Un insolito torneo  15

Samsung e Rovio tentano la strada degli e-sport con una formula molto diversa dal solito...

Di norma quando queste pagine raccontano una competizione, si tratta di sfide al limite. L'e-sport che conosciamo è governato da riflessi al millisecondo, strategie sofisticate frutto di migliaia di ore di allenamento e dedizione totale alla disciplina. Mano a mano che il medium videoludico si espande e si trasforma però, è inevitabile che altre esperienza si facciano avanti, mostrando volti diversi del concetto di competizione virtuale.

Di recente a Londra si sono tenuti i campionati paneuropei di Angry Birds, una gara tra sedici team e diciannove nazioni per incoronare la squadra più brava, quella capace di totalizzare più punti giocando la versione di Angry Birds recentemente lanciata per Smart TV Samsung. Abbiamo accompagnato la compagine italiana nella sua (infruttuosa) scalata alla classifica finale, nel tentativo di primeggiare nel più improbabile e inatteso torneo dell'anno. Vi raccontiamo com'è andata e cosa ci hanno raccontato Stephen Taylor ed Harri Koponen, rispettivamente vice president di Samsung e COO di Rovio.

Arrabbiature londinesi

Il torneo è stata due cose in una. La sfida videoludica, innanzitutto, sfruttava la telecamera installata nelle cornici delle televisioni Samsung come sistema di controllo gestuale per Angry Birds. Funziona un po' come è stato implementato su Kinect: basta stringere il pugno per caricare la fionda, muovere il braccio per scegliere l'inclinazione quindi riaprirlo per scagliare l'uccellino verso gli odiati suini.

Se vi state chiedendo come si comporta all'atto pratico, la risposta non è iper reattiva ma, calibrando l'altezza del sensore e facendo un po' di pratica, le cose migliorano parecchio. Un modo diverso per sperimentare in compagnia meccaniche che restano ancorate all'interfaccia touch d'origine. Le sedici squadre dovevano contemporaneamente muoversi per Londra, di location in location attraverso quella che ha assunto la forma di una corsa a tappe con spunti da caccia al tesoro. Sono stati toccati luoghi iconici come Trafalgar Square, Piccadilly Circus e London Eye, prima di terminare nei pressi dell'area di recente riqualificata dagli stadi e dalle strutture olimpiche. Purtroppo il team nostrano si è comportato maluccio, tagliando il traguardo al dodicesimo posto, ma la Romania si è dimostrata un avversario davvero troppo ostico per tutti ed è riuscita a imporsi dopo essere stata per l'intera giornata a ridosso del podio.

Un insolito torneo
Stephen Taylor ed Harri Koponen

Un insolito torneo
Una postazione della gara

Ancora, non si è trattato di un evento capace di scrivere pagine epiche delle competizioni virtuali, non era certo quello lo scopo, ma ha detto molto di come Samsung da una parte e Rovio dall'altra intendono l'intrattenimento domestico. Purtroppo interrogare Stephen Taylor sull'argomento si è rivelato ostico: il colosso coreano non parla di console e di progetti ancora non annunciati, che potrebbero benissimo anche non esistere, ma è chiaro che almeno per ora intende i videogiochi come un'esperienza sociale e immediata, adatta a tutti. L'ecosistema di applicazioni che sta creando prevede senza dubbio ulteriori novità e non ci stupiremmo affatto se tra qualche tempo altri celebri nomi seguissero il percorso che porta da smartphone e tablet ai pannelli installati in salotto. Con Apple che presumibilmente sta sperimentando una soluzione simile, il futuro dell'intrattenimento per una fetta di giocatori potrebbe non essere sotto ma dentro il televisore.

Un insolito torneo
Il team rumeno

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La squadra italiana

D'altra parte Rovio, nella figura di Harri Koponen, ha riaffermato come in questo momento l'azienda finlandese sia concentrata a creare titoli immediati e gratificanti anche se giocati in sessioni brevissime; quindi conviene prepararsi ad un'altra infornata di pennuti arrabbiati e a tutto quello che si porteranno dietro, dagli scaffali dei negozi alle sale cinematografiche. Ci resta la curiosità di vedere Rovio, che nel frattempo si è più che decuplicata in termini di forza lavoro, tornare a produrre esperienze meno trasversali come nel suo passato ha fatto a lungo, prima di trovare il filone giusto e svoltare.