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Tra la miriade di remaster di questa generazione, ecco spuntarne una che potrebbe avere notevole senso, quella di Final Fantasy XII: The Zodiac Age

I Final Fantasy sono da sempre materia di discussione tra gli appassionati di videogiochi, che si dividono di norma in ferventi difensori di certi titoli numerati della saga, e irritatissimi critici dei capitoli che secondo loro l'hanno "rovinata", o perlomeno che non si sono rivelati all'altezza di quelli ritenuti quasi all'unanimità dei capolavori.

Di Final Fantasy XII, però, si parla poco, anzi pochissimo: viene tirato fuori davvero di rado quando si citano i capitoli più significativi della serie, e al contempo viene lasciato da parte quando si tirano fuori le peggiori cadute di stile del leggendario marchio di Square; è come se questo titolo facesse parte di un limbo neutrale, di cui ai fan poco importa e che solo ogni tanto viene coinvolto nel rumoroso vociare delle battaglie da forum. Quando se ne discute, per la cronaca, di solito la frase fatta utilizzata è: "Final Fantasy XII è il titolo più sottovalutato della serie". E presa così potrebbe sembrare la solita esagerazione da fan sfegatati, fatto sta che per certi versi tale intervento poggia su basi piuttosto solide, poiché il dodicesimo capitolo da noi non solo non è mai arrivato nella sua forma completa, ma ha messo in campo alcune innovazioni impressionanti, che hanno poi influenzato l'intero genere dei giochi di ruolo (non solo i JRPG). Quando parliamo di completezza, poi, intendiamo la variante International Zodiac Job System del gioco, rimasta esclusivamente nelle terre nipponiche, e finalmente proposta anche da noi tramite The Zodiac Age, una recente remaster del titolo prevista per PlayStation 4 che abbiamo potuto provare negli uffici londinesi di Square Enix qualche giorno fa. Belli freschi di test diretto, dunque, siamo pronti a spiegarvi perché forse è il caso di dare una nuova possibilità a questo gioco. Vi assicuriamo che può ancora riservare delle belle sorprese.

The Zodiac Age è una remaster ricca di novità: l'abbiamo provata per voi a Londra!

Un capolavoro a metà?

Invero è piuttosto strano che Final Fantasy XII non sia tra i capitoli più discussi della saga, visto il suo travagliato sviluppo. Alle redini del progetto inizialmente c'era infatti Yasumi Mitsuno, quel genio assoluto a cui dobbiamo Vagrant Story, Tactics Ogre e Final Fantasy Tactics, che infatti decise di ambientare il tutto nel mondo da lui congegnato e tratteggiato con cura negli anni: Ivalice.

Mitsuno è notoriamente un personaggio con cui non è una passeggiata lavorare, molto fermo nelle sue decisioni e quasi incontrastabile quando si tratta di stendere la storia, ma a causa di problemi di salute fu sostituito dai piani alti di Square Enix a metà produzione e la sua visione iniziale venne pesantemente modificata. Il più grosso cambiamento riguarda forse il protagonista, Vaan, un ragazzetto che si ritrova coinvolto direttamente negli impressionanti smottamenti geopolitici da cui la storia del gioco prende il via, laddove in realtà l'eroe doveva essere il maturo Basch, cavaliere del regno di Dalmasca con un'importanza nettamente maggiore all'interno della complessa narrativa del gioco. Ora, è inutile cercare di descrivere in poche righe la trama di Final Fantasy XII: si tratta di un groviglio di eventi che alla base si avvicina molto ai Guerre Stellari, ma complica le cose con un'infinità di dati, personaggi, avvenimenti e tensioni politiche che non è facile seguire in una singola giocata. Quel che dovete sapere è che, in tutta sincerità, si tratta di una delle trame più concrete e sensate viste in un titolo della serie, fortemente influenzata dallo stile di Mitsuno e molto avvincente se si ama questo genere di ambientazione fantasy. La sua complessità (alle volte eccessiva) e la conseguente difficoltà di assorbimento hanno però ottenuto un effetto contrario alle aspettative del director originale: hanno portato la gente a dimenticarla, ignorarla, o fregarsene altamente durante la campagna, concentrandosi sugli altri aspetti. Un peccato, perché comunque la narrativa del gioco meritava attenzione, e questa remaster rappresenta un'interessante occasione per riscoprirla.

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Scommettere sui propri compagni

Non sono comunque le vicende poco note l'unico elemento per cui The Zodiac Age è una remaster da tenere in considerazione. Parliamo ad esempio del gameplay di base del titolo coinvolto, perché presenta numerosi aspetti interessantissimi. Final Fantasy XII dopotutto, oltre ad essere uno dei primi JRPG ad aver introdotto mostri chiaramente visibili su mappe estese - e quindi evitabili in larga parte - si basava su un curioso sistema chiamato Gambit, grazie a cui al giocatore veniva data la possibilità di settare l'intelligenza artificiale dei personaggi in modo da rispondere a quasi ogni minaccia.

Bisogno di sopravvivere? Bastava mettersi in squadra un paio di combattenti dotati di magia bianca e oggetti curativi, programmati per intervenire sui punti vita altrui dopo una certa percentuale di calo. Mostri particolarmente resistenti? Perché non strutturare l'intera squadra in modo da partire immediatamente con le manovre più dannose? E questi sono solo piccoli esempi: con le sue molteplici opzioni, il Gambit era un sistema stratificato e complesso, che a tratti permetteva al titolo di "giocarsi da solo" se gestito in modo oculato, ed è stato quindi accolto con un misto di ammirazione e diffidenza. Sotto alla sua intelligenza artificiale riprogrammabile, però, si nascondeva un sistema di combattimento di rara complessità, sempre costruito attorno a una serie di debolezze e resistenze elementali classiche e a complesse tattiche da usare contro i boss. In pratica, il gioco non si poteva finire lasciando i compagni a se stessi, ma risultava piuttosto difficile nella prima metà, costringendo a congegnare tattiche di un certo livello per avanzare finché non si diventava abbastanza potenti da poter ripulire quasi ogni campo di battaglia con poco sforzo. In questa remaster dunque gli sviluppatori hanno pensato bene di ritoccare il livello di sfida, rendendolo in parte più accessibile contro i nemici comuni, ma al contempo rimaneggiando i boss in modo da costringere i giocatori a un intervento diretto per avere la meglio. Durante il test noi ci siamo trovati ad esempio alle prese col Wyrm Antico, un grosso dragone verde con la fastidiosa tendenza ad infliggere tutti gli status negativi ai nostri personaggi, contro il quale abbiamo dovuto fare uso frequente non solo di oggetti anti-status, ma anche delle abilità curative della nostra maga bianca (Penelo, in quel preciso momento).

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Un ritorno rinfrescante

La battaglia contro il boss ha dimostrato la veridicità di quanto detto dal team: impegnativa e spassosa, ci ha forzato a mettere in piedi un Gambit ben preciso per contrastare l'uso degli status e mantenere in forma il team durante l'azione, nonostante il livello dei nostri eroi fosse superiore a quello richiesto allo scontro. Difficile al momento constatare se tali ritocchi abbiano o meno arricchito tutti i boss, ma è sicuramente un buon punto di partenza.

Nel caso non l'aveste notato, però, abbiamo parlato di "maga bianca" mentre descrivevamo la nostra esperienza... questo perché - come precisato nell'introduzione del nostro articolo - la remaster di Final Fantasy XII mette in campo il sistema di classi che era presente nella versione nota come International Zodiac Job System, da noi mai arrivata, con addirittura la possibilità di scegliere due diversi lavori per ogni personaggio. L'introduzione di questo "Job System" non solo rende più variegato e tattico lo sviluppo avanzato dei protagonisti, ma bilancia in toto l'esperienza, dove dopo un bel po' di ore tutti i personaggi tendevano ad assomigliarsi e ad utilizzare le stesse abilità: ora diventano sì potenti, ma sempre all'interno della propria specializzazione, e la gestione del gruppo acquista nettamente più senso a campagna inoltrata. Oltre a tale importante miglioria, The Zodiac Age contiene anche un comodo pulsante per velocizzare l'azione, anch'esso quanto mai desiderabile in un prodotto che si ispirava in parte al gameplay degli MMO, e che a tratti riusciva a risultare estremamente lento e dispersivo. Certo, l'azione "velocizzata" è un po' ridicola da vedere, ma la possibilità di rendere più rapida l'esplorazione di certe fasi e di lasciar fare al Gambit migliora davvero molto l'esperienza e il ritmo generale dell'avanzamento, ve l'assicuriamo. Per coloro che invece hanno storto il naso davanti al bilanciamento della difficoltà, che ha reso in generale il gioco un po' più accessibile, Square ha inserito una Modalità Sfida, con cento combattimenti di fila da affrontare in serie (chiaramente, tra le fila dei nemici base sono inseriti anche tutti i boss del gioco, e certe combinazioni di nemici avanzate sanno essere seriamente brutali). Sicuramente una chicca apprezzabile dai veterani del genere, che non mancheranno di ritoccare alla perfezione i propri personaggi per superare indenni questa nuova modalità. Difficile insomma criticare la scelta di Square di portare di nuovo nelle case questo Final Fantasy: non è quello più popolare in circolazione, ma è indubbiamente uno di quelli più interessanti da riscoprire e degni di essere rivalutati. Inoltre, parlando con il team, gli abbiamo tirato fuori un'informazione interessante legata all'ambientazione. Ivalice dopotutto ha un grande potenziale e una grandissima complessità: l'arrivo di The Zodiac Age potrebbe essere un primo passo per riportarla in auge e far arrivare qualche altro gioco capace di sfruttarla... Gli sviluppatori non hanno negato, noi non possiamo che sperarci.

CERTEZZE

  • Modalità sfida interessante per i giocatori veterani
  • Il gioco esteticamente è invecchiato molto meglio del previsto
  • Sistema di classi che non era presente nella versione europea del gioco originale
  • Pulsante che velocizza l'azione, comodo nelle fasi più noiose

DUBBI

  • Il gioco mantiene comunque dei momenti estremamente lenti e tediosi
  • La difficoltà più accessibile potrebbe far storcere il naso ad alcuni