebrare il passaggio da terzo incomodo del settore console a interprete attivo della scena videoludica mondiale Microsoft, assieme a Multiplayer.it, ha imbastito un'iniziativa molto interessante per gli appassionati dei brand Xbox e del videogioco in generale. Potete chiedere notizie sul futuro Halo 4 direttamente a Frank O'Connor di 343 Industries, oppure interpellare Dan Greenawalt per avere anticipazioni su Forza Horizon.

Perchè poi non provare a chiedere a Scott Henson di Rare se ci sono piani relativi a Perfect Dark o notizie in merito qualche titolo di spessore dedicato al Kinect. O forse, restando nel campo del sensore Microsoft, il più adatto a rispondere è Kudo Tsunoda, mente principale del progetto Kinect e Creative Director di riconosciuta esperienza. E non manca nemmeno una voce italiana al coro con Andrea Giolito, Xbox Manager di Microsoft Italia, che potrebbe sapere qualcosa dell'integrazione videoludica tra le console di Redmond e l'atteso sistema operativo Windows 8, per non parlare della futura Xbox 720. Tutti i dettagli su come formulare le domande sono contenuti in questa pagina che ci offre anche una panoramica sui 5 pilastri del team Xbox.