Un'incantevole storia di sogni e naufraghi  24

Da esclusiva PlayStation 4 a multipiattaforma, provato il nuovo lavoro di Tequila Works

PROVATO di Tommaso Valentini   —  7 mesi fa

Microsoft continua a puntare forte sulle proprietà intellettuali indipendenti e il programma ID@Xbox annovera tra le sue fila tantissimi progetti di qualità, italiani e non. Durante un recente evento tenutosi alla Microsoft House di Milano, molti giochi hanno destato la nostra attenzione ma quello di maggior caratura sembra essere proprio quel RiME strappato dalle esclusive PlayStation 4 dalla stessa Tequila Works, che nel 2016 ha riacquistato i diritti completi del gioco permettendogli così di farlo approdare su tutte le piattaforme, Nintendo Switch inclusa. Ci siamo seduti con José Herraéz per saperne di più, potendo giocare comodamente il titolo per una mezz'ora abbondante accompagnati dalle sue parole, tempo grazie al quale abbiamo scoperto diverse cose interessanti sulla produzione. Tequila Works d'altronde è una compagnia che da sempre mette molta cura nei propri giochi e gli ultimi arrivi sul mercato, come il recentissimo The Sexy Brutale, non hanno fatto che confermare questa tendenza. RiME qualche dubbio ancora lo desta però, dato che la compagnia ha deciso di perseguire una narrazione piuttosto atipica dove sarà il giocatore a dover mettere insieme i vari indizi e suggerimenti sparsi per il mondo di gioco per arrivare ad una conclusione strettamente personale. RiME vuole essere quindi un titolo introspettivo, un misto tra l'esperienza di The Journey e Abzù, forse con ancor meno dettagli a disposizione per capire ciò che accade intorno a noi.

Ci aspetta un viaggio affascinante, un viaggio capace di farci esplorare l'anima

Naufragati su un’isola

Ci si risveglia così, intorpiditi in un luogo che non riconosciamo, una spiaggia dorata, dalla sabbia finissima e sotto un cielo terso e luminoso.

L'isola di RiME è un vero e proprio paradiso terrestre, dove il suono delle onde placa il nostro animo non facendoci sentire mai sperduti o impauriti, quanto desiderosi di scoprire quali segreti nasconde questa meravigliosa ambientazione. Non appena il nostro eroe senza nome si solleva dal suolo muovendo goffamente i primi passi ci si accorge di non aver alcun riferimento, non c'è alcun tutorial a spiegarci cosa fare e nessuna mappa o indicazione che ci segnalino la via. Eppure viene tutto naturale, i comandi rispondono con una semplicità disarmante e lo sguardo non può che cadere su alcuni indizi che sembrano volerci suggerire un percorso da seguire. In RiME è la natura ad indicare la via, a volte con sentieri di fiori rossi, a volte con cascate che sembrano solo chiederci di attraversarle altre ancora con fasci luminosi che partono da alcune statue misteriose. Sono proprio queste statue ad innescare il primo obiettivo nella nostra testa e girovagando alla cieca per qualche minuto una enorme scultura adornata da volpi in pietra attira l'attenzione. Le volpi sono una sorta di guida, possono essere viste in lontananza guardando l'orizzonte e spesso nascondono segreti o puzzle da risolvere. Poco distante ne vediamo una, cerchiamo di raggiungerla ma il passaggio è bloccato da un enorme cinghiale che fa la guardia ai suoi piccoli mentre questi si nutrono. Ci guardiamo attorno e troviamo cespugli ricchi di frutta, perfetti per distrarre i nostri amici animali. Stacchiamo dai rami il frutto più maturo e lo facciamo rotolare distante, un perfetto diversivo per poterci avvicinare al nostro obiettivo senza essere notati. Non appena tocchiamo la statua questa si anima, scappa e torna alla scultura, illuminando una delle volpi di pietra scolpite. Da li in poi i nostri restanti minuti li abbiamo passati a esplorare l'isola alla ricerca di altri indizi, un tempo troppo risicato tuttavia anche solo per cercare di capire le basi della narrazione e quello che ci aspetterà nella versione finale del gioco lasciandoci sognanti con il pad in mano.

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Un assaggio d’arte

Se lato gameplay RiME non sembra voler offrire nulla di particolarmente rivoluzionario, il comparto visivo offre spunti particolarmente interessanti, portando in dote reminiscenze di The Legend of Zelda: The Wind Waker e del già citato Journey. José Herraéz ha in realtà chiarito che l'art design del titolo trae ispirazione dalle opere di Joaquín Sorolla, pittore spagnolo dei primi del '900. Le sue opere, ha continuato l'International PR Manager, cercano di rappresentare al meglio la luce, che si riflette ora sulle onde del mare ora sui vestiti e i tessuti.

Così è in RiME, con il protagonista avvolto nel suo mantello rosso, che brilla quasi di luce propria sull'isola e attira il curioso sguardo del giocatore. Non sono solo cielo e mare a colpire la vista, è anche l'architettura delle strutture: bianchi edifici immensi costruiti da chissà quale antica civiltà. Se lo stile ricorda vagamente i lavori del Team ICO è perché il design in entrambi i casi nasce dall'arte di Giorgio de Chirico, un omaggio apprezzatissimo e che potrebbe di nuovo riaccendere l'annosa discussione sul doppio filo che lega arte e videogiochi. RiME è un titolo quindi studiato per chi ama perdersi, che mette in secondo piano il puro gameplay action, abolendo addirittura qualsivoglia forma di combattimento. Il protagonista sarà completamente inerme di fronte alle sfide che l'isola gli metterà contro con l'unica possibilità di saltare, arrampicarsi e rotolare, oltre che emettere un urlo grazie al quale interagire con alcuni dei numerosi puzzle presenti. Sono centinaia i segreti che l'isola nasconde e il design dell'ambientazione offrirà interessante evoluzioni nelle ore avanzate dell'avventura mostrando una struttura simile a quella dei Souls, con aree interconnesse tra loro e un mondo di gioco per nulla lineare. Tra meno di un mese potremo mettere le mani sulla versione definitiva di RiME e solo allora potremo scoprire cosa ha in serbo per noi la storia scritta da Tequila Works, ad oggi il più grande tassello mancante di questa avventura da sogno.

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CERTEZZE

  • Atmosfera incantevole
  • Design dei livelli molto interessante

DUBBI

  • Si sa ancora troppo poco della storia