8.5

Redazione

7.9

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  • Data di uscita: 22 aprile 2014
  • Piattaforme: pc
  • Tipologia di gioco: Adventure

FRACT OSCIl suono dell'avventura 3

Un mondo spento da riportare in vita è la sfida esplorativa che ci propone Phosfiend Systems

La combinazione tra videogioco e musica non è certo cosa nuova e per quanto Parappa the Rapper sia considerato il primo vero rhythm game, le manifestazioni di questo sottogenere di successo arrivano addirittura dagli anni '70, hanno contribuito a diffondere i tanto discussi motion controller e regalato anche un tocco di magia agli sparatutto. Il suono dell'avventura Ma il rapporto tra melodie e gameplay ha seguito anche un'altra strada, un percorso meno battuto dagli sviluppatori ma ricco di sorprese. Una di queste, la prima e probabilmente la più importante, è senza alcun dubbio Loom, una particolare avventura targata LucasArts, uscita su PC nel 1990, il cui gameplay è basato su melodie da trovare e riprodurre per poter lanciare incantesimi. Un titolo di quelli magici che per alcuni versi possiamo considerare come il vero padre di molte esperienze moderne capaci di integrare gameplay, narrativa e comparto artistico senza badare al lato adrenalinico del gameplay, senza curarsi di rispettare quei canoni action da cui molti generi sembrano incapaci di scollarsi. Per molti versi FRACT OSC segue la stessa strada anche se sceglie un'impostazione decisamente diversa, quella delle avventure esplorative in prima persona e di sonorità distanti anni luce da quelle di Loom.

FRACT OSC fonde musica, spazio ed enigmi in un'intensa esperienza sensoriale

Un gioco che fa rumore

Lo scopo del giocatore in FRACT OSC è quello di attivare alcune fonti di energia per dare vita a diversi meccanismi musicali che producono sonorità sempre più complesse, attivano altri meccanismi, si trasformano in ponti, ascensori, teletrasporti e passaggi verso nuove aree. Il movimento non prevede il salto e l'unico modo per oltrepassare un puzzle è quello di individuarlo, premere il tasto destro per attivare l'interfaccia interattiva e quindi risolverlo. Il suono dell'avventura Dunque è la qualità degli enigmi a dare spessore all'esperienza e da questo punto di vista, lo diciamo senza mezzi termini, il lavoro degli sviluppatori è sorprendente. Ogni livello è un macro puzzle suddiviso in aree a loro volta composte da diversi enigmi che vanno dai classici circuiti da chiudere fino a melodie articolate che producono effetti di vario genere sull'ambiente circostante. Ed è qui che si inserisce una componente estetica solo apparentemente modesta e in gran parte dettata da ragioni di stampo funzionale. Dopo aver risolto alcuni enigmi diventa infatti evidente come la relativa povertà in termini di poligoni e l'assenza di texture permettano di osservare nel loro insieme una buona parte degli enormi livelli mentre questi prendono vita tra raggi di luce, fasci d'energia ed enormi strutture. L'ispirazione, dichiarata, proviene dall'ultimo Tron e non è un caso che le sonorità richiamino molto da vicino il lavoro fatto dai Daft Punk con la colonna sonora del film Disney. Ma la firma stilistica degli sviluppatori spicca comunque con scelte precise che si riflettono negli evidenti richiami a quelle immagini stilizzate ma efficaci che hanno contraddistinto i punti più elevati della sperimentazione videoludica tridimensionale. Scale e passerelle si generano in tempo reale, e con animazioni suggestive, sotto ai nostri piedi mentre lo sfondo si popola di torri luminescenti e mentre l'etere si riempe di bassi potenti e sonorità sintetiche evocative. Il suono dell'avventura Musica e spazio si fondono in un'esperienza sensoriale decisamente intensa e capace, a patto che i gusti del giocatore si accordino con lo stile del titolo, di avvolgere e coinvolgere con grande intensità. Non è la prima esperienza di questo genere, non sarà l'ultima e forse non è nemmeno la migliore in senso assoluto. Avrebbe potuto essere più veloce, ancora più vario, più aperto e più movimentato e non è assolutamente detto che un comparto artistico importante debba rinunciare alla componente narrativa. Ma FRACT OSC riesce comunque a colpire grazie alla capacità di portare ai massimi livelli quell'immaginario fatto di pavimenti che si illuminano al passaggio, di mondi che reagiscono alle azioni protagonista, di sinfonie audiovisive dal retrogusto "disneyano" che mescolano caos e armonia, potenza ed eleganza. Il titolo targato Phosfiend Systems riesce, in sostanza, a toccare le corde giuste e a questo punto non ci resta altro da fare se non parlare della durata dell'esperienza che dipende molto dal tempo impiegato per risolvere gli enigmi. Ebbene, evitando di ricorrere a guide e aiuti esterni è molto probabile che servano almeno 8 ore per completarlo e sono molte per un titolo passato da Greenlight e venduto al prezzo di un DLC che ci regala un'ulteriore sorpresa. Risolvendo i vari enigmi vengono infatti sbloccati un gran numero di toni ed effetti sonori che risultano quindi disponibili nell'intuitivo ma abbastanza complesso editor musicale. Il suono dell'avventura

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • OS: Windows 7
  • CPU: Core i5 4440
  • RAM: 16 GB
  • Video: GeForce GTX 770
  • Requisiti Minimi
  • OS: Windows 7
  • CPU: Core i5 2.2 GHz
  • RAM: 4 GB
  • Video: Radeon 5850
  • HDD: 1.5 GB di spazio
  • Requisiti Consigliati
  • OS: Windows 7/8
  • CPU: Core i7 2.4 GHz
  • RAM: 8 GB
  • Video: Radeon 6850
  • HDD: 2 GB di spazio

FRACT OSC porta le avventure esplorative lungo i binari del linguaggio universale della musica, un linguaggio che non ha bisogno di dialoghi ma si propaga attraverso potenti combinazioni audiovisive sostenute da enigmi suggestivi e non banali. I puzzle raggiungono una discreta complessità ma restano sempre intuitivi in modo da non diventare mai un ostacolo al magico flusso di suoni e immagini che fa da spina dorsale all'esperienza.

Mattia Armani
 

Pro

  • Una vera orgia di immagini e suoni
  • Enigmi musicali intuitivi e intriganti
  • Rapporto qualità/prezzo elevatissimo

Contro

  • Le dinamiche di movimento sono a dir poco basilari
  • La componente stilitica è preponderante e questo rende i gusti del giocatore una possibile discriminante