Medal of HonorCaccia al talebano 

Abbiamo provato il multiplayer, made in Dice, del nuovo Medal of Honor di Electronic Arts.

Dopo aver percorso "da soli" le pericolose vallate afghane, è arrivato il momento di parlare del comparto multigiocatore del nuovo Medal of Honor. La prima cosa che si nota è il differente motore grafico utilizzato rispetto alla campagna. Electronic Arts ha scelto di lasciare a Dice e al suo Frostbite 2.0 la realizzazione del multiplayer, imprimendo quindi un marchio di fabbrica piuttosto forte al suo prodotto. La differenza tra l'Unreal Engine e il motore grafico svedese, complice il differente stato di avanzamento dei lavori è sembrata piuttosto marcata. Caccia al talebano Il Frostbite in questo senso, impegnato nel mandare a video una mappa cittadina piena di edifici, esplosioni, fumo e detriti, non ha certamente colpito per polishing e dettaglio, rispetto all'estrema pulizia del comparto single player. Sensazioni di segno opposto invece sono emerse per la qualità dei modelli poligonali (almeno da vicino), davvero ben fatti e con alcune chicche a rimarcare la bontà della ricerca sul campo di Dice per mettere in scena armi e combattenti davvero verosimili con quelli reali. Mettendosi nei polverosi panni di un talebano, le modifiche alle nostre armi, siano esse ottiche, puntatori laser e via dicendo avranno un aspetto decisamente arrabattato, ma comunque letale. Nastro adesivo, fili elettrici, batterie di risulta a penzoloni e semplici pezzuole mimetiche legate con lo spago abbelliscono Kalashnikov, RPG e Dragunov, segnando con un bell'impatto visivo la differenza con le iper tecnologiche forze Nato.

Kabul in fiamme

La prova ci ha visto combattere per le strade in rovina di Kabul, in una modalità a squadre 12 contro 12. Da subito è chiaro che, nonostante le origini nobili della modalità multigiocatore, siamo più dalle parti di un Modern Warfare che di un Bad Company. L'azione è estremamente frenetica e veloce, la mappa, più piccola di quelle sterminate di Battlefield, ha dato l'impressione di essere ben costruita, piena di viuzze, coperture e punti elevati dove darsi alla sacra arte del cecchinaggio. La customizzazione del nostro soldato, oltre alle canoniche scelta di classe iniziale, che ci mette in mano ad esempio fucile d'assalto, da cecchino o lanciarazzi, avviene attraverso la modifica del nostro arsenale, suddivisa tra la slitta superiore, la canna e la base, ovvero le meccaniche dell'arma. Sulla slitta è possibile applicare vari tipi di ottiche, sulla canna silenziatori, sulla base caricatori extra o proiettili a punta cava. Ovviamente visto il poco tempo tempo a disposizione non è stato possibile vedere altri tipi di upgrade, ma senza dubbio la lista di gadget e modifiche sarà elevata, mentre è ancora tutto da scoprire come verrà declinata la progressione delle statistiche e dell'arsenale del proprio soldato. Presente, ma da valutare, l'inclusione delle killstreak per sbloccare attacchi aerei e di supporto. Pad alla mano le impressioni sono state contrastanti, più per la giovinezza della build che per effettivi demeriti. Se come scritto precedentemente il pacing, il ritmo ha dato l'idea di essere piuttosto schizofrenico, con i soldati sempre in movimento, correndo a testa bassa per evitare il fuoco nemico, cercando di raggiungere i tetti per colpire in tutta tranquillità. Gli sviluppatori in sede di presentazione della breve tornata di gioco hanno parlato di authenticity, skill e balance: se per le prime due sembra proprio che Dice abbia raggiunto l'obiettivo, per la terza invece il lavoro di ottimizzazione tra le varie armi non ha dato l'idea di essere ancora a punto visto che usando una mitragliatrice di squadra si è assistito a raffiche prolungate al bersaglio grosso per mandare a terra l'avversario. Al contrario invece la scelta del tipo di proiettili, rispettosa delle caratteristiche balistiche è sembrata piuttosto convincente, con una serie di parametri in più, come potere d'arresto e distanza utile, da tenere in considerazione per la scelta del proprio stile di gioco. Un'altra criticità emersa giocando, tornando a parlare del comparto grafico, è una certa difficoltà nel discernere da lontano, magari in mezzo alla polvere alzata dalle esplosioni, i "buoni" dai "cattivi". I diversi colori, l'elmetto, le armi, la kefiah o il cappello tipico afgano sembravano perdersi in texture poco definite, che comunque riacquistavano la propria brillantezza e profondità nel giro di pochi metri. Un problema questo imputabile ad una build certamente non definitiva, ma pad alla mano le prime battute si sono risolte in confusionarie sparatorie, quasi da tutti contro tutti, solo in parte rese più intellegibili dalle informazioni a schermo. Sul versante delle modalità di gioco è stato possibile provare solo il team deathmatch per le strade di Kabul, ma è stata annunciata anche una tipologia a squadre con uno spirito cooperativo e tattico più marcato, basata su mappe più grandi, per molti versi simili a quelle viste in Bad Company. Le potenzialità del titolo sono palesi, ulteriori informazioni, ma soprattutto la beta ci potranno dire di più su questo nuovo FPS "storico" di Electronic Arts. Caccia al talebano

Certezze

  • La customizzazione della classe sembra essere piuttosto corposa
  • Veloce e frenetico
  • Bel lavoro di ricerca grafica su mappe e soldati

Dubbi

  • Quale sarà il vero focus del gioco?
  • Tecnicamente c'è del lavoro di polishing da svolgere

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