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Redazione

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Assassin's Creed IIII tre giorni del Connor 346

La fine del mondo è vicina, Assassin's Creed III ci darà tutte le risposte che cerchiamo!

Il momento tanto atteso è finalmente arrivato: fra poche ore tantissime persone (altre no, dannata pratica italiana di rompere il day one) potranno mettere le mani su Assassin's Creed III, quinto titolo "regolare" di una saga che è riuscita a ritagliarsi uno spazio davvero importante nel panorama videoludico, circondato da un hype che brilla ormai di luce propria. Ubisoft è stata infatti bravissima nel creare personaggi carismatici, un mondo affascinante (e qui Roma-Firenze-Venezia hanno fatto la parte da leone) e abbracciare un genere sicuramente tra i più popolari in questa generazione di videogiochi. I tre giorni del Connor Noi abbiamo già finito il titolo nel corso di due settimane intense, analizzato a mente fredda e infine cercato di capire in che direzione sta andando questa fortunata saga. L'introduzione che viene proposta quando si lancia una nuova partita è perfetta per dare una ripassata agli accadimenti che hanno coinvolto Assassin's Creed fin dall'inizio. La fine del mondo è vicina con la fatidica data del 21 dicembre 2012 che si ripete insistente; Desmond Miles e la sua squadra sono pronti grazie alla Mela dell'Eden ottenuta in precedenza a scoprire cosa fare per scongiurare tale catastrofe. I tre giorni del Connor Un'ultima barriera si frappone tra loro e la resa dei conti e quindi, archiviate le vicende di Altair e di un Ezio Auditore particolarmente caro agli sviluppatori, è il momento di trasferirsi negli anni della guerra di indipendenza americana, per capire dove sono nascosti gli ultimi manufatti e la chiave per accedere alla verità. Tra Boston, New York, la frontiera e qualche escursione ai Caraibi, il protagonista è Connor, nativo americano la cui crescita viene spiegata nelle prime sequenze di gioco, una sorta di mega tutorial ben mascherato che introduce alle "nuove" dinamiche di gioco, rende la storia più coesa ed interessante e traghetta la narrazione per tutte le dodici sequenze disponibili, inframezzate come sempre da sezioni con al comando Desmond Miles che fungono da collante per una storia che sta appassionando milioni di videogiocatori.

Altro che missioni secondarie!

La struttura di Assassin's Creed III è inevitabilmente la stessa dei precedenti episodi: un'avventura in terza persona che si divide tra missioni principali ed un mucchio di attività collaterali, che probabilmente in questo capitolo raggiungono il loro apice in termini di diversificazione e qualità. Tra oggetti collezionabili, missioni secondarie, abilità a disposizione del protagonista principale, attività tra le più disparate, le cose da fare sono davvero tantissime. Riduttivo sarebbe però farne una semplice lista, molto meglio parlare di quelle più significative per spiegare come incidono in maniera positiva sul divertimento e la varietà offerti. Assassin's Creed III ha inoltre il merito di introdurre quasi tutte queste componenti attraverso la storia principale, per poi demandare il loro approfondimento alle missioni secondarie, che permettono di sbloccare trofei, abilità e guadagnare un bel gruzzolo per i propri acquisti. I tre giorni del Connor Trovandoci nell'America durante la guerra di indipendenza e con un protagonista indigeno, non poteva che essere presente la caccia attraverso le varie ambientazioni disponibili. Connor può utilizzare freccie, trappole, esche, pugnali ma anche la propria pistola per atterrare gli animali e poi ottenere pelli, ossa e altro, da rivendere o riutilizzare per arricchire la propria tenuta. Il "gioco nel gioco" di questo capitolo è infatti quello di addobbare, ingrandire e popolare un'enorme casa coloniale con un grande appezzamento di terreno a disposizione. Portando a termine le missioni dedicate è possibile ottenere artigiani, edifici di vario genere e la possibilità di produrre merce di vario genere, dai minerali al legno. All'interno della casa c'è un libro contabile grazie al quale è possibile utilizzare i progetti scoperti per fabbricare oggetti come vestiti o mobili fino a convogli di terra e di mare che possono essere inviati ai vari magazzini; dopo un certo quantitativo di tempo, salvo accadimenti negativi (indicati da una percentuale di rischio ben evidente), questi mezzi ritornano con i proventi raccolti dalla vendita. Un buon sistema per ottenere soldi quindi, da spendere in armi, mappe, vestiti e potenziamenti navali, minato però da un'interfaccia estremamente macchinosa, che necessita di parecchi passaggi per ogni singola selezione, e dal fatto che alla fine al di là del voler scoprire tutto, ci si riduce a produrre e vendere sempre le cose più renumerative. I tre giorni del Connor Detto questo, le missioni della Tenuta sono decisamente interessanti, la caccia piacevole e tranquillamente circoscrivibile a quando si "passeggia" tra una missione e l'altra; in generale questa parte è perfetta per i collezionisti, forse la più completa tra tutte quelle implementate nei vari Assassin's Creed. Accanto alla casa principale si sblocca più avanti la possibilità di ottenere una nave tutta per sé, l'Aquila, che può essere potenziata come da copione e da il la a tutta una serie di missioni marittime, assolutamente tra le migliori del gioco. Al comando diretto del timone è possibile fermarsi, alzare mezze o piene vele e sfruttare il vento per navigare lungo la costa fino ai Caraibi; con i dorsali superiori ingaggiare le navi nemiche grazie a cannoni e altro, perfino abbordare altri vascelli quando richiesto dalla missione stessa. Il sistema di controllo funziona alla perfezione, la varietà è adeguata e il senso di immedesimazione perfetto. Dal nulla Ubisoft è riuscita a creare un sistema di navigazione navale che potrebbe tranquillamente essere implementato in un gioco a sé stante, e perfino i rumori e le frasi della propria ciurma sono particolarmente credibili. I tre giorni del Connor Collegati alla possibilità di solcare i mari ci sono i gingilli di Kidd, dei collezionabili che dopo essere stati raccolti in un certo quantitativo "sbloccano" delle missioni che ricordano in parte quelle delle Tombe di Nerone del secondo capitolo, ovvero sezioni platform in ambientazioni specifiche (navi in fiamme, neve...) seppur di durata più breve ma molto divertenti. Abbiamo infine gli adepti assassini, che possono essere reclutati liberando porzioni di città grazie a delle piccole missioni locali, e possono essere mandati in giro per l'America allo scopo di acquisire esperienza e riportare soldi ed oggetti. Permettono inoltre di avere in dono abilità da scatenare col dorsale inferiore sinistro, come il classico assassinio, l'uccisione dalla distanza o la possibilità di scatenare tumulti popolari. Scontato dire che alla luce di tutto questo ben di dio, la forbice temporale con la quale è possibile portare a termine il gioco varia profondamente; si può passare dalle dieci-dodici ore per la pura campagna principale - ma sarebbe da pazzi giocare in questo modo il titolo, vista la sua struttura - per arrivare tranquillamente alle trenta abbondanti necessarie ad ottenere il 100%. Noi lo abbiamo finito in 21 ore, con un bel po' di attività secondarie portate a termine e diverse ancora da completare. La ripetitività e la noia sembrano essere quindi un lontano ricordo: Assassin's Creed III ha quella sindrome positiva del portare il giocatore a "distrarsi" continuamente dalla missione principale, dedicandosi all'esplorazione e al collezionismo. Assassin's Creed: Le Origini - Punto Doc Assassin's Creed: Le Origini - Punto Doc

Il multiplayer

Ad estendere la longevità di Assassin's Creed III ci pensa il multiplayer, "accessorio" sempre più apprezzato dai fan più sfegatati. Non lo abbiamo potuto provare in maniera estensiva a causa delle poche sessioni disponibili, ma detto questo l'interfaccia rinnovata permette di accedere a diverse opzioni che rappresentano un'evoluzione rispetto ai precedenti capitoli. Il solito tutorial in tre parti spiega alla perfezione le dinamiche di gioco, basate sul concetto cacciatore-preda, ci sono sedici personaggi tra i quali scegliere, mentre tra abilità e potenziamenti c'è tanto per personalizzare la propria crescita. Ad esempio la possibilità di lanciare monete e scoprire così la preda che non le raccoglie, trasformare un personaggio vicino nel proprio sosia, diventare quasi invisibili e così via; il tutto in sette mappe che coprono le ambientazioni di gioco, anche navali, e in diverse condizioni atmosferiche e momenti della giornata. Tra le modalità vediamo l'aggiunta di branco e predominio, che permettono di lavorare in squadra in una sorta di deathmatch piuttosto che difendere o conquistare una porzione di mappa. Dopo aver portato a termine il gioco inoltre, c'è una sorpresa per chi gioca connesso alla rete, direttamente sulla mappa del single player...

E la storia?

La serie è però diventata famosa per la storia che ha creato e i personaggi carismatici che la caratterizzano; il terzo capitolo non perde di vista queste caratteristiche e risponde a tutte le domande che ci siamo fatti nel corso degli anni (alleluja!) aprendo però (chi l'avrebbe mai detto?), nuovi risvolti per i futuri capitoli. La qualità delle missioni principali è piuttosto buona, ce ne sono poche noiose, e sfruttando alcuni momenti iconici della guerra di Indipendenza, come la battaglia di Lexington, non mancano alcune variazioni sul tema come la scena in cui Connor a cavallo impartisce ordini alla fanteria dei patrioti contro i lealisti, le giubbe blu contro quelle rosse. Lo stesso vale per l'idea già accennata di introdurre le attività secondarie direttamente nella storia principale. I tre giorni del Connor Estrema varietà, qualità e ottima longevità, siamo sicuri che la storia scatenerà grandi discussioni e Assassin's Creed III non delude i fan proponendo quello che si aspettavano, con un valore altissimo della produzione. Perché allora un bel voto ma senza quei decimali necessari per definirlo un capolavoro e il miglior Assassin's Creed di sempre? È chiaro che nel corso dei vari capitoli Ubisoft abbia creato un gioco estremamente piacevole, mitigando se non cancellando quella ripetitività e noia che caratterizzavano il capitolo originale. Il tutto abbracciando un pubblico sempre più vasto e disparato, ma giocoforza trascurando il perfezionamento del gameplay e di tutti quegli aspetti che fanno di un bel videogioco un capolavoro. I tre giorni del Connor Innanzitutto ci sono ancora mancanze in termini di combattimento e intelligenza artificiale; nel primo caso permane un'estrema facilità arricchita sicuramente da una componente scenografica in occasione delle uccisioni più cruente, sono pochissime le novità ed è forte l'impressione che oramai gli scontri siano un accessorio rispetto al resto, ad eccezione delle ottime battaglie navali. L'intelligenza artificiale, mai punto di forza della serie, qui è ancora più marcata nelle sue deficienze, "rovina" le fasi stealth alle quali si preferisce sempre, tranne quando non possono che essere affrontate in questa maniera, l'approccio guerraiolo armati di Tomahawk o spada, che permette di avere la meglio anche di decine di nemici in sequenza. In alcuni casi è del tutto innaturale e vi facciamo un unico esempio per rendere chiara l'idea. Siamo all'interno di una prigione a petto nudo e chiaramente fuggitivi, una guardia ci nota da neanche troppo lontano e ci chiama, senza "attivarsi" per l'inseguimento. Noi fuggiamo tranquillamente in un cespuglio all'esterno, la guardia ci raggiunge ed a pochissimi passi da noi non ci vede e torna indietro, perché il sistema che gestisce la rilevazione è troppo dipendente da parametri che in un gioco così vario e ambientato spesso in spazi aperti, stonano visibilmente. I tre giorni del Connor Manca la sfida quindi, ed è indubbio allo stesso modo che New York e Boston del 1700 non hanno nulla a che vedere con Firenze e Venezia rinascimentali piuttosto che Instanbul, sia in termini di fascino (ma questa cosa è anche molto soggettiva), sia in termini architettonici e narrativi. La storia raccontata infatti, in linea generale estremamente interessante, lo è soprattutto nella parte di Desmond, in quella americana vive di fasi alterne a seconda dell'accadimento narrato (con George Washington e alcune battaglie campali tra i momenti positivi) e in generale poteva essere raccontata meglio, anche in termini tecnici: troppi sono i caricamenti che spezzano la narrazione, troppe le sequenze non interattive abbozzate, compreso il finale, sempre americano, che poteva essere approfondito decisamente di più. Insomma, Assassin's Creed III eccelle in varietà e divertimento, ma si porta dietro criticità che dopo cinque capitoli cominciano a pesare sempre di più e anzi in alcuni casi sembrano essere peggiorate.

Trofei PlayStation 3

Assassin's Creed III mette a disposizione 51 trofei, dei quali 2 oro e 14 argento. Completando il gioco e facendo una parte delle missioni o attività secondarie se ne ottengono tra il 45% e il 60%, i restanti possono essere ottenuti portando a termine il resto e giocando in multiplayer, che vede cinque trofei ad esso collegato.

Guarda tutti i trofei

Manca qualcosa?

Non ci siamo dimenticati dell'aspetto tecnico! Assassin's Creed III è eccellente in termini di impatto grafico, si fregia di condizioni atmosferiche come pioggia e neve, di luci di caratura superiore e ha come fiore all'occhiello la realizzazione della foresta e della fauna che la popola. Ancora più belle forse sono le missioni in mare, al tramonto e all'alba, oppure sotto un bel temporale caraibico; i colori esplodono e anche in questo caso l'impatto è eccellente; si vede nel complesso che Assassin's Creed III ha beneficiato di tutta l'esperienza maturata dagli sviluppatori nel corso degli ultimi anni. I tre giorni del Connor Il motore grafico è però ancora lungi dall'essere completamente stabile; non appena inserito il disco nella console ci sarà una patch da scaricare che risolve gran parte dei bug che abbiamo riscontrato durante il nostro test; permangono però alcune imperfezioni, il frame rate ballerino nelle situazioni più concitate e l'aliasing più o meno accentuato a seconda dei casi; il tearing ci è parso invece essere estremamente ridotto. Dulcis in fundo la colonna sonora che funge come sempre da ottimo accompagnamento, in alcuni casi prende il sopravvento in termini di bellezza, in altri è un buon comprimario. Il doppiaggio in italiano è di discreta fattura ed a seconda dei casi provoca deja vu, come il pur bravo Claudio Moneta (Shepard!) che doppia un personaggio principale, oppure fa il suo onesto lavoro tra alti e bassi. Assassin's Creed III - Videorecensione Assassin's Creed III - Videorecensione

Con Assassin's Creed III Ubisoft ha creato un grandioso sandbox pieno di cose da fare, un titolo che rappresenta l'evoluzione della saga, è estremamente piacevole da giocare, e non lascia spazio a noia o eccessiva ripetitività. Graficamente bellissimo e con un valore di produzione enorme, il gioco soffre nel voler mettere tantissima carne al fuoco senza però riuscire a dare a tutti gli aspetti del gioco eguale dignità e qualità. La somma delle parti e alcuni problemi cronici della serie, che talvolta sembrano persino accentuati, non permettono quindi di far raggiungere ad Assassin's Creed III l'accezione di capolavoro incondizionato, fermo restando che rimane un gran bel titolo per il quale i fan, siamo sicuri, andranno pazzi.

Antonio Fucito

Pro

  • Estremamente piacevole e divertente per tutta la sua durata
  • Qualità e varietà delle missioni secondarie eccezionale
  • Graficamente bellissimo
  • Risponde a tante domande sulla storia...

Contro

  • ...ma è meno affascinante rispetto ai capitoli precedenti e potrebbe essere raccontata meglio
  • Intelligenza artificiale non adeguata
  • I combattimenti sono oramai un accessorio
  • Il motore grafico è ancora instabile