Sfida per il sole  52

Gearbox con Battleborn ci porta a scontrarci per la sopravvivenza: ne varrà la pena?

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Dopo un paio d'anni di lavoro e alcuni mesi di ritardo sulla tabella di marcia, arriva il nuovo titolo di Gearbox. L'osannata casa, mamma di quel gioiello di serie che è Bordelands, prova a lanciarsi nell'affollato terreno dei MOBA. Lo fa a modo suo, con il suo carisma e il suo design coloratissimo e pregno di ironia. Cerca anche di aggiungere qualcosa e, addirittura, di applicare il concetto di progressione in partita tipico del genere ad una sorta di campagna per giocatore singolo e cooperativa. Scopriamo insieme se l'esperimento ha portato i frutti sperati!

Battleborn è un esperimento interessante, non privo di alcuni problemi...

Ultima stella a destra e dritti fino al mattino

Inutile dire che la premessa narrativa del titolo è quanto di meno originale sia possibile vedere nel panorama dell'intera industria mondiale dell'intrattenimento.

Ci limiteremo a quei pochissimi elementi che fanno da sostrato al titolo. L'oscurità ha preso controllo della quasi totalità dello spazio sconfinato. Una sola stella brilla ancora nel firmamento. Ed è per quella che combattono i cosiddetti Battleborn. Una serie di personaggi, ognuno con le proprie peculiarità, che cercano incrollabilmente di riportare la pace e l'armonia. La trama viene raccontata attraverso un prologo e otto successivi capitoli, corrispondenti ad altrettante missioni. È chiaro come si tratti ovviamente di un pretesto bello e buono per dare il via alle schermaglie, ma parliamo comunque di sequenze disegnate e realizzate come una vera a propria serie animata. Queste sono di pregevole fattura e condite dalle classiche battute e note di colore tipiche di Gearbox. Parliamo di uno stile ovviamente non distante da ciò che già questo sviluppatore ci ha regalato ma, allo stesso tempo, si nota la cura riposta dagli autori nella caratterizzazione di ben venticinque personaggi. Sia per quando riguarda la storia di ognuno - sbloccabile al completamento di una serie di sfide - sia per la voglia e il talento nel rendere sempre tutto, anche le situazioni critiche, un qualcosa di assolutamente esilarante.

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Come ti ri-faccio un MOBA

Fin dai tempi dell'annuncio, è stato chiaro come Gearbox volesse riprendere lo stile MOBA e trasferirlo nel loro genere di riferimento: lo sparatutto in prima persona. La difficoltà di un'operazione del genere si ritrova nell'impossibilità di avere una visione della mappa dall'alto e nel dover gestire degli scontri a fuoco che, per quanto frenetici, non possono in alcun modo risolversi dopo due semplici colpi ben assestati.

Il bilanciamento dell'esperienza, sotto questo punto di vista è allo stesso tempo molto riuscito e scricchiolante. Ci rendiamo conto del controsenso; ma è la pura realtà dei fatti. Il gioco vive di due anime, quella PvE, divertentissima, con un grado di sfida che ai livelli di difficoltà più alti fa girare la testa, ma afflitta da una serie di scelte di design decisamente opinabili; e quello PvP, incentrato sulla competitività più sfrenata ma con (sole) tre diverse modalità e una serie di problemi di bilanciamento tra i vari eroi. Per quanto riguarda la campagna, questa è possibile affrontarla sia in partita privata che in matchmaking. Tutto come da copione, fino a che non ci si rende conto che facendo partire la missione in partita privata, il gioco si scorda di bilanciare l'esperienza sul numero di giocatori presenti nella lobby. Al contrario, indipendentemente da quanti Battleborn saranno presenti, il codice vi vomiterà addosso centinaia di mob da stendere a suon di qualsiasi-sia-l'aggeggio-con-cui-sparate. È bellissimo ritrovarsi con i propri amici a giocare nello stesso team e, allo stesso tempo, è sconfortante rendersi conto che avere meno di due o tre compagni, significherà essere obbligati a scegliere un livello di difficoltà più abbordabile, pena morte certa. Ovviamente a ciò è possibile ovviare partendo da soli, o insieme a qualche altro amico, in una partita pubblica servita dal matchmaking. Il netcode in questo caso funziona perfettamente, se non fosse che, per l'impossibilità di scegliere dal menù principale a quale missione si vuole prendere parte, si finisce a giocare magari più volte di seguito lo stesso capitolo. O a perdere giocatori ancor prima che la partita inizi, vogliosi magari di giocare l'ultima missione, ma obbligati invece a prendere parte ad un'altra. Il tutto, considerata la durata media piuttosto elevata degli incarichi, rende la frustrazione un elemento sempre dietro l'angolo. Incarichi che, a parte rarissimi casi, si tramutano in una semplice modalità orda che vi richiede di uccidere le ondate e proteggere vari elementi della mappa. Non esistono checkpoint, e vedere distrutto il vostro obiettivo da difendere dopo più di mezzora rende il tutto ancor meno gestibile, soprattutto se non si è in un team composto da amici.

Squadra che vince, cambia mappa

Per quanto riguarda la sezione competitiva, come detto siamo dalle parti del classico MOBA, con i dovuti tentativi di differenziarsi. Le tre modalità: Cattura, Incursione e Fusione, sono tra di loro quanto di più differente si potesse chiedere. La prima, come dice il nome, richiede di controllare un numero variabile da una a tre zone che, al momento della conquista, iniziano a generare una serie di punti: vince la prima squadra che arriva a 1000. Questa è, in senso stretto, la modalità meno MOBA all'interno del gioco, più simile ad un classico sparatutto. Si conquistano le zone, si fa in modo di averne il più possibile per accumulare un maggior numero di punti e nel frattempo si affrontano gli altri giocatori per evitare che rivendichino gli obiettivi di mappa. Incursione rappresenta invece quella più simile al genere di riferimento.

Le due squadre sono in possesso di due diversi mech. Ognuna deve avanzare sulla mappa verso la zona avversaria, facendo in modo di distruggere i due obiettivi prima dell'altra. Per chi è avvezzo ai vari League of Legends o al più recente Heroes of the Storm, nella mappa sono ovviamente presenti una serie di "minion" (mob di diversa tipologia che avanzano, utili all'accumulo di esperienza da parte di chi li uccide per salire di livello con il proprio alter ego). L'ultima modalità, Fusione, rappresenta una via di mezzo tra le due tipologie, rivelandosi anche la più fresca e originale. In questo caso i minion diventano protagonisti della partita e sarà importante proteggere quelli della nostra fazione. Se normalmente li lasceremmo alla loro amara sorte, qui li scorteremo a destinazione. Questo perché saranno loro a sacrificarsi all'interno di una sorta di bocca-mangia-mech che ci permetterà di accumulare punti e raggiungere quindi la fusione da cui la modalità prende il nome. Tutto il ben di Dio presente, si basa sul concetto del livellamento in partita. Ogni singola missione o match competitivo che andrete ad affrontare, vedrà il vostro personaggio partire dal livello uno. Ad ogni avanzamento (dieci in totale) sarà possibile scegliere tra due diversi potenziamenti. Questi andranno ad agire sulle proprie abilità in modo attivo o passivo fino al termine della partita stessa. Si tratterà di potenziamenti di velocità, di ricarica, aumenti dello scudo o delle cure effettuate e chi più ne ha più ne metta. Essendo ognuno dei venticinque battleborn selezionabili dotati di una o due modalità di fuoco, più due abilità attivabili già da inizio partita, con una ulteriore che vedrete sbloccata solo al livello cinque, si capisce bene come le scelte in termini di build rendano anche uno stesso personaggio più utile in una situazione o in un'altra. La cosa certamente importante, è quella di creare sempre dei team completi in termini di classi. Il lavoro solitario è ciò che meno paga in Battleborn, così come in tutti gli altri giochi competitivi a squadre. L'ultimo elemento è la possibilità di creare set di equipaggiamenti personalizzati, che è necessario acquistare in partita - ognuna con il proprio specifico costo in schegge - per potenziare ulteriormente alcune statistiche. Questi si recuperano come ricompense al termine delle sessioni, o all'interno di casse particolari durante la campagna e, in classico stile Gearbox, sono di colore diverso in base alla rarità e alla potenza, e di conseguenza al costo.

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È un mondo pieno di colori

Dal punto di vista tecnico, il gioco è una gioia per gli occhi. Non tanto per il dettaglio grafico nello specifico, quanto per l'incredibile capacità di Gearbox di trasportare il suo stile cartoonesco e folle in qualsiasi suo prodotto. Il gioco è estremamente differente da Borderlands nel design dei personaggi, ma è comunque molto vario e ognuno dei venticinque battleborn sprizza energia e carattere da ogni pixel. Sarà impossibile non innamorarsi delle pose, delle animazioni stupende o delle linee di dialogo scritte per ognuno di essi e localizzate più che degnamente nella lingua del Bel Paese. C'è da dire che le mappe risultano tutte un po' troppo simili, soprattutto quelle che vanno a comporre la campagna, ma è pur vero che parliamo di un gioco che punta sulla caratterizzazione dei personaggi e sulla volontà di differenziarli e renderli tutti appetibili e accattivanti visivamente. Ed in questo, gli artisti di Gearbox, hanno centrato in pieno l'obiettivo.

Multiplayer.it

7.8

Lettori (30)

7.3

Il tuo voto

Battleborn offre esattamente quello che ci era stato promesso: un titolo in grado di modificare alcune concezioni classiche dello sparatutto in prima persona (come già Borderlands aveva fatto), proiettando il tutto nel terreno della competizione sfrenata. Purtroppo arranca per alcune scelte di design non troppo oculate, legate alla progressione della campagna e alle meccaniche del matchmaking. È senza dubbio la componente PvP quella più appagante, con partite lunghe e combattute, che portano a scontri epici e che difficilmente scorderete, soprattutto se incontrerete sul vostro cammino quei pochi eroi evidentemente ancora sbilanciati e che necessitano di revisione. Grandi potenzialità non del tutto espresse, in una finestra di mercato difficile e con un popolamento dei server ancora del tutto da verificare, ne fanno un titolo da osservare e per cui ponderare l'acquisto. Consapevoli di avere di fronte un gioco divertentissimo, ma che potrebbe non durare il tempo sperato.

PRO

  • Venticinque personaggi uno diverso dall'altro
  • Online competitivo e originale nelle meccaniche
  • Campagna divertente e missioni impegnative...

CONTRO

  • ...ma a volte in modo artificioso e frustrante
  • Alcuni combattenti troppo forti o troppo deboli
  • Tre sole modalità e sei mappe per il PvP