Dragon Age: InquisitionAiuto, arriva l'inquisizione! 

BioWare torna sul suo universo fantasy inedito con il terzo capitolo di una serie di successo. Com'è andata questa volta?

Non è mai semplice recensire un gioco di ruolo e meno che mai quando a svilupparlo è la software house che ha fatto la storia del genere e ha contribuito a diffonderlo prima su PC e successivamente su console, proponendo idee ibride che, tra alti e bassi, hanno portato alle numerose evoluzioni che abbiamo visto realizzate e implementate negli ultimi anni. E può addirittura rischiare di diventare una situazione drammatica quando si scopre che il titolo può tranquillamente superare le 60 ore per essere concluso pur tralasciando una percentuale sostanziosa di contenuti secondari, e si hanno pochissimi giorni a disposizione per provarlo e scriverne. In ogni caso quello che segue è il nostro giudizio sul mastodontico Dragon Age: Inquisition; una valutazione che, siamo sicuri, potrebbe lasciarvi dubbiosi sulle prime ma che, speriamo, tutta la copertura video di questi giorni e il testo che segue potranno motivare e spiegare in profondità.

Dragon Age: Inquisition è un titolo ricco e mastodontico ma purtroppo è lontano dalla perfezione

C’era una volta

La storia di Inquisition si apre a pochissime settimane di distanza dall'epilogo di Dragon Age 2. Hawke, l'eroe del Ferelden, non c'è più; maghi e templari stanno lentamente cercando di concretizzare un'alleanza grazie all'intervento e allo sforzo della Divina Justinia V. All'improvviso, un'incredibile esplosione polverizza letteralmente la sede dove si stava tenendo il conclave tra le due fazioni e tutto quello che rimane è uno squarcio verdastro nel cielo da dove cominciano a fuoriuscire demoni e il nostro protagonista, stravolto e privo di coscienza sul terreno. Saremo proprio noi gli unici sopravvissuti alla catastrofe e ci risveglieremo dotati di uno strano potere in grado di chiudere questi portali tra dimensioni. Aiuto, arriva l'inquisizione! Aiuto, arriva l'inquisizione! Aiuto, arriva l'inquisizione! Un potere che sulle prime attirerà le ire del popolo pronto ad accusarci di essere il motivo, il mandante o più semplicemente l'esecutore dell'esplosione ma che ben presto diventerà un elemento essenziale per farci guadagnare una posizione di tutto rispetto nella neonata Inquisizione e di venire appellati come l'Araldo di Andraste: il prescelto dalla divinità principale dell'universo di Dragon Age. Da quel momento in avanti saremo trasportati in una trama estremamente corposa, che ci vedrà prendere confidenza con decine di personaggi diversi, moltissimi dei quali ben approfonditi a livello caratteriale, scoprire numerosi luoghi differenti e assistere anche ad un paio di colpi di scena molto stuzzicanti che porteranno ad evoluzioni del mondo di gioco (e di alcuni aspetti del gameplay) e che arriveranno, a sorpresa, dopo aver già investito decine di ore nel titolo. Dove cotanta bontà narrativa si esaurisce e risulta più povera del necessario è nella definizione della nostra nemesi: il cattivone di turno è infatti piuttosto semplice e lineare, quasi bidimensionale nel suo essere scontato e privo di mordente. Le sue motivazioni sono chiare fin dall'inizio e nelle sue apparizioni sapremo immediatamente cosa aspettarci dai suoi comportamenti. Allo stesso tempo è evidente che BioWare abbia faticato non poco a tirare tutti i fili di un universo diventato nel tempo così vasto e ingombrante. In Inquisition c'è veramente tantissimo da leggere e ascoltare e talvolta sarà anche troppo faticoso seguire la storia che ci viene raccontata. Ci si perde facilmente in sottotrame secondarie che spesso si interrompono senza che sia stato possibile affrontare un vero e proprio epilogo e ci vuole un attimo per venire soverchiati, quasi sommersi da tutta questa narrativa. Sia chiaro che non ci stiamo lamentando di un elemento che farà sicuramente la felicità di chi cerca un gioco di ruolo particolarmente complesso e approfondito dal punto di vista della storia, ma per chi vuole magari seguire solo la main quest o comunque avere giusto le informazioni indispensabili per seguire l'arco narrativo generale, sarà dura digerire il fatto che molte cose verranno solo accennate e non saranno comprensibili senza affrontare ore di dialoghi e centinaia di righe scritte. Tra l'altro, come da tradizione BioWare, Inquisition è un sequel che potrà essere realmente apprezzato solo da chi ha giocato anche i due precedenti capitoli di Dragon Age. È ovvio che sarà sempre possibile iniziare proprio con questo episodio ma, per una volta, ci sentiamo quasi di sconsigliarlo visto che il titolo fin dall'inizio vi metterà davanti a tantissimi concetti, nozioni e personaggi dando per scontato che il giocatore li conosca perfettamente con il rischio di spiazzare il neofita e di rendere molto ostiche le sue prime ore di gioco. In fin dei conti è quello che avveniva anche in Mass Effect con tutti i pro e i contro di una tale scelta sicuramente molto audace nel panorama odierno. Concludiamo il paragrafo con una piccola nota assolutamente positiva per lo splendido editor di creazione del personaggio che ci permetterà di realizzare il nostro alter ego con una profondità incredibile per tutte e quattro le razze disponibili: umani, elfi, nani e qunari.

Grosso e grasso

Se c'è una cosa che si percepisce immediatamente di Dragon Age: Inquisition è il suo essere mastodontico. Siamo convinti di non rischiare di essere smentiti quando diciamo che in termini di contenuti e di loro varietà, questa nuova opera di BioWare diventerà un punto di riferimento per il genere. C'è semplicemente tanto, forse addirittura troppo da fare tra quest secondarie, collezionabili di ogni tipo, attività secondarie, materiali da raccogliere, esplorazione fine a sé stessa e molto altro ancora. È proprio in questa sua vastità, oltre che nel suo sistema di combattimento - ma ci torneremo più avanti - o in alcune scelte grafiche e artistiche, che si percepisce fin da subito come Inquisition sembra essersi ispirato alla tradizione MMO piuttosto che al concetto di RPG classico. La struttura esplorativa rimane quella tipica della serie: non un free roaming ma una suddivisione ad aree che è possibile scoprire e sbloccare in base alle scelte e alle decisioni che prenderemo nel corso dell'avventura e a cui potremo accedere selezionandole da una mappa dell'intero mondo di gioco. Aiuto, arriva l'inquisizione! Aiuto, arriva l'inquisizione! Una volta al loro interno, potremo girovagare liberamente per la zona, preoccupandoci soltanto che il nostro livello sia adatto alle minacce che andremo ad affrontare e nella totale libertà di scoprire e raccogliere a nostra totale discrezione, le decine di quest disseminate nella location. È praticamente impossibile camminare per più di quindici secondi senza imbatterci in qualcosa da fare e, anche se queste aree sono particolarmente altalenanti in termini di estensione (si passa dalle microscopiche alle giganti con il grosso rappresentato da quelle di dimensioni medie), il denominatore comune è proprio la densità di attività che è possibile svolgere. Attività ben innestate in scenari particolarmente vari a livello stilistico e artistico e che spaziano da foreste a deserti, paludi e montagne, location costiere e cittadine. Dobbiamo dire di aver percepito l'assenza di una grande città come la Kirkwall del secondo capitolo ma scordatevi completamente il riciclo di ambientazioni che contraddistingueva proprio quell'episodio. A voler entrare maggiormente in profondità nella struttura ruolistica di Inquisition è evidente come ci sia una differenza sostanziale tra la main quest, dove le competenze stilistiche e di scrittura di BioWare sono spinte ai massimi livelli e il giocatore si sente veramente padrone delle sue scelte e delle conseguenze che avranno sullo stato del mondo del gioco, e le missioni secondarie o di interazione con gli altri personaggi non giocanti. In quest'ultimo caso si nota infatti una certa linearità che stride con la tradizione a cui ci ha abituato la casa canadese. Per dirla in breve, The Witcher è ben altra cosa in termini di peso delle decisioni prese. È vero che ancora una volta ci saranno tanti personaggi da reclutare nel nostro party, che come al solito sarà composto da quattro membri al massimo, ma è sempre evidente una certa linearità di fondo fatta soltanto di scelte multiple nei dialoghi che tengono conto in minima parte di quello che abbiamo fatto nel gioco, della nostra classe o razza o addirittura del legame che abbiamo creato con questi personaggi. Questo non vuol dire che a livello caratteriale o di scrittura siano poveri, anzi, ma soltanto che ci siamo sempre sentiti spettatori di una evoluzione del rapporto tra il protagonista e gli altri personaggi non giocanti che sembra essere su binari e che può al massimo arrivare alle immancabili scene di sesso o ad alcune manciate di quest secondarie.

AAA Cercasi Inquisitori

Il fulcro centrale del nuovo capitolo di Dragon Age è ovviamente relativo a quell'Inquisizione che dà anche il sottotitolo al gioco. L'evoluzione del nostro protagonista e della sua avventura si muove infatti su più livelli. Da un lato abbiamo la classica esperienza raccolta compiendo praticamente qualsiasi azione e che ci permette di cambiare livello (il cap è fissato al ventesimo) e quindi di spendere i punti abilità guadagnati nelle varie skill che vanno a popolare i quattro rami di talenti che compongono ognuna delle tre classi disponibili: guerriero, ladro e mago. Il sistema recupera a piene mani da quanto abbiamo visto nel passato della serie con abilità attive, altre passive e una serie di potenziamenti sbloccabili. Non sarà invece mai possibile alterare le statistiche base che saranno direttamente legate alla classe e potenziabili attraverso l'equipaggiamento indossato. Ci sono poi i punti potere che possono essere guadagnati completando quest o portando a termine le attività che il gioco ci propone: servono per avere accesso alle missioni principali, o comunque a quelle più importanti ai fini della trama e a sbloccare le location raggiungibili sulla mappa del mondo. Infine ci sono i livelli dell'Inquisizione. Aiuto, arriva l'inquisizione! Aiuto, arriva l'inquisizione! Questi si guadagnano aumentando la propria influenza nell'organizzazione che, come per l'esperienza dei personaggi, cresce man mano che completiamo quest e attività ma anche portando a termine gli approvvigionamenti: delle vere e proprie missioni di pura raccolta di oggetti e materiali presenti nelle varie aree di gioco (la parte più triste dell'intera offerta visto che ci ha ricordato le quest più stupide, in perfetto stile grinding, degli MMO). Aumentando il livello dell'Inquisizione si guadagnano punti da spendere in veri e propri perk, suddivisi in quattro competenze e che rappresentano ulteriori potenziamenti passivi che spaziano dagli sconti con i mercanti, a bonus vari all'esperienza relativi al combattimento o alla ricerca di lore per arrivare fino a slot aggiuntivi per le pozioni oppure a un raggio maggiorato di ricerca dei punti di interazione sul campo. Ce n'è veramente per tutti i gusti. Il sistema può sembrare complesso in questa spiegazione ma è in realtà perfettamente amalgamato nel gameplay e garantisce una grande libertà di azione nell'operato del giocatore che si ritroverà così veramente padrone del proprio cammino all'interno del mondo di gioco. Come se questo non bastasse, consultando il tavolo di guerra ad Haven o Skyhold, le nostre roccaforti dove avremo accesso ai banchi di crafting e alla possibilità di interagire con tutti i personaggi non giocanti che avremo convinto a seguire la nostra causa, potremo anche mandare i nostri tre principali agenti - Cassandra, Leliana e Cullen - a compiere una serie di missioni a tempo che ci permetteranno di guadagnare bonus e oggetti sulla falsariga di quanto succedeva in Assassin's Creed con gli assassini reclutati o con la gestione della flotta. Ci limitiamo a segnalare che per quello che riguarda l'inventario o il giornale delle quest siamo di fronte a scelte molto classiche per gli RPG di queste ultime generazioni con un limite massimo di oggetti trasportabili nel primo caso e una suddivisione a slot molto tradizionale dei vari pezzi da poter montare su ogni personaggio e un elenco di missioni suddivise per location con la possibilità di averne una attiva da seguire nel caso del giornale. In pieno rispetto della tradizione BioWare è poi fondamentale sottolineare che tutti i personaggi secondari che possono essere inseriti nel nostro party, potranno essere completamente gestiti in manuale per quello che riguarda il loro inventario e il loro aumento di livello con conseguenti abilità sbloccate.

Il multiplayer

Dragon Age: Inquisition offre anche una modalità multiplayer completamente slegata dalla campagna principale. Si tratta di una classica orda dove potremo scegliere dei personaggi preconfezionati e farli crescere ondata dopo ondata e partita dopo partita per sbloccare equipaggiamenti migliori e abilità sempre più potenti. Le mappe disponibili sono tre e rappresentano concretamente l'unico modo per fare dei veri e propri dungeon visto che nelle ambientazioni del singolo giocatore mancano dei classici sotterranei. C'è anche una piccola componente di microtransazione con soldi reali che permetterà di acquistare rapidamente equipaggiamenti e abilità di alto livello senza partecipare a tutta la fase di grinding relativa alla crescita. È importante sottolineare che il multigiocatore è completamente fine a se stesso e non porterà ad alcun tipo di bonus o potenziamento per quello che riguarda la modalità single player a differenza di quanto avveniva, ad esempio, con Mass Effect.

La croce e la delizia

È sicuramente da apprezzare la scelta dello sviluppatore di offrire una interfaccia di gioco specifica per PC e un'altra che invece va incontro al pubblico console o che comunque preferisce utilizzare un joypad per muovere il proprio avatar su schermo. Nel primo caso ci troviamo di fronte a un HUD molto simile a quanto visto in un MMO con una barra dedicata alle otto abilità preferite, uno spazio alle pozioni e tutta una serie di scorciatoie per comandare rapidamente gli altri membri del party o per accedere alle varie schermate di gioco. Nel caso si decida di usare un pad invece, il gioco riutilizza in gran parte quanto visto in Dragon Age 2 con i tasto frontali ed RB dedicati all'uso delle abilità ed un secondo set accessibile tramite la pressione del grilletto destro. Il tutto risulta sempre molto intuitivo. Ma dopo così tante parole scritte per spiegare e raccontare un gioco di questa vastità è giusto anche evidenziare dove l'opera di BioWare, a parere di chi scrive, mostra un fianco molle alle critiche. E molte di queste sono relative al combattimento. Inquisition cerca di coniugare quanto visto nei precedenti due capitoli della serie offrendo un sistema ibrido. Il titolo può essere giocato come un action RPG a là Dragon Age 2: il combattimento è in tempo reale con un tasto per l'attacco automatico e l'uso delle abilità man mano che il vigore o il mana lo permettono e rispettando un classico sistema di cooldown. Aiuto, arriva l'inquisizione! Aiuto, arriva l'inquisizione! In qualsiasi momento è però possibile mettere in pausa l'azione, passare alla visuale tattica dall'alto e pianificare con più attenzione la gestione del party e delle abilità disponibili, un cambio di prospettiva essenziale al salire del livello di difficoltà (ce ne sono quattro in totale) visto che l'intelligenza artificiale per quanto sempre ben reattiva e furba nelle scelte operate in automatico, non può farcela di fronte a scontri molto difficili e lunghi. Il sistema ricorda molto da vicino quello di Origins e più in generale della scuola RPG di BioWare. Il problema di fondo è che entrambe le opzioni non sono in grado di soddisfare i due pubblici a cui si rivolgono. Nel caso dell'azione in tempo reale, il sistema soffre della stessa staticità e povertà di interazione di un MMO di stampo classico, alla World of Warcraft per intenderci: si tiene premuto un pulsante per fare il colpo standard e si usano le abilità quando sono pronte. Se si gestisce un mago o un ladro munito di arco o balestra, la noia è sempre, costantemente dietro l'angolo, se invece si utilizza un guerriero o un ladro armato di pugnali pesa l'assenza di schivate o comunque di quella dinamicità che dovrebbe essere ben evidente in un action RPG alla The Witcher o Kingdoms of Amalur. E a poco serve poter cambiare in tempo reale, in qualsiasi momento, il personaggio controllato. Ad aggiungere ulteriore fastidio ci pensano poi le lunghissime animazioni dei colpi e delle abilità speciali, che ovviamente non possono essere interrotte e che talvolta ci costringono a sprecare del tempo e a compiere dei clamorosi lisci solo perché il nemico si è allontanato di pochi metri e noi non possiamo immediatamente raggiungerlo per colpirlo. Nel caso della visuale tattica invece la scelta di posizionarla a volo d'uccello con soltanto la possibilità di cambiare l'orientamento della telecamera e con un range di zoom veramente troppo piccolo ci restituisce un sistema veramente poco usabile e configurabile. Se si osserva l'azione dall'alto, la porzione di scenario mostrata è troppo piccola, se invece si abbassa lo sguardo, tutti gli elementi presenti sullo scenario inibiscono la nostra visuale rendendo molto difficoltosa l'individuazione dei nemici soprattutto al chiuso o quando sono presenti in gruppi abbastanza numerosi. Inoltre per spostare la visuale dovremo muovere fisicamente l'indicatore attraverso lo scenario (tenendo anche conto degli ostacoli) e ogni volta che andremo a selezionare un altro personaggio, la stessa sarà ogni volta resettata costringendoci spesso a lunghi e fastidiosi "andi e rivieni" con la visuale per poter assegnare i vari bersagli degli attacchi. Inoltre non è presente una coda dei comandi e non è una cosa di poco conto in un gioco di ruolo che dovrebbe spingere forte sul comparto tattico implementando questa visuale e la pausa dell'azione. Probabilmente chi scrive potrebbe apparire troppo critico nei confronti di un elemento che ovviamente non va ad alterare la portata contenutistica generale di un titolo come Inquisition che stupisce e convince sul fronte delle cose da fare che offre ma un sistema di combattimento così deficitario ha comunque conseguenze sul divertimento trasmesso e, nel caso di Inquisition, è soltanto la punta di un iceberg di tutta una serie di piccole imprecisioni nel gameplay che denotano una certa mancanza di "fluidità" nell'esperienza di gioco, di ottimizzazione e di legame di tutti gli incredibili contenuti offerti. Aiuto, arriva l'inquisizione! Aiuto, arriva l'inquisizione! Poco sopra abbiamo parlato degli alti e bassi della trama e di una eccessiva linearità nell'interazione con il mondo del gioco e con gli altri NPC, al di fuori degli snodi cruciali della storia, ma ad esempio non ci ha convinto anche il movimento del personaggio nello scenario, specie quando ci si trova su una cavalcatura. Ci si incastra ovunque e saltare da un appiglio al successivo può talvolta essere drammatico e molto frustrante. Lo stesso sistema di crafting, per quanto eccezionale e corposo sulla carta, è veramente troppo macchinoso e legato a un sistema di raccolta dei materiali, anche questo, che sembra essere fortemente ispirato alla tradizione dei giochi di massa online con tutte le conseguenze del caso in termini di ripetitività e noia generata. La gestione delle tattiche adottate dai membri del nostro party, quando non controllati direttamente da noi, torna ad essere presente con una schermata dedicata ma le opzioni disponibili sono veramente pochissime e tutte molto poco configurabili. La stessa scelta di eliminare dal gioco ogni magia relativa alla cura e di non implementare la ricarica automatica dell'energia al di fuori del combattimento è sicuramente da lodare per i risvolti tattici che si porta in dote, ma aver ridotto il tutto all'uso di un certo numero di pozioni di ripristino della vita condivise tra tutti i personaggi e che si ricaricano ad ogni viaggio rapido (o utilizzando alcune casse specifiche disseminate nelle aree di gioco) appiattisce in realtà la gestione del party e la scelta oculata dello stesso durante i combattimenti più lunghi e impegnativi visto che tutto si risolve nel numero di pozioni che si hanno ancora a disposizione. E sia chiaro che questa sorta di elenco delle cose che non funzionano bene in Inquisition è in realtà molto più lungo e composto da tanti, piccoli elementi che non pregiudicano assolutamente il valore produttivo di quest'opera sterminata ma sicuramente lo limitano nel suo divertimento e più in generale trasmettono un senso di mancata pulizia e coerenza dell'intera struttura del gameplay.

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • La redazione usa il Personal Computer ASUS CG8250
  • Processore: Intel Core i7 860 a 2.8 GHz
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 780
  • Sistema operativo: Windows 7 a 64 bit
  • Requisiti Minimi
  • Processore: AMD quad core @ 2.5 GHz o Intel quad core @ 2.0 GHz
  • RAM: 4 GB
  • Scheda video: AMD Radeon HD 4870 o NVIDIA GeForce 8800 GT con 512 MB di RAM
  • Sistema operativo: Windows 7 o 8.1 a 64 bit
  • Hard Disk: 26 GB di spazio libero
  • Requisiti Consigliati
  • Processore: AMD six core @ 3.2 GHz o Intel quad core @ 3.0 GHz
  • RAM: 8 GB
  • Sistema operativo: Windows 7 o 8.1 a 64 bit
  • Scheda video: AMD Radeon HD 7870 o R9 270, NVIDIA GeForce GTX 660 con 2GB di RAM

Bello dentro ma anche un po’ fuori

Concludiamo questa enorme recensione con un paragrafo dedicato all'aspetto tecnico e grafico di Inquisition. Il titolo utilizza il Frostbite Engine di DICE, reso noto dalla serie Battlefield ma più di recente utilizzato per gran parte delle produzioni di Electronic Arts. Il risultato è però molto altalenante. Se da un lato abbiamo infatti modelli dei personaggi, animazioni ed espressioni facciali assolutamente eccezionali, dall'altro ci troviamo di fronte a scenari che talvolta stupiscono a primo impatto per delle ottime scelte artistiche ma che poi, osservati nel dettaglio, lasciano molto dubbiosi sull'uso di texture di bassa qualità e su una certa povertà di elementi su schermo. Aiuto, arriva l'inquisizione! Più in generale tutti gli effetti sembrano essere ridotti all'osso e, anche al settaggio ultra a cui abbiamo potuto giocare l'intero titolo, sembra esserci veramente poco in grado di stupire. Ottima invece la fluidità dell'azione che, al di fuori di alcuni, piccoli blocchi momentanei relativi probabilmente alla gestione della cache, è sempre molto elevata e non subisce cali di frame rate neanche nelle situazioni più concitate o quando l'orizzonte visivo è molto ampio. È anche da sottolineare che i caricamenti relativi all'ingresso in una nuova zona sono sempre piuttosto lunghi, ma una volta completati potremo girovagare al suo interno senza alcuna interruzione di sorta. In termini di bug ci ha stupito la pulizia dell'intera esperienza che, al di fuori di alcuni problemi di visualizzazione della ghiera dei dialoghi in svariate situazioni, è sempre risultata molto stabile e priva di errori grossolani. Assolutamente eccellente il doppiaggio originale in lingua inglese, anche grazie all'uso di attori e voci ben notte nel panorama videoludico, mentre per l'italiano dovremo accontentarci soltanto dei sottotitoli. Non male anche la colonna sonora per quanto poco incisiva al di fuori di un paio di temi azzeccati e con il classico stile epico, fantasy che accompagna le scene più memorabili.

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8.8

Redazione

8.8

Lettori (371)

Dragon Age: Inquisition è vasto, corposo, enorme e ricco di cose da fare. Talmente mastodontico che è possibile giocarlo per più di cento ore senza rischiare di ripetere due volte la stessa tipologia di quest e probabilmente sarà ricordato negli anni come un esempio di quello che deve offrire un RPG di ultimissima generazione. Purtroppo, però, cotanta magnificenza si scontra con una lunga serie di piccole criticità strutturali che denotano una certa mancanza di organicità, di coerenza e di fluidità dell'intera esperienza di gioco, a partire da un sistema di combattimento che non ci ha convinto in entrambe le sue derivazioni, action in tempo reale o tattica con pausa dinamica. I fan della serie avranno tantissimo da leggere e ascoltare e siamo sicuri che riusciranno a chiudere facilmente un occhio nei confronti di queste magagne, ma siamo convinti che BioWare avrebbe potuto e dovuto rifinire meglio la sua opera per portare sul mercato un capolavoro assoluto.

Pierpaolo Greco

Pro

  • Tante, tantissime cose da fare
  • Il sistema di crescita del personaggio e dell'Inquisizione è ben congegnato ed offre grande versatilità
  • L'intelligenza artificiale gestisce a dovere i personaggi del party e sfrutta le peculiarità delle loro classi
  • Artisticamente gli scenari brillano per varietà e impatto scenico

Contro

  • In diversi punti la trama sembra perdersi per strada e la nostra nemesi è poco incisiva
  • Diversi elementi del gameplay sono approssimativi e non sembrano perfettamente amalgamati nella struttura di gioco
  • Il sistema di combattimento ha problemi sia in modalità action che con la pausa tattica
  • Tecnicamente ha diversi alti e bassi