Diario del CapitanoDiario del capitano 

Diario del capitano

In redazione si va in bicicletta. Questa è la fortuna di essere in una cosiddetta città "vivibile". Alzarsi senza pensare di dover cambiare mezzi tre volte, di percorrere almeno venti kilometri in linea d'aria, in mezzo a migliaia di persone abbruttite dal lunedì mattina che farebbero il remake di "Un giorno di ordinaria follia". Qui no, qui si va in bicicletta. Il pensiero felice di arrivare in ufficio in dieci minuti si è mescolato stamattina con il volto, sempre bello, di Giovanna Mezzogiorno (splendida ne "L'ultimo bacio"), colta in flagrante mentre girava una scena del suo ultimo film. O meglio. Mentre supervisionava l'allestimento di un un set on the road con una telecamera mobile su binario.
L'incontro fortuito di stamattina mi ha fatto tornare in mente quando un paio d'anni fa la città fu invasa per quasi sei mesi dalle troupe di Caro Maestro, il serial televisivo di Canale 5, che potevi trovare un po' dappertutto (non il serial, le troupe). Al bar, in stazione, davanti alle scuole, ai giardini pubblici. Questa è la fortuna (se può essere definita tale) di essere in un posto che tenta di diventare un vice-Cinecittà.
A proposito di cinema, proprio qualche giorno fa ero a pranzo con un mio amico appena tornato da Sarajevo dove aveva prestato la sua opera come aiuto regista in un rifacimento per il grande schemo della guerra in Jugoslavia. Mi raccontava dell'assoluto contrasto tra le zone ricostruite della città e le zone ancora distrutte e i cimiteri, grandi e silenziosi, dove sono state girate parte delle scene. Ora il film è finito e lui si sta godendo il cibo italiano, dopo due mesi di (poco) cibo jugoslavo.