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Redazione

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ClosureIl buio uccide 12

Preparatevi a fare piroette con la mente per illuminarvi la strada fino alla porta d'uscita. E attenti a dove mettete i piedi

La psicoanalisi dovrebbe interessarsi alla scena indie dei videogiochi. Ossessione per i ragni, feticismi, escrementi, omicidi, suicidi, manicomi, bambini rinchiusi in uno scantinato sono temi ricorrenti in queste opere che oscillano tra il grazioso e il lugubre. O sono giochi coloratissimi e frivoli o si presentano cupi e angoscianti. E il buio spesso gioca un ruolo fondamentale. Nel caso di Closure diventa parte integrante del geniale gameplay testato da Eyebrow Interactive su Newgrounds, sviluppato in seguito per Playstation Network e approdato infine su PC. Il buio uccide Nonostante il taglio artistico dei disegni, è infatti la creatività del gameplay che ha fatto vincere a Closure il Grand Prize dell'Indie Game Challenge 2012. Vediamo perché. Ci sono tre mondi con dentro 24 livelli ciascuno e dieci livelli extra. Abbastanza da tormentarvi per molto tempo. L'idea è semplice: le porzioni buie dello schermo sono vuote. Se ci passiamo sopra cadiamo e se la caduta è tale da farci uscire dallo schermo, il gioco finisce e il livello ricomincia. Per aprirci un cammino dobbiamo illuminare la strada manipolando faretti, globi luminosi e meccanismi automatici. Il buio uccide Non importa se in un punto c'è una piattaforma, deve essere visibile perché esista - meglio dirlo ai genitori che accendono la luce davanti ai figli piccoli a dimostrazione che dove immaginavano un mostro c'è solo un armadio. Lo scopo di questo ingegnoso gioco di luci è raggiungere la porta d'uscita, a volte portandosi dietro la chiave per aprire la serratura, a volte attivando dei boccioli luminosi, a seconda del mondo in cui ci troviamo. Semplice, no? E anche intrigante. Se un muro sbarra il cammino, è sufficiente lasciare un punto luce poco distante in modo da illuminare solo la porzione inferiore del muro, così possiamo saltarci sopra e usarla come base d'appoggio. Perfino l'acqua smette di essere reale se la priviamo di una fonte d'illuminazione. C'è qualcosa che ricorda la fisica quantistica qui, il mondo non esiste se nessuno gli chiede informazioni. Complicato da spiegare ma facile da padroneggiare una volta che si gioca. E adesso che sapete tutto sulle basi, seguiteci e faremo luce anche sul resto.

Fotoni e neuroni

Closure impone una rigorosa pianificazione. Improvvisare è inutile, perché basta un passaggio sbagliato o una distrazione - come premere il tasto del salto anziché quello dell'azione - per veder precipitare nell'oblio una chiave o un globo di luce, oppure lo stesso personaggio. E allora via con il tasto R (reset) per cominciare da capo. Una volta capiti, i livelli sono brevi, ma la natura stessa del gioco genera imprecisioni fatali che alimentano il circolo della frustrazione. Non è un dramma, solo una mancanza di pulizia che un puzzle game non dovrebbe concedersi. Il buio uccide Se chiedi a un giocatore di dare il massimo nella ricerca di una soluzione a un problema, devi poi dargli strumenti perfetti per verificare se la sua ipotesi è valida o meno. Punirlo più volte per imprecisioni nella struttura è scorretto. Ciò detto, Closure ce la mette tutta per alleggerire il carico. Tutti e tre i mondi principali sono accessibili fin da subito e almeno per il primo e il secondo è facile bruciare cinque o sei livelli di fila senza patemi. Poi le cose si fanno difficili, ma il gioco ci prepara passo dopo passo a ogni nuova complicazione. Intendiamoci: arrivano momenti in cui è necessario strizzare i neuroni, e pochi finiranno il gioco raccogliendo nel frattempo tutte le falene nascoste, ma ogni complicazione è preceduta da un paio di livelli preparatori. Perciò quando la curva di difficoltà si fa impervia, potremo sempre dire che ci siamo arrivati per gradi. D'altronde la ricompensa è quanto mai desiderabile: chi non vorrebbe sentirsi intelligente? E Closure ci fa sentire dei dannati geni ogni volta che vinciamo una sfida.
Il buio uccide

L'arte di arrangiarsi

Tra impennate di autostima, meraviglia per l'originale manipolazione del mondo e qualche sbavatura evidente, è impossibile ignorare il contributo che musica e disegni danno alla riuscita di Closure. Per quanto la folgorante trovata di fondo sia già di per sé pura arte, la personalità del gioco deve molto alle illustrazioni scarne e fredde, accompagnate da colonne sonore tra il noir e il tenebroso, una felice unione di elementi che stende una velo di mistero su Closure. Anche perché i tre personaggi che il nostro ragnesco protagonista impersona non tessono nessuna narrazione degna di nota. Il buio uccide Infatti è bene lasciarsi coinvolgere dall'atmosfera del gioco senza farsi troppe domande. Fa impressione inoltre come gran parte del tempo la passiamo al buio, mentre solo rari lampi di luce ci danno una visione completa e improvvisa degli sfondi. È però l'insieme a lasciare il segno, piuttosto che i singoli elementi. I disegni infatti hanno uno stile già visto e non offrono nuove interpretazioni del circo, della ragazza dark alla prese con una natura ostile o, nel caso del primo personaggio, dell'universo meccanico tipico di tanti videogiochi (non chiedeteci cosa sia di preciso, sappiamo solo che il tizio in questione indossa un casco da minatore e si aggira tra impalcature e bulloni per poi fuggire in elicottero). Solo la musica che rallenta all'improvviso e si distorce quando scendiamo sott'acqua ottiene un effetto degno di nota che ci fa ricordare la sua presenza, altrimenti relegata a tappeto di note sullo sfondo del gioco. Gameplay, musica e disegni si sostengono quindi a vicenda e nel complesso superano le singole lacune, che sono solo difetti di gioventù. Diamo tempo ad Eyebrow Interactive e di certo sapranno fare il salto di qualità per competere con i grandi. Nel frattempo voi non lasciatevi sfuggire questo gioco, se avete voglia di farvi stregare da un puzzle game brillante che vi terrà impegnata la mente per molte ore anche mentre state facendo altro.

Closure nasce da un'idea brillante che mantiene intatto il suo fascino anche dopo decine di livelli sempre più complessi. La grafica cruda e le musiche che accompagnano i puzzle sono complici nel creare l'atmosfera misteriosa che avvolge il gioco, anche se nessun elemento da solo eccelle. Closure funziona per sottrazione. La luce rivela il mondo come una ferita che squarcia il buio, poi si richiude e rimane solo il vuoto. Purtroppo il gioco soffre proprio a causa della sua struttura. La manipolazione del mondo è imperfetta, e sporadiche imprecisioni ci fanno pagare qualche fallimento di troppo. In compenso offre una sfida unica e appagante, e ce la mette tutta per farsi perdonare le sue lacune.

Andrea Rubbini

Pro

  • Idea geniale, c'è poco da dire
  • La complessità aumenta poco alla volta
  • Tosto

Contro

  • Si muore per un pixel fuori posto
  • Favorisce l'insonnia

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • Processore Intel Core i7-2600K 3.40GHz
  • RAM 8 GB
  • Scheda video GeForce GTX570
  • Sistema operativo Windows 7 64 bit
  • Requisiti Minimi
  • Processore Intel Core 2 Duo o superiore
  • RAM 512 MB
  • Scheda video 512MB con supporto OpenGL 2.0, schede più vecchie o integrate potrebbero non funzionare
  • Direct X 9.0c
  • Sistema operativo Windows 7/Vista/XP