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L'argomento della giornata è pressochè scontato: Pokèmon. D'altronde tutta la settimana è stata dedicata ai mostriciattoli tascabili Nintendo, e doverosamente aggiungerei, visto che proprio oggi è uscito anche in Italia l'ultimo capitolo della serie, Rubino e Zaffiro, il primo su Game Boy Advance.
Si possono amare, si possono odiare. Molti che al principio li amavano hanno poi avuto pesanti crisi di rigetto vista l'eccessiva svolta commerciale e lo sfruttamento all'osso del franchise, ma non si può sottovalutare l'importanza dei Pokèmon, forse il più importante fenomeno videoludico degli anni '90, insieme all'uscita di PlayStation. Non è mia intenzione snocciolare numeri, peraltro facilmente reperibili anche nella nostra recensione odierna, bensì esporre i due aspetti del fenomeno che più mi hanno incuriosito negli anni.
Aspetto numero uno: la longevità. Data per spacciata più e più volte, la Pokè-mania è più viva che mai. Forse non siamo più ai picchi folli raggiunti all'uscita di Gold & Silver, ma Ruby e Sapphire ha sfondato quota quattromilioniemezzo di copie in Giappone e continua a vendere come un disperato, è ben sopra i due milioni di copie negli States e, c'è da scommetterlo, venderà come il pane anche in Europa. Impressionante per il classico fenomeno tormentone che di solito svanisce nel nulla nel giro di un paio d'anni: chi si ricorda più dei Teenage Mutant Ninja Turtles, l'altro fenomeno da follia collettiva di inizio anni '90? Ormai più nessuno (anche se Konami sta cercando nuovamente di sfruttare il brand). I Pokèmon sono sulla cresta dell'onda da otto anni, e la mania, per quanto in tono minore, continua. Impressionante.
Aspetto numero due: checchè se ne dica, i giochi dedicati ai Pokèmon sono ottimi titoli. Il primo capitolo è sicuramente una pietra miliare, ricco di idee innovative e spunti originali, semplice come idea ma al tempo stesso complesso come gameplay, e in grado di inchiodare al Game Boy giocatori di tutte le età. All'epoca ci accumulai una cinquantina di ore di gioco buone, e mi divertii parecchio. Alla Nintendo mi devono poi ancora spiegare come diavolo hanno fatto a far impazzire milioni di bambini in tutto il mondo (passino i bimbi giapponesi, cresciuti a pane e Dragon Quest o Final Fantasy) per quello che di fatto è un RPG, pieno di dialoghi, con combattimenti a turni, con poca azione e una grafica francamente bruttina anche per l'epoca.
Magie del marketing? Certo, ma non solo...

Mauro Fanelli, responsabile editoriale area console.

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