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Diario del Capitano

Eccomi a un nuovo appuntamento con il diario, anzitempo rispetto alla tabella di marcia, e per questo ancora più motivato.
Ne approfitto per riprendere una notizia di ieri, riportata da molte fonti all'interno e all'esterno della comunità videoludica. Due senatori americani, Lieberman e Brownback, hanno lanciato un altro attacco contro i videogiochi, adducendo per l'ennesima volta l'ipotesi che i videogame violenti possano stimolare comportamenti violenti "perchè associano premi e sesso con il concetto di violenza" (l'articolo fa in particolar modo riferimento a Grand Theft Auto III, ma non si limita a quello).
Questa non è la solita riflessione sulla fondatezza o meno di queste affermazioni: ho una mia idea in merito, ma non avrei le basi scientifiche e nozionistiche per confutarla. La mia osservazione è un'altra. I due cari senatori di cui sopra, uno dei quali non nuovo a iniziative di questo genere, sono infatti riusciti ad ottenere i fondi necessari per stanziare una ricerca a favore delle proprie teorie, e questo è a mio avviso il risvolto più inquietante. Non tanto per il fatto che si effettui una ricerca su di un concetto tutto sommato marginale, quanto il fatto che ci sia arrivati partendo dalle critiche nei confronti del videogame. Questo segna una linea di confine: finora, salvo qualche caso sporadico, il videogame è sempre riuscito a rimanere incontaminato rispetto a giochi di potere, manipolazioni o mezzucci per ottenere qualche voto.
Questa notizia segna invece il passaggio del videogame nella sfera della strumentalizzazione. Si, perchè i best-seller, di qualunque origine siano, sono un ottimo strumento per fare politica, osannandoli, criticandoli o mettendoli al bando. E i numeri che oggi muove questa industria dell'intrattenimento, anche in termini di persone (e potenziali elettori) è davvero notevole. Parlare nel bene o nel male di un videogame esercita una presa su molti gruppi di persone, e può diventare una mossa politica interessante: molte associazioni americane e non, hanno già accolto con favore l'iniziativa dei due lungimiranti politici americani. Ottima mossa sulla scacchiera dunque, e qualche seggio in più portato a casa. Non mi stupirei se nei prossimi giorni qualche avversario dei due signori in questione si ergesse a difesa dei videogame.
Personalmente provo tristezza per questo. Mi rattrista e mi preoccupa il fatto che il mondo del gaming possa seguire le sorti di altri ambienti di intrattenimento prima di lui: Penso a cinema, musica, televisione, sistematicamente strumentalizzati dalle diverse parti.
E penso a quanto mi piacerebbe che il videogame rimanesse gioco, divertimento, svago. In fondo non è e non vuole essere nulla di più. Niente più di un modo per passare il proprio tempo in modo sereno e divertente, di un hobby da seguire, di una passione da coltivare. Non uno strumento nelle mani di chi progetta campagne elettorali.

Lasciateci giocare in pace, grazie.

Massimiliano Monti, responsabile editoriale area PC.

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