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Redazione

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Liberation MaidenLa politica del distruggere 17

Suda51 e Level 5 uniscono le loro forze per dar vita ad uno sparatutto decisamente particolare

Oramai ci abbiamo fatto il callo: sono talmente tanti i videogiochi e gli anime che hanno messo in scena un futuribile Giappone messo in ginocchio da un attacco alieno, che appurare il fatto che Liberation Maiden parta da queste stesse premesse non fa né caldo né freddo. Le carte in tavola cambiano però non appena si scopre che la persona designata a respingere gli assalitori è nientemeno che la giovane neo-eletta presidentessa Shoko, la quale si lancia in battaglia a bordo di un mech alato decisa a liberare la sua nazione e a vendicare il padre recentemente scomparso. Vediamo dunque se lo shooter di Grasshopper e Level 5 riesce ad abbinare a queste intriganti premesse una struttura ludica altrettanto valida.

Presidente siam tutti con te

Uscito in patria nel Maggio di quest'anno come parte della compilation Guild01, Liberation Maiden viene offerto singolarmente sull'eShop di Nintendo ad un prezzo piuttosto accattivante, e non poteva essere altrimenti visto che l'offerta contenutistica del prodotto sarebbe stata obiettivamente troppo risicata per un titolo retail. La politica del distruggere Preso per quello che è, invece, l'ultimo parto della visionaria mente di Suda51 si rivela un piacevole divertissement, per quanto lontano dalla complessità e dalle ambizioni dei progetti più riusciti del designer nipponico. Il gioco non si perde troppo in chiacchiere, ed una breve ma intensa introduzione in stile anime costituisce l'unico zuccherino dato all'utente prima di gettarlo nella mischia: fortunatamente le meccaniche che stanno alla base del gameplay sono semplici così come lo è il sistema di controllo, e per trovarsi a proprio agio nei panni di Shoko basta seguire le indicazioni delle poche caselle di testo che fungono da tutorial. Si usa lo stick analogico per muovere il mezzo, con la possibilità di eseguire un comodo strafe laterale abbinando la pressione del dorsale sinistro, mentre per fare fuoco è sufficiente tracciare sul touchscreen la traiettoria desiderata che verrà fedelmente riprodotta sullo schermo superiore che incornicia l'azione di gioco. Due sono le armi primarie messe a disposizione: dei razzi ad aggancio multiplo che funzionano esattamente come in Rez ed un raggio energetico a flusso continuo che segue la direzione impartita dall'utente, ma c'è spazio anche per l'immancabile smart-bomb costituita da una spada laser esplosiva che si ricarica man mano che si abbattono nemici. La politica del distruggere Un'altra caratteristica peculiare di Liberation Maiden riguarda gli scudi che proteggono Shoko: in buona sostanza, l'utilizzo degli strumenti offensivi va a consumare progressivamente la carica dell'apparato di difesa, che viceversa si riempie quando i colpi vanno a segno ed in maniera particolare quando si effettuano degli attacchi concatenati. Un sistema ingegnoso che disincentiva un approccio a testa bassa obbligando invece ad affrontare gli avversari con quel minimo di strategia utile a dare un po' più di mordente alle battaglie: gli effetti di tale meccanismo si fanno comunque sentire in maniera davvero marcata solo al massimo livello di difficoltà, visto che negli altri casi Liberation Maiden è una passeggiata di salute...e nemmeno troppo lunga.

Effetto 3D

Per quanto si tratti di un titolo dai valori produttivi tarati verso il basso per ciò che concerne il comparto estetico, Liberation Maiden può vantare una profondità dell'effetto tridimensionale molto più convincente di tanti giochi ben più importanti in termini di budget: in tal senso, gli sviluppatori hanno sfruttato al massimo il taglio dell'inquadratura a tre quarti, che ha consentito loro di impiegare lo schermo 3D della console per rendere più marcato lo stacco fra Shoko e gli altri elementi volanti con lo scenario e le strutture di terra.

Meno male che Shoko c'è

Pur considerando la sua natura di gioco scaricabile ed il prezzo a cui viene offerto, è inutile negare che quello di Grasshopper Manufacture è uno sparatutto obiettivamente molto breve anche per la non esemplare media del genere. Con cinque stage che si completano in una quindicina di minuti ciascuno, è facile fare i conti sulla durata dell'avventura in single player, assistita soltanto da una modalità stage attack utile a migliorare i propri punteggi: l'assente (totalmente) ingiustificata in tal senso è una leaderboard online che avrebbe aumentato il valore della sfida, mentre fa capolino una sezione extra nella quale vedere cutscenes, artwork e documenti che forniscono un minimo di background sulla trama. Si tratta comunque di robetta, per un prodotto che più di tanti altri incarna alla perfezione il prototipo del bel gioco che dura poco. E sì, perché va detto che Liberation Maiden è uno shooter divertente, frenetico, con una struttura ludica solida ed una bella mole di distruzione su schermo. I livelli sono costituiti da grandi arene esplorabili liberamente, inframmezzati in tre missioni principali ed una sotto-missione che l'utente può decidere di affrontare od ignorare: gli obiettivi sono sempre molto semplici, e prevedono generalmente di distruggere tutti i nemici di una zona per chiamare in causa il mini-boss di turno, che assume sempre la forma di una specie di trivella da distruggere pezzo per pezzo. La politica del distruggere L'ultimo incarico di ogni scenario consiste invece nello scontro con un avversario di dimensioni generose e contraddistinto da pattern di attacco e sistemi di difesa diversi da tutti gli altri, ed è qui che Liberation Maiden dà il suo meglio, mettendo in scena scontri adrenalinici, ben strutturati e anche discretamente stimolanti e spettacolari: non manca il tocco eclettico di Suda51, incarnato dal cosiddetto Sacrifice Drive, ovvero il colpo di grazie di Shoko, una specie di attacco kamikaze che può andare a buon fine solo se l'utente disegna dei veloci cerchi sul touchscreen. Peccato che l'opera distruttiva del giocatore venga riprodotta visivamente da una grafica blocchettosa, con scenari caratterizzati da un orizzonte visivo limitato e generalmente poco definiti, ulteriore e più lampante riprova del tenore low-budget del progetto: una sorta di tendenza al "vorrei ma non posso" che raggiunge il suo climax quando Shoko purifica una zona dalla presenza nemica, evento che porta al risveglio della natura rappresentato da una fioritura inguardabili cubi verdi...
Liberation Maiden - Trailer di presentazione Liberation Maiden - Trailer di presentazione

Liberation Maiden è uno shooter piacevole e divertente, persino originale nella maniera in cui reinterpreta alcuni stilemi classici del genere ed abile nello sfruttare in modo convincente le caratteristiche di 3DS: tuttavia, il prodotto Grasshopper tradisce in maniera fin troppo evidente le sue origini di gioco da compilation, mettendo in scena una realizzazione grafica appena sufficiente ed offrendo una quantità di contenuti decisamente povera, che mette la parola fine allo Story Mode dopo poco più di un'ora. Per il prezzo che ha, comunque, Liberation Maiden merita senz'altro considerazione da parte degli appassionati degli sparatutto.

Fabio Palmisano

Pro

  • Azione frenetica e divertente
  • Alcune idee originali
  • Sistema di controllo affidabile

Contro

  • Graficamente piuttosto povero
  • Contenuti davvero limitati
  • Finisce prestissimo e senza difficoltà