The Legend of Zelda: Majora's Mask 3DTre giorni alla fine 

Nintendo rende finalmente onore a uno dei capitoli di Zelda più discussi della storia

Majora's Mask su Nintendo 3DS rappresenta anzitutto una rivincita. Quando uscì sul mercato giapponese ad aprile del 2000, fu chiaro fin da subito che si sarebbe trattato di un capitolo di Zelda profondamente diverso dagli altri. Anzitutto per le tempistiche di rilascio, a nemmeno un anno e mezzo di distanza da quell'Ocarina of Time che rivoluzionò la serie portandola nell'era del poligono e segnando contemporaneamente uno dei momenti più alti dell'intera storia dei videogiochi. Tre giorni alla fine Diciassette mesi tra un episodio e l'altro della serie principale su home console sono un battito di ciglia, un record superato soltanto su NES con i 13 mesi che hanno diviso The Legend of Zelda da Zelda II. Tra A Link to the Past e Ocarina of Time si sono dovuti attendere 7 anni, tanto per capirci. Sta di fatto che Majora's Mask giunse con un carico di aspettative enorme, impossibile da sostenere anche per le larghe spalle dell'eroe dalla tunica verde; i fan, con ancora in bocca il sapore del trionfo nelle luminose terre di Hyrule sul malvagio Ganondorf, si trovarono di fronte ad un mondo tetro, disturbante, con un antagonista come Skull Kid meno iconico e una scelta di game design non convenzionale che imponeva un limite di tempo stringente prima del catastrofico impatto della luna. Il risultato fu, nonostante gli altissimi voti della critica, una sorta di fallimento al botteghino: metà delle copie vendute rispetto a Ocarina of Time e migliaia di giocatori che, presi dallo sconforto per il cambio di rotta, abbandonarono il gioco dopo le prime battute. Allo stesso tempo però, Majora's Mask è diventato una sorta di classico di culto per gli appassionati, affascinati di fronte al coraggio spavaldo di un Eiji Aonuma che stava scalando rapidamente le gerarchie dell'azienda e inebriati dalle macabre atmosfere del mondo di Termina. Tre giorni alla fine

Gioco di maschere

In realtà, Majora's Mask condivide con Ocarina of Time molto più di quanto sembri inizialmente: il motore grafico è lo stesso, così come la struttura del gameplay e l'organizzazione delle meccaniche di base. Per capirci, passare a controllare Link tra uno e l'altro episodio è un'operazione che non richiede alcuno sforzo, perché la gestione del personaggio, delle armi, delle azioni e movimenti di cui dispone sono pressoché identiche. Una volta scoperto poi il brano che consente di rallentare lo scorrere del tempo, cosa che avviene ben presto, anche il senso di oppressione e di urgenza derivante dai tre giorni di tempo a disposizione si affievolisce passa in secondo piano, lasciando spazio a una progressione nel gioco per molti versi assimilabile a quello di Ocarina of Time. Tre giorni alla fine Molti, ma non tutti. Se da una parte si tratta di uno Zelda riconoscibilissimo, dall'altra è contemporaneamente anche un capitolo spinto da una vena innovatrice e da un senso di sperimentazione inebrianti. Dove Majora's Mask si distacca rispetto al predecessore è non solo, evidentemente, nell'atmosfera generale, ma anche negli equilibri. Sul primo punto, è chiaro fin dall'introduzione come questa avventura di Link sia distante dalle altre: benché sia il seguito diretto di Ocarina of Time, la gloria dei tempi di Hyrule sembra essere passata e dimenticata, con il protagonista in sella a Epona impegnato ad attraversare un bosco tetro e inquietante nella terra di Termina. Non si percepisce però il senso di trionfo di un eroe riconosciuto, bensì la solitudine di un guerriero diventato probabilmente inutile in tempi di pace. Le caratteristiche che rendono questo episodio unico non coinvolgono però certamente solo la trama: non ci vuole molto per comprendere come la follia di Skull Kid abbia delineato uno scenario terribile e sconfortante, all'interno del quale si può contare soltanto su 3 giorni prima che la Luna precipiti sulla terra determinandone la distruzione. Un periodo destinato a passare in fretta, ma che Link può riportare indietro al primo giorno suonando una melodia magica con la sua ocarina; ed è proprio questa la geniale chiave di volta dell'esperienza, ovvero la gestione del tempo a disposizione e la sua ricorsività. Ma anche nel peso e nella rivisitazione degli elementi fondamentali del franchise Majora's Mask offre delle sorprese. Tre giorni alla fine Per esempio i dungeon sono solo quattro: complessi, interessanti e sempre contraddistinti da meccaniche studiate alla perfezione, ma comunque non più i protagonisti assoluti dello sviluppo del gioco né accentratori assoluti dei momenti fondamentali della progressione, da "riempire" con il resto dell'overworld. Si tratta infatti senza dubbio dello Zelda con più peso sulle quest secondarie e sullo sviluppo dei personaggi, che diventano parte integrante della trama tessuta da Nintendo EAD: per intenderci, puntare dritti soltanto ai dungeon significa scalfire appena la scorza di Majora's Mask, assaggiarne una piccola porzione lasciando il grosso nel piatto. E sarebbe un vero peccato, perché gli NPC non sono soltanto lì a fare numero: al contrario l'evoluzione delle loro personalità e delle attività durante la giornata contribuiscono a creare un mondo vivo come non mai, fatto di gente verso cui si è portati a provare affezione, simpatia o avversione, ma comunque a nutrire "qualcosa", e a desiderare di collaborare con essi semplicemente per scoprire quale sia il loro destino negli ultimi 3 giorni di Termina. Il che rappresenta ovviamente una enorme conquista per un videogioco. Gli abitanti di Cronopoli non sono semplici pupazzi digitali con qualche riga di testo da ripetere, ma piccole creature con emozioni, rancori, gioie, obiettivi e compiti da svolgere. Tutto questo sforzo però, nella versione per Nintendo 64, non sempre veniva percepito ed apprezzato appieno dagli utenti, evidentemente portati a non considerare un simile elemento come fondamentale in un titolo della serie. Tre giorni alla fine Proprio per tale motivo, tra le migliorie e le aggiunte presenti in questo remake per Nintendo 3DS, una delle più incisive risponde senza dubbio al nome di Taccuino dei Bomber: in sintesi, si tratta della versione riveduta e corretta dell'equivalente presente nell'originale, attraverso il quale era possibile tenere traccia delle missioni secondarie fornite dai vari personaggi incontrati. Ora invece la visualizzazione delle azioni e dei momenti fondamentali delle singole quest viene annotata in maniera più completa, sia con appunti che è possibile recuperare per schiarirsi le idee, sia con una indicazione temporale più precisa che colloca gli avvenimenti e gli spostamenti all'interno del tre giorni di gioco. Si possono anche fissare degli avvisi destinati ad attivarsi in determinati momenti così da permette di rammentare magari di incontrare qualcuno o eseguire un'azione. Un supporto che diventa uno stimolo, e non certo una scorciatoia, per avere più chiara la gestione dei propri compiti: il Taccuino non suggerisce mai la soluzione, non agevola gli sforzi di Link, ma consente di avere tutto ben chiaro sottomano dando maggiore motivazione a portare a termine gli incarichi e i doveri. Una spinta che va di pari passo con la raccolta delle maschere, ventiquattro in totale: alcune di esse sono essenziali per la progressione e permettono di trasformare Link in un'altra creatura ottenendo abilità uniche, ma buona parte di esse invece vengono soltanto indossate dall'eroe per guadagnare capacità molto circostanziate che si incastrano ovviamente con lo sviluppo delle missioni secondarie. Tutto ciò contribuisce a creare uno degli episodi di Zelda più impegnativi di sempre: non necessariamente per il livello di difficoltà dei combattimenti, quanto per il bisogno di attivare le sinapsi per comprendere il progresso delle quest, i requisiti necessari e i puzzle da risolvere.

The Legend of Zelda: Majora's Mask 3D è l'occasione per riscoprire un capolavoro in forma smagliante

L'effetto 3D

Come detto nel corpo della recensione, l'effetto tridimensionale in Majora's Mask 3D lascia stupiti non soltanto per la sua qualità e incisività, ma anche per il fatto che tali virtù siano riconoscibili all'interno di un gioco di 15 anni fa. In tal senso Grezzo ha fatto un lavoro encomiabile, includendo la funzione in oggetto con discrezione e intelligenza, senza mai strafare ma contemporaneamente rendendola qualcosa in più di un dimenticabile accessorio. La bontà del nuovo 3D super-stabile presente sul New Nintendo 3DS rende poi tutto ancora più valido, al punto che ci viene naturale suggerire di mantenere lo slider sempre in posizione attiva.

Il tempo passa

Majora's Mask è un capitolo straordinario per una marea di motivi, dai piccoli dettagli alle scelte di design più importanti. L'incedere del tempo e la alternanza tra giorno e notte è qualcosa di talmente incisivo e sviluppato da lasciare affascinati e stupiti anche oggi, figurarsi 15 anni fa. Non si tratta infatti soltanto del semplice calare delle tenebre a puro fine estetico, ma di una progressione che scandisce le attività naturali e dei personaggi che abitano Termina. Ciò che serve non è sempre lì, a disposizione in ogni istante: non è il mondo che si adatta al giocatore, bensì l'esatto contrario. E l'obiettivo dell'avventura ha una portata ancora più epica: non c'è una principessa da salvare o un regno da difendere da un malvagio rivale, ma una autentica apocalisse da sventare con soltanto 3 giorni a disposizione. La gestione di tale elemento, il senso di urgenza e la (apparente) impotenza del protagonista modifica le prospettive, fornendo un approccio unico e straordinariamente seducente. E poi c'è ovviamente la componente artistica, contraddistinta da un'ispirazione quasi commovente tanto nell'elemento visivo che in quella sonoro. Il primo così cupo, scuro, derelitto e tragico. Basterebbero i colori e i quasi percepibili odori che escono dallo schermo per comprendere come ci si trovi sull'orlo della fine, ma la presenza della Luna sempre più vicina, sempre più implacabile, con quel volto psicotico che sembra non lasciare speranze tratteggia i contorni di un'atmosfera che penetra nelle ossa. Tre giorni alla fine Siamo lontani anni luce dai canoni estetici che si è soliti associare a Nintendo, e proprio da questa unicità Majora's Mask 3D trae una forza straripante. Il team Grezzo, lo stesso che aveva curato il remake di Ocarina of Time per Nintendo 3DS, si è superato nel lavoro di ammodernamento della grafica: i miglioramenti sono praticamente ovunque, dai modelli poligonali alle texture agli effetti, per continuare con la maggior saturazione delle tinte che offre un colpo d'occhio esteticamente meno monotono. Se la memoria addolcisce i ricordi, è sufficiente guardare uno dei tanti video comparativi tra le due versioni per comprendere la portata dello sforzo compiuto. E anche per una componente tutto sommato secondaria come l'effetto tridimensionale c'è spazio per la sorpresa prima e per l'esaltazione poi, soprattutto quando questo è supportato dal 3D super-stabile del New Nintendo 3DS. Per quanto riguarda la colonna sonora invece, basti sapere che Majora's Mask può godere di alcuni dei migliori brani di un Koji Kondo in estati creativa, capace di creare un accompagnamento che non si limita ad affiancarsi alla progressione del gioco, ma si mescola letteralmente ad essa dando vita ad un prodotto unico e indivisibile. Tre giorni alla fine Al di là della componente audiovisiva, il gruppo supervisionato da Aonuma ha poi voluto ritoccare anche altri elementi, così da limare alcune delle sbavature dell'originale: per esempio è stato migliorato il sistema di salvataggi, si è modificato il comportamento di Link nelle fasi di nuoto con la maschera di Zora, reso meno frustrante lo scontro con un boss, e più in generale sono stati apportati aggiustamenti nell'intera esperienza. In più, hanno trovato appropriata valorizzazione le qualità uniche dell'hardware, integrando quindi i controlli col giroscopio per la gestione delle fasi di mira in prima persona e - ancor più utile - adottando lo schermo touch per la gestione dell'inventario e la visualizzazione della mappa. Tutte cose che contribuiscono a definire l'impegno straordinario profuso nella realizzazione di questo prodotto.

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9.5

Redazione

8.9

Lettori (117)

The Legend of Zelda: Majora's Mask, nonostante l'esposizione di questo splendido remake per il portatile Nintendo, rimarrà probabilmente un episodio di nicchia, un capitolo di culto lontano dai gusti della massa. Ocarina of Time continuerà ad essere lo Zelda citato dalla stragrande maggioranza delle persone come il compendio assoluto e rappresentazione più alta dell'epopea di Link. Ed è una fortuna che questo accada perché significa che Majora's Mask, anche dopo il sublime processo di ammodernamento ad opera di Grezzo, è rimasto quello che è sempre stato: un gioco innovativo e ispirato come pochissimi altri, complesso e impegnativo, graziato da scelte di design geniali che hanno indicato la strada per lo sviluppo della serie, con una caratterizzazione dei personaggi incredibile e un'atmosfera da lasciare senza parole. In pochi, tra i milioni che l'hanno giocato all'epoca della sua prima uscita, hanno avuto la fortuna di comprenderlo e apprezzarlo appieno; forse resteranno pochi anche stavolta, ma questa nuova, brillante versione per Nintendo 3DS è l'occasione migliore per rendere finalmente pieno onore ad uno degli episodi di Zelda migliori di sempre.

Andrea Palmisano

Pro

  • Un capitolo semplicemente straordinario della serie
  • Componente audiovisiva eccezionale
  • Atmosfera unica
  • Remake curato in maniera sopraffina

Contro

  • I fan più tradizionalisti non lo ameranno: peggio per loro