Che fine ha fatto… Spyro the Dragon  56

Nel 1998 usciva un divertente e apprezzato gioco a piattaforme con protagonista un simpatico draghetto viola: ma dov'è finito Spyro The Dragon?

RUBRICA di Massimo Reina   —  4 mesi fa

Che fine hanno fatto... è una rubrica a cadenza regolare che cerca di riportare alla luce quei franchise che per un motivo o per un altro sono caduti un po' nel dimenticatoio, raccontandone la storia, con la speranza di rivederli prima o poi sui nostri schermi.

La prima PlayStation è stata certamente una delle console più importanti della storia dei videogiochi, la prima a vendere 100 milioni di unità nell'arco della sua esistenza, e una vera e propria icona degli anni '90. E questo non solo perché grazie anche alla sua diffusione e al suo successo, i giochi elettronici non vennero più visti come un prodotto per bambini, ma anche perché permise la nascita o l'evoluzione di titoli e serie che si sarebbero poi affermate definitivamente nel panorama videoludico mondiale, o altri durati lo spazio di un attimo, ma lo stesso capaci di lasciare un segno tangibile del loro passaggio nel cuore di qualche appassionato. Altre ancora hanno portato alla luce personaggi diventati poi il simbolo di una generazione di console o di una piattaforma specifica. È il caso di Spyro, il simpatico draghetto inventato da Insomniac Games ai tempi della prima PlayStation, diventato una vera e propria icona dei videogiochi degli anni '90.

Un’icona della prima PlayStation

A circa la metà degli anni '90, negli studi di Insomniac Games, il presidente e CEO Ted Price e i suoi colleghi stavano da qualche tempo discutendo e lavorando per cercare di progettare un nuovo platform per l'allora nuova console di Sony, vale a dire PlayStation. Crash Bandicoot di Naughty Dog era uscito appena un anno prima e il genere sembrava terreno fertile sulla piattaforma. L'ideale per cercare di rilanciarsi economicamente dopo il fallimento commerciale di Distruptor, un loro precedente progetto che aveva ricevuto consensi quasi esclusivamente dalla critica. Ma era in primis indispensabile, dal loro punto di vista, ideare prima un personaggio che potesse rivaleggiare coi mostri sacri del periodo, risultando subito simpatico al pubblico. Dopo varie bozze, il disegnatore Craig Stitt ebbe l'idea di creare un draghetto verde (qualcuno però attribuisce il merito al direttore artistico del progetto, Charles Zembillas, che aveva lavorato anche con Naughty Dog). Ad ogni modo, il personaggio piacque subito al resto del team di sviluppo, anche se decisero di modificarne il colore in viola per evitare che il modello poligonale di quello che venne poi ribattezzato Spyro, si confondesse con l'erba che ricopriva il terreno di vari livelli di gioco. Definito meglio l'aspetto e il carattere del personaggio, "carino ma allo stesso tempo malizioso, imprevedibile e sorprendente", come lo definì Price,al resto pensarono i tecnici, come Alex Hasting, che realizzò una nuova tecnologia per il rendering dei livelli di dettaglio che consentì al suo gruppo di ridurre il problema del "fogging" che limitava la visione dell'orizzonte nei giochi 3D dell'epoca. Il risultato di questo lavoro fu evidente quando Spyro the Dragon raggiunse gli scaffali nel 1998: il titolo proponeva infatti un comparto tecnico di primo livello, capace di rivaleggiare senza problemi con i principali esponenti del genere platform tridimensionali. I livelli erano ampi e spettacolari, con un ampio campo visivo, pieni di segreti da scoprire e vari potenziamenti che rendevano la progressione un po' meno lineare, la giocabilità ottima e Spyro era davvero carismatico a suo modo. Fu un vero trionfo di critica e di pubblico, con 5 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Il piccolo draghetto viola aveva conquistato tutti, ragazzini e adulti: si, perché a dispetto delle apparenze, Spyro non era un gioco indirizzato soltanto ai più piccoli e per questo fu un enorme successo, diventando per molti giocatori una specie di mascotte della console Sony.

Un draghetto per amico

Il successo del primo gioco convinse il team di sviluppo a lavorare subito a un secondo capitolo. Anzi, a dirla tutta, il franchise si sviluppò a gran velocità e Insomniac di sequel ne realizzò due, uno all'anno: Spyro 2: Ripto's Revenge nel 1999 e Spyro 3: Year of the Dragon nel 2000. Entrambi vennero accolti nuovamente bene da critica e pubblico: ma mentre il secondo episodio in linea di massima manteneva un forte legame col predecessore, il terzo Spyro seppe andare oltre, con una trama ancora più curata e una serie di personaggi secondari giocabili. Spyro 3: Year of the Dragon segnò anche l'addio degli Insomniac Games. Ted Price e soci pare volessero tentare nuove strade e non rimanere fossilizzati sugli stessi personaggi e su un solo franchise, per cui decisero di cedere la licenza al publisher, Universal Interactive Studios. Da allora la serie divenne multipiattaforma, passando tra diversi sviluppatori che tra alti e bassi, spin-off e comparse, hanno riproposto il simpaticissimo Spyro in tutte le salse. Su console casalinghe, il primo titolo della saga regolare della nuova Era fu Spyro: Enter the Dragonfly per PlayStation 2 e Nintendo GameCube. Il titolo però fu un mezzo fiasco, al punto che il publisher decise di annullare le versioni Xbox e PC del gioco precedentemente annunciate. Tra le cause del mancato successo del gioco, sviluppato da Equinox Digital Entertainenment e Check Six Studios, svariati problemi di gameplay e una trama definita da molti scadente. Non andò molto meglio nemmeno nel 2004 con quello che viene considerato l'ultimo capitolo della serie originale di Spyro per console, che sarà poi seguita dalla serie reboot The Legend of Spyro.

Stiamo parlando di Spyro: A Hero's Tail, sviluppato da Eurocom, conosciuti all'epoca per aver sviluppato Crash Bash, primo episodio della serie del popolare marsupiale non prodotto da Naughty Dog, e pubblicato da Universal Interactive Studios per PlayStation 2, Nintendo GameCube e Xbox. Il titolo, nonostante venisse ritenuto dalla critica superiore al suo predecessore, non riuscì comunque a ottenere voti troppo positivi a causa di una certa ripetitività di fondo e del fatto che non proponesse nulla di realmente innovativo, rimanendo ancorato a situazioni troppo vecchie per poter ancora soddisfare il palato dei videogiocatori. Questi ultimi tra l'altro, comprarono poche copie del gioco, che vendette quindi molto al di sotto delle aspettative. Per rilanciare il personaggio e la serie, il publisher pensò allora di fare tabula rasa e di ripartire da zero con un vero e proprio reboot. Nacque così la trilogia di The Legend of Spyro, caratterizzata da un'atmosfera un po' più seriosa rispetto all'originale, da un nuovo design per alcuni personaggi e da una giocabilità maggiormente focalizzata sull'azione e combattimenti. Questi elementi però non bastarono a rendere questo nuovo Spyro l'amatissimo draghetto di un tempo. In generale, i tre giochi furono apprezzati per i controlli e la storia, molto meno per la giocabilità, ritenuta ancora una volta troppo ripetitiva e senza spunti davvero vincenti o innovativi. Così, a parte qualche apparizione in altri giochi come Skylander o su console portatili, del buon Spyro si sono perse un po' le tracce, almeno fino a qualche settimana fa, quando si è iniziato a parlare di una possibile remaster di Spyro the Dragon sulla falsariga di quella realizzata per Crash Bandicoot, dunque con migliorie varie alla grafica e ad alcuni aspetti tecnici. Insomniac Games ha detto che le decisioni in tal senso verranno prese unicamente da Activision, ma visto il successo del rifacimento della trilogia del marsupiale di Naughty Dog, le speranza di rivedere anche il draghetto viola in una nuova veste grafica sulle nuove console si fa sempre più forte. E noi incrociamo le dita.