Homeworld: Desert of KharakDalle stelle alle sabbie 

Homeworld passa dallo spazio al deserto: una scelta saggia o un passo falso?

Homeworld è soltanto un nome, ma pronunciarlo scalda il cuore di ogni appassionato di strategia in tempo reale. L'immensità delle astronavi madre, le veloci schermaglie tra i caccia stellari, l'incredibile minuzia riposta nei particolari più piccoli alternata alla spiazzane vastità degli abissi spaziali, che facevano sentire il giocatore piccolo e insignificante. Era un gran gioco che sapeva alternare strategie su vasta scala a una microgestione molto accurata e che permetteva in ogni momento di capire cosa stava succedendo e come intervenire per porvi rimedio. Prendere tutto questo e trasportarlo dallo spazio al deserto può sembrare una banalizzazione, ma per fortuna Homeworld: Desert of Kharak riesce a mantenere una propria identità, senza sembrare né troppo una fotocopia del suo illustre predecessore né un RTS come tanti. Anzi, vi diciamo di più, probabilmente è al momento la scelta migliore per uscire dall'egemonia di StarCraft II.

Abbiamo recensito Homeworld: Desert of Kharak, sarà al livello dei predecessori?

Deserto in fiamme

Blackbird Interactive è un nome nuovo nel settore, ma non fatevi ingannare: nei suoi uffici hanno trovato posto veterani del primo Homeworld e di un altro piccolo capolavoro di strategia, Company of Heroes. Insomma, ci troviamo di fronte a un team di tutto rispetto che assolutamente sa come trattare la materia. Dalle stelle alle sabbie La storia è semplice quanto efficace: cento anni prima dei fatti di Homeworld i Kushan vivono su Kharak, un pianeta sempre più desertico che sta lentamente morendo in cui i pochi avamposti rimasti lottano tra di loro per la supremazia. Improvvisamente un giorno i satelliti captano un'anomalia e i Kushan mandano una spedizione a investigare. Quattro anni dopo ancora nessuno ha fatto ritorno e toccherà a Rachel S'Jet, ufficiale scientifico della Coalizione del Kiithid del nord investigare la scomparsa e risolvere l'enigma dell'oggetto misterioso. Purtroppo a rendere la situazione complicata ci penseranno i Gaalsien, un gruppo di fanatici religiosi tecnologicamente avanzati che ha già quasi del tutto sterminato le tribù del nord e non vede l'ora di mettere la testa di Rachel su una picca. Insomma, è un po' come trovarsi su Dune, ma senza i vermi giganti e una spezia che permette di piegare lo spazio tempo. Essendo un gioco fortemente legato a una storia, per quanto non sempre chiarissima, le vicende Homeworld: The Desert of Kharak sono narrate da alcune scene d'intermezzo veramente ben fatte che mescolano 3D e disegni, un vero piacere per gli occhi che vi permetterà di riprendere il fiato tra una schermaglia e l'altra.

Carrier dolce carrier

Il fulcro della nostra avventura sarà la Kapisi, un'enorme portaerei terrestre che funge da unità principale di ricerca e sviluppo, oltre che punto di partenza e arrivo per i nostri velivoli. Ovviamente questo significa che dev'essere protetta a ogni costo, tuttavia non è un bestione indifeso, anzi, in certi momenti può rappresentare l'asso piglia tutto per risolvere la situazione, ma dev'essere utilizzata con un po' di cervello, soprattutto per capire dove allocare l'energia a sua disposizione. Dalle stelle alle sabbie Le scelte sono quattro: difesa, autoriparazione, missili e raggio d'azione. Durante le missioni troveremo degli artefatti che possono essere collezionati e riportarti a casa per aumentare l'energia disponibile. Per quanto riguarda le altre unità, il gioco propone una vasta gamme di veicoli da ricognizione, lanciarazzi pesanti, hovercraft e aerei, così ricchi di dettagli che se potrete spingere la grafica al massimo resterete per qualche minuto a fissarli in tutta la minuzia dei loro particolari, soprattutto se adorate il modellismo. Ci troviamo senza dubbio di fronte a una collezione di veicoli di fantascienza di prima qualità; fossimo disegnatore del genere passeremmo il nostro tempo a ricopiarli e a prendere appunti. Ovviamente, come vuole la consuetudine dei titoli RTS, anche in Homeworld: The Desert of Kharak ogni unità nemica ha almeno una propria nemesi e un avversario contro cui è particolarmente indicato. Dunque le unità veloci saranno l'ideale per far fuori i pezzi d'artiglieria, la contraerea renderà inutili i mezzi volanti e i carri più pesanti saranno perfetti per sfondare le linee di difesa nemiche, ma potrebbero soffrire contro le unità in grado di fare fuoco di sbarramento. Starà a noi capire quando e come gestire mezzi e risorse perché, come tradizione anche qua sia i primi che le seconde si tramandano di missione di missione e, visto che siamo in un deserto, la parsimonia è una dote fondamentale.

Deserto, ultima frontiera

Il principale dubbio che ci attanagliava prima della prova riguardava lo scenario, ma bastano poche partite per capire che il setting terrestre non ha assolutamente tolto niente al fascino del gioco, che anzi ne ha guadagnato in strategia. Anche se siamo sulla terraferma, il deserto è in grado di renderci in tutto e per tutto il senso di desolazione e straniamento dello spazio profondo, con in più la componente strategica del terreno che è assolutamente fondamentale comprendere e imparare in pochissimo tempo. Dalle stelle alle sabbie Tendenzialmente tutto ciò che possiamo vedere è alla portata delle nostre armi e viceversa, quindi è essenziale cercare sempre di rimanere in posizione elevata per poter massimizzare il danno, ma dovremo anche sapere quando è il momento di sparire tra le dune per cercare di accerchiare il nemico. Fortunatamente sotto questo aspetto la mappa tattica ci viene in aiuto, evidenziando chiaramente le zone più elevate e le depressioni. Trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto aiuta a preservare le proprie unità e a trasformarle con tempo in veterani in grado di colpire più forte dell'avversario e sostenere per più tempo le sue bordate. Ci troviamo di fronte a un gioco in cui il numero di unità medie è molto basso e bisogna stare più attenti alla tattica che alla produzione. In alcuni momenti potremo permetterci di agire con la forza bruta, ma nel 90% dei casi questo comporterà delle perdite che ci trascineremo dietro nei capitoli successivi e che ci costringeranno a un approccio più cauto. Per il resto il gioco è esattamente come i predecessori sia nel modo in cui si costruiscono le unità che in quello in cui si spostano. Comandarle regala una sensazione estremamente esaltante, resa ancora più forte dall'ottimo comparto sonoro, in grado di restituire tutti i suoni dello scontro, compresi i concitati dialoghi alla radio. Tutto è insomma così come dovrebbe essere, anche se purtroppo ci sono alcuni dettagli che impediscono al gioco di raggiungere l'eccellenza.

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • Processore Intel Core i7-4770 3.40 Ghz
  • Scheda video GeForce GTX 770
  • 8 GB RAM
  • Requisiti Minimi
  • Processore Intel Core i3-2100 (3.1 GHz) / AMD A10 5800k (3.8 GHz)
  • 3 GB RAM
  • Scheda video GeForce GT 440 (1024 MB) / Radeon HD 4890 (1024 MB)
  • 8 GB di spazio libero
  • Requisiti Consigliati
  • Processore Intel Core i7-950 (3.0 GHz) / AMD FX-4300 (3.8 GHz)
  • 8 GB RAM
  • Scheda video GeForce GTX 770 (2048 MB) / Radeon HD 7770 (1024 MB)
  • 12 GB di spazio

Intelligenze artificiali insabbiate

Homeworld: The Desert of Kharak è un gioco che fa della capacità di raccontare una storia ricca di emozione e momenti drammatici uno dei suoi punti di forza. Per rendere ancora più importanti alcuni momenti delle 13 missioni, l'intelligenza artificiale fa un ampio uso dello scripting, il problema è che questo porta con sé alcuni bug che potrebbero minare il senso di strategia e bellezza del gioco. Dalle stelle alle sabbie Ci sono momenti - non tanti, a dire il vero - in cui i nemici sono palesemente visibili ma non si muovono o non escono dal loro percorso prefissato finché non ci avviciniamo, come in un MMO. In questi casi è persino possibile eliminare con calma tutte le minacce usando i bombardamenti aerei e rimanendo a distanza di sicurezza, senza che nessuno si preoccupi di attaccarci o reagire. Questo è un vero dispiacere perché il ritmo e il tono della campagna sono veramente gestiti molto bene ed è un peccato vederli rovinati da un gruppo di nemici che se ne sta fermo nel suo angolino, in attesa di entrare in scena per fare la sua parte. Ci teniamo a dire che non succede molto spesso e che i giocatori più irruenti forse non se ne accorgeranno neppure, però è senza dubbio un neo da considerare che potrebbe sparire con una patch. Un altro bug fastidioso riguarda la telecamera, che si posiziona in inquadrature particolarmente scomodo dopo ogni cutscene e dev'essere resettata a mano. Inoltre, sappiate che al momento non è possibile gestire l'associazione dei tasti a piacimento.

Deserti online

Per quanto riguarda il multiplayer, l'ambientazione desertica non aiuta molto nella varietà delle mappe e in generale è senza dubbio una modalità molto semplice, vista la natura prettamente single player del gioco. Fondamentalmente tutto ciò che si deve fare e proteggere la propria carrier, persa quella non c'è più alcuna possibilità di raddrizzare la partita. Tuttavia dovremo anche esplorare la mappa e trovare degli artefatti che devono essere recuperati e portati in un punto di estrazione. Il primo che colleziona cinque artefatti o più, vince. Dalle stelle alle sabbie Questo tipo di setting permette un certo grado di strategia che deve dividersi tra il cercare gli artefatti e lo stuzzicare la base nemica per far sì che l'avversario si concentri più sulla difesa che sull'esplorazione. Le due fazioni tra cui potremo scegliere, la Coalizione e i Gaalsien, non offrono grandissima varietà nelle unità, ma in generale i mezzi della prima sono più generici, mentre quelli della seconda tendono ad essere più specializzati ed efficienti in una sola cosa. L'unica grande differenza è che i Gaalsien possono produrre unità e posizionare un campo base dove preferiscono, mentre la Coalizione è totalmente dipendente dalla carrier. Questo modifica radicalmente la strategia in base alla fazione scelta: il giocatore che sceglie Gaalsien cercherà fin da subito di controllare il territorio e stabilire delle rotte di scout per non venir colto impreparato da un attacco della Coalizione, che invece dovrà sfruttare la maggiore mobilità per creare una vera e propria strategia di guerriglia che non dia punti di riferimento all'avversario.

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8.8

Redazione

9.5

Lettori (7)

Spazzate via ogni dubbio, Homeworld: Desert of Kharak merita a pieno titolo di sedere vicino ai suoi predecessori. Il deserto non ha assolutamente niente da invidiare allo spazio e chiunque abbia amato i capitoli precedenti troverà ciò che cerca in questo sequel. Peccato per qualche risolvibilissimo bug (una patch è attesa a breve) che a volte danneggia l'ottimo scripting della campagna single player.

Lorenzo Fantoni

Pro

  • Tutto il fascino di Homeworld portato in un deserto
  • Bellissimo design delle unità
  • Tredici missioni una più interessante dell'altra
  • Colonna sonora altamente ispiratrice

Contro

  • Forse un po' troppo corto
  • Multiplayer elementare
  • Qualche bug nell'intelligenza artificiale