Tropico 3Torna El Presidente 

Primo incontro ravvicinato con il terzo capitolo di questa particolare serie, ora seguita da nuovi produttori e sviluppatori

Versione testata: PC

"Condannatemi, non importa: la storia mi assolverà!". Il vecchio Fidel Castro sarebbe stato un grandissimo giocatore di Tropico, poche storie. Purtroppo per lui e soprattutto per il popolo cubano il celebre simulatore di dittatura sud americana, uscito nel 2001 a opera di PopTop Software, che ne curò anche il seguito, non arrivò mai nell'isola caraibica. Di recente il marchio è passato sotto la bandiera del Torna El Presidente publisher tedesco Kalypso Media e dello sviluppatore bulgaro Haemimont Games, che ne stanno curando il terzo capitolo, in uscita a ottobre su PC e Xbox 360. Le premesse saranno quelle oramai note, con l'utente chiamato a vestire i panni del dittatore di una più o meno piccola isola della parte meridionale del continente americano, intento nella gestione di una tipologia di stato di norma poco considerata nei videogame, con problematiche e prospettive fatte di eccessi e bizzarrie ma anche instabilità e il costante pericolo di un golpe. KochMedia, distributore per l'Italia, ci ha permesso di testarlo in prima persona.

Strategia sui generis

Le meccaniche alle spalle di Tropico 3 restano quelle conosciute dai molti giocatori delle precedenti iterazioni: fondamentalmente un gestionale, il gioco chiede di amministrare gli aspetti sociali, economici e politici del proprio paese, dando però grande importanza a quelle che sono le aspirazioni personali così da incarnare al meglio lo spirito autoritario, rivoluzionario e ambizioso tipico di un certo modello dittatoriale. Torna El Presidente L'alter ego dell'utente può quindi essere preso tra alcune delle figure storiche più celebri del periodo tenuto in considerazione, compreso il suddetto Fidel, ma è anche libero di usare uno tra i modelli inventati o di creare un piccolo dittatore tutto suo, andando a selezionare una quantità di differenti fattori, centrali al personaggio stesso come i tratti caratteriali, oppure laterali come la scelta di essere stati posti sulla propria poltrona grazie all'aiuto di qualche paese straniero, del suo servizio di intelligence per l'esattezza. Le peculiarità del piccolo dittatore in carriera comprenderanno aspetti più o meno positivi, andando a toccare la fedeltà a una certa ideologia così come la corruttibilità, per citarne due, mentre a inizio partita, come ulteriore aspetto di personalizzazione, è possibile agire sulle dimensioni dell'isola usata come ambiente di gioco, determinandone anche alcuni aspetti come la dimensione, la morfologia, il tipo di terreno e la ricchezza delle risorse naturali.

La repubblica delle banane

Armati il mouse e la tastiera, Tropico 3 si presenta con un'interfaccia semplice e ben disegnata, con la mappa e poche icone utili a schermo ma la grande parte dei comandi direttamente collegati all'interazione con il singolo elemento del mondo 3D, così da lasciare il più libera possibile la visuale. La versione finale conterà quindici missioni principali, una sorta di campagna, e poi la ovvia modalità libera atta alla creazione della propria isola perfetta: le dinamiche sono piuttosto classiche in sé e per sé, con le risorse estratte da usare per creare gli edifici, una settantina, utili a far prosperare lo Stato e arricchire sé stessi, ma l'originalità della premessa si estende per tutta l'esperienza, permettendo di curare aspetti come la Torna El Presidente propaganda, l'indirizzamento religioso della popolazione - o il completo ateismo, viceversa - ma anche l'eliminazione dei nemici politici, qualora anche fossero dei parenti, o l'organizzazione di una polizia segreta di stampo sovietico da far invidia al KGB. La sperimentazione è quindi l'elemento portante, la curiosità di replicare eccessi e bizzarrie tipiche del modello cubano, con città tirate a lucido e sorrisi scintillanti in caso di visite di capi di stato o simili, mentre i prigionieri politici marciscono in sudice celle dalle dimensioni lillipuziane, ma con l'umorismo che permea tutta la produzione e senza nessuna pretesa di essere preso sul serio; chiamasi ironia. Nulla purtroppo s'è visto della versione per Xbox 360, che avrà da risolvere il problema relativo ai controlli, cercando di incontrare inoltre un'utenza storicamente poco avvezza al genere.

Certezze

  • Impostazione sempre originale
  • Tante possibilità e buono sviluppo del concept
  • Veste grafica funzionale

Dubbi

  • Bisognerà valutare la profondità della campagna
  • La versione Xbox 360 è un punto interrogativo

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