EditorialiLe recensioni al tempo dei DLC 

Il lavoro della critica videoludica nell'era degli aggiornamenti costanti (e non solo)

La guerra è cambiata, direbbe Solid Snake, ma anche i videogiochi non scherzano. Non solo nei contenuti, ma pure nel modo in cui essi vengono costruiti. Architetture sempre più complesse fanno sbiadire il ricordo di quando bastava solo inserire il supporto di memorizzazione nella console, senza fare i conti con connessioni remote e aggiornamenti vari, diventati invece il pane quotidiano dei videogiocatori moderni. Il diffondersi di Internet e della banda larga hanno reso il modo in cui giochiamo al giorno d'oggi ben diverso da quello di un tempo: i benefici del progresso sono evidenti, oltre che senza dubbio spettacolari nel loro permetterci di assistere a cose mirabolanti che prima potevamo solo sognare. Non mancano però neanche gli effetti collaterali, di fronte ai quali ci si trova quando per esempio si prova a giocare un titolo al day one e se ne trovano i server intasati. Un fastidio che tocca tutti, ma per chi si occupa di scrivere recensioni lo "scontro" con le meraviglie del progresso è molto più frequente di quanto si possa pensare. A questo punto, immaginiamo che ci sia chi starà pensando: "Eccoli là, sempre a piangersi addosso". Non è questa la nostra intenzione, né quella di scadere nella retorica del: "Si stava meglio quando si stava peggio". Con questo articolo vogliamo evidenziare come sia cambiato il ruolo della critica videoludica, diventato più difficile per diversi motivi, nella speranza di avviare un dialogo costruttivo: per chi legge, ma anche per chi scrive.

Scrivere una recensione adesso è molto diverso rispetto al passato: come cambia la critica videoludica

Passato chiavi in mano

Per capire come sono cambiate le cose per chi recensisce videogiochi, bisogna tornare fino alla metà dello scorso decennio. Anche se Internet era già ampiamente diffuso, la banda larga non lo era ai livelli di oggi: per questo motivo il gioco veniva inviato rigorosamente su disco, a volte anche con settimane d'anticipo rispetto alla sua data d'uscita sul mercato. All'interno del DVD si trovava tutto il necessario per scrivere la recensione, vale a dire il gioco finale o comunque una versione molto vicina a esso. Certo, anche allora poteva capitare di ricevere una lettera accompagnatoria, in cui gli sviluppatori elencavano i bug noti, promettendo la loro correzione entro l'uscita. Salvo eccezioni eclatanti si trattava spesso di problemi minori, sui quali c'era motivo di fidarsi o sorvolare. Le recensioni al tempo dei DLC Questo modo di lavorare è andato avanti per tantissimi anni, a partire da quando le recensioni venivano scritte su carta e il calendario di lavorazione di un gioco era ancora più serrato: sforare con l'invio della copia alla stampa poteva significare per un titolo rischiare di rimanere fuori dal numero della rivista in uscita nelle edicole, con tutte le conseguenze annesse. Da questo punto di vista, la progressiva affermazione dei siti Internet a discapito della carta ha cambiato tutto, insieme alle connessioni veloci. In teoria, la possibilità di scaricare i giochi in modo rapido, inserendo un codice, potrebbe sveltire ancora di più il processo, ma la pratica è ben diversa. In primo luogo, sul mercato sono ormai pochissimi i titoli che non hanno un aggiornamento da scaricare al loro primo avvio, cosa che permette a sviluppatori e publisher di distribuire giochi che di fatto si trovano in uno stato d'incompletezza. Per dare in mano alla critica qualcosa che abbia un senso di essere visto e valutato, il compromesso è spesso quello d'inviare la copia da recensire a ridosso dell'uscita del gioco nei negozi, obbligando il redattore di turno a fare gli straordinari per garantire la copertura nei tempi richiesti. Si crea così una potenziale situazione di disagio già in partenza: in alcuni casi avere poco tempo a disposizione non è un problema, ma ce ne sono altri in cui il tour de force può finire per rovinare l'esperienza che il redattore fa del gioco, influenzando di conseguenza la recensione. Come se non bastasse, la paura di vedere trapelare materiale online, o addirittura giochi interi finire su rete torrent, ha messo i publisher ancora più sulla difensiva. Soprattutto per i titoli più importanti, è ormai prassi sempre più comune invitare i giornalisti a eventi in cui essi passano alcuni giorni a giocare, standosene chiusi in un ambiente super protetto. Le recensioni al tempo dei DLC Il redattore prende qualche appunto e butta giù qualcosa, magari anche la recensione completa, per poi tornare a casa: inutile specificare perché l'insorgere di eventuali dubbi sul gioco in un momento successivo possa essere fonte di grattacapi. Se poi si tratta di un gioco multiplayer, le cose si complicano ulteriormente: la prova si svolge infatti sulla rete LAN dell'ufficio o dell'albergo in cui ci si trova, al riparo dai problemi che Internet e dall'alto traffico verso i server possono far sorgere al day one. Conoscendo i propri polli, in alcuni casi chi scrive la recensione può decidere di pubblicarla in un secondo momento per provare meglio le funzionalità online, consapevole del fatto che ci sarà sempre chi sarà pronto a chiudere un occhio per rincorrere eventuali embarghi, croce e delizia di chiunque scriva di videogiochi. A volte essi sono sensati, e servono appunto a garantire che tutti abbiano il tempo di metabolizzare un determinato titolo, ma ci sono anche volte in cui sono dannosi: basti pensare a quelli posti all'uscita e vanificati dalle ricorrenti rotture del day one. Si finisce così per spingere ancora di più perché la lavorazione di un gioco venga affrettata, a discapito della qualità. Quando si recensisce un gioco, le decisioni da prendere possono dunque essere molteplici: non si può sbagliare, perché giustamente il pubblico pretende di essere servito nel miglior modo possibile, ma allo stesso tempo bisogna anche essere rapidi a prenderle, perché il tempo a disposizione è spesso breve. Le recensioni al tempo dei DLC

What is my Destiny?

Tornando a quanto scritto nell'introduzione, possiamo dire che fino a qualche tempo fa si giudicava un videogioco così come si giudica un film o un libro. Una volta ottenuta la propria copia, s'iniziava a giocarsela in tutta tranquillità, senza nessun'altra cosa di cui tenere conto: i titoli di una volta erano paragonabili a una fotografia, da guardare e valutare in ogni suo aspetto ma ferma e immobile nel modo in cui era stata concepita. Adesso i giochi sono piattaforme in continua evoluzione che offrono spunti per la nostra argomentazione non solo dal punto di vista tecnico appena affrontato, ma anche da quello contenutistico. Tener conto degli aggiornamenti costanti è sempre più difficile, nonché fonte di mal di testa per chi deve esprimere un parere finale su un gioco. Le recensioni al tempo dei DLC Che politica bisogna adottare per esempio davanti a un gioco per il quale è già noto l'arrivo di DLC ed espansioni particolarmente corposi? Le cose possono farsi complicate: pensate per esempio a Destiny e al modo in cui Bungie ha lavorato fino all'uscita de Il Re dei Corrotti. Le recensioni della versione base del gioco possono praticamente essere cestinate, perché di fatto essa non esiste più e il gioco è nettamente cambiato rispetto al suo arrivo sul mercato. Vedere un gioco arrivare alla sua versione definitiva può quindi richiedere anche alcuni mesi, se non anni, dopo la data d'uscita ufficiale. Per non parlare poi del modello Early Access: quando è giusto scrivere la recensione di un gioco pubblicato in forma incompleta? Appena bisogna effettuare un pagamento per averlo? Può avere senso prendersi poi cura della valutazione, aggiornandola via via come alcuni siti hanno deciso di fare? Quest'ultima idea può essere forse nobile nelle intenzioni, ma è comunque potenzialmente problematica: mattiamoci nei panni del lettore che dovesse acquistare un gioco in base a un 8 dato in un determinato momento, vedendolo diventare poi un 5 (ragioniamo per esagerazione) nella valutazione finale. Potrebbe sentirsi preso in giro, o peggio ancora accusare la pubblicazione di essere in malafede. Quando compriamo un gioco che poggia le fondamenta su una piattaforma in costante mutamento, ormai non siamo più dei semplici giocatori, ma dei veri e propri investitori. Col nostro acquisto mettiamo a disposizione il nostro capitale e contiamo sulla possibilità di vedere tale piattaforma rifinita e completata, a condizione di avere un numero sufficiente di altre persone disposte a fare la stessa cosa. I videogiochi di oggi non sono più come la fotografia di cui parlavamo sopra, ma un paesaggio in mutamento con il passare delle stagioni: lo scatto lo effettua chi scrive la recensione, nel momento in cui se ne occupa, lasciando poi che l'evoluzione faccia il proprio corso.