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Redazione

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Akaneiro: Demon HuntersA caccia di demoni 0

Ce la farà Akaneiro: Demon Hunters a ridare ad America McGee un po' della fama perduta?

Se metti una firma su un qualsiasi oggetto, sia esso un quadro, un romanzo, un muro o un assegno, è perché vuoi legare la tua identità a quella dell'oggetto stesso. Non per niente nelle arti si parla di autori o "firme", o "grandi firme". Apporre il proprio nome davanti a una qualsiasi opera è un atto impegnativo perché, piaccia o meno, diventa un elemento distintivo che la connota e crea una disposizione diversa in chi dovrà fruirla. A caccia di demoni Farlo però comporta anche una grossa responsabilità: il nome deve corrispondere a un certo tipo di contenuto estetico, che sia riconoscibile come associabile al nome. Insomma, "Django" è riconoscibile come film di Tarantino, così come "L'idiota" è riconoscibile come libro di Dostoyevsky. Dopo aver giocato un po' ad Akaneiro: Demon Hunters non si capisce bene perché American McGee ci tenga così tanto ad attribuirselo come autore. A parte che i protagonisti indossano mantelle sullo stile di Cappuccetto Rosso, e quindi ci sia un vaghissimo riferimento alle favole distorte tanto care al buon American, il resto non offre davvero nessuno spunto particolare che renda evidente il suo ruolo di autore nell'economia dell'opera. A caccia di demoni Ci troviamo di fronte a un gioco di ruolo d'azione dei più tipici con i mostri e le ambientazioni usciti dalle leggende orientali... oppure qualcuno vuole farci credere che le centinaia di lupi che si massacrano nel corso dell'avventura siano un altro riferimento alle fiabe occidentali? Ma no dai, ricordano molto più il buon Amateratsu che il povero lupo cattivo. Anche a livello di trama ci troviamo di fronte a un prodotto molto esile. La narrazione è affidata a dei fumetti che di tanto in tanto appaiono in testa al personaggio principale, creabile all'inizio del gioco scegliendo tra tre classi, che a dirla tutta sono anche difficili da leggere.

Lag portami via

Akaneiro: Demon Hunters è giocabile da browser o scaricando il client gratuito dal sito ufficiale. Noi abbiamo preferito la prima possibilità, perché la seconda si è rivelata un vero inferno, con aggiornamenti scaricati a 100 byte al secondo. Probabilmente nei prossimi giorni questi problemi saranno risolti, quindi non ne terremo conto (ma è giusto segnalarli). Entrati in gioco scegliamo di affrontare il tutorial, solo per scoprire di trovarci di fronte a tutti gli stilemi degli action RPG, che ormai conosciamo a menadito. C'è la barra dell'energia rossa, la barra della magia blu, ci sono le abilità speciali e i pacchi di oggetti tutti uguali da trovare in giro per le mappe, sperando che tra l'infinità di bitume raccolto ci sia qualcosa di utile. A caccia di demoni Le caratteristiche più evidenti sono la difficoltà nel reperire pozioni curative, acquistabili per prezzi stratosferici, e la possibilità di condividere le missioni con altri giocatori, molto utile soprattutto quando si affrontano quelle più difficili. Ovviamente il personaggio principale, uomo o donna che sia, si controlla con il mouse: il tasto sinistro serve per attaccare con l'arma impugnata, mentre il destro per usare l'abilità selezionata. Non mancano le solite scorciatoie da tastiera e i mercanti, questi ultimi il vero sfogo delle nostre fatiche se si vuole andare da qualche parte e non prendere mazzate dal primo nemico generico di passaggio. Ma delle micro transazioni parleremo dopo. Nelle prime fasi ci si fa poco caso, perché i nemici non sono poi così numerosi e non fanno molto male, ma basta già rigiocare una mappa con il livello di sfida più alto per rendersi conto di quanto Akaneiro sia piagato dal lag. Nei casi migliori, gli output visivi ai propri colpi arrivano dopo pochi attimi, nei casi peggiori i nemici riescono ad allontanarsi e morire chissà dove, mentre noi siamo circondati da avversari che ci tolgono energia chissà quando. Traduzione: non ci si capisce niente e si preme a caso e con foga sperando di sopravvivere. I casi più estremi non sono capitati spessissimo, ma ogni volta sono finiti con la nostra morte... e visto che il respawn costa, la cosa non è molto piacevole.
Akaneiro: Demon Hunters - Un trailer di gameplay Akaneiro: Demon Hunters - Un trailer di gameplay

O la borsa o la noia

Akaneiro: Demon Hunters ha un sistema di microtransazioni che non esitiamo a definire invasivo. È vero che tutto è acquistabile con la moneta di gioco (il karma), ma va detto che in giro per le mappe si può raccogliere un ben magro bottino, soprattutto in relazione ai prezzi di ogni cosa. Volete sbloccare una nuova serie di livelli, con relativo aumento del level cap? Allora non andate nemmeno a parlare con i vari mercanti, se non per vendergli i vostri scarti, perché è probabile che vi servirà ogni centesimo per acquistare il diritto di proseguire nel gioco. A caccia di demoni Non parliamo quindi dei prezzi di armature e nuove abilità, spesso davvero abnormi. L'unico modo per rendere il raccolto più fruttuoso è aumentare il livello di difficoltà della missione... pagando. Volendo ci si può affidare al gioco e scegliere solo le mappe con il livello massimo di minaccia, ma in questo caso la libertà diventa minima. Per la cronaca i soldi sono spendibili anche per ottenere l'effetto esattamente contrario, ossia diminuire la difficoltà. Il risultato è che le prime, lunghe ore di gioco si passano ad accumulare meccanicamente soldi per poter andare avanti nella storia, senza curarsi di tutti gli altri aspetti del personaggio, davvero ingestibili se non si vuole stare fermi per ore a giocare con le stesse mappe (o non si sceglie di pagare). Ma i capitoli di spesa del giocatore non sono soltanto quelli indicati: volete una pozione curativa? Pagate. Volete un animaletto che vi accompagni per una manciata di minuti? Pagate. Venite sconfitti e non volete tornare al villaggio perdendo tutta l'esperienza accumulata (che non cresce mentre si gioca, ma solo alla fine di ogni missione)? Pagate. Insomma, ai costi standard bisogna aggiungere anche tutta una serie di costi secondari che rendono ancora più lento l'accumulo di moneta. Con i nemici che diventano sempre più forti e gli oggetti che si trovano nei forzieri, o uccidendo mostri, che garantiscono solo il minimo sindacale in termini di potenziamenti, si capisce presto che spendere un po' di soldi veri è l'unica soluzione per godersi appieno il gioco, anche se il modello free2play garantisce la solita soddisfazione temporanea a un desiderio artefatto, un po' come la droga, desiderio che ritorna più forte quando i soldi acquistati sono finiti e ci si ritrova immersi nel loop di oggetti troppo costosi, crescita troppo lenta e così via. A caccia di demoni Non vi spaventate, siamo tra quelli che al gratuito non credono e che danno per scontato che per tenere in piedi la baracca ci sia sempre bisogno di qualcuno che paghi e che, giustamente, venga ricompensato facendolo (sennò che paga a fare? Per far giocare gli altri?). È un modello discutibile finché si vuole, ma ormai va per la maggiore perché permette di accalappiare un gran numero di giocatori che non pagherebbero mai un euro per un videogioco originale. Certo, magari non cacciano nulla, ma creano quella massa critica necessaria a motivare altri a farlo (è la teoria del lusso, che ha valore solo perché invidiato da una grossa massa di persone che non può permetterselo). In fondo è solo una nuova forma di classismo, ma c'è modo e modo di implementarla. Per Akaneiro: Demon Hunters è stata scelta la via più brutale, ossia quella che mira a convincere a pagare il prima possibile. Interessante notare come più di qualsiasi altro settore del mercato videoludico, quello free2play (e delle micro transazioni in generale) metta al centro del gameplay il sistema economico, impossibile da non considerare in fase di recensione.

Sinceramente ci chiediamo che senso abbia Akaneiro: Demon Hunters e se molti giocatori si siano rincitrulliti al punto da preferire un mediocre gioco gratuito per finta a uno a pagamento di ottima qualità. Non ci fossero action GDR sul mercato vi diremmo pure di dargli uno sguardo, ma se pensiamo che con meno di venti euro ci si può portare a casa Torchlight 2, che offre un online migliore, e con una cifra maggiore si possono avere Guild Wars 2 e Diablo III, soprattutto il primo su un altro pianeta rispetto ad Akaneiro, fatichiamo a immaginare l'identità di chi potrebbe davvero preferire il titolo di Spicy Horse (forse quelli che si lamentano se un gioco mobile costa 3 dollari?). Anche perché, tirando le somme, per avere un'esperienza di gioco non asfissiante bisogna comunque spendere cifre simili, se non maggiori. Per il resto, parlando del gioco, vengono in mente dei versi piuttosto noti di una recensione scritta agli inizi del 1300: "Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa".

Simone Tagliaferri

Pro

  • Immediato per chi conosce il genere
  • Tecnicamente decente
  • Si lascia giocare

Contro

  • Sistema di micro transazioni invasivo
  • Lag fastidiosissimo, soprattutto nelle situazioni più concitate
  • A conti fatti non ha moltissimi contenuti