Editoriali2006-2016 l'evoluzione dei videogiochi 

In dieci anni il settore ha cambiato completamente la sua faccia, ve ne siete resi conto?

Il modo migliore per accorgersi di un cambiamento non è seguire qualcuno o qualcosa passo passo, ma prendere le distanze per un po' di tempo: quando saremo tornati tutte le differenze salteranno all'occhio. Fateci caso, è molto difficile notare i cambiamenti nelle persone che sono costantemente attorno a noi, a meno che non siano drastici, poi improvvisamente vediamo una vecchia foto e notiamo rughe, cambiamenti di postura, pancette. Quante volte una persona che non vedevamo da tempo ci ha detto "ma come sei cambiato!" quando l'abbiamo incontrata di nuovo? Il cambiamento è un mutamento drastico, che però si muove attraverso differenze sottili, che si accumulano piano piano, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Per il mondo dei videogiochi forse vale più o meno lo stesso ragionamento. Chi legge queste pagine e chi ci scrive vive un'esistenza costantemente focalizzata sul mondo dei videogiochi. Ci informiamo, ne valutiamo i cambiamenti e siamo consci di una continua mutazione di gusti, mode e modelli commerciali, ma siamo proprio sicuri di esserci resi conto di quanto è cambiato il mondo dei videogiochi negli ultimi dieci anni?

In dieci anni molte cose sono cambiate, più complesso è capire esattamente quali

Tanto tempo fa...

Immaginate di essere una persona che segue il mondo dei videogiochi con un certo interesse nel 2006: Wii è appena uscita ed ha fatto sfaceli, nel frattempo Nintendo ha lanciato anche il DS Lite e Sony sta iniziano a vendere PlayStation 3 in Giappone e negli Stati Uniti. 2006-2016 l'evoluzione dei videogiochi Sul fronte dei videogiochi ha fatto grande scalpore il fatto che The Elder Scrolls: Oblivion sia dotato di contenuti a pagamento assolutamente inutili, tipo un'armatura opzionale per un cavallo... contenuti aggiuntivi per i videogiochi che costano due lire e non aggiungono niente, a chi potrà mai interessare questa roba? Il bello dei videogiochi è che te lo compri e al suo interno trovi già una bella esperienza single player completa! Sul fronte dell'online il mondo dei giochi PC è ricco di offerte multiplayer, in testa a tutti ci sono Counter-Strike e World of Warcraft, mentre su console abbiamo qualche avvisaglia con Xbox 360, ma il centro di tutto sono sempre e comunque le esperienze single player. Il 2007 riserverà un gioco molto promettente, Assassin's Creed, ma tu ti sei già divertito con Gears of War, hai giocato all'espansione di Half-Life (e speri nel terzo capitolo) e chissà quanti altri titoli ti aspettano! Poi un bel giorno visitate l'azienda di vostro cugino, che si occupa di ibernazione e cadete in una capsula del tempo che si aprirà dopo dieci anni, tipo Fry di Futurama. Scongelarvi sarebbe pericoloso, quindi nessuno fa niente e riaprite gli occhi nel 2016. Dopo i necessari test siete liberi di uscire e tornando a casa vi fermate in un negozio di videogiochi, così, per vedere cosa è successo. Lo shock culturale vi devasta. Perché il mondo dei videogiochi di oggi non sembra assolutamente ciò che era dieci anni fa.

Il telefono, la tua sala giochi

2006-2016 l'evoluzione dei videogiochi E sì, perché negli anni il mondo dei videogiochi è cambiato in maniera incredibile. Attenzione, non stiamo parlando di semplici avanzamenti tecnici, gli stessi che ci hanno permesso in neanche trent'anni di passare da Pitfall ad Uncharted 4, ma di un salto filosofico notevole tra come venivano intesi i videogochi dieci, ma anche vent'anni fa e ciò che sono diventati oggi. Nel 2006 le console portatili avevano ancora senso, oggi si salva solo il Nintendo DS, che nel frattempo è diventato più grande e 3D, mentre Sony si è di fatto ritirata dal mercato, senza saper bene come gestire la cosa. La colpa e il merito di questo cambio di paradigma è da imputarsi al fatto che nel frattempo gli smartphone sono diventati il punto di riferimento di un settore completamente nuovo, che ha di fatto reso quasi inutile il concetto di "mi porto dietro una console per giocare". Angry Birds, gioco che possiamo prendere come esempio della rivoluzione mobile, è del 2009. Il primo iPhone che di fatto ha aperto la strada a milioni di sviluppatori che fino al giorno prima neppure avevano idea di dove sbattere la testa, è del 2007. Fino al 2006 il massimo successo in questo settore era la partitella a Snake che giocavamo sui Nokia e qualche solitario installato via Symbian. In dieci anni siamo passati dal tizio che ti vendeva il latte non pastorizzato della fattoria là vicino, alla centrale del latte che ogni giorno fornisce milioni di litri in cartoni preconfezionati.

Un mondo in divenire

Nell'arco di dieci anni sono nati e morti nuovi sistemi di controllo che sembravano in grado di rivoluzionare il settore. Una persona che si svegliasse oggi dopo dieci anni di sonno probabilmente si domanderebbe: "Che fine ha fatto la Wii? Perché giocate ancora tutti col pad?" E sarebbe dura spiegargli che non solo non giochiamo agitando due bacchette (anche se forse potremmo tornare a farlo con la Realtà Virtuale) ma qualcuno ci ha anche proposto di farlo usando una telecamera che riconosceva i movimenti, ma alla fine la cosa non ci è sembrata per niente interessante. 2006-2016 l'evoluzione dei videogiochi Paradossalmente dunque, l'unica cosa in tutti questi anni che non è ancora cambiata è il sistema di controllo: pad per alcuni, mouse e tastiera per gli altri. Nel frattempo però sono cambiate molte altre cose. Nessuno avrebbe mai pensato qualche anno fa che gli FPS sarebbero diventati il genere di punta per il mondo console, perché nessuno si sarebbe mai sognato di usare un pad per giocarli, eppure oggi milioni di persone lo fanno quotidianamente. D'altronde nel 2006 nessuno avrebbe mai neppure pensato di vedere Diablo su console, ma la transizione è andata meglio del previsto. E che dire degli indie? Fondamentalmente fino all'uscita di Braid erano qualcosa che trovavi ogni tanto su Steam o nei giochetti Flash, poi improvvisamente qualcuno si è reso conto che nel sottobosco degli sviluppatori c'erano talenti e soldi da fare, ed oggi la situazione è cambiata in maniera radicale, diventando di fatto un settore a parte, ricco di titoli incredibili, in grado di portare avanti la fiaccola dell'innovazione. È cambiato completamente anche il concetto di distribuzione, adesso è assolutamente normale comprare un gioco non finito in anteprima, sapendo che verrà migliorato col tempo, prima sarebbe stato impensabile. Dopo anni di patch, aggiornamenti e fix il nostro concetto di videogioco è sempre meno qualcosa di fisso e sempre più legato a un continuo miglioramento.

Cubetti e arene

Volete sapere altre due cose assolutamente scontate che non esistevano nel 2006? Minecraft e League of Legends. Eh già se qualcuno dieci anni fa ci avesse detto che un pingue sviluppatore svedese avrebbe rivoluzionato il linguaggio dei videogiochi con qualcosa a metà tra Lego e un survival, diventando un fenomeno mondiale giocabile anche sui frigoriferi e futura testa di ponte della realtà aumentata di Windows 10, probabilmente gli avremmo annusato l'alito per capire se aveva bevuto. Quella di Minecraft non è stata una rivoluzione tecnica, ma culturale. 2006-2016 l'evoluzione dei videogiochi Il gioco è arrivato esattamente nel momento in cui una nuova generazione di giocatori voleva uno strumento semplice con cui creare qualcosa di complesso, e ha trovato in quei blocchetti un mondo che poteva chiamare casa. Quello di League of Legends, invece, è stato un fenomeno diverso, gli eSport erano già qualcosa nel 2006, anche se stavano cambiando pelle, abbandonando il colorato mondo dei Lan Party per diventare qualcosa di più "ufficiale", ma nessuno pensava che quel titolo, discendente di una mod di Warcraft, avrebbe generato un indotto milionario e una valanga di cloni. In dieci anni gli e-sport sono passati da buffa nicchia a disciplina vera e propria, almeno nel resto del mondo, da noi la situazione è abbastanza in alto mare, ma almeno le persone che si stupiscono se qualcuno viene pagato per giocare sono sempre meno. E forse grazie anche a questi giochi è emerso un modo completamente diverso di intendere i videogiocatori: sempre meno ragazzi chiusi in casa e sempre più giovani connessi, dotati di abilità e accomunati da un'enorme voglia di produrre contenuti di ogni tipo. Mod, video, pareri, commenti, blog, una rivoluzione dal basso che ha travolto il settore e portato gli sviluppatori a ridefinire i ruoli in campo, cercando di avvicinarsi sempre di più a un pubblico che se da una parte guarda alla stampa specializzata, dall'altra diventa esso stesso veicolo di informazioni.

La caduta degli MMO

Una delle cose che è cambiata di più in questi anni è senza dubbio la meccanica dei giochi single player. Anni di World of Warcraft hanno insegnato agli sviluppatori che se vuoi fare veramente tanti soldi e tenerti stretti i giocatori, devi pensare i giochi non come un film, ma come un servizio, una piattaforma che stimola e solletica il giocatore con un flusso continuo di offerte, DLC, Season Pass, espansioni gratuite, contenuti a pagamento, appuntamenti giornalieri e settimanali. In 10 anni il genere degli MMO è arrivato al suo picco massimo di popolarità ed è caduto senza riuscire a rinnovarsi, ma quando si è schiantato al suolo le sue schegge hanno contaminato tutto il resto. Se escludiamo poche sacche di resistenza, ormai esperienze single e multiplayer si fondono in maniera quasi invisibile. In qualunque istante un nostro amico può giocare insieme a noi e allo stesso tempo possiamo giocare titoli online senza l'obbligo di fare gruppo con nessuno. 2006-2016 l'evoluzione dei videogiochi GTA V adesso è soltanto la parte single player di un titolo enorme che ogni mese titilla il suo popolo con nuove auto, nuove sfide, nuove armi e nuovi vestiti. Borderlands, Destiny, The Division e in futuro Ghost Recon e molti altri giochi che ancora non conosciamo non sono più mondi personali, ma esperienze condivise che possono cambiare aspetto nel tempo che ci vuole a scaricare un aggiornamento. Giunti alla fine di questa carrellata, è inevitabile notare come non tutto ciò che è successo in questi dieci anni è stata una scelta del pubblico o un vero e proprio progresso, ma anzi un'imposizione frutto della voglia di rendere i giochi ancora più interessanti e redditizi, veri e proprio fenomeni popolari in grado di coinvolgere milioni di persone. Ciononostante siamo certi che, per quanto "i bei tempi andati" siano sempre un bel rifugio per la nostra mente, viviamo senza dubbio in un'epoca molto interessante per i giocatori. Chi pensa che i videogiochi siano solo mega produzioni spilla soldi forse non si è avventurata abbastanza nel mondo dei videogiochi indipendenti; chi pensa che siano troppo facili forse dovrebbe giocare Dark Souls. Diffidate di chi si lamenta dei videogiochi di oggi, perché probabilmente non ha cercato abbastanza bene, perché tra portatili, mobile, Steam e console è matematicamente impossibile che non ci sia qualcosa in grado di emozionarvi e divertirvi. Il mondo dei videogiochi è oggi un po' come quello della musica: gruppi famosissimi che bene o male suonano dando al pubblico ciò che vuole, e un variegato arcipelago di produzioni indipendenti underground che sperimentano, osano e si raggruppano in vari gruppi e correnti. La domanda che ci facciamo ora è: riconosceremo i videogiochi nel 2026?

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