Training day  56

Un esclusivo test ci ha permesso di sperimentare a fondo una delle aree iniziali del gioco di ruolo online di Bioware, seguendo i primissimi passi di due giovani reclute Jedi

"Un film non è mai finito, è solo abbandonato", parola di George Lucas. Un concetto che esprime da una parte la costante, enorme mole di rifiniture che ogni prodotto d'intrattenimento richiede, dall'altra l'impossibilità di tornarci sopra all'infinito, dovendo prima o dopo chiudere il ciclo di sviluppo di ogni produzione. E' curioso come proprio un paio di giochi ispirati all'universo più celebre su cui il padre di Indiana Jones abbia mai lavorato, appartengano al genere videoludico che più si avvicina e contemporaneamente allontana a questa definizione: i giochi di ruolo di massa online - MMORPG - sono per loro stessa natura titoli imperfetti ma che al contempo permettono di tornarci sopra ancora e ancora, influenzando contenuti ed esperienze ben oltre l'applicazione di qualche patch o l'aggiunta di una manciata di mappe, come avviene nella grande maggioranza delle altre uscite. Un processo continuo, in divenire che ha caratterizzato Star Wars: Galaxies, sviluppato oltre che prodotto da Sony Online Entertainment e ricordato anche per le grandi, non sempre azzeccate rivoluzioni che lo hanno caratterizzato durante il suo ciclo di vita, e sarà inevitabilmente così anche per Star Wars: The Old Republic, il progetto che Bioware sta realizzando in accordo con il publisher Electronic Arts.

Un impegno, quest'ultimo, partito nel 2005 e annunciato solo tre anni più tardi, costato una cifra non meglio definita ma sicuramente in grado di portarlo dalle parti dei videogame più costosi di sempre; un investimento in termini di denaro ma anche tempo e risorse che probabilmente è stato considerato necessario per potersi mettere davvero in competizione con World of Warcraft e Activision-Blizzard, conquistandosi una base utenti che possa non essere definita come la parte restante di qualcos'altro e per un periodo di tempo che, di recente, è stato quantificato attorno alla decade. Insomma enormi attese sono da più parti covate a proposito di Star Wars: The Old Republic e dal canto nostro, dopo alcune prove di brevissima durata, siamo riusciti a misurare il polso dei lavori grazie a un lunghissimo incontro di circa sette ore, abbastanza per avventurarci nell'area di gioco iniziale in comune tra le classi Jedi Knight e Jedi Consular, quel pianeta Tython già celebre per aver dato i natali all'Ordine stesso dei guerrieri.

Raccontare una storia

Staccate le mani da mouse e tastiera dopo una giornata intera chiusi nelle viscere della O2 Arena di Londra, collegati con i server di Austin, in Texas, che ospitano la segretissima versione pre alpha di Star Wars: The Old Republic, ci sono alcune considerazioni già piuttosto nette che possono essere fatte a proposito di quanto messo in cantiere da Bioware: il gioco è assolutamente derivativo nelle sue meccaniche, rifacendosi tanto nell'esecuzione delle quest e nei combattimenti, quanto nella gestione di menù e inventari, agli MMORPG di maggior successo, ma nel contempo dispone di una pulizia e di un livello della narrazione che lo distinguono in modo nettissimo da qualsiasi altra cosa uscita sul mercato sinora.

Questo ha perfettamente senso, a ben pensarci, per chi dispone di una licenza così vasta oltre che ricca di spunti: prendendo l'area iniziale di Tython da noi giocata e mettendola a confronto con quelle di Worgen e Goblin così come sperimentabili in World of Warcraft: Cataclysm, la prima è rifinita ma manca di alcune finezze dal punto di vista della giocabilità, come l'uso del phasing per modificare le aree di gioco, spiccando in compenso per lo svolgimento di una trama che per entrambe le classi si dipana lungo una quest principale di grande impatto e missioni secondarie sempre coerenti a ciò che di capovolgente succede nel mondo di gioco - niente caccia ai conigli o raccolta dei fiori mentre un pezzo di Galassia è minacciata da chissà quale nemico - godendo allo stesso tempo del doppiaggio integrale di ogni linea di dialogo e delle risposte a scelta multipla all'interno degli stessi.

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Scelto il Jedi Knight - e superata una fase di creazione del personaggio ancora in divenire - si arriva sulla superficie di Tython nelle vesti del classico apprendista dotato di enormi prospettive di crescita e, immediatamente, si viene messi al cospetto di un'invasione dei temibili Flesh Raiders: mostruosi nemici non casualmente disposti sul terreno di allenamento dei deboli padawan, proprio in un periodo durante il quale i più esperti jedi sono quasi totalmente indisponibili a causa dello scontro che imperversa contro l'Impero.

La prima manciata di ore della classe vengono spese salvando compagni d'allenamento e indagando su una situazione che ben presto si rivela per quello che è, ovvero una complessa macchinazione da parte di alcuni cavalieri passati al Lato Oscuro, un espediente per introdurre l'eterno conflitto con i Sith e, grazie al già citato buon uso delle quest secondarie, alcuni pezzi del ricchissimo lore che accompagna l'universo di Star Wars. Come la razza Twi'lek, mal voluta su Tython e protagonista di alcune interessanti missioni che ne approfondiscono il vivere precario, ghettizzati tra le lussureggianti foreste e le montagne del pianeta. Un percorso che, lungo la prima decina di ore o poco più, accompagnerà l'utente attraverso un mix di elementi iconografici classici - l'affiliazione a un maestro e poi, prima di lasciare Tython alla volta di nuove avventure, la forgiatura della propria spada laser - e altri nuovi scritti da BioWare, a quanto ci è stato detto con una pressoché totale libertà di movimento lasciata da Lucas, la cui unica preoccupazione è come sempre quella di non far collidere in modo paradossale protagonisti ed eventi delle produzioni originali con quelle venute dopo.

Selezionando e iniziando l'avventura con la classe Jedi Consular, cambiano invece le vicende raccontate facendo progressivamente evolvere l'investigazione sul furto di alcuni ologrammi riportanti le frasi fondanti dell'Ordine in qualcosa di decisamente più importante, al punto da coinvolgere anche il Consiglio Jedi e alcuni suoi esponenti, ma non la struttura scelta per questa prima, ampia fase di tutorial. Da un punto di vista dell'introduzione alle vicende di gioco, quanto fatto è quindi sembrato curato e coinvolgente al punto da non potersi in alcun modo dire inferiore alle altre produzioni BioWare esclusivamente single player; un traguardo importante nell'ottica dell'intera produzione perché proprio su questo aspetto lo sviluppatore canadese ha da sempre fondato parte del suo successo.

Sentirsi a casa

Da un punto di vista dell'esperienza di gioco in sé, del comparto strettamente ludico, Star Wars: The Old Republic è come detto apparso una versione già piuttosto rifinita dello schema conosciuto da milioni di giocatori: le due classi si rifanno per abilità e stile di gioco a un combattente corpo a corpo classico, il Jedi Knight, e a un damage dealer dalla distanza capace anche di non soccombere al primo nemico che si fa un po' più vicino, il Jedi Consular, mentre tutto il sistema di opzioni, interfaccia e menù atti a gestirne la crescita sono stati in grado di far sentire i presenti immediatamente a casa loro. Simile discorso vale per le quest che, pur con qualche variante alla sola raccolta del compito dal personaggio non giocante di turno, chiedono di spostarsi da un punto all'altro, collezionare, eliminare o investigare e quindi dirigersi verso il luogo successivo, alternando l'esplorazione di aree persistenti con altre istanziate, usate spesso per le fasi finali delle quest più significative, così da mettere in moto l'eccellente sistema di dialoghi a scelta multipla tipico dei titoli BioWare. A tal proposito è troppo presto per valutare che peso avrà il proprio allineamento morale sull'insieme dell'esperienza di gioco, per il momento la struttura narrativa sembra essere studiata a puntino per dargli il giusto peso pur mantenendo coerente per tutti lo svolgimento delle quest che di volta in volta seguono quella in cui si è presa una scelta piuttosto che un'altra.

Dove invece i designer potranno sbizzarrirsi sarà all'interno dei dungeon, esperienze cooperative completamente istanziate che abbiamo potuto sperimentare grazie a un pirotecnico salto in avanti nella cronologia del gioco, unendoci agli altri giornalisti invitati all'evento per completare un viaggio a bordo di una nave della repubblica attaccata da un incrociatore dell'impero, lottando contro le truppe avversarie e prendendo in gruppo decisioni critiche, come quando l'unica alternativa a un lungo e forse inutile processo di hacking di alcuni terminali è stata l'apertura sul vuoto cosmico di un portellone della sala macchine da raggiungere, sacrificando le vite della parte di equipaggio che vi si era rintanata per cercare la salvezza. Non c'è quindi dubbio, guardando tanto a quanto provato su Tython quanto a quello appena descritto, che il lavoro sulla proprietà intellettuale sia valorizzato al massimo dall'interattività regalata allo svolgimento narrativo, lasciandoci solo con il dubbio di capire come BioWare possa estendere un così elevato valore produttivo all'intera durata offerta da un MMORPG; puntare su qualche innovazione al gameplay, come ad esempio fatto da Guild Wars 2, sarebbe certamente stato più favorevole in termini di produzione in serie dei contenuti.

Domande frequenti

E' previsto un abbonamento per giocare a Star Wars: The Old Republic?
Sì, il gioco è un MMORPG che prevede il pagamento del gioco e quindi la sottoscrizione di un abbonamento il cui importo mensile non è ancora stato reso noto. Presumibilmente la cifra sarà in linea con quella degli altri esponenti del genere.

Il titolo sarà interamente doppiato? Anche in italiano?
Sì, The Old Republic verrà interamente doppiato ma al momento non è previsto alcun lavoro di doppiaggio nella nostra lingua; a oggi sono previste le versioni in lingua inglese, francese e tedesca.

C'è una beta in corso? E' possibile partecipare?
Alcune sessioni di prova sono già state eseguite ma la beta vera e propria non è ancora attiva e non si ha una data di inizio precisa. Ad ogni modo ci si può iscrivere sul sito ufficiale dove si potrà anche presentare la propria candidatura alla beta in futuro.

Il mio computer è abbastanza performante per giocare a Star Wars: The Old Republic?
Ancora non sono state rilasciate le specifiche di sistema minime e consigliate. Visto il tipo di gioco e l'ambizione di renderlo accessibile a quante più persone possibile, è credibile che saranno pari o inferiori a quelle medie del periodo in cui arriverà nei negozi.

Come si inserisce il gioco all'interno dell'universo di Star Wars? E rispetto ai giochi precedenti sviluppati da BioWare?
Le vicende narrate si svilupperanno a partire da circa 3500 anni prima rispetto a quanto raccontato nei capitoli cinematografici e quindi nei libri da cui sono tratti, rendendo impossibile l'incontro con i medesimi personaggi. Rispetto a Star Wars: Knights of the Old Republic, l'oggetto di questo articolo è ambientato circa 300 anni dopo, ponendosi quindi ben oltre la fine della Guerra Civile Jedi raccontata in KotOR ma raccontandone ancora le conseguenze e gli sviluppi.

Orizzonti di gloria?

Il tempo passato su Tython ha permesso, anche, di farsi un'idea migliore del comparto visivo, finora poco valorizzato dagli scorci delle precedenti prove. Lo stile fumettoso sembra ora integrarsi in modo più che efficace con la necessità di mantenere contenuta la richiesta di risorse e, soprattutto, con l'immaginario che Star Wars ha oramai consolidato nella mente dei fan più o meno sfegatati.

Le distese verdi e la morfologia movimentata di Tython si mescolano con una serie di strutture che evidenziano come gli Jedi, dalla loro fondazione che si perde nei millenni precedenti e fino alla contemporaneità raccontata nel gioco, abbiano cercato di inserirsi in modo armonioso rispetto all'ecosistema, nascondendo gli antichi templi nelle zone più remote del pianeta ed ergendo le costruzioni moderne, di dimensioni decisamente imponenti, in maniera da rendersi funzionali alle risorse offerte dalla superficie di un habitat solo a un primo impatto simile a quello terrestre. Lo stile dei nemici, delle differenti razze che si aggirano su Tython e di tutti i personaggi così come degli oggetti raccolti sul campo di battaglia, sono anch'essi sembrati inserirsi in modo efficace mentre effetti e animazioni, in linea di massima buoni, si esaltano quando si tratta di far volteggiare in aria uno Jedi Knight, impegnato in qualche complessa evoluzione per avvicinarsi rapidamente al nemico, o di far esplodere pannelli elettrici e altri componenti metalliche in un fiume di scintille, sotto i colpi di una spada laser. Da sistemare, in un processo inevitabilmente ancora lungo e laborioso, i problemi di compenetrazione tra i poligoni e soprattutto quelli dell'intelligenza artificiale che coinvolge i nemici, in alcuni casi immobili in attesa di avere un nemico nel campo visivo da aggredire, ma anche dei compagni come sperimentato all'interno del dungeon raccontato nel paragrafo precedente, dove ciascun giocatore del gruppo aveva affiancato un personaggio controllato dal computer e facente parte dell'equipaggio della sua nave.

Proprio la gestione di quest'ultima e le sessioni a bordo sono stati due tra gli aspetti, al pari di altri come il player versus player, che non è stato possibile provare in prima persona e per i quali dovremo aspettare un'altra occasione in futuro per poter elaborare qualche primo giudizio. Il risultato di questo lungo test, comunque, è stato quello che i lavori su Star Wars: The Old Republic, apparsi fino a ieri un po' incerti, sembrano adesso acquisire nuova concretezza soprattutto nei loro elementi originali, come la narrazione interattiva e l'uso efficace della licenza, ma anche nel complesso delle meccaniche di cui è dotato un gameplay, non innovativo ma in grado di funzionare come ogni appassionato del genere si aspetta. I lavori sono ancora lunghi e non finiranno, se tutto dovesse andare per il meglio, prima della seconda metà dell'anno prossimo: tante novità sono ancora state promesse e, se a queste verrà fatto seguire un ulteriore processo di rifinitura di quanto inserito, tra qualche tempo potremmo davvero trovarci al cospetto di un esponente del genere in grado di proporsi con successo al grande pubblico.

CERTEZZE

  • Attenzione alla componente narrativa senza precedenti per un MMO
  • I dialoghi a scelta multipla e l'allineamento morale aprono interessanti sviluppi
  • L'universo di Star Wars sembra sfruttato a dovere, anche visivamente
  • Insieme di meccaniche solide...

DUBBI

  • ...anche se non particolarmente innovative, quantomeno nelle parti di questing, crescita e combattimento
  • Siamo curiosi di verificare come potranno essere creati contenuti per centinaia di ore di gioco, tutti con quell'attenzione alla narrazione
  • Aspetti come le battaglie spaziali e il PvP vanno ancora verificati