La conta dei corpi  24

Una nuova occhiata a Bodycount ha permesso di analizzare più nel dettaglio alcune delle missioni appartenenti alla modalità principale del gioco, vediamo quali impressioni sono emerse dalla prova.

Versione testata: Xbox 360

Lo studio Guildford di Codemasters è impegnato da un po' di tempo a questa parte in uno sparatutto in soggettiva caratterizzato da un approccio profondamente arcade e alquanto legato alla narrazione di tipo fantastico (nel senso di slegato da elementi rigidamente realistici), caratteristiche che sembrano andare in controtendenza rispetto all'attuale andamento del mercato videoludico, così incentrato sul realismo nella rappresentazione bellica e nella competizione online. Bodycount non è, però, un primo salto nel buio per l'etichetta britannica, un esperimento totalmente slegato da precedenti. Alla guida del progetto c'è stato infatti (almeno fino a poco tempo fa) quello Stuart Black che circa cinque anni fa aveva portato sul mercato delle console di scorsa generazione uno dei migliori FPS multipiattaforma che tali macchine avessero mai ospitato - peraltro ancora protagonista della classifica di vendita PlayStation 2, a guardare i dati diffusi settimanalmente anche su queste pagine - ovvero Black.

Il titolo in questione, sviluppato da Criterion sotto etichetta EA, si presentò come outsider in un mercato ancora non propriamente saturato di FPS come quello attuale, proponendosi con una storia interessante, una realizzazione tecnica all'avanguardia e la particolare caratteristica di poter distruggere ampie sezioni di scenario. Ottimi i risultati anche considerando la sua essenza di nuovo IP, cosa che ha reso particolarmente strana l'assenza di un seguito ufficiale, in base alle leggi del mercato. Ma ecco che, sotto mentite spoglie, l'anima di Black 2 in qualche modo si palesa tra le linee di codice di Bodycount, il nuovo sparatutto Codemasters. Non c'è veramente molto in comune con il predecessore, ma è indubbio che alcune idee elaborate da Black per il suo gioco omonimo siano state qui riprese e approfondite, in particolare per quanto riguarda l'interazione con gli scenari e la preponderanza di una narrazione fantastica a dominare la progressione del gioco in quella che gli anglofoni considerando una struttura "story-driven".

Strani intrighi internazionali

Abbandonate le pretese di realismo esasperato, la storia di Bodycount si dipana a episodi, come una sorta di serie televisiva, legati insieme dalla presenza di uno stesso protagonista, classico militare in pensione ma riportato di peso in mezzo all'azione più furibonda. Al servizio di una misteriosa organizzazione chiamata Network, il nostro combattente viene sbattuto da una parte all'altra del mondo alla scoperta di intrighi internazionali ed eventuali minacce planetarie, tra fantapolitica spicciola e fantascienza alternativa. La versione testata contiene soltanto tre missioni tratte dalla modalità "Bodycount", dunque non è stato possibile farsi un'idea valida dell'effettiva portata della trama su cui si fonda l'intera Campagna, ma quanto visto ha dato prova se non altro della grande varietà che caratterizza le ambientazioni e della particolare atmosfera che si respira nel gioco. Tra organizzazioni misteriose che agiscono nell'ombra, elementi fantascientifici e colpi di scena, vengono in mente giochi come Perfect Dark o GoldenEye come termini di paragone per Bodycount, invece di ricadere sui soliti Call of Duty e Battlefield, cosa indubbiamente positiva.

Certi elementi, poi, sono veramente d'altri tempi: i livelli, per esempio, uccidendo i nemici si disseminano di bonus, ovvero items luminescenti in grado di ricaricare l'energia del personaggio o aumentare la barra in grado di azionare le abilità speciali, una concezione classica del bonus che non è facile ritrovare negli FPS odierni e realistici. Le suddette abilità speciali si attivano con il riempimento di una barra determinata dalla "conta dei corpi", ovvero la quantità di uccisioni unita ai tipici skillshot e consentono di attivare il bombardamento aereo, utilizzare l'adrenalina per potenziare resistenza e forza del personaggio o innescare i colpi esplosivi, tutte caratteristiche ulteriormente migliorabili progressivamente. Le abilità, intese qui in tutto e per tutto come dei super poteri, rappresentano dunque un'altra caratteristica che converge decisamente verso l'accezione arcade dello sparatutto, presentando opzioni aggiuntive che si legano direttamente all'azione di gioco intesa come distruzione totale e annientamento dei nemici all'interno delle mappe. Perché questo è in effetti lo spirito di Bodycount: un ritorno alle raffiche furibonde tra soldati notevolmente resistenti ai proiettili, esplosioni pirotecniche e utilizzo delle coperture, tutto arricchito da un'intelligenza artificiale che promette buone cose e ad un particolare sistema di distruzione selettiva degli scenari.

Distruzione assortita

Nel caso vi siate già interessati in precedenza al titolo in questione, saprete sicuramente della particolare interazione con gli scenari che lo caratterizza. Come degno successore spirituale di Black, Bodycount consente un buon tasso di distruzione dell'ambiente circostante. Non si tratta di cataclismi esagerati come quelli che promettono altri FPS in arrivo sul mercato, ma di un sistema di distruzione selettiva che si dimostra più intimamente legato al gameplay. Sotto i colpi insistenti, è possibile forare e progressivamente distruggere sempre di più varie sezioni di scenario, tenendo presente il fatto che alcuni materiali restano però indistruttibili, come i metalli. E' dunque possibile, ad esempio, smantellare pezzo per pezzo un edificio fino alla sua struttura portante, magari senza poterlo demolire completamente ma in questo modo distruggendo le possibilità di riparo dei suoi occupanti. La distruzione di Bodycount è dunque più portata ad influire sul sistema di copertura che non a fornire la possibilità di modificare sostanzialmente lo scenario e la configurazione delle mappe. Una scelta che si è resa necessaria per non inficiare il level design, nonostante questo sia peraltro caratterizzato da un'ampia libertà di movimento per il giocatore, in grado di scegliere il proprio percorso all'interno delle vaste mappe con una certa disinvoltura, tenendo anche presente la cura riposta nell'intelligenza artificiale che porta i nemici a scegliere vari sistemi di aggiramento e attacco a sorpresa nonché l'ampia quantità di questi in ogni livello. E' una battaglia serrata e veloce quella che scaturisce da tutti questi elementi di gioco, nella quale il gusto della sparatoria a corto raggio, delle sventagliate che crivellano superfici e corpi, prende il sopravvento rispetto alla spettacolarità dell'azione. Diventa necessario muoversi rapidamente, cercare ripari sicuri, spostarsi spesso e demolire le protezioni altrui per sopravvivere all'interno di Bodycount, con i super poteri ad inserire elementi diversivi nell'azione di gioco, mentre si riscopre il gusto dello sparatutto puramente arcade, fra grilletto pesante e nugoli di nemici da ammassare nella conta dei corpi complessiva.

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Tre missioni

La versione provata contiene tre missioni caratterizzate da ambientazioni profondamente diverse: un livello ambientato in Africa, tra baraccopoli formate da lamiere a vari materiali accatastati, uno all'interno di una super tecnologica base segreta dei Target e uno in un villaggio di pescatori cinese. Notevole le variazioni di atmosfera tra un'ambientazione e l'altra, passando dall'assolato caos degli edifici africani improvvisati alle fredde superfici quasi aliene della base segreta, per arrivare fino all'esotico villaggio cinese notturno sospeso sul mare e battuto da una pioggia incessante. La grafica di Bodycount si basa sul motore Ego di Codemasters, già utilizzato in alcuni racing e nel recente Operation Flashpoint: Red River e mutua da questi diversi elementi caratteristici.

La vastità degli ambienti, esplorabili piuttosto liberamente, comporta di converso una relativa semplicità nella loro rappresentazione, per la quale non si rilevano grandi quantità di effetti tra luce, particelle a atmosfera, che appiattisce alquanto il comparto a scapito della spettacolarizzazione vista in prodotti analoghi. Allo stesso modo, pare emergere una certa mancanza di mordente nello sviluppo del level design vista l'insistenza sugli scontri a fuoco "uno contro molti" caratteristica delle tre missioni della campagna messe a disposizione, nelle quali non emergono momenti particolarmente topici o caratterizzati da meccaniche e situazioni di gioco varie o innovative. Si tratta chiaramente di una visione ancora molto parziale di quanto Bodycount abbia da offrire, dunque aspettiamo di poter vedere il pacchetto completo per avere un'idea più precisa di cosa sia venuto fuori da questa nuova opera di Stuart Black e Codemasters, idea che non può emergere certo dalla prova di tre soli livelli tratti a casaccio dalla campagna del gioco. Quel che è certo è che per poter affermarsi all'interno di un genere come quello degli FPS c'è bisogno oggi di un prodotto dalla personalità forte, dalle caratteristiche spiccate e ben distinguibili, in grado di lottare contro lo strapotere del richiamo dato dai brand più famosi: la scelta di improntare Bodycount sull'azione puramente arcade rappresenta un ottimo punto di partenza, coadiuvato dalla caratteristica della distruzione selettiva, che da quanto visto funziona egregiamente. Attendiamo di vedere come il tutto si amalgami nel prodotto completo.

CERTEZZE

  • Ottimo il sistema di distruzione selettiva
  • Feeling arcade veloce e immediato
  • Ambientazioni molto varie

DUBBI

  • Stenta a trovare una sua identità precisa
  • Graficamente non pare al passo con altri concorrenti
  • Level design alquanto semplice, per quanto visto finora