In guerra, di nuovo!  0

Ultimo contatto con l'eccellente shooter di DICE prima della recensione definitiva

Versioni testate: PC, PlayStation 3, Xbox 360

A meno di un mese dall'uscita nei negozi siamo volati a Londra per poter provare Battlefield 3 prima dell'arrivo del codice finale in redazione. Quest'ultimo test ci ha dato la possibilità di vedere il titolo DICE in buona parte dei suoi contenuti e su tutte le piattaforme, riuscendo quindi ad avere un quadro (più o meno) completo su quello che si preannuncia essere uno dei titoli più giocati di questo periodo. Prima di iniziare la prova i ragazzi svedesi hanno stringatamente introdotto il gioco spendendo molte parole su Battlelog, un vero e proprio social network che permette di collegare tutti i giocatori.

All'insegna del sociale

Attraverso una semplice schermata abbiamo la facoltà di tenere tanto sott'occhio la nostra progressione in qualunque comparto del gioco quanto quella dei nostri amici, sia su PC sia su console; crossplatform diremmo. È possibile avere report approfonditi su qualunque attività e specializzaione, dalle armi ai veicoli ed ai riconoscimenti, potendo ovviamente invitare qualcuno a giocare con un comodo sistema di drag and drop. Inoltre, ma questo è una cosa ovvia, ci verrà data la possibilità di creare dei veri e proprio clan, chiamati qui plotoni.

Il ventaglio dell'offerta della piattaforma si conclude con i report in tempo reale delle partite appena terminate e con l'inclusione di diverse tipologie di classifiche, come quella del punteggio più alto, dei veicoli, delle "top kill" o del maggior tempo speso in battaglia. A confermare la voglia social di Battlelog c'è anche la barra dei nostri amici online posta sull'estrema destra, proprio come su Facebook, con i quali scrivere o attivare una chat vocale. Chi sta provando la beta avrà ben chiare le potenzialità di questa piattaforma. L'impressione navigando tra le varie sezioni è che questa piattaforma possa diventare un vero e proprio hub attraverso il quale ampliare i propri orizzonti sul campo di battaglia, non fermandosi semplicemente alla conta delle uccisioni. Un punto di partenza attraverso il quale non solo scegliere su quale server giocare, ma approfondire ogni aspetto della carriera di tutti i giocatori. Non stiamo certamente parlando di qualcosa di mai visto prima, Battle.net o CoD: Elite fanno più o meno le stesse cose, ma ci ha colpito la semplicità e l'immediatezza del sistema, e ovviamente le grandi potenzialità insite, il tutto incluso nel costo di acquisto del gioco.

Disastri naturali

Una volta smesso di giochicchiare con Battlelog è stata la volta di provare la campagna single player. Per l'evento, DICE non ci ha fatto partire nel mezzo del gioco, ma ci ha messo davanti le fasi iniziali del gioco, in modo da avere un quadro preciso della scansione narrativa del titolo. Per non rivelare il twist iniziale, evitando spoiler paurosi, non ci è permesso di descrivere le primissime fasi, di conseguenza per il nostro provato siamo costretti a partire direttamente con i piedi ben piantati sul suolo iracheno, nei panni del sergente Blackburn, giocando la missione che ormai tutti conosciamo, quella che termina col devastante terremoto che colpisce tanto l'Iraq quanto l'Iran, dando il là ad una serie di eventi che sconvolgeranno la cartina geopolitica della regione.

Nulla di inedito, ma questa volta tastiera (e pad) alla mano abbiamo avuto l'ennesima conferma di quale sia il gameplay del titolo, che senza ombra di dubbio è del tutto simile a quello della concorrenza, ma qui c'è tutto il discorso della distruttibilità ambientale, che pur non essendo troppo sconvolgente, riesce a rendere peculiare un certo modo di intendere un FPS che sembra ormai mostrare la corda. I proiettili trapassano i ripari meno duri, i muri delle case crollano se colpiti col lanciarazzi, soprattutto quelli dei palazzi che ospitano i cecchini, ma più in generale quello che più ci è piaciuto è che si ha la sensazione che ogni superficie possa essere scalfita, di conseguenza nessuna copertura è sicura. Ma cosa succede dopo che la terra ha smesso di tremare? Tra invasioni e colpi di stato, il sergente Blackburn è rimasto praticamente solo in città, dove i pochi americani superstiti sono alla mercè dei nemici del PLR, che noncuranti dei crolli e degli incendi che rischiarano la notte irachena, la battono a tappeto per "salvare" i marines ancora vivi. Così dicono gli altoparlanti della propaganda nemica, ma nessuno ci crede, tanto è vero che strisciando nella terra sconquassata dal sisma, evitando la ronda avversaria siamo costretti a cercare di guadagnare un punto di uscita sicuro. Una volta scoperti però la missione letteralemente esplode, tra sparatorie in quelle che una volta erano piazze, negli atrii dei palazzi e nei suk, lottando contro decine di nemici. Questa parte è stata davvero piacevole, soprattutto per la strepitosa cosmesi a sessanta frame al secondo mandata a video dal PC, una macchina piuttosto potente, ma non costosissima, con sotto il cofano una doppia ATI 6900 in Crossfire, 8 GB di RAM e un AMD Phenom II 1090T.

Dal momento in cui si sono aperte le danze a quello dell'immancabile estrazione via Osprey non sono certamente mancate le emozioni, anche grazie ad un buon level design che, pur nell'ottica dell'estrema linearità del tutto, ha saputo costruire delle aree pieni di ripari e saliscendi che per fortuna hanno limitato la sensazione del tiro al piccione. È stata senza dubbio la qualità grafica a fare la differenza, mettendo in scena un campo di battaglia mai così vivo e vibrante, con i detriti che volano sferzati dal vento, effetti di luce (fuoco, scariche elettriche, bengala, esplosioni e via dicendo) che segnano una pietra miliare per questo genere, e che colpiscono davvero il giocatore soprattutto quando immersi nella foschia della polvere e del fumo veniamo accecati dalla torcia sotto canna di un nemico o dal fascio di un laser, segno questo che si è pronti a ricaricare il check point. Su console la potenza del "maglio grafico" un pò svanisce, sotto i colpi di un dettaglio delle texture a volte davvero basso, soprattutto sulla lunga distanza e in special modo su Xbox 360, ma è lodevole come nonostante tutto l'effettistica, seppur depotenziata, riesca comunque a fare il suo lavoro, colorando la scena in modo credibile.

In volo

Terminata la missione, ci siamo seduti sul sedile posteriore di un F-18 a bordo di una portaerei nel Golfo Persico con destinazione l'aeroporto Mehrabad di Teheran, dove qualche pezzo grosso del PLR sembra avere fretta di lasciare il paese. La missione non è iniziata a 4000 metri di quota, ma molto intelligentenente DICE ha scelto di mostrarci, seppur brevemente, l'interno della nave percorrendo i pochi metri sino alla pista di decollo, battuta dal forte vento e dal mare in tempesta, un quadro idilliaco per spiccare il volo carichi di bombe e missili.

Una volta seduti, abbassato il tettuccio e verificata la funzionalità dei flap, seguendo passo passo le indicazioni del pilota, abbiamo messo il muso dell'aereo in direzione Teheran, e qui sono iniziati i problemi. Nei panni dell'armiere donna del caccia bombardiere "ci siamo limitati", operazione invero non troppo difficile, a tenere lockati i Mig nemici utilizzando lo stick destro, alternando i missili al cannone, e rilasciando i flare in caso di aggangio nemico, stando attenti agli indicatori a video ma anche osservando direttamente i missili in arrivo guardando a destra e a sinistra. Una volta sull'aeroporto abbiamo bombardato direttamente i bersagli, ovvero gli aerei a terra e quelli in procinto di decollare utilizzando la visuale ad infrarossi, semplicemente tenendoli nel centro del nostro mirino. Questa missione è stata senza dubbio evocativa, la partenza da una portaerei è senza dubbio di grande impatto, ma passata l'eccitazione del momento, graziati come al solito da un comparto tecnico strepitoso, il tutto è sembrato poco più di un tiro al bersaglio, vuoi perchè si era nei panni dell'armiere, senza possibilità di pilotare, vuoi perchè i duelli aerei sono sembrati una versione blanda di quelli a colpi di mitragliatrice della seconda guerra mondiale, con i missili lanciati dalla brevissima distanza, dritti sul nemico senza problemi, che solo rare volte ha usato le contromisure. Insomma la parte più debole della presentazione, tanto bella da vedere quanto poco gratificante da giocare. Nessuno chiede una simulazione vera, con i missili che arrivano da diversi chilometri di distanza e una fisica credibile, ma nemmeno una versione annacquata di un Ace Combat qualsiasi inserita per mostrare i muscoli e spingere più in alto l'asticella dei mezzi pilotabili.

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Nella missione successiva siano tornati con i piedi ben piantati a terra, di nuovo nei panni del sergente Blackburn, provando la stessa missione che Pierpaolo aveva potuto testare quindici giorni fa a Parigi, quell'Operation Guillottine che ci vede lottare nelle periferie di Teheran, di notte sotto un pesante fuoco nemico. Non ci sentiamo di dilungarci oltre quindi nell'approfondire le nostre peripezie nella capitale iraniana, ma prima di scrivere le nostre impressioni su due inedite mappe multiplayer, è di rigore tirare le somme su quanto visto. Da un punto di vista narrativo, e senza cadere in spoiler, la storia potrebbe riservare delle piacevoli sorprese, solo intraviste nel nostro test, mentre parlando di gameplay, siamo decisamente dalle parti di un Bad Company 2, ovvero linearità senza compromessi, in cui le uniche deviazioni sono quelle ammesse da un level design che in alcuni punti si apre allargando "il binario", e dove la distruttibilità ambientale può darci qualche possibilità in più.

Siamo rimasti un filo perplessi dal ritmo del titolo, fin troppo blando e con pochi e sporadici guizzi nonostante la spettacolarità delle situazioni. Non stiamo certamente parlando di un titolo involuto, ma questa parte inziale conferma quanto giocato nelle avventure di Marlowe, Sweetwater, Haggard e Redford, ovvero che il tutto fila via liscio senza particolari picchi, senza lasciare il segno insomma. Non è un giudizio definitivo, la campagna è ancora molto lunga e tutta da giocare, speriamo insomma nelle parti avanzate per un'inversione di rotta. Un altro aspetto che ci ha lasciato perplessi riguarda l'intelligenza artificiale, che non è sembrata essere particolarmente reattiva, soprattutto negli spazi stretti, con i soldati troppo spesso esposti e capaci solamente di alzare o abbassare la testa dietro un riparo. Molto meglio all'aperto, più intraprendenti e più capaci di concertare manovre di fiancheggiamento.

Tutti contro tutti

Sul versante multiplayer sono state mostrate diverse mappe, ma anche qui per motivi legati ai soliti embarghi possiamo raccontare ora solamente di Grand Bazaar e di Operation Firestorm giocate su PlayStation 3. La prima è una mappa di dimensioni medie, medie per il franchise si intende, ambientata in una città mediorentale caratterizzata da uno scarso sviluppo verticale, ma estremamente "contorta", compressa tra piccoli palazzi e casupole, magazzini e garage, con un mercato all'aperto e l'immancabile suk.

Inutile dire che gli scontri si sono tutti verificati dalla breve distanza, con uno scarso ricorso alla classe Recon, quella del cecchino, con buona parte dei giocatori concentrati invece tra assalto e geniere, in modo da fornire assistenza medica nel primo caso e nel secondo tirare giu le case e le costruzioni per uccidere chi si nasconde all'interno. Una mappa senza dubbio valida, decisamente versata per il Team DeathMatch, ma che non ha certamente espresso tutto il potenziale del titolo. Potenziale che si è visto invece in Operation Firestorm, in modalità Conquest, dove tanto su PC che su console, abbiamo visto buona parte dei mezzi all'opera, dai jet agli elicotteri, passando per jeep, blindati e carri armati. Una mappa quindi gioco forza di grandi dimensioni, un'enorme vallata stretta a una estremità da una collina, con al centro una raffineria in fiamme, tra ciminiere, condotte per il passaggio del greggio, grandi palazzi per lo stoccaggio, camion e piccole costruzioni. Un vero e proprio spettacolo in partita, con gli aerei e gli elicotteri che sfrecciano sopra le nostre teste mentre i carri a terra radono al suolo ogni cosa, immegergendoci in una mare di polvere, ma che richiede molto tempo per essere giocata al meglio; si muore insomma tanto se ci si comporta in modo superficiale: la coordinazione, mai come prima è assoluta richiesta per godere al meglio del titolo.

I mezzi in quest'ottica sono emblematici, hanno dato l'impressione di essere più difficili da padroneggiare rispetto al passato, ma egualmente divertenti e letali una volta appreso come usarli correttamente. Il jet è quello che probabilmente darà più grattacapi, ma che diventa fondamentale vista la sua velocità e la potenza di fuoco, e che molto probabilmente farà nascere una sorta di elite all'interno del gioco. Che dire di questo assaggio del multiplayer? Lo stile è quello che tutti conosciamo, e senza ombra di dubbio i cambiamenti apportati alle classi non lo hanno per nulla snaturato, esaltando anzi il gioco di squadra. Sul versante della personalizzazione, le opzioni sono se possibile aumentate, tra decine di armi a disposizione e tantissime ottiche e gadget da provare, di vario tipo e che cambiano sensibilmente il nostro approccio agli scontri. Nulla di sconvolgente, ma le possibilità di scelta sono davvero tante, per una progressione lunga e appagante.

E quindi?

Chiudiamo il nostro articolo con la parte più debole di Battlefield 3. Ci è stata data la possibilità di provare una missione co-op chiamata Hit and Run, in cui il nostro compito era quello di fuggire da un palazzo recuperando dell'intel, correndo di stanza in stanza e di piano in piano, insieme ad un altro compagno, tentando di sopravvivere alle irruzioni dei nemici che di tanto in tanto hanno cercato di sbarrarci la strada.

Armati di tutto punto e con una mina Claymore da piazzare nelle zone strategiche di ingresso degli avversari, siamo riusciti ad andare avanti piuttosto agilmente, raccogliendo le molte armi lasciate in terra dai nemici e curando il nostro compagno alla bisogna. Poco più di un tiro al bersaglio in spazi piuttosto stretti, dove l'intelligenza artificiale non ha dato certamente il meglio di sè e che non è sembrata particolarmente eccitante da giocare. Aspettiamo quindi le altre cinque, sperando siano di più ampio respiro rispetto a quella provata.
Cosa ci ha lasciato quest'ultima prova di Battlefield 3 in attesa della versione finale? Innanzitutto la voglia di tornare a giocare al multiplayer, con un gameplay che non tradisce le aspettative nelle mappe più grandi, e la voglia di capire l'evoluzione finale della campagna, che parte un pò col freno a mano tirato, ma che ci ha regalato comunque bei momenti. Su tutto spicca l'incredibile comparto tecnico, che su PC disegna un campo di battaglia assolutamente senza eguali, e che riesce a difendersi piuttosto bene anche su console e in particolar modo su PlayStation 3, nonostante un hardware che non può non faticare a reggere tutta la potenza del motore Frostbite 2.

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CERTEZZE

  • Le nuove mappe e i cambiamenti alle classi funzionano
  • Il gioco di squadra è necessario più che mai
  • I jet possono cambiare la faccia del campo di battaglia
  • Tecnicamente sontuoso su PC...

DUBBI

  • ...ma la versione Xbox 360 denuncia pecche per quanto riguarda il dettaglio
  • Parte iniziale della campagna senza guizzi
  • Intelligenza artificiale non al top