Vacanze all'inferno  93

Abbiamo provato in maniera più approfondita Dead Island, il nuovo action game horror di Techland che promette di non farci più guardare le vacanze da sogno con gli stessi occhi di prima

Versione testata: Xbox 360

In occasione della scadenza dell'embargo, nel paragrafo relativo alla presentazione dei personaggi, sveliamo l'ultimo non ancora rivelato, la ex poliziotta Purna.

Svegliarsi intontiti in una stanza sconosciuta con i postumi di una sbronza non è certamente il peggio che possa capitare, in fin dei conti. L'inizio di Dead Island ci mostra un esempio piuttosto efficace di cosa possa esserci di peggiore. Ci svegliamo sul letto di una vasta camera d'albergo, qualche secondo per riuscire ad orientarsi con la vista inizialmente annebbiata e poi tutto diventa più chiaro, ma solo dal punto di vista visivo, perché continuano ad esserci molte cose che non quadrano all'interno del lussuoso Palms Resort, nella paradisiaca isola tropicale di Banoi. Prima di tutto c'è un silenzio innaturale che pervade la struttura, poi il disordine totale che domina nei corridoi, come se una tempesta si fosse abbattuta sul complesso, un monsone forse, vista la zona geografica. Ma no, non si tratta di quello: una rapida occhiata dal vasto balcone e due cadaveri sfigurati piovono dal cielo. C'è decisamente qualcosa che non quadra e l'atmosfera che pervade l'ambiente pare gravida di brutte, terribili notizie.

Senza vie di accesso l'unica possibilità è calarsi all'interno dell'ascensore bloccato, dove una voce dall'interfono ci comunica che se vogliamo sopravvivere faremmo meglio a seguire i suoi consigli. In mancanza di meglio, si tratta di tutto quello a cui ci possiamo appigliare, anche perché un paio di cadaveri semi-divorati poco fuori dall'ascensore sembrano decisamente rappresentare l'antifona ad un inferno in terra. Impressione confermata, con orrore, dall'incontro con i primi vacanzieri all'interno di un lungo corridoio: gli altri clienti del villaggio turistico non brillavano per personalità fino alla sera prima ma i corpi deformi e i volti sfigurati non rientravano nelle caratteristiche comuni dei vicini di stanza. Il tempo di incontrare lo sguardo vacuo, morto, di questi individui e il terrore spazza via gli interrogativi imponendoci di fuggire. Mentre i mostri incalzano, l'unica cosa che possiamo fare è seguire il consiglio della voce amica e correre dalla parte opposta, raggiungendo il fondo del corridoio. Penseremo più tardi a cosa abbia portato l'inferno in quell'angolo di paradiso.

Turista fai da te

Tutto quanto sopra riportato accade nei primissimi minuti di gioco, nei quali prendiamo confidenza con il sistema di controllo e muoviamo i primi passi nell'ambientazione costruita da Techland per questo action game in prima persona ad ambientazione horror. Survival horror per la precisione, se si considera una sua accezione allargata a comprendere questa sorta di FPS che mischia elementi tratti da altri titoli appartenenti alla famiglia "zombie" e li inserisce, con diverse rielaborazioni interessanti, all'interno di un'ambientazione effettivamente inedita, per il genere. Nonostante l'impostazione possa far pensare subito a Left 4 Dead, è piuttosto Dead Rising il riferimento forse più calzante se si cerca un metro di paragone per descrivere la struttura del gioco.

La build messa a disposizione da Deep Silver per la prova consente di giocare soltanto per un'ora, conclusa questa la partita termina inderogabilmente, dunque non è stato possibile avere altro che un'idea parziale di quanto il gioco completo possa offrire, ma un sostanzioso assaggio di quanto ci troveremo di fronte il 9 settembre, data di uscita di Dead Island. All'inizio è possibile scegliere uno dei 4 personaggi disponibili, ognuno caratterizzato da specifiche differenti per il combattimento (forza, resistenza, abilità con particolari tipologie di armi, skill tree) e un proprio background personale, ma non sembrano esserci differenze sostanziali in termini narrativi tra un protagonista e l'altro, almeno nella prima fase del gioco. In ogni caso ci troveremo ad essere una sorta di outsider in quanto unico personaggio a rivelarsi immune al misterioso contagio che ha colpito l'isola, pertanto maggiormente indicato per portare a compimento il salvataggio dei superstiti, inizialmente ammassati in un bungalow assediato dagli zombie. Dal punto di ritrovo partiamo dunque per varie missioni, assegnate dai vari superstiti che incontriamo nel corso del gioco, da svolgere con una certa libertà d'azione all'interno dell'ambientazione estremamente aperta, in stile sandbox, offerta dall'isola tropicale. Il multiplayer si integra nell'esperienza in singolo, proponendo la possibilità di affrontare il gioco in modalità cooperativa per un massimo di 4 giocatori (opzione che non è stato possibile provare in questa versione).

No Alpitour? Ahiahiahi

E' dunque possibile attivare più di una missione mentre si esplora in libertà l'ambiente di gioco (dapprima a piedi, successivamente anche utilizzando vari mezzi, a dimostrazione della vastità dell'isola), cosa che impone un approccio assolutamente non lineare al percorso da effettuare per raggiungere gli obiettivi, nonostante un segnalatore in stile GPS ci indichi quale sia la direzione giusta per portare avanti la missione attiva principale. Con la visuale in soggettiva, è possibile raccogliere una grande quantità di oggetti in giro per le ambientazioni, armi vere e proprie o improvvisate o ancora indizi per ricostruire quanto accaduto sull'isola, la cui storia sfaccettata si svela progressivamente anche attraverso l'incontro con i vari sopravvissuti. Strumenti da lavoro e oggetti contundenti possono essere utilizzati per combattere corpo a corpo oppure lanciati, mentre le armi da fuoco rientrano nel più canonico sistema di combattimento in stile FPS.

Il sistema è arricchito dalle vaste possibilità di personalizzazione offerte: l'avanzamento nel gioco consente un'evoluzione del personaggio in termini di livello d'esperienza e abilità, queste ultime attivabili in maniera progressiva attraverso degli schemi ad albero del tutto simili a quelli presenti in svariati RPG, che arricchiscono le capacità di combattimento, le abilità "speciali" differenziate che è possibile innescare per ogni personaggio e le caratteristiche passive. Altro ambito dedito alla customizzazione è quello delle armi, che possono essere riparate (sono infatti soggette a consumo ed eventuale rottura) e potenziate attraverso speciali banchi da lavoro disseminati per la mappa (qualcosa di simile a quanto accade in Fallout 3), mentre la raccolta di progetti consente la creazione di varie armi alternative create assemblando oggetti raccolti in giro secondo quantità e qualità specifiche. Ne derivano diverse venature "ruolistiche" che contribuiscono a caratterizzare il gioco come un particolare ibrido tra survival horror, FPS e RPG.

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Vacanza indimenticabile

L'elemento maggiormente caratterizzante di Dead Island è probabilmente la particolare ambientazione tropicale, una scelta inedita come scenografia per un survival horror. Il motore grafico Chrome Engine 5, sviluppato da Techland, si comporta egregiamente nella rappresentazione dell'isola, in particolare per quanto riguarda gli assolati esterni dall'ampio orizzonte, dove risulta particolarmente stridente l'ossimoro tra la natura paradisiaca e l'orrore abbattutosi su Banoi Island. C'è qualcosa di simile all'Unreal Engine nella resa di diverse superfici e in particolare negli interni, dove il gioco in più di un'occasione ricorda piuttosto da vicino Bioshock, come modellazione dei personaggi, meccanica di combattimento melee e scelte cromatiche, ma nelle lunghe traversate sotto il cielo, che coprono poi la maggior parte del tempo (almeno da quanto visto fin qui), Dead Island mostra un suo carattere specifico, fondendo squillanti colori e appaganti panorami tropicali alla tempesta di sangue e violenza efferata che caratterizza il gameplay.

Una certa attenzione per la costruzione anatomica dei personaggi appare evidente nei diversi effetti che i colpi inferti comportano sui corpi dei nemici, e in un action game in buona parte incentrato sul combattimento melee con visuale in soggettiva risulta un elemento di importanza non secondaria, anche nell'ottica di un buon funzionamento del combat system. Ottimo anche il comparto audio per quanto è stato possibile ascoltare, incentrato soprattutto sui rumori ambientali e su vari dialoghi, in questa versione interamente in inglese con sottotitoli in italiano. Resta un'incognita, al momento, il multiplayer, che tuttavia dovrebbe rappresentare un'aggiunta determinante per godere al massimo della struttura di gioco, essendo basata sull'andamento non lineare e sull'ampiezza degli spazi percorribili che possono favorire strategie di gruppo e approcci variabili al combattimento.

I quattro cavalieri dell'apocalisse

Sono quattro i personaggi utilizzabili in Dead Island, ognuno dotato di caratteristiche differenti e background specifico, narrato in maniera dettagliata nella schermata di selezione, ma le differenze, almeno per quanto provato durante la prima ora d'azione, non sembrano coinvolgere la struttura narrativa del gioco, che procede sempre alla stessa maniera a prescindere dal protagonista. La scelta è dunque puramente tecnica, dettata unicamente dalle preferenze accordate ai vari stili di combattimento, alla predilezione di ognuno per particolari tipi di armi, alle diverse statistiche e skill tree attivabili progredendo nel gioco, in particolare per quanto riguarda le abilità speciali. Vediamo nel dettaglio questi quattro personaggi, che compaiono tutti durante la particolare presentazione in soggettiva e che risultano accomunati a quanto pare da un passato amaro e, evidentemente, da un futuro ancora meno roseo. Logan era il quarterback della squadra di football americano di Dallas, dall'enorme talento ma dall'ancora più smisurato ego, caduto in disgrazia dopo aver provocato un incidente mortale durante una folle corsa tra auto e alla ricerca di un po' di relax nell'isola di Banoi. La sua specialità sono le armi da lancio. Xian è un'agente speciale della polizia di Hong Kong, esperta di arti marziali ed estremamente determinata, la cui vita è segnata dalla lotta alla criminalità organizzata in seguito all'omicidio del padre. Essendo donna, viene però discriminata e si ritrova nel Resort di Banoi sotto copertura, per "spiare i ricchi occidentali". Un incarico che disprezza, ma che sente comunque di dover portare a termine in quanto "patriota". Xian predilige le armi affilate. Sam B è un uomo grande e grosso esperto di armi da impatto ma è prima di tutto un rapper che vorrebbe risalire la china. Divenuto famoso con il singolo che peraltro apre il gioco durante la presentazione, Sam B non è più riuscito a replicare il suo primo successo e ha iniziato subito la parabola discendente degli artisti destinati all'oblio, costretti ad esibirsi in location di scarso interesse come il Palms Resort, dove il nostro spera comunque di farsi notare da qualche produttore. Infine, Purna, esperta di armi da fuoco, era una detective nella polizia di Sydney, una delle prime detective donna e per giunta di origini aborigene, cosa che non è mai andata a genio ai suoi superiori. L'altra cosa che l'ha portata alla rovina è stata la sua volontà di giustizia: avendo sparato ad un ricco malvivente con amicizie troppo in alto, è stata licenziata e si ritrova ora a fare la semplice guardia del corpo agli stessi bianchi ricchi che l'hanno rovinata, riempiendola d'amarezza ma senza distoglierla dal suo senso di giustizia.

CERTEZZE

  • Ambientazione particolare ed esteticamente notevole
  • Struttura aperta e non lineare accattivante
  • Elementi RPG che paiono ben integrati nel gameplay
  • Il multiplayer potrebbe essere qualitativamente determinante

DUBBI

  • Scontri melee un po' confusionari nelle situazioni concitate
  • Un po' legnoso nei movimenti soprattutto negli spazi stretti
  • I 4 personaggi avrebbero potuto essere caratterizzati anche come incipit narrativo
  • Multiplayer promettente ma da verificare