FirewatchSperduti in un bosco interiore 

Dopo tanta attesa finalmente abbiamo giocato a Firewatch!

Ci sono storie che per lasciarti qualcosa hanno bisogno di morti drammatiche, momenti epici, battute memorabili e spaventi improvvisi; e poi ci sono quei racconti che si insinuano piano piano tra le pieghe del tuo cervello, creando un piccolo mondo in cui sopravvivere in autonomia. Come eremiti su una montagna, si creano uno spazio tutto loro nel quale occupare i tuoi pensieri di tanto in tanto, senza farsi troppo notare, ma lasciando qua e là delle tracce che col tempo vengono raccolte dal subconscio e rielaborate in pensieri che ti colpiscono all'improvviso mentre stai ammirando un panorama. Poco importa il fatto che siano storie brevi; anzi, forse il fatto di poterle apprezzare senza pause le rende ancora più interessanti: non sono sconfinati panorami che l'occhio non riesce ad abbracciare, ma un piccolo quadro di fronte al quale sedersi e lasciare i pensieri liberi di vagare. Firewatch era nel nostro mirino da parecchio tempo, vuoi perché dietro ci sono alcuni ex appartenenti a TellTale, o magari perché la direzione artistica è stata affidata a un personaggio del calibro di Olly Moss, ma anche perché una software house che si chiama "Campo Santo" non può non destare curiosità.

Toccante, bellissimo, ma non privo di difetti: ecco Firewatch!

Il boschetto della mia fantasia

Firewatch non è una storia complessa e neppure uno spazio sconfinato da esplorare in lungo e in largo. Nonostante a una prima occhiata si abbia l'impressione di potersi muovere liberamente nei boschi del Wyoming, qua e là ci sono dei tronchi che non possiamo scavalcare e dei pendii che non possiamo scalare a ricordarci che tutto si muove su binari ben precisi, che a volte si aprono in spazi più grandi in cui muoversi con una certa libertà. Sperduti in un bosco interiore Dopo l'iniziale smarrimento e il continuo affidarsi a mappa e bussola, lo spazio attorno a noi diventa pian piano più familiare, anche se lo svolgersi della storia aprirà progressivamente nuove aree e nuovi misteri da risolvere. Dal punto di vista visivo, lo spettacolo che si scorge nelle foto di questa recensione non rende giustizia agli scorci che potrete ammirare passeggiando nel parco naturale, cullati dal vento e rilassati dal cinguettare degli uccellini, sempre che non abbiate paura dei boschi! Angoli di paradiso così belli che potremo persino scattare delle foto, vere foto che ci verranno spedite a casa se siamo disposti a pagare. Firewatch è senza dubbio un gioco per il quale vale la pena utilizzare le cuffie migliori e alzare il volume al massimo. Ad accompagnarci occasionalmente c'è una colonna sonora che riesce a incorniciare perfettamente il tema del momento, sia esso la tristezza, il relax o la tensione per qualcosa che sta per succedere. Niente in questo gioco è lasciato al caso, dal font dei manifesti di propaganda dei guardaboschi alle copertine dei libri, con tanto di sinossi sul retro, passando per le note che Henry, il nostro alter ego, lascerà ogni volta che ci imbatteremo in qualcosa di interessante.

Una storia a due

C'è un film con Tom Hardy che si chiama Locke in cui tutta l'azione si svolge all'interno dell'auto, col protagonista che parla continuamente al telefono con qualcuno. Un setting minimale che grazie all'incredibile lavoro di scrittura dei dialoghi riesce comunque a non farti mollare la sedia. Se escludiamo il fatto di poter esplorare il bosco, Firewatch è qualcosa di simile. Un quarantenne sceglie di fare il guardaboschi per una stagione, isolato dal mondo, avendo il suo unico rapporto umano attraverso le onde radio. Sperduti in un bosco interiore La principale meccanica di gioco è infatti legata al walkie-talkie con cui potremo contattare il nostro capo, Delilah, una donna dalle fattezze sconosciute che dovrebbe avere più o meno la stessa età. Ogni volta che incontreremo qualcosa potremo farle rapporto, a volte sarà lei a chiamarci per fare quattro chiacchiere e quasi sempre potremo scegliere tra più risposte che porteranno ad altrettanti bivi nella conversazione. La sua voce ci accompagnerà fin dai primi momenti di gioco fino alla fine, passando dall'iniziale diffidenza fino ad una vera e propria amicizia che alla fine del gioco ci ha fatto venire voglia di incontrala sul serio, come se fosse una persona realmente esistita. È molto difficile cercare di spiegare il senso di Firewatch senza anticipare nulla, ma volendo potremmo dire che è la storia di un uomo preso a pugni dalla vita che cerca il suo posto nel mondo all'interno di un bosco e che si troverà di fronte a un grande mistero che lo porterà sull'orlo della paranoia. Vorremo realmente dirvi di più ma non ci sembra giusto, perché Firewatch merita di essere goduto senza sapere assolutamente niente. L'unica cosa che possiamo dirvi è che, no, Firewatch non è un gioco horror e non vi spaventerà, anche se in alcuni momenti può essere molto, molto inquietante.

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • Processore Intel Core i7-4770 3.40 Ghz
  • Scheda video GeForce GTX 770
  • 8 GB RAM
  • Requisiti Minimi
  • Processore Intel Core i3-2100 (3.1 GHz) / AMD A10 5800k (3.8 GHz)
  • 6 GB RAM
  • Scheda video GeForce GT 450 (1024 MB) / Radeon HD 4890 (1024 MB)
  • 4 GB di spazio libero
  • Requisiti Consigliati
  • Processore Intel Core i7-950 (3.0 GHz) / AMD FX-4300 (3.8 GHz)
  • 8 GB RAM
  • Scheda video GeForce GTX 770 (2048 MB) / Radeon HD 7770 (1024 MB)
  • 4 GB di spazio

Natura imperfetta

Ci piacerebbe dirvi che Firewatch è un titolo perfetto è che dovreste comprare a tutti i costi, ma così non è. Se amate i "walking game", in cui fondamentalmente non si fa altro che camminare, parlare e interagire con qualche oggetto, in cui la narrazione e le emozioni sono al centro di tutto, allora probabilmente lo adorerete. Se invece cercate azione, strategia e sfida questo non è il gioco per voi. Sperduti in un bosco interiore Potreste rimanere anche delusi dalla durata perché bastano circa 4 ore per finire il gioco senza problemi e la rigiocabilità è decisamente bassa, visto che indipendentemente dalle nostre scelte il finale non cambierà, o almeno così ci è parso e un giretto online sembra confermarlo. Parlando della Rete, in queste ore si sta discutendo molto sul finale: alcuni sono arrabbiati e delusi da una conclusione che secondo loro non regge le aspettative e per certi versi rompe il patto narrativo col giocatore; altri sono invece estasiati da come si conclude la storia, nonostante gli indizi che iniziano a comparire a metà dell'esperienza. Inoltre, nonostante l'illusione di libertà, il gioco è saldamente in mano agli sviluppatori, che in alcuni momenti spezzeranno il ritmo per portarlo dove vogliono loro. Anche il passare del tempo è un'illusione, visto che il sole calerà al raggiungimento di determinati obiettivi e non seguendo un ciclo giorno/notte. Firewatch potrebbe dunque risultare come una bella illusione, una città del West in cui gli edifici sono soltanto un pannello di legno e la musica del saloon proviene da uno stereo nascosto. Tutto ciò viene proposto a un prezzo forse un po' troppo alto per un'esperienza senza dubbio interessante, ma breve. Lungi da noi voler dare un prezzo all'arte e alla narrativa, però alcuni potrebbero giustamente non gradire.

Clicca per votare!
8.0

Redazione

8.1

Lettori (31)

Pur con alcune sbavature, Firewatch è un titolo in grado di lasciarti qualcosa, basta avere la sensibilità per coglierlo. Ci sono momenti in cui la luce filtra tra i rami del bosco, tagliando l'aria con mille innocue lame, che non possono non muovere qualcosa dentro, altri in cui il dialogo fra i due personaggi tocca temi che inevitabilmente fanno scattare paralleli agrodolci. Non è un gioco per tutti e molto dipende dal background di chi lo gioca ma se pensate che i videogiochi possano essere "qualcos'altro", dovete assolutamente darci un'occhiata. E se alla fine pensate che tutto ciò che avete fatto non ha avuto alcun senso, be'... sappiate che così è la vita.

Lorenzo Fantoni

Pro

  • Visivamente spettacolare
  • Scritto e recitato benissimo
  • Trama semplice, ma appassionante
  • Colonna sonora molto evocativa

Contro

  • Forse troppo breve
  • Il finale dividerà il pubblico
  • Spazi limitati
  • Mancano i sottotitoli in italiano