I Joy-Con di Nintendo Switch  29

Una prima impressione sugli strambi controller Nintendo

Inutile negarlo, durante la presentazione di Nintendo Switch la maggior sorpresa sono stati proprio i Joy-Con, questi piccoli, strambi controller da applicare - volendo - ai lati della console. Tutti ormai erano a conoscenza della piattaforma ibrida, ma dopo lo spot di novembre in pochi si sarebbero attesi altre sorprese: e invece eccoli qui, piccoli e del tutto anomali. Nintendo ha puntato molto su questi controller, e sulla possibilità di utilizzarli singolarmente nel multiplayer locale: basti pensare quanto abbiano appesantito il design altrimenti minimale della console, e quanto abbiano alzato il prezzo del prodotto. Si tratta di un azzardo, di una scommessa i cui esiti, al momento, sono del tutto imprevedibili: e questo dubbio è lecito sia per quanto riguarda le potenzialità ludiche, sia per quanto concerne l'appeal generale e, quindi, la validità in ottica commerciale. Per certo era necessario, per la natura stessa di Nintendo Switch, creare dei controller che risultassero estraibili dal tablet centrale, così da poterli utilizzarle anche in modalità home console; tuttavia non era certo obbligatorio rendere questi pad indipendenti l'uno dall'altro, né tanto meno dotarli di avanzati sensori di movimento. Da un lato, come abbiamo anticipato, c'era la volontà assoluta di puntare di nuovo, e in modo ancor più marcato, sul multiplayer locale; dall'altro la sorprendente intenzione di non abbandonare in alcun modo il mondo dei giroscopi e degli accelerometri, sia in ottica casual che, come dimostra Arms, nei titoli più tradizionali.

Nessuno se li aspettava, eppure i piccoli controller che circondano Switch sono Wiimote in miniatura

I Joy-Con

Il peso dei Joy-Con è irrisorio, sono leggerissimi, parliamo di meno di 100 grammi l'uno. Vanno ricaricati, limitandosi agli strumenti in dotazione nella confezione, applicandoli a Nintendo Switch (mentre è collegato all'alimentatore); inoltre, steste giocando in modalità portatile, difficilmente resterete con console carica e Joy-Con inutilizzabili, perché il tablet eroga parte della sua energia proprio per evitare questa eventualità. A piena potenza i Joy-Con durano la bellezza di venti ore, perciò, se vi ricordate di attaccarli a Nintendo Switch ogni volta che lo ponete all'interno del Dock, non dovreste avere alcun problema, ma il discorso cambia in caso ne acquistaste un'altra coppia, venduta separatamente a 80 Euro. La base a cui congiungerli - quella fornita nella confezione - è un semplice supporto di plastica, per cui dovreste forzatamente comprare, a 30 Euro, un connettore che funga anche da caricabatterie.

In precedenza abbiamo scritto "coppia" perché i due Joy-Con - al momento, almeno - non sono venduti singolarmente. Naturalmente non sono uguali, ma scissi in destro e sinistro, e non è solo questione di forma, ma anche di funzionalità. Entrambi hanno due dorsali, un tasto L/R sottile, raggiungibile con l'indice, e l'altro sotto, ZL/ZR, anch'esso facilmente toccabile senza forzare alcuna postura: ci ha sorpreso favorevolmente, date le ridotte dimensioni complessive, quanto facile fosse passare da un dorsale all'altro senza commettere errori o confondersi. Entrambi i pulsanti non hanno corsa, quindi alcuni giochi, tra cui i racing game, potrebbero risultarne penalizzati. Subito sotto i dorsali, ma spostati verso il centro, troviamo "-" a sinistra e "+" a destra, che tendenzialmente agiscono in sostituzione dei vecchi "Select" e "Start". Scendendo ancora in basso, alla stessa altezza, sul Joy-Con sinistro abbiamo il Control Stick, più piccolo e basso del solito e quindi comodo da trasportare, ma comunque preciso ed efficiente, mentre a destra i quattro canonici pulsanti A, B, X e Y. Anche questi ultimi corroborano la già enunciata sensazione di trovarsi di fronte a una console portatile, almeno nell'anima, a causa delle loro ridotte dimensioni e della loro pressione a scatto, ben lontana dalla morbidezza degli stessi tasti su Wii U. Situazione invertita scendendo ulteriormente verso il basso: a sinistra troviamo quattro tasti al posto della tradizionale croce direzionale, una scelta fatta per garantire l'autonomia dei Joy-Con che però risulterà restrittiva - immaginiamo - per i titoli bidimensionali. Parallelamente ma a destra abbiamo un altro Control Stick, in Breath of the Wild utilizzato per la telecamera: è l'unica parte del pad difficilmente raggiungibile nelle sezioni di gioco concitate, leggermente troppo in basso per risultare confortevole. Ancora più sotto a sinistra troviamo il piccolo pulsante quadrato atto a scattare foto e registrare filmati, da condividere poi sui Social Network, mentre a destra è presente il tasto "Home", che riconduce alla pagina iniziale dell'interfaccia. Entrambi i controller contengono giroscopio e accelerometro, ancor più avanzati di quelli che abitavano il Wii Motion Plus. Nel lato interno, oltre alle rotaie per si incastrano al tablet, ci sono dei minuscoli dorsali L ed R, da utilizzare quando i due Joy-Con sono gestiti separatamente. Solo su quello destro infine è stato inserito l'NFC Reader per gli amiibo, e anche il sensore che permette al pad di rilveare gli oggetti/ostacoli posti in prossimità.

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Comodità

Partiamo dalla fase apparentemente più insidiosa, ovvero l'utilizzo a Joy-Con separati, quando sono posti orizzontalmente e simulano un pad tradizionale in miniatura. Non è da sottovalutare in questo ambito il supporto inserito all'interno della confezione della console, che ne aumenta le misure in maniera minima, ma che rende il tutto più comodo. Di certo non si tratta di un sistema di controllo adatto a giocare a lungo, e per certo non garantisce molte opzioni: se preso tuttavia come estrema soluzione per la modalità multiplayer, soprattutto in viaggio o lontano dal televisore, è comunque più confortevole di quanto fosse lecito aspettarsi. Delle grandi mani potrebbero complicare il tutto, ma purtroppo per voi non era il nostro caso.

Impugnati in verticale, e quindi in coppia, i Joy-Con sono comodi e leggeri: ribadiamo per l'ennesima volta che, a pura sensazione tattile, l'impressione è quella di trovarsi di fronte a un portatile, vuoi per i control stick ridotti, vuoi per i tasti piccoli e "a scatto". L'unica parte del controller un po' ardua da raggiungere, e quindi non perfetta per le sessioni di gioco più animate, è il control stick destro (a scanso equivoci lo ripetiamo). Per il resto sono promossi appieno, e sono promossi soprattutto se utilizzati separatamente, uno per mano, senza niente che li tenga legati: un'impostazione che non solo garantisce grande libertà di movimento (che sia utile o meno alle finalità del gioco), ma che permette anche di scegliersi la postura preferita senza costrizione alcuna. Senza girarci troppo intorno, se un titolo prevede l'utilizzo dei sensori di movimento, non ha alcun senso giocarlo coi Joy-Con attaccati alla base. In generale quest'ultima soluzione, nonostante possa apparire più familiare e ortodossa, è quella meno conveniente e comoda: se proprio non potete rinunciare a poggiare entrambe le mani sullo stesso pad vi consigliamo caldamente l'acquisto del Controller Pro che, oltre ad avere un feeling tattile decisamente più simile ai pad vecchio stile, presenta anche una splendente croce direzionale, assente giustificata - ma comunque rimpianta - sui Joy-Con. Se in questo articolo non avete letto niente riguardo l'HD Rumble, la caratteristica più attesa e misteriosa di questi pad, non è per dimenticanza ma per impossibilità: su Breath of the Wild la vibrazione è presente, ma è tradizionale e non sfrutta le possibilità aggiuntive promesse da Switch. Su questo argomento ci aggiorneremo presto, appena avremo testato a fondo 1, 2, Switch.

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