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I visori VR sono vittime dell'eccesso di ottimismo e dell'entusiasmo fasullo di Facebook ?

Quello della realtà virtuale diverrà mai un vero mercato per il mondo dei videogiochi?

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   17/02/2017

Superato lo stupore per le dichiarazioni rilasciate da Gabe Newell sullo stato di salute del mercato dei visori VR, che paventano il rischio concreto che sia fallimentare, la prima cosa che ci è venuta in mente è che le avevamo già sentite da qualche parte... più e più volte. Ripensandoci su, il patron di Valve non ha detto niente di originale. Leggiamo:

"Pensiamo che il VR stia andando bene, in linea con quelle che sono le nostre aspettative. Siamo anche ben consapevoli che potrebbe rivelarsi un completo fallimento. Vive è il visore più costoso sul mercato, eppure dispone appena delle capacità di offrire una buona esperienza in realtà virtuale. (...) Nonostante questo, ci sono state persone che hanno attirato su di sé l'attenzione dicendo che sarebbero stati venduti milioni di visori VR. Quando abbiamo sentito queste cose ci siamo detti 'ma anche no'. In effetti non riuscirei a indicare un singolo contenuto in grado di spingere milioni di persone a sostituire il proprio PC per renderlo adatto a supportare la realtà virtuale."

Non vi ricordano davvero nulla? Eppure i visori VR hanno ricevuto critiche simili da più e più voci. In quanti hanno parlato di una tecnologia acerba? E dei costi eccessivi per poterla avere nelle case? Mancano il rischio nausee e l'eccessivo ingombro e il campionario delle critiche c'è davvero tutto. Ovviamente Newell è una personalità molto più autorevole delle molte altre che hanno provato a sottolineare i problemi intrinseci dei moderni visori VR.Oltretutto, avendo anche interessi in ballo nel settore, fatte da lui certe affermazioni colpiscono ancora di più (ha giusto annunciato che Valve sta sviluppando tre titoli per visori VR, tanto per dire). Newell ha di fatto confermato che l'entusiasmo dei super ottimisti era infondato e, come fa capire l'attacco a Facebook, completamente strumentale.

Attualmente i visori VR sono oggetti appetibili solo per una ristretta cerchia di persone. Non sono andati davvero male perché, semplicemente, non potevano andare meglio. A dimostrarlo c'è anche un fatto che andrebbe sottolineato più spesso: nella stessa fascia di mercato, il visore più costoso, HTC Vive, ha venduto più di quello meno costoso, ossia Oculus Rift. Il motivo è abbastanza chiaro: si tratta di oggetti appetibili solo per persone con una buona disponibilità economica, per le quali cento euro in più o in meno non cambiano nulla e che, potendo, puntano sempre all'apparecchio migliore.

Insomma, era tutto abbastanza prevedibile e, a onor del vero, era stato previsto da molti senza aver bisogno di palle di vetro. E allora come mai una grande fetta di operatori del settore ha voluto credere alla possibilità di una diffusione di massa di queste periferiche? Perché ci sono state stime che parlavano di milioni di unità vendute nel 2016, poi viste al ribasso? Stiamo parlando di gente pagata per fare previsioni, non di gente trovata nei bar.

La risposta più semplice è quella che ha indicato implicitamente Newell: Facebook ha fatto di tutto per far entrare nella cultura collettiva i visori VR, con eventi dedicati, dichiarazioni roboanti e quant'altro. Avendoci investito dei miliardi sopra è legittimo che si sia comportata così. Rimane da capire cosa abbia accecato quelli che le sono andati dietro come pecore. Cosa non gli ha permesso di vedere la realtà? Capiamo l'amore per il virtuale, ma non esageriamo.

Cerchiamo però di non essere ingiusti, perché l'entusiasmo strumentale di Facebook è arrivato dopo quello sincero di molti altri, che per anni hanno esaltato le magnifiche sorti e progressive di questa nuova tecnologia. Basti ricordare le date: l'acquisizione di Facebook risale alla fine del 2014, mentre la campagna Kickstarter all'estate del 2012. Due anni di bollori hanno creato delle aspettative illusorie che ora sembrano più un grosso cimitero. Era difficile guardare alla VR allora e non incappare in qualcuno dei suoi adoratori. Ovvio che di fronte a tanta eccitazione, i grandi nomi dell'industria abbiano voluto provare a fare il salto. Insomma, a conti fatti, che sia stata Facebook a farsi fregare?