8.0

Redazione

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The Showdown EffectChi spara per primo spara due volte 17

Arrowhead cambia prospettiva e sceglie l'impostazione platform per lanciarsi nel mondo delle arene multiplayer

Picchiaduro e platform, assieme a shoot'em up e puzzle game, sono la prova che i videogiochi con impostazione bidimensionale hanno ancora un senso nonostante la rivoluzione tridimensionale che, ormai 18 anni or sono, ha cambiato il mondo del videogioco. Il problema maggiore, quando si sceglie quest'impostazione, è quello di rendere un titolo abbastanza gradevole e ricco di dettagli nonostante la limitazione della visuale. Ma proprio per questo abbiamo visto nascere vere e proprie perle di design, con animazioni estremamente curate e atmosfere cinematografiche capaci di infrangere ogni questione percettiva. Dal punto di vista estetico The Showdown Effect appartiene indubbiamente alla famiglia delle summenzionate perle, con accorgimenti estetici minuziosi, esplosioni da oscar ed effetti luce mesmerizzanti, ottenuti mescolando l'ottimo motore di War of the Roses con asset in stile cartoon. Chi spara per primo spara due volte Il tutto condito con animazioni gradevolissime, armi di ogni genere, spruzzi di sangue convincenti, effetti particellari, costumi bizzarri, colonna sonora rock accettabile e parodie degli eroi action degli anni 80, a cui il titolo paga il giusto tributo. Le meccaniche 2D sono inevitabilmente limitate, almeno in termini di esplorazione, ma il gameplay di The Showdown Effect, che permette a 8 giocatori di tagliuzzarsi e riempirsi di piombo, gode di tutte le trovate che hanno esaltato il platforming moderno come la possibilità di saltare sulle pareti, di scivolare sul terreno, di assalire gli avversari in corpo a corpo, di lanciare oggetti, di rovesciare tonnellate di piombo e di menare fendenti con asce, accette, scudi, tubi e quant'altro. Di fronte a un menù così ricco di possibilità è davvero un peccato che sia possibile giocare solo in modalità multiplayer, visto che questo tipo di impostazione ci ha recentemente regalato calibri come Shadow Complex, Mark of the Ninja e Deadlight. In ogni caso, ricorrere a un'impostazione bidimensionale ha i suoi vantaggi anche in ambito multigiocatore, consentendo di bilanciare con precisione le meccaniche di gioco. Ed è proprio questa la forza del titolo, che ricorda quei platform arena carichi di spirito competitivo ma comparsi in sala giochi proprio quando questa stava per tramontare. Per fortuna, oggi, questa formula può contare su internet e su un audience più attento che si è finalmente avvicinato ai titoli apparentemente di nicchia.

La summa del platform

Come abbiamo anticipato, The Showdown Effect non è un semplice action platform ma la summa delle feature che hanno cambiato il genere in questi ultimi anni. Lanciandosi contro una parete, dopo aver compiuto qualche passo in verticale grazie dall'inerzia del salto, è possibile, prima che la gravità abbia la meglio, usare la superficie per dirigersi nella direzione opposta. Inoltre è consentito balzare attraverso le prese d'aria, combattere in corpo a corpo, lanciarsi in affondi combinando due tasti, compiere scatti improvvisi e persino curarsi. I personaggi sono estremamente reattivi e il gameplay piuttosto intuitivo, ma le numerose possibilità richiedono di affrontare seriamente qualche partita prima di essere pienamente padroneggiate. Chi spara per primo spara due volte Inoltre è importante conoscere le mappe piene di ascensori, passaggi, botole e buchi che consentono ai giocatori di aggirare il nemico o di nascondersi. Nonostante la natura platform, infatti, il titolo tiene in considerazione la visuale e gli avversari che non sono sulla linea visiva del personaggio risultano invisibili.
The Showdown Effect - Il trailer Le Ballet of Death The Showdown Effect - Il trailer Le Ballet of Death Questa impostazione consente di usare efficacemente anche le armi e le mosse da corpo a corpo sebbene il bilanciamento non sia ancora perfetto. Le armi da lancio, per esempio, sembrano causare molti più danni di quelle da fuoco e spade laser e fucili a pompa permettono di compiere veri e propri massacri negli spazi chiusi. Al contrario il mitragliatore causa meno danni ed è pienamente efficace solo sulla distanza, diventando pressochè inutile quando il nemico carica a testa bassa o sbuca all'improvviso da una botola. Inoltre le armi da fuoco richiedono di mantenere il mirino centrato sul nemico e vista l'elevata velocità di movimento, e le numerose vie di fuga, questo non è sempre facile. Ma per chi non vuole andare troppo di fino è disponibile anche il lanciamissili che causa molti più danni del mitragliatore pur essendo inevitabilmente più lento e potenzialmente autodistruttivo se usato sulla corta distanza. Ogni giocatore può equipaggiare due armi pescando da una lunga lista e quelle da corpo a corpo sono anche disseminate per le mappe, in ogni momento a disposizione dei giocatori. Appare comunque superfluo parlare del bilanciamento nel dettaglio. I poteri speciali hanno un'efficacia relativa e per la maggior parte del tempo, una volta sbloccato tutto l'arsenale, i giocatori hanno le stesse possibilità di accoppare i nemici. Inoltre, essendo il titolo multigiocatore e probabilmente sviluppato per conquistare una delle numerose fette di audience in cerca del proprio eSport, sono probabili in futuro numerosi ribilanciamenti.

Il problema dei contenuti

Il tocco degli autori di Magicka si vede sia nello stile estetico, sia nel mix tra armi medievali e mitragliatori, sia nella passione per i costumi bizzarri e per il gameplay estremamente caotico. Dal punto di vista tecnologico The Showdown Effect mette un engine potente come quello di War of the Roses al servizio di un platform, e questo restituisce effetti luce notevoli oltre a garantire una fisica di tutto rispetto. Purtroppo questa è vincolata quasi esclusivamente ai soli personaggi e l'interazione con l'ambiente circostante è limita a pochi elementi. Chi spara per primo spara due volte Per fortuna ogni livello è arricchito da animazioni pregevoli, come la metropolitana di New Tokyo, e le deflagrazioni che condiscono i finali di partita rendono il tutto decisamente più vivo. Ma una maggiore distruttibilità dell'ambiente avrebbe esaltato ulteriormente ogni sparatoria e ogni combattimento magnificando l'anima scassona, in senso positivo, del titolo. Inoltre le mappe sono solo quattro, due medievali e due urbane, e inizialmente la scelta in termini di costumi è molto limitata. Per fortuna, ma è una consolazione minima, questi ultimi possono essere sbloccati, al pari delle armi, accumulando e spendendo punti esperienza che garantiscono anche un rank da mostrare agli altri giocatori. Presumibilmente usato anche per abbinare i giocatori nel matchmaking. Il gioco competitivo è affiancato anche da un sistema di video streaming, funzionale alle mire agonistiche del titolo, e dalla possibilità di creare liberamente server pubblici o privati che consentono di modificare alcuni parametri. Le modalità di gioco includono l'eliminazione a squadre, con un timer di respawn, e il last man, oltre ovviamente al deatmatch che incorona vincitore chi ammazza più avversari. Tutte le modalità, agonistiche e rapide, sono piuttosto classiche ma sono caratterizzate da alcune regole secondarie che danno la possibilità ai perdenti di recuperare la situazione. In team elimination, per esempio, è necessario che tutti gli avversari risultino contemporaneamente morti per concludere la partita e questo rende l'abilità nella fuga inestimabile. Mentre il deathmatch prevede un round finale dove chi viene ucciso resta escluso dalla partita fino a quando non resta vivo un solo combattente.

Con The Showdown Effect, Arrowhead Game Studios ha colpito nel segno per la seconda volta creando un titolo dal gameplay vario e divertente. Purtroppo, nonostante il multiplayer sontuoso, quattro mappe sono davvero poche per un titolo esclusivamente votato alle sfida multigiocatore. E il prezzo non appare più così modesto di fronte alla prospettiva di dover comprare svariati DLC per completare le mancanze in termini di contenuti.

Mattia Armani
 

Pro

  • Gameplay vario e serrato
  • Grafica curata
  • Supporto multiplayer eccellente

Contro

  • Quattro mappe per un titolo multiplayer only
  • Interazione con l'ambiente limitata
  • Ora come ora non ci sono molti giocatori

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • La redazione usa il Personal Computer ASUS CG8250
  • Processore Intel Core i7-3770K @ 3.50GHz
  • 16 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX680
  • Sistema operativo Windows 8
  • Requisiti Minimi
  • Processore 2.4 GHz Dual Core
  • 4 GB RAM
  • Scheda Video 512 MB NVIDIA GeForce 9800 o ATI Radeon HD 2600 XT
  • 2 GB di spazio su disco