Diario del CapitanoRubik 360 

Non di soli videogiochi vive l'uomo. A volte c'è anche il passato che ritorna..

Luglio è volato via veloce. Il ritorno dall'IDEF, l'editoriale sulla crisi del videogioco e poi le ferie. Quest'anno mi sono buttato sulla Salerno-Reggio Calabria, così, tanto per provare un horror interattivo in prima persona. Sono arrivato giù giù fino in fondo e lì ho poggiato le mie pallide chiappe per un paio di settimane.
La partenza per il rientro non è stata intelligente, ma fortunata, giusto ventiquattrore prima del grande blocco in cui l'ANAS ha deciso che chi andava verso sud doveva essere favorito rispetto a chi andava verso nord, il quale è stato buttato fuori dall'autostrada nella graticola delle strade provinciali. Quella sì che sarebbe stata un'esperienza interattiva horror 2.0. Fortunatamente l'ho evitata di un soffio.
Nonostante la fortuna settecento kilometri non sono scivolati via veloci, anzi. Eppure non tutto il male viene per nuocere. In una delle soste doverose negli Autogrill, presi d'assalto dai reduci degli ingorghi, l'occhio mi è caduto su un oggetto di cui avevo letto un'anteprima lo scorso febbraio, presentato alla fiera del gioco di Norimberga e che suscita antichi ricordi: il ritorno di Arno Rubik, con la sua nuova invenzione, il Rubik 360. Nome che a noi videogiocatori suona molto familiare.
Di per sé il concetto è stimolante: tre sfere che ruotano una dentro l'altra e al centro alcune palline colorate che devono essere, con destrezza, trascinate fuori, attraverso dei fori nelle sfere, all'interno di appositi alloggiamenti del rispettivo colore nella sfera più esterna. Ho viaggiato per oltre quattrocento kilometri con questa sfida nel cuore. Avendo fallito miseramente nel vecchio cubo di Rubik (riportato clamorosamente in auge dal film di Muccino "La ricerca della felicità"), avevo riposto tutte le mie speranze di riscatto intellettuale nella versione 360.
Scartata la confezione, la prima prova l'ha fatta mia figlia di 5 anni, e ha insaccato subito la prima pallina colorata al posto giusto. Un dubbio mi ha colto. "Suvvia, non può essere così facile. La classica fortuna del dilettante." Poi è toccato a mia moglie e ne ha insaccate altre tre. Questo in meno di mezzora. Infine la Rubik 360 è giunta in mano mia per il colpo finale. La sfida del terzo millennio si è risolta in un'oretta scarsa con la collaborazione di una bambina di cinque anni.
Caro Arno Rubik perchè mi hai fatto questo? Perché l'impossibile cubo di Rubik è diventato un trittico di sfere senza difficoltà? Il mio ego non è stato riparato, il mio intelletto non è stato riscattato. Non mi resta che tornare a sbattere la testa sul cubaccio maledetto. Rubik 360

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