MLB 16: The ShowIl fuoricampo di San Diego Studio 

La nuova iterazione del franchise sportivo colpisce nel segno

Una situazione particolare quella dei simulatori di baseball, sport decisamente più popolare negli Stati Uniti rispetto ad altri paesi, compreso il nostro. Motivi che hanno disincentivato i publisher dall'investire capitali nell'acquisizione dei costosi diritti della Major League statunitense, considerando anche l'impegno economico nel produrre un titolo di alto profilo. 2K Sports ha retto finché ha potuto, per la precisione il 2013, ma le vendite non le hanno dato sufficiente ragione per giustificare l'investimento. Electronic Arts ha invece chiuso la questione da molti anni, ed è un peccato, poiché storicamente è quella che ha prodotto gli esponenti migliori. Se escludiamo quindi produzioni minori come R.B.I. Baseball, Sony San Diego Studio rimane sostanzialmente priva di concorrenza nel prosieguo del suo franchise sportivo MLB: The Show, in attività dalla bellezza di dieci anni. Se dal 2006 la qualità non è mai mancata, sorprendono comunque gli sforzi profusi per rendere la serie sempre migliore, sofisticata e ad alto tasso simulativo, tanto che in patria il titolo rappresenta un'esclusiva in grado di spingere le vendite dell'hardware. Sony però si è dimostrata interessata anche all'Europa, decidendo di distribuire in digitale la serie anche da noi, e a un prezzo molto interessante (49,99 euro). Se non vi fate spaventare dal muro che sarà necessario scavalcare, potrebbe essere una grande occasione per scoprire e magari innamorarsi di questo franchise su PlayStation 4.

MLB 16: The Show è probabilmente il capitolo della consacrazione su PlayStation 4

Il re del diamante

MLB 16: The Show si presenta come al solito in grande stile, con un'introduzione realizzata sfruttando il motore di gioco, adeguatamente esaltante e in grado di caricarci al punto giusto per lanciarci in campo. Rispetto all'anno scorso si rilevano novità anche nell'interfaccia grafica, completamente ridisegnata su uno stile molto simile a quello dei prodotti EA Sports. Il fuoricampo di San Diego Studio Ormai sta diventando uno standard nelle simulazioni sportive e lo accettiamo, ma rimane la sgradevole sensazione che quelli degli anni precedenti avessero maggiore personalità, inoltre l'esperienza maturata da Electronic Arts è ormai tale da essere difficilmente replicabile dalla concorrenza, infatti il design non riesce a contenere al meglio la soverchiante mole di opzioni disponibili, rendendo la navigazione spesso confusionaria. Ci sono svariate schermate riciclate dal passato, segno che l'interfaccia è ancora un problema per San Diego Studio. Le musiche propongono l'ormai consolidato set indie, adeguato al contesto e ottimo per prepararsi al match. Sono ovviamente aggiornati i roster delle squadre, così come è presente la possibilità di collegarsi ai server per sincronizzare il database con il campionato statunitense, un paradiso per i puristi. Le maggiori novità di quest'anno sono indirizzate a Road to The Show, la modalità più celebre e che ha in un certo modo consolidato la saga, che aggiunge nuove feature come lo Showtime e le abilità. La prima, facoltativa, è una modalità in slow motion attivabile con il tasto R2, che agevola parecchio i compiti sia lato battuta che ricezione. Le abilità funzionano in modo analogo ai perk di uno sparatutto online, alcune possono essere utilizzate una sola volta dopo averle sbloccate, ma a scapito della barra Showtime. Occorre quindi gestire con una certa cautela le risorse. Altre interessanti aggiunte arrivano all'interno della modalità Diamond Dynasty nella forma della Battle Royale, che prende spunto dalle figurine giocatori ormai standardizzate da EA Sports e che potrebbe essere quasi una release a parte. Immancabili anche i vari mini giochi, incluso l'Home Run Derby.

Contenuti in quantità industriale

I generosi 50 GB occupati dal gioco sono già indicativi di quello che dobbiamo aspettarci da MLB 16: The Show, una quantità spropositata di contenuti ottenuta da un equilibrio quasi perfetto tra novità e opera di accumulo dalle iterazioni precedenti. Le cose da fare e vedere sono praticamente infinite, tanto che è molto facile perdersi nella montagna di menu e personalizzazioni, un pregio che però espone a potenziali rischi, è facile sentirsi sopraffatti dalla quantità di materiale proposto, ma dedicando un certo impegno e attenzione alle opzioni è altrettanto facile scoprire che il titolo cerca di adattarsi a ogni esigenza. Il fuoricampo di San Diego Studio Si può modificare veramente tutto, a partire dalle inquadrature per il battitore e il lanciatore, totalmente indipendenti, ma anche scegliere tra diverse modalità di controllo: si parte dalla classica barra di potenza, ormai storica, al metodo Pulse già sperimentato negli ultimi capitoli, mentre rimane a discrezione dell'utente la scelta se propendere per un sistema di battuta basato sulla levetta analogica, o i soli tasti. Presenti anche gli slider, completamente modificabili. Sullo stesso piano si muove il sistema di aiuti e la difficoltà generale; esiste addirittura una modalità principiante che semplifica drasticamente la gestione della partita. Lo scopo di questa scelta sconfinata è proprio quello di introdurre gradualmente il giocatore alle meccaniche del gioco, un compito gestito con grande precisione da Sony San Diego, tanto che i controlli godono tutti di una preziosissima sezione tutorial. A prescindere da tutto questo MLB 16: the Show rimane nell'essenza un titolo profondamente simulativo, che richiede una certa dedizione. Anche la lingua inglese potrebbe rappresentare uno scoglio ostico per qualcuno, i menu sono molti e risulta difficile districarsi tra i vari termini tecnici senza almeno una minima conoscenza base. Chi invece conosce molto bene la serie apprezzerà i miglioramenti di questa ultima iterazione, che risolvono molte delle sbavature riscontrate nei precedenti capitoli, portando a un equilibrio generale davvero encomiabile.

Trofei PlayStation 4

MLB 16: The Show presenta in tutto 24 Trofei, per ottenerli occorre conquistare determinati risultati nelle varie modalità presenti, come la Diamond Dynasty e la Battle Royale, ma anche effettuando particolari azioni, come ottenere un double play, ovvero l'eliminazione simultanea di due corridori, senza utilizzare l'assistenza. Potrete conquistare qualche Trofeo anche utilizzano la nuova modalità ShowTime, introdotta proprio in questo capitolo.

Guarda tutti i trofei

Corpo e anima

Un lato maggiormente spinoso della produzione Sony San Diego è quello tecnico. Una volta scesi in campo si rimane sbalorditi per la cura maniacale della presentazione, sembra davvero di assistere a una partita in televisione grazie all'utilizzo di cut scene e una regia dinamica, altamente spettacolare, coadiuvata da una telecronaca di alto livello. Gli stadi risultano dettagliati e la rappresentazione dinamica dell'orario consente di disputare match davvero attinenti alla realtà. Si vede veramente di tutto, dai giocatori che ammazzano il tempo nelle pause, le mascotte e le varie carrellate sugli spalti. Colpisce in particolar modo la fisica della palla, sempre più sofisticata, e la tecnica di rendering grafico, in grado di donare intriganti sfumature nell'interazione tra la luce e le superfici. Il fuoricampo di San Diego Studio Il fuoricampo di San Diego Studio Per contro non possono passare in secondo piano difetti che denunciano la natura cross-gen del motore, che non riesce probabilmente a sfruttare al meglio l'hardware PlayStation 4. Alcune texture lasciano a desiderare, la realizzazione dei giocatori non è più impressionante come una volta, venendo tra l'altro pericolosamente esposta dall'ottima definizione conferita dai 1080p nativi, e certe espressioni sembrano prive di vita. L'aspetto che desta maggiore preoccupazione è quello del frame rate, il motore non riesce a mantenere costante lo standard dei 60 fotogrammi. Non si tratta di un problema rilevante come potrebbe esserlo in un titolo di corse, sia chiaro, ma è un peccato assistere a rallentamenti che inficiano in qualche modo l'esperienza visiva. Ottima invece la possibilità di utilizzare una colonna sonora personalizzata in game, battere un homerun con il proprio brano preferito rende la partita ancora più entusiasmante. Abbiamo riscontrato qualche problema di troppo nell'online a causa dell'instabilità dei server, anche se il problema sembra migliorato grazie alla patch 1.02, rilasciata proprio in questi giorni.

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9.0

Redazione

9.3

Lettori (8)

MLB 16: The Show è probabilmente il capitolo della consacrazione su PlayStation 4, e quello che merita interesse anche da parte di coloro non interessati a questo franchise, potrebbe essere una seria occasione per amarlo. Sony San Diego continua ad alzare l'asticella qualitativa, nonostante sia priva di concorrenza, trovando un equilibrio quasi perfetto tra novità e tradizione, non un traguardo da poco per una serie a cadenza annuale. La quantità di contenuti proposti è semplicemente da capogiro, siamo ancora di fronte a un titolo di baseball rigoroso e fortemente simulativo, ma le concessioni verso i giocatori inesperti sono maggiori rispetto al passato e si concretizzano in un livello di personalizzazione ancora più elevato, oltre a un efficiente sistema di tutorial che dovrebbe servire da insegnamento per molti. Le uniche incertezze risiedono sul versante tecnico nei confronti di un motore grafico che necessita di un vero salto evolutivo, ma per il resto rimane davvero poco di cui lamentarsi.

Dario Rossi

Pro

  • Giocabilità migliorata
  • Una quantità spropositata di contenuti
  • Presentazione televisiva mozzafiato

Contro

  • Il motore grafico ha bisogno di un salto evolutivo
  • Qualche problema al frame rate
  • La complessità potrebbe scoraggiare alcuni

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