Post MortemPost Mortem 

Forte del successo di Syberia, Microïds torna a deliziare gli amanti delle avventure grafiche con Post Mortem, che promette un'esperienza più adulta e originale. Gli ingredienti per renderla appetibile ci sono tutti: una grafica d'atmosfera con ambientazioni da film noir, un detective americano, una bella cliente misteriosa, efferati delitti e un pizzico di paranormale. La nostra Alessandra Tomasina ha potuto mettere le mani su una versione pressochè definitiva del gioco: leggiamo le prime impressioni.

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Un thriller sul nostro PC

Dopo queste prime immagini che tratteggiano l'affascinante ambientazione della storia, lo splendido filmato introduttivo ci presenta anche gli attori che le daranno vita: l'inquadratura si stringe sul lussuoso Hôtel Orphée, passa attraverso la finestra di una stanza, indugiando sugli abiti e gli oggetti sparsi un po' ovunque, e si sofferma su due amanti.
La luce soffusa e la musica di sottofondo non promettono niente di buono e, infatti, in quella camera d'albergo sta per scatenarsi l'inferno, che si presenterà nelle vesti di uno spietato omicida mascherato e armato di un affilato e minaccioso coltellone. Come in ogni thriller che si rispetti, seguono grida, schizzi di sangue e immagini confuse e spaventose dei due corpi martoriati secondo un inquietante rituale.

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Un thriller sul nostro PC

Come premessa non c'è male, ma non potremmo definirlo un thriller se non ci fosse anche un investigatore audace e misterioso almeno quanto gli assassini ai quali da la caccia: nella prima scena del gioco vero e proprio facciamo la conoscenza del nostro eroe, il detective newyorchese Gus Macpherson, ritiratosi a Parigi con la speranza di coltivare in pace la passione per la pittura; il suo passato nasconde qualcosa di oscuro e il suo presente è tormentato da orrende visioni.
Una di queste viene scatenata dall'incontro con l'enigmatica Sophia Blake, che lo trascinerà in un'incredibile indagine alla ricerca dell'assassino di sua sorella e suo cognato, due turisti americani in visita a Parigi: per qualche strano motivo, la polizia locale sta insabbiando il caso e spetterà a noi seguire la scia di sangue e mistero lasciata dal colpevole, risalendo a un antico culto esoterico, scavando nella storia francese e sconfinando addirittura nel paranormale.

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Un thriller sul nostro PC

Fermiamoci qui, meglio non svelare altro sull'appassionante trama del gioco per permettervi di gustarla a tempo debito, anche perché è proprio su di essa che Microïds ha voluto scommettere, questa volta: il lead designer Stéphane Brochu ha spiegato che il team di sviluppo, composto anche da alcuni degli artisti e programmatori cui dobbiamo Road to India e Syberia, ha voluto proporre una vicenda originale e accattivante ma storicamente accurata, abbandonando la struttura statica delle avventure tradizionali in favore di una meccanica di gioco più dinamica e coinvolgente. Gli sviluppatori si sono quindi riproposti d'inserire gli enigmi nell'ambito di una vera e propria indagine, che si snoda attraverso un sistema di dialogo molto articolato, offrendo una buona "rigiocabilità" grazie allo svolgimento non lineare.
Queste sono parole piuttosto familiari, che si leggono sul retro delle confezioni di gran parte delle avventure grafiche finora commercializzate, ma ho potuto constatare personalmente che anche questa volta Microïds ha mantenuto le promesse fatte: se il suo scopo era sorprendere gli appassionati con una tematica e un'atmosfera più mature e perfezionare gli elementi che hanno reso popolari le avventure, aggiungendo qualche raffinato tocco di classe, ha davvero fatto centro!

Nei panni dell'investigatore

Post Mortem è un'avventura grafica in soggettiva, anche se gran parte dei dialoghi e dei filmati ritraggono il nostro protagonista in terza persona. Il giocatore può esplorare gli ambienti circostanti in una visuale panoramica a 360°, ma non con una libertà di movimento totale: in effetti, di tridimensionale ci sono solo i modelli dei personaggi, mentre i fondali sono tutti in 2D. Di conseguenza, gli spostamenti sono precalcolati (alla Myst) e possiamo guardarci intorno o ingrandire determinate aree dello schermo, ma non sempre scegliere la posizione e l'angolazione da cui osservare gli oggetti. Questo sistema di spostamento ed esplorazione degli scenari offre comunque un'esperienza di gioco molto immersiva.

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Nei panni dell'investigatore

Come si è detto, l'avventura è basata sull'inchiesta di Macpherson, che dovrà girare Parigi in lungo e in largo per interrogare tutti i testimoni e assicurare il colpevole alla giustizia. Particolare attenzione è stata dunque dedicata ai dialoghi, che consentono uno svolgimento realistico e coinvolgente delle indagini: per l'occasione Microïds ha sperimentato una nuova tecnologia chiamata Natural Dialogue Engine, un motore di conversazione estremamente flessibile, basato su più di 6000 linee di dialogo, che permette al giocatore di scegliere non solo l'argomento da affrontare e l'ordine delle domande da porre ma anche il modo di relazionarsi ai personaggi del gioco (con prudenza e cortesia o in tono brusco, girandoci intorno o andando dritti al punto).
Molte altre avventure prima d'ora hanno ostentato motori di dialogo sensibili alle scelte del giocatore, ma in realtà questo era quasi sempre indotto a ottenere le informazioni e gli oggetti necessari con le buone o con le cattive, senza poter progredire altrimenti. In Post Mortem le reazioni dei nostri interlocutori cambieranno davvero drasticamente in relazione alle scelte di dialogo: con alcuni potremo avere determinate informazioni in uno o più modi, ma rischiamo anche di non averne affatto e di doverci rivolgere a qualcun altro! Ho provato a rigiocare alcune sequenze e non ho mai ottenuto le stesse informazioni dalle stesse persone e nello stesso stadio della storia. È anche possibile arrivare in fondo all'avventura con il minimo d'informazioni, tagliando corto sugli approfondimenti e le vicende personali. Insomma, sono soprattutto i dialoghi estremamente articolati a garantire la non linearità della trama, varietà nei metodi per risolvere il caso e quindi una maggiore longevità del gioco.

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Nei panni dell'investigatore

Come in ogni altra avventura, oltre ai dialoghi, saranno fondamentali l'esplorazione a tappeto dell'ambiente di gioco e i puzzle. Questi ultimi sono di due tipi: i soliti problemi di ragionamento, che prevedono l'utilizzo d'informazioni raccolte o la combinazione di determinati oggetti in determinati contesti, e i puzzle di logica veri e propri, quelli su cui solitamente ci s'inchioda o che nella migliore delle ipotesi si risolvono per sfinimento, senza capire bene come!
Potete trovarne degli esempi pratici nelle immagini a corredo dell'articolo. La buona notizia è che sono sempre vari, stimolanti, sofisticati e molto ben integrati alla storia; la notizia cattiva è che alcuni sono discretamente ostici e frustranti, soprattutto per l'apparente mancanza di riscontri su eventuali progressi fatti dal giocatore, il che lo porta a infiniti tentativi prima della soluzione o addirittura a non riconoscere un puzzle come tale in un primo momento. Però, è anche probabile che alcuni degli enigmi siano incompleti nella versione del gioco che ho provato e che manchi qualche ritocco: potrò dare un giudizio definitivo solo nella recensione vera e propria.

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Sulle orme di Hitchock

Non soltanto le inquadrature e le atmosfere ma anche le modalità espressive adottate per raccontare la storia di Post Mortem sono di stampo cinematografico, il che non fa altro che accrescere il coinvolgimento del giocatore: in occasione di un incontro con giornalisti e appassionati nella chat di Justadventure.com, gli stessi sviluppatori hanno dichiarato di essersi ispirati ai film di Hitchock e ai thriller di nuova generazione, specialmente Seven (il cui marchio è facilmente riconoscibile fin dalla schermata dei titoli iniziali).
Al di là delle suggestive visioni di Macpherson e dei gradevolissimi filmati d'intermezzo, voglio anticiparvi una chicca che darà una svolta inaspettata alla trama dell'avventura (anche perché ormai non è più un segreto, per chi ha già visitato il sito ufficiale o raccolto informazioni su questo atteso titolo): nel bel mezzo del gioco, ci si ritrova improvvisamente nei panni del principale indiziato, per rivivere attraverso i suoi occhi gli eventi della notte del delitto; un espediente narrativo geniale, che riesce a spiazzare il giocatore con un ribaltamento di prospettiva, dando maggiore spessore all'intrigo.

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Sulle orme di Hitchock

Per quanto concerne gli aspetti più propriamente tecnici, il motore grafico di Post Mortem è quello già sfruttato da Microïds in Road to India – anche il direttore artistico, Maxime Villandré, è lo stesso. La scelta della visualizzazione panoramica a 360° di una serie di piani bidimensionali ad alta risoluzione è discutibile e qualche giocatore arriccerà il naso, ma a me personalmente non dispiace! Quel che conta è l'effetto finale, decisamente realistico e apprezzabile, anche se i modelli 3D dei personaggi con cui si può interagire sono ben renderizzati in tempo reale e appaiono in evidenza, mentre gli altri sono come congelati insieme agli oggetti sui fondali statici, come in un dipinto. Si ha comunque l'illusione di esplorare un ambiente tridimensionale, le animazioni sono fluide, soprattutto quelle delle espressioni facciali, e i filmati di ottima qualità.

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Sulle orme di Hitchock

L'interfaccia è impeccabile: esteticamente gradevole e intonata all'atmosfera del gioco, semplice e intuitiva. Il cursore cambia forma a seconda delle operazioni eseguibili, i comandi s'impartiscono col tasto sinistro del mouse e col destro si accede all'inventario, visualizzato sul fondo dello schermo, e ai vari menu. Vengono memorizzati tutti i filmati, le conversazioni e i documenti progressivamente raccolti nel gioco, che sono quindi consultabili in qualunque momento.
Anche sul fronte audio, nulla da ridire: la colonna sonora offre un degno accompagnamento a ogni fase dell'avventura, gli effetti sono discreti e il doppiaggio della versione inglese mi è sembrato più che buono. Non ci resta che sperare in una localizzazione italiana altrettanto buona.
A proposito di speranze, non temete, non vi servirà certo un computer della NASA per far girare questo gioco: la configurazione minima è un PII 350 MHz con 64 MB di RAM e quella consigliata (caldamente consigliata anche da me) è PIII 500 MHz con 128 MB di RAM.

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Nella suspense dell'attesa...

Le informazioni sulle date d'uscita del gioco sono poche e contraddittorie: oltre a rimandare ulteriormente la distribuzione della demo promessa, questa settimana Microïds ha confermato che il titolo sarà sul mercato canadese dal 12 novembre e su quello europeo dal 13, ma qui qualcuno parla addirittura dell'anno prossimo.
Lo sviluppatore ha comunque assicurato che ci saranno ben tre finali diversi e che i giocatori avranno il piacere di acquistare col software una confezione esclusiva curata direttamente dal team di sviluppo, ventilando anche la possibilità di un seguito delle avventure di Gus Macpherson.
Io ormai sono agli sgoccioli: sto alle calcagna dell'assassino da qualche ora e ci separa solo un enigma. Le mie prime impressioni su Post Mortem, in sostanza, sono assolutamente positive: l'ho giocato tutto d'un fiato, sorprendendomi di volta in volta per i raffinati puzzle che s'incontrano e spesso dannandomi per superarli, godendo della trama accattivante e della grafica d'atmosfera.
Notevole è soprattutto la cura con cui sono stati realizzati i dialoghi, che finalmente fanno la differenza e portano l'interazione con i personaggi a livelli di realismo e flessibilità mai raggiunti prima in un'avventura. Il gioco soffre solo di qualche calo nel ritmo verso la metà, il che è anche comprensibile, ma si riscatta ampiamente con il cambio di personaggio e le fasi finali, nonostante gli ultimi avvenimenti e qualche rivelazione sul colpevole risultino un po' confusi e sconnessi, per quanto l'intrigo regga sempre piuttosto bene.
L'unico rimprovero che si potrebbe muovere a Microïds è che, come ogni buon thriller, Post Mortem offre un'esperienza intensa e coinvolgente ma finisce sempre troppo presto (15-17 ore continuative). Essendo già stato chiamato a rispondere della durata "limitata" del gioco, Brochu non ha avuto problemi ad ammettere di aver voluto sacrificare la quantità alla qualità...e non gli posso dare torto! Vorrei comunque rigiocarlo tutto almeno una volta nella versione finale, per fare un bilancio definitivo.

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Nella suspense dell'attesa...

Inutile fare paragoni con Syberia: pur essendo a sua volta un'avventura, Post Mortem propone un'esperienza di gioco radicalmente diversa, si presenta in una veste grafica differente e i presupposti stessi sui quali si basa divergono da quelli dell'ultimo capolavoro di Microïds e, a mio avviso, gli sviluppatori sono pienamente riusciti nel loro intento.
È un altro titolo di cui si è parlato e si parlerà molto, soprattutto per la coraggiosa scelta della tematica e del target "adulto" cui è destinato e, proprio per questo aspetto, probabilmente ricorda più avventure degli anni '90 come Police Quest 3 o la serie di Gabriel Knight della Sierra, Under a Killing Moon e The Pandora Directive di Access o ancora Ripper dei Take2, insomma le sole a fondere indagine, azione, mistero e paranormale con un tocco decisamente cinematografico.
In breve, se non si può dire che Microïds stia reinventando il genere, bisogna comunque riconoscere i suoi lodevoli sforzi per rinnovarlo, elevando le avventure grafiche a livelli ineguagliati negli ultimi anni.

Un thriller sul nostro PC

Tuoni e lampi squarciano il cielo parigino, sul quale si staglia una Tour Eiffel inghiottita da una pioggia scrosciante e una luce livida e foriera di sventura. Fin qui, niente di strano: il clima a Parigi è quasi sempre così! Ma, dopo una suggestiva carrellata sui tetti e le strade deserte della città, ci rendiamo conto che non è la Parigi dei giorni nostri: ci ritroviamo catapultati nella Parigi degli anni '20, erede del genio e della sregolatezza, poi delle inaudite violenze della guerra, al tempo stesso antesignana del progresso del nuovo secolo e di un altro conflitto che cambierà il mondo ancora una volta; si respirano la magia e il fermento culturale di una delle maggiori capitali europee nel periodo del primo dopoguerra, meticolosamente ricostruita tanto nelle atmosfere, quanto negli abiti e negli arredi.